Pond5 (visita il loro sito) è l’unica agenzia nella quale vale la pena vendere solo stock footage. Stock images e altri tipi di contenuti multimediali, pur essendo in catalogo, di fatto, in quel sito rimangono invenduti.
Per la maggior parte dei videomaker che ci provano con il microstock Pond5 è l’agenzia più redditizia, davanti a Shutterstock e Adobe Stock.
Le percentuali di royalty che paga sulle vendite sono in linea con i suoi concorrenti:
con tendenza in discesa, specie dopo che qualche anno fa è stata acquisita da Shutterstock (prima pagava il 40 e il 60%, prima ancora il 50% per tutti).
Giusto per avere un raffronto, Shutterstock (leggi la guida che ho scritto), ha un modello di royalty per fotografi e videomaker crescente in base alla quantità di “pezzi” venduti, con percentuali che vanno dal 15 al 40%, ma la stragrande maggioranza dei contributor rimane nella prima fascia.
Adobe Stock (visita il sito di Adobe Stock) dà invece il 33% sulle foto e il 35% sui video.
Attenzione a quando si parla di percentuali destinate ai contributor. Per analizzare quello che offre il mercato vale un concetto basilare della matematica: un numero moltiplicato per zero dà sempre zero.
Per questo, nello stock footage le agenzie che vendono quanto basta per giustificare lo sforzo di iscriversi e caricare sono solo le tre appena citate:
Anche usando software che permette di descrivere i contenuti una volta sola e venderli su più piattaforme, riducendo quindi il tempo che si dedica alla burocrazia, non ha senso caricare stock footage in siti come Dreamstime o 123RF. Tanto quanto non ha senso caricare stock images su Pond5.
Sebbene altre garantiscano di più in termini percentuali, non vendendo (o vendendo pochissimo) alla fine non danno (quasi) niente ai produttori, nonostante i buoni intenti nel dividere più equamente gli incassi, o il tentativo di attirare nuovi contenuti promettendo guadagni maggiori.
Come accade in ogni business, bisogna analizzare i dati e non lamentarsi di principio per le ingiustizie. Può dare fastidio il pensiero di lasciare ai microstock più di metà di quanto i clienti pagano per usare i nostri contenuti, ma il motivo di ciò è che, per sopravvivere, queste piattaforme devono sostenere spese pubblicitarie esorbitanti. Ancora una volta, la responsabilità è da attribuire ai soliti nomi: in questo caso Meta e Alphabet, che si spartiscono la gran parte del mercato pubblicitario globale.
Le mie non sono congetture. Se andate in questa pagina, trovate un documento ufficiale rilasciato da Shutterstock che prova quello che ho detto con i dati. Il resto sono chiacchiere da forum o gruppo Facebook.
Sono 4 time-lapse e 2 video a velocità normale (compreso il primo dove si vede in lontananza l’Arc de Triomphe).
L’importo indicato è l’incasso totale. A me è rimasta una percentuale difficile da quantificare a causa del cambio della struttura di royalty dell’agenzia nel corso del tempo. Volendo fare una stima, si tratta di circa la metà di quell’importo.
I video appartengono tutti alla prima parte della mia carriera di contributor, quando giravo l’Europa con la reflex al collo e il cavalletto in mano e il mercato era molto diverso da quello attuale.
Come vedete dai titoli, i video sono descritti malissimo, con un’accuratezza che al giorno d’oggi sarebbe sinonimo di posizionamento nelle retrovie, visto che all’epoca non capivo nulla di SEO.
Sarò estreamente sincero, perché non voglio dare false aspettative a nessuno:
con quei soggetti, al giorno d’oggi, è impossibile guadagnare le cifre che ho guadagnato io.
Centinaia di migliaia di fotografi e videomaker hanno capito quanto fosse bello girare il mondo facendo quello che amavano fare ed essere anche pagati. Quindi il mercato si è saturato di contenuti ed è diventato impossibile emergere, se non ci si differenzia professionalizzando la produzione.
Non tutto è perduto però. Se alle icone turistiche che vedete nelle screenshot qui sopra, affiancate le persone: la donna che cammina per strada sullo sfondo degli Champs Elysées, la ragazza che scorre il feed dello smartphone seduta davanti al Colosseo, l’uomo in giacca e cravatta che digita sulla tastiera del portatile accanto al simbolo dell’euro davanti al Palazzo della BCE a Francoforte, allora avete qualche possibilità di guadagnare ancora vendendo stock images. Molte più possibilità se riuscite a fare il passaggio allo stock footage.
Fatta questa doverosa premessa, da Pond5 negli anni sono arrivato a guadagnare fino a 3000 euro al mese. Come già detto, la mia vera intuizione è stata credere nel microstock fin dalla prima ora e fare il passaggio dalle immagini stock ai filmati molto prima di altri.
Oggi ho smesso di riprendere i luoghi turistici e sono passato ai filmati storici, semplicemente perché sono cambiate le mie esigenze lavorative e di vita. Nei mesi buoni non vado lontano dai miei massimi, ma a Pond5 ho affiancato la vendita diretta di contenuti e alcuni spin off legati al mio lavoro con lo stock footage d’archivio e nel complesso non farei a cambio con i primi tempi, fatto salvo per la questione anagrafica, ma su quella il microstock non può far nulla.
Vendere foto e video online mi ha aiutato in questo cambiamento, perché farlo genera una rendita passiva (leggi cos’è una rendita passiva): anche nei mesi in cui ho fermato la produzione per concentrarmi sugli altri miei progetti (il mio corso, il mio podcast, il sito dove vendo direttamente lo stock footage che produco) i guadagni hanno continuato ad arrivare, sostenendomi in quello che facevo anche quando la mia idea si è rivelata poi una perdita di tempo ed energie.
Sai che descrivendo male le tue foto e i tuoi video stai perdendo soldi?
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Iscriversi alle agenzie di microstock è sempre gratuito. Il modello di business è trattenere una percentuale sulle vendite, quindi non esiste nessuna agenzia seria che vi chiede soldi per iscrivervi anche se, da veterano del settore, ricordo casi in cui qualcuno l’ha fatto.
Ai tempi d’oro, la forza di un microstock si misurava dalla quantità di contenuti in vendita. Quindi, i vari Shutterstock, Pond5 e iStockphoto facevano a gara per accaparrarsi fotografi e videomaker. Per riuscirci, usavano dei programmi di affiliazione rivolti a chi era già utente e che, presentando qualcuno, poteva guadagnare una percentuale sulle sue vendite.
In una fase un po’ più avanzata della storia del microstock, c’era chi addirittura pagava i migliori contributor scovati nelle agenzie concorrenti per vendere anche nei loro siti. Videoblocks, a metà degli anni ’10, quindi in un mercato già abbastanza maturo, offriva ai videomaker il 100% delle vendite. Nel mio caso, dopo una piccola trattativa, mi propose 3 mila dollari anticipati solo per iscrivermi. Non male per un paio d’ore di lavoro, visto che avevo già il CSV con tutti i titoli e le parole chiave.
Videoblocks è poi diventata Storyblocks, virando verso gli abbonamenti illimitati. Quando l’ha fatto me ne sono andato, ma con 3 mila dollari in più in tasca.
Questa era la loro mail (che nostalgia…):
Tutto questo oggi non esiste più, perché il mercato è completamente cambiato.
Le agenzie hanno centinaia di milioni di foto e video in vendita e quello che fa la differenza è lo storico dei clienti già acquisiti e la precisione dell’algoritmo di ordinamento dei contenuti che vengono mostrati dopo una ricerca. Nessuno fa più a gara ad accaparrarsi nuovi fotografi e videomaker, tanto che se andate nella homepage dei vari microstock è quasi difficile trovare il link per diventare contributor.
Vi risparmio io questa fatica, dandovi quello per iscrivervi a Pond5. Cliccandolo, in alto a destra trovate il bottone Join Now. Da lì parte una procedura guidata a prova di principiante del web, dove vi verranno chiesti un po’ di dati per capire se siete una persona in carne e ossa o un BOT: nome, indirizzo, email e il nickname che preferite e che vi consiglio essere lo stesso che usate in altre agenzie, sempre che sia ancora libero. Poi, e so bene che questa è una cosa che fa storcere il naso, dovete caricare una copia di un vostro documento di identità. Ve la chiedono, dicono loro, per evitare frodi.
Fatto questo, entro un paio di giorni, se non ci sono anomalie Pond5 approverà la vostra richiesta. Quando questo succede non saltate di gioia. Per arrivare a incassare una cifra degna di nota serve. Quindi, se non avete intenzione di metterceli, nel momento in cui i guadagni non arrivano, per favore non affollate forum e gruppi Facebook dicendo:
Il microstock è morto. Le agenzie non capiscono nulla. Quel contributor è raccomandato.
I vostri problemi sono altri.
Ve li elenco in ordine sparso, perché grazie a questo sito di contributor dai sogni infranti ne ho conosciuti tanti:
In generale, c’è anche la possibilità che non siate capaci. Nessuno ve lo dice in un mondo in cui trionfa il politicamente corretto, ma molte volte la causa dell’insuccesso è più semplice di quanto sembri.
Quando avevo 15 anni giocavo a basket e mi sarebbe piaciuto diventare come Michael Jordan, guadagnando milioni di dollari per essere amato da tutto il mondo. Il problema è che non solo non avevo le capacità per essere come lui, ma nemmeno quelle che mi avrebbero permesso di giocare nella prima squadra in Serie D della società con cui ero tesserato. Quindi ho cambiato mestiere.
In un settore con centinaia di migliaia di concorrenti come il microstock, accettate che per voi lo scenario possa essere lo stesso.
Fatta l’iscrizione a Pond5, ci sono alcune cose da sapere. Naturalmente, potete caricare contenuti a caso senza che vi accada nulla di male. Il problema è che:
fare le cose nell’ignoranza è sinonimo di insuccesso sicuro in un mondo molto competitivo come quello odierno.
Una delle caratteristiche più amate dai contributor di Pond5 è la possibilità di stabilire il prezzo di vendita. Farlo, se non si hanno le idee chiare, può causare danni alle vendite.
Non esiste un prezzo di vendita corretto per tutto lo stock footage. Dipende:
Appena scoppiata la pandemia, chi era riuscito in un giorno a mettere in piedi un set per creare contenuti con la mascherina è diventato ricco, perché tutti in TV parlavano di quello e non c’era quasi nessun video pubblicato. Si poteva anche stabilire un prezzo molto alto e si sarebbe venduto lo stesso, quanto meno nei pochi giorni necessari alla concorrenza per creare quel tipo di contenuto.
Per il discorso opposto, se avete dei video pubblicati da una vita e magari sono più di 10 anni che non vendono, perché nel frattempo l’algoritmo di posizionamento li ha seppelliti, potete provare a spremerli per l’ultima volta abbassando il prezzo, sperando che quel cambiamento rimescoli un po’ le liste.
L’interfaccia utente di Pond5 è studiata per permettervi di impostare la cifra che volete, a partire da 39$, con poco più di un clic anche su migliaia di video contemporaneamente.
Attenzione però che l’agenzia, quando un cliente medio cerca qualcosa, nella maggior parte dei casi non ha interesse a proporgli il video da 39 dollari anziché quello da 149. Ce l’ha limitatamente alle volte in cui capisce che quel cliente ha un budget limitato, perché Pond5, grazie ai cookie e ad altri tracciatori, sa quasi tutto di chi naviga sul suo sito e posiziona i contenuti anche in base alle caratteristiche di chi ha fatto la ricerca.
Per capire il prezzo ideale da impostare, bisogna fare dei test con il proprio portfolio. Se volete una cifra, perché non avete voglia di perdere tempo, vi regalo quella che uso io per i miei 25 mila video: 97 dollari. Se poi le cose per voi non funzionano, perché il vostro stock footage è completamente diverso, non incolpate me però.
Detto ciò, guardate questo screenshot tratto dal mio Sales Report:
Come detto, tutti i miei contenuti costano singolarmente 97 dollari. Noterete che nessuna vendita è avvenuta però a quel prezzo. La colonna da guardare per capirlo è la seconda da sinistra: LIST PRICE.
Nel 2017 Pond5 ha lanciato un programma di redistribuzione dei contenuti in altre agenzie chiamato Global Partner Program. L’agenzia partner più famosa è Shutterstock, peraltro proprietaria di Pond5. In passato c’era anche Adobe Stock che, allo stato delle cose, non mi risulta che sia più parte del programma.
Molti dei guadagni per i contributor, però, non arrivano da accordi fatti con altri microstock, ma con chi rilascia software. Wondershare Filmora, programma di editing video molto diffuso, permette a chi lo usa di accedere allo stock footage di Pond5 tramite la sua interfaccia a prezzi mediamente più alti di quelli che troverebbe andando direttamente nel sito. Almeno se i miei report di vendita sono rappresentativi della media di tutti i contributor.
Inizialmente si poteva decidere se partecipare o meno al programma, ma oggi è diventato obbligatorio farlo. L’unico modo per evitarlo è cancellarsi da Pond5.
I motivi per cui i prezzi di vendita effettivi dei contenuti su Pond5 non sono quasi mai quelli stabiliti dal contributor non sono però imputabili solo al Global Partner Program.
Tornando allo screenshot del mio report, nella terza riga vedete scritto 210,25 dollari. Si tratta del pagamento mensile dei guadagni sulle vendite in abbonamento. Pond5 infatti, come oramai tutti i microstock, ha un programma che consente ai clienti di acquistare dei pacchetti di video da scaricare mensilmente a prezzi favorevoli. Nel mio caso quella cifra corrisponde a 10 scarichi.
La libreria disponibile in abbonamento è selezionata, vale a dire che non comprende tutti i video disponibili per l’acquisto standard.
Pond5 mette a disposizione a pagamento a chi deve addestrare le IA il suo catalogo. I contributor non sono obbligati ad aderire, ma per evitarlo devono dirlo a Pond5, perché il default è farne parte.
Ne vale la pena?
Se cercate una risposta netta al quesito, vi devo deludere. Lo dimostra la mia storia.
All’arrivo del primo pagamento, quindi dopo che Pond5 aveva messo i miei contenuti a disposizione IA senza che io me ne accorgessi, mi sono ritirato dal programma perché mi erano state pagate solo poche centinaia di dollari. Al successivo pagamento, me l’hanno riferito i tanti contributor che bazzicacano questo sito, a tanti sono arrivati migliaia di dollari e io mi sono mangiato le mani perché, da non aderente, non ho avuto nulla. Quindi mi sono precipitato a ri-iscrivermi e arriviamo ai $19,45 riportati nella quarta riga. A breve, quindi, dovrò riconsiderare anche quell’aspetto del business.
Per licenza estesa, nel microstock (non solo su Pond5), si intende il diritto di utilizzare il contenuto che si compra in progetti ad ampio budget. Detta così, il confine è labile, ed effettivamente lo è. Ogni agenzia stabilisce nel contratto che fa sottoscrivere ai compratori, cosa intende per progetti ad ampio budget.
Quel Custom License che vedete nello screenshot dalla quinta alla settima riga si riferisce proprio a una licenza estesa.
Se, per esempio, si pensa di utilizzare lo stock footage in una campagna pubblicitaria mondiale, allora non basta pagarlo il prezzo impostato dal contributor, ma c’è bisogno di un supplemento.
Se cercate stimoli a periodi di scarsi guadagni, vi consiglio di leggere una delle storie raccontate in questo sito: Ludovica Bastianini ha venduto un singolo video su Pond5 incassando 600 dollari, proprio grazie a una licenza estesa. Ricordatelo, se avete ancora delle remore a iniziare a produrre stock footage.
Nei microstock il caricamento dei contenuti può avvenire tramite:
Pur essendo il secondo metodo considerato antico, è tuttora quello più efficiente se si vuole professionalizzare la produzione. Dalla stessa interfaccia, infatti, si possono inviare contenuti a diversi microstock, risparmiando tempo per quella che è solo burocrazia che appesantisce il lavoro e mette di cattivo umore l’artista che c’è in noi.
Spiego meglio il concetto con un esempio. Avete appena esportato 100 filmati che dovete caricare sulle tre migliori agenzie per lo stock footage: Pond5, Shutterstock ed eventualmente Adobe Stock se la licenza con cui potete venderli non è editoriale. Farlo usando un software FTP vi fa risparmiare 10/15 minuti, perché non dovete aprire tre diverse pagine web, per quanto magari salvate nei preferiti, e non dovete controllare da tre punti diversi lo stato del caricamento.
Se quei 100 video sono prodotti una tantum, imparare a usare il metodo FTP non ha senso, perché il tempo risparmiato lo impiegate per capire come funziona il meccanismo. Siete tra i tanti che ci provano con il microstock ed è probabile che non combinerete nulla che ripaghi non tanto il tempo dedicato alla produzione, che essendo piacevole può anche non essere ripagata monetariamente, ma quello impiegato nella burocrazia, attività che nessuno farebbe mai gratis.
Se, invece, quei 100 video pensate di inviarli diverse volte l’anno, farlo in modo professionale vi può far risparmiare diverse ore di lavoro che potete usare per produrre nuovi contenuti, per imparare altre cose o, semplicemente, per starvene seduti all’aria aperta, attività più sana di passare il tempo a fissare lo schermo del computer. So bene che in un’epoca in cui le persone passano le giornate a scorrere il feed dei social media la mia affermazione può non essere compresa, ma se vi fermate a riflettere un attimo e non avete ancora il cervello atrofizzato dagli algoritmi di Meta e TikTok, forse potete capire il senso di quello che dico.
Tornando a Pond5, dopo esservi iscritti ed essere stati approvati, da loggati basta che vi colleghiate a questa pagina e clicchiate il tasto Upload New File. Si apre questa schermata:
All’interno della quale potete fare un drag and drop dei contenuti, se decidete di utilizzare il sito per caricarli. Oppure potete trovare i parametri FTP da inserire in Filezilla.
Naturalmente, come spiego nel mio corso, per lavorare in modo professionale, riducendo la parte burocratica, bisogna che i file siano nominati in un certo modo, altrimenti si perde tempo a cercarli e si rischia di avere problemi con i server dei microstock e con l’archiviazione nei propri sistemi.
Ricordate quando ho parlato dei 3 mila dollari che mi ha dato Videoblocks?
Per ottenerli ci sono volute solo due ore di lavoro, proprio perché avevo fatto i compiti a casa. Altrimenti sarei ancora lì a capire dove ho salvato i file e, magari, a correggere manualmente il CSV per riallineare titoli e descrizioni ai relativi video. A quel punto, forse, non ne sarebbe più valsa la pena.
Ho creato la pagina che avete letto tanti anni fa, aggiornandola nel tempo, visti i cambiamenti che ci sono stati in Pond5 e in tutto il mondo del microstock.
So bene che chi vede questa guida nella maggior parte dei casi è un principiante del microstock, ancora nella fase di entusiasmo dovuto alla scoperta di qualcosa che potrebbe cambiargli la vita. Il problema nasce qualche tempo dopo, quando si scopre che bisogna fare fatica per realizzare i propri progetti e si abbandona tutto, buttandosi con la stessa ingenuità su qualcos’altro di cui un guru del web ha parlato loro spacciandolo per la nuova frontiera dei facili guadagni.
Provarci con il microstock senza convinzione non ha senso, perché si perdono tempo ed energie per farlo e se si va allo sbaraglio non si guadagna nulla, ricavandone solo l’ennesima delusione.
Ho fondato questo sito oramai più di 10 anni fa e ne ho conosciuto tanta di gente:
Se volete combinare qualcosa di buono, l’esempio che dovete seguire è quello di Alex Di Martino (leggi la sua storia), uno studente del mio corso che ha guadagnato fin dalla sua prima settimana da produttore. O quello di Domenico Fornas (leggi la sua storia) che dopo un paio d’anni di sacrifici è riuscito a portare a casa più di mille euro al mese con lo stock footage.
Guadagnare vendendo stock footage e stock images è una questione di:
Cose che non vengono spontanee fare e che si tenderà sempre a sottovalutare perché è faticoso portarle avanti. La componente artistica e il fattore tecnico, purtroppo, sono meno importanti. Un videomaker o un fotografo vecchia scuola che arriva nel settore non riuscirà mai a combinare qualcosa di buono se prima non studia.
Ricordate sempre una cosa:
Nell’epoca dei social media, prima o poi vi metteranno davanti agli occhi qualcuno che vi dice che avete ragione, che il mondo è sempre più ingiusto e che la vita che state cercando non dovete andare a prendervela, perché avete il diritto che vi cada dal cielo. Siete liberi di adagiarvi sulla comodità di pensarla così, ma ho dei seri dubbi sull’efficacia del vostro progetto.