Se si parla di soldi veri, almeno nel mio caso il microstock rappresenta un’altra storia.
Nel 2006, per conciliare la mia passione per il viaggio con la mia passione per la ripresa e la fotografia, ho iniziato ad inviare contenuti ad iStockphoto, un sito di microstock sul quale oggi non carico più niente perché negli anni è stato superato da altri più performanti.
Non aggiungo tanti particolari alla mia storia di produttore, perché ne parlo in molte altre pagine di questo sito.
Da lì in poi, in 20 anni, sono arrivati molti soldi, nulla di paragonabile agli spiccioli della partnership YouTube. Grazie a questi, ho potuto lasciare il mio vecchio lavoro che, per un periodo, è stato quello del montatore di un programma di una televisione nazionale.
Così sono riuscito a costruirmi una vita molto simile a quella che volevo, senza capi rompiscatole e riducendo fino quasi ad azzerare clienti che non pagano e che sono costantemente convinti di essere degli scienziati, anche se non passerebbero un esame di terza media se la scuola italiana funzionasse.
Da un anno a questa parte ho smesso di produrre per due motivi:
Nonostante questo, i soldi continuano ad arrivare e sostengono le idee nuove che porto avanti. Come tutte le rendite passive, però, se si smette di produrre, gradualmente anche i guadagni scendono. In una misura che varia a seconda della tipologia di business, della concorrenza, delle evoluzioni del mercato. Nel mio caso parliamo di un 20% l’anno, con delle eccezioni.
Guardate gli screenshot qui sotto:
Lo spezzone di circa 10 secondi che vedete immortala l’Arc de Triomphe e gli Champs-Elysées.
Ha incassato 3887 dollari. Caricato il 29 maggio 2009, 17 anni dopo vende ancora.
Prima che i videomaker sprovveduti siano presi da un senso di euforia ingiustificato, ci tengo a sottolineare che ho più di 20 mila video in vendita nei microstock e pochi hanno avuto la stessa fortuna.
Non è quindi tutto così bello:
per far ingranare una rendita passiva c’è bisogno di tempo, quindi all’inizio accade il contrario: lavori, ma non vedi i soldi.
Ci sono decine di siti dove vendere le proprie immagini stock e il proprio stock footage. Quelli dove si guadagna di più sono:
Quest’ultimo fa guadagnare bene solo con i video.
Il bello e contemporaneamente brutto di vendere foto e video online è che tutti possono farlo. Basta attrezzatura fotografica da meno di mille euro (a volte anche solo uno smartphone). Ci si iscrive in maniera del tutto gratuita alle agenzie, lasciando a queste una percentuale sui guadagni.
Se si riesce a professionalizzare la produzione si ha la possibilità di farsi pagare per quello che si farebbe anche gratis, ovvero scattare foto e registrare filmati.
Essendo però tutto troppo bello per essere vero, da quando si è sparsa la voce di quanto fosse, è sorto un problema: la concorrenza tra contributor (così si chiamano quelli che vendono contenuti nei microstock) è diventata spietata. Su Shutterstock oggi ci sono più di un milione di persone che propongono immagini e filmati stock.
Tutto vero quello che si dice?
Dipende da qual è la vostra fonte. Questa è la mia bacheca dei best seller su Shutterstock, agenzia che ho lasciato da parte da qualche anno per dedicarmi all’esclusività su Pond5.
Gli importi scritti nello screenshot sono quelli che ho portato a casa io. Il numero sulla destra corrisponde alle volte in cui ho venduto quel video, perché un concetto tipico del business sul web, che va di pari passo con quello di rendita passiva, è la scalabilità:
Quest’ultimo concetto vale anche per le altre rendite passive:
Ovvero tre tipi business elencati in qualsiasi guida alle rendite passive, ma che in realtà generano spiccioli. Fatto salvo per il secondo, ma solo se vi chiamate Salvatore Aranzulla e avete messo in piedi un team che rinnova continuamente i contenuti (quindi scalabile sì, ma non una rendita completamente passiva perché ha dei costi di esercizio non propriamente irrisori).
Nello screenshot dei miei best seller su Shutterstock riconoscerete Parigi, Roma, Milano, Londra, Barcellona. Luoghi che avete probabilmente visitato per turismo. Essendo il sogno di tutti viaggiare e venire pagati per farlo, centinaia di appassionati di fotografia e ripresa, ma anche semplici cacciatori di soldi facili, si sono buttati sulla produzione e oggi è molto più difficile di una volta guadagnare vendendo stock images e stock footage. Soprattutto se si fa di testa propria, anche se si proviene dalla fotografia professionale, ma offline.
Non mi avventuro in questa pagina nella classica guida per diventare ricchi con il microstock, perché non esiste nessun modo facile per riuscirci. In questo sito ci sono centinaia di contenuti che spiegano come guadagnare con il mio sistema. Constato che è una faticaccia riuscirci, perché richiede l’acquisizione di una grande conoscenza del mercato e lo sviluppo di procedure di produzione che non sono alla portata di:
ma solo di imprenditori del web che non hanno paura di sacrificarsi su lavori poco piacevoli, ma che alla fine ripagano, e investire tempo e soldi in formazione.
Per chi non mi crede, riporto qui di seguito alcune storie che dimostrano che i soldi, se ci si impegna, alla fine arrivano. C’è però un presupposto che può togliere la speranza a molti. Oggi il mercato è completamente diverso, anche se è lontano dall’essere finito, come i catastrofisti dicono che sia da anni. Vi spiego perché con questa tabella:
Si tratta del bilancio di Shutterstock. La voce Revenue indica gli incassi dell’agenzia, costantemente in crescita.
La voce Cost of Revenue indica quanto pagato ai contributor, altrettanto in crescita. È vero che fotografi e videomaker aumentano, ma professionalizzando il modo in cui si produce, come insegno a fare nel mio corso, si lasciano fuori dalla porta gli improvvisati, ovvero il 99,9% di chi ci prova.
Tornando al passato, visto che questa pagina parla di rendite passive, elenco una serie di eventi che mi sono capitati e che descrivono il concetto.
A fine 2015 mi contattò Pond5 in maniera informale. La tipica mail che quando ti arriva capisci che sotto c’è sicuramente qualcosa di positivo e magari anche di grosso:
vorremmo farti una proposta, possiamo avere un colloquio via Skype?
Il mio livello di inglese è buono tanto quanto basta a non avere problemi con le keyword del microstock o con i siti internazionali dai quali acquisisco giornalmente informazioni che mi permettono di portare avanti con successo i miei business, ma un colloquio in diretta, soprattutto con la connessine internet all’italiana dell’epoca, non era qualcosa che mi sentivo di passare indenne, evitando danni alla mia immagine di produttore internazionale. Adducendo (sinceramente) problemi di provider ripiegai quindi sulla possibilità di ricevere la stessa proposta per posta elettronica.
Gli Americani (Pond5 ha il cervello a New York anche se la sede legale/fiscale è in Irlanda) sono molto concreti e vanno dritti al punto, in tema di business. È brutto da dire, ma anche nel mondo uniformato dalla globalizzazione, io che ho frequenti rapporti internazionali ho capito che gli stereotipi delle barzellette sono quasi sempre veri, quindi, se mai vi capitasse di trattare con un Americano, o comunque con qualcuno che lavora negli USA, capirete subito che non è il genere di persona che perde tempo in problemi inutili.
Un Italiano avrebbe invece insistito per vedersi almeno via Skype, perché guardandosi in faccia viene tutto meglio, ma il dipendente di Pond5, un quarto d’ora dopo aver ricevuto la mia controproposta, mi scrive:
Stiamo per iniziare a vendere abbonamenti. Saresti interessato a darci le tue clip in cambio di 50 centesimi al mese per ogni file selezionato?
Questo è lo screenshot della mail:
Se fossi stato un rappresentante sindacale della categoria produttori, a quel punto avrei detto:
No, grazie
sapendo che gli abbonamenti stavano spingendo verso il basso il prezzo medio delle clip in vendita, e quindi anche i guadagni di noi produttori.
Ma io non sono quel genere di persona.
Io ho abbandonato il miraggio del posto fisso nel 2009 perché, nel presupposto di essere una persona che crede nei suoi mezzi, ho capito che internet permetteal mondo di evolvere in maniera meritocratica, anche in Paesi dove le raccomandazioni sono la regola. Se in Italia non si inizia a fare una selezione naturale dei migliori, in un panorama globale, la competizione farà fallire lo Stato.
Ecco perché sono convinto che l’economia basata su internet ci salverà.
In più, allora come oggi, facevo ancora parte di quella categoria di persone con l’affitto o il mutuo da pagare. Quindi 10 minuti dopo aver ricevuto il messaggio, risposi con concretezza altrettanto americana al mio interlocutore oltreoceano:
Sì, procediamo pure
A febbraio 2016 questa mail ha suggellato l’accordo:
Da quel giorno fino a febbraio 2018, per 22 volte, ho ricevuto 791 dollari, vale a dire un totale di 17.402 dollari.
Purtroppo a un certo punto il sistema di remunerazione dei produttori invitati a partecipare alla membership area di Pond5 è cambiato, e non ha più pagato un fisso mensile in base ai file selezionati, ma in base al numero effettivo di vendite. Per due anni però ho percepito una vera rendita passiva: se io fossi andato a vivere a Bali, come fanno tanti freelance stufi del nervosismo che si respira a Occidente, quei soldi sarebbero continuati ad arrivare anche se avessi spento il computer per due anni.
Nel web ti va bene un business su dieci che metti in piedi. Se nel mondo offline un tasso di fallimento così elevato è sinonimo di strozzini che bussano alla porta, su internet testare un’idea costa poco, se si sanno fare bene le cose. Quindi nche uno su dieci può essere una media di successo.
Una volta trovato:
il segreto per non fermarsi più è creare un secondo business non troppo lontano dal precedente, per aggiungere un’altra rendita passiva in caso di successo.
Da produttore di microstock che vendeva solo tramite le agenzie, a un certo punto sono diventato produttore di microstock che ha iniziato a vendere senza intermediari. Detta così sembra facile. In realtà, se non ci si vuole bruciare subito, bisogna procedere per piccoli passi.
Da appassionato di:
alcuni anni fa ho deciso di unire le due cose e, dopo aver acquistato dei film familiari inediti su pellicola 8 mm, ho iniziato a venderli online nei microstock, come se si trattasse di footage contemporaneo. Sfruttando il buon posizionamento che avevo in quel momento nei motori di ricerca di Shutterstock e Pond5 sono rientrato delle spese abbastanza velocemente.
Saper vendere contenuti di altri, scegliendo quello più redditizio ed elaborandolo in maniera efficiente, è un sintomo della mia capacità di conoscere il mercato. Questa non mi è stata regalata, ma l’ho acquisita con il sacrificio e la competenza che giorno per giorno mi sono guadagnato.
La favola del ragazzino con il portatile su una spiaggia caraibica, intento a controllare quanti soldi sta guadagnando senza muovere un dito, è troppo bella per essere applicata a chiunque ci provi. Lo scopo dell’intera Umanità è fare soldi, quindi non esistono sistemi semplici per riuscirci, a causa della concorrenza estrema.
Vedendo il successo che stava ottenendo il soggetto stock footage storico nelle agenzie, ho capito che potevo aprire una nuova fonte di reddito.
Per competere ero consapevole di dover trovare un’idea per differenziarmi dalle agenzie. L’ho fatto cambiando il formato, decidendo quindi di non vendere i singoli spezzoni di video di pochi secondi, ma delle compilation lunghe minuti con in comune il luogo e la data di creazione. Del genere:
Conscio di questi aspetti, la tabella di marcia è stata la seguente:
Ecco uno dei miei filmati:
Nell’attesa di costruire un sistema più automatizzato che, senza il mio intervento, gestiva il cliente dall’inizio alla fine, con vantaggi:
ho usato il dialogo con le persone interessate al mio prodotto per capire le loro esigenze e forgiare il business sul feedback che mi davano.
In quella prima fase, per evitare di perdere vendite e stroncare il business sul nascere, bisogna saper strutturare imprenditorialmente il proprio lavoro per riuscire a reagire subito a una richiesta come quella della mail che ho pubblicato sopra, perché tutt’oggi, ad anni di distanza, i primi clienti mi portano ancora vendite grazie alla fiducia che mi sono guadagnato. Senza di loro le cose sarebbero state molto più difficili.
Avendo altre rendite passive in grado di garantirmi un reddito e liberarmi il tempo necessario a concentrarmi sul nuovo business, le cose alla fine sono andate bene. A partire dal caso in questione, con cui incassai 250 euro per 10 minuti di lavoro:
Il mio conto PayPal ha iniziato a crescere a colpi di 197 euro nei primi tempi, poi 397, oggi 597 e in futuro chi sa. Succede anche mentre sono in spiaggia o davanti al computer a costruire altri business.
Fare business su internet non è facile, per un semplice motivo. La gente è convinta di conoscere il web semplicemente perché lo frequenta, ma:
è come passare i pomeriggi di fronte ai talk show spazzatura e pensare, per questo, di essere in grado di fare televisione. O è come guardare le partite di calcio al bar ed essere convinti di poter fare meglio dell’allenatore della nazionale.
Nessuno si sognerebbe di intraprendere una professione senza prima imparare:
quello che deve fare. Anche su internet le cose funzionano così.
Capire i meccanismi del business digitale non è facile come condividere una foto su Facebook.
Tali meccanismi, purtroppo per chi semplifica tutto, vanno compresi se li si vuole sfruttare a proprio favore. La cosa può richiedere anni e io, molto modestamente, un po’ inizio a spiegarlo in questo sito.