La storia di un produttore di stock footage che ha iniziato nel 2020 e oggi guadagna 500 dollari al mese vendendo su Shutterstock, Adobe Stock, Alamy e Motion Elements.
Nel 108esimo episodio di “vendere foto e video online” Daniele Carrer parla anche di:
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Un contributor ha messo in piedi un business di vendita di stock footage digitalizzato acquisendo filmati amatoriali super 8 e 8mm che poi vende nelle agenzie di microstock.
Un fotografo ha guadagnato 69 dollari su Shutterstock con una singola vendita di un’immagine stock di una bufala.
Unreal Engine è uno strumento gratuito che permette di creare foto e video al computer che ritraggono persone che non esistono, ma realizzate in modo talmente fotorealistico che è difficile accorgersi che sono state generate al computer.
Gianni Nitti faceva l’impiegato e, dopo anni di professione, ha cambiato lavoro diventando fotografo professionista, videomaker e produttore di microstock.
Andrea Delbò è un fotografo professionista che lavora per il mondo dell’editoria e per alcuni brand importanti.
Qualche anni fa ha iniziato a caricare contenuti nei microstock, a partire da Shutterstock, e con quest’ultimo ha ottenuto risultati importanti, a partire da un uso video si solo 8 secondi che ha incassato, fin’ora, 4200 dollari.
La storia di un videomaker che è partito con il business digitale vendendo stock footage nei vari microstock e, dopo aver ottenuto dei buoni risultati, ha ampliato i suoi business digitali diventando anche miner di bitcoin e podcaster.
In un mondo che cambia ogni giorno, per fare professionalmente il fotografo o il videomaker non basta essere bravi, bisogna sapersi adattare al business, digitalizzandosi e lasciandosi alle spalle quei lavori che la tecnologia cancella.
Adobe Stock, in ritardo rispetto ad altri microstock, ha iniziato ad accettare stock images e stock footage editoriali, ma solo dai contributor con più di 1000 download e, comunque, non consentendo di caricare foto e video di persone riconoscibili, ma solo di loghi e altri elementi protetti da copyright.
Etsy è un marketplace che vende diversi generi di prodotti artigianali e artistici. I fotografi, utilizzando i loro scatti, possono guadagnare vendendendoli, per esempio, sottoforma di cornici, come ha fatto uno degli ascoltatori del podcast.
Il microstock è il business digitale più facile per gli amanti della fotografia che vogliono guadagnare, ma è solo il primo passo per far soldi con internet.
In questo episodio un fotografo non professionista di Firenze spiega come vuole mettere in piedi un business con i turisti che visitano la sua città.
Il microstock per i fotografi non serve solo a guadagnare, ma permette di continuare a lavorare imparando come fare business con la fotografia e la ripresa video nel mondo digitale.
Nel 97esimo episodio di vendere foto e video online, Daniele Carrer racconta le storie di diversi produttori, alcuni con guadagni di migliaia di euro alle spalle, altri con incassi irrisori, ma che grazie al microstock hanno trovato stimoli per portare attività che li arricchiscono (a differenza di altre che si fanno nel web).
Un appassionato di fotografia e videomaking che ha iniziato 8 mesi fa, nel suo tempo libero, a caricare contenuti nei microstock, ha raggiunto 500 dollari di incasso. Ne vale la pena o è meglio fare altro se la fotografia o la ripresa video sono il proprio hobby preferito?
Shutterstock dopo la rimodulazioni delle commissioni che assegna a fotografi e videomaker, e il lancio degli abbonamenti low cost, sta ricevendo elogi e critiche dai produttori.
Tra chi si lamenta, c’è chi fa notare che Shutterstock ha anche alzato insensatamente il livello della selezione delle immagini e dei filmati che accetta per la vendita, nonché che i guadagni in questi ultimi mesi sono diminuiti parecchio.
L’offerta commerciale di Pond5 nei confronti dei clienti presenta molte differenze rispetto a quella di Shutterstock, soprattutto in tema di immagini stock che, a differenza dello stock footage, Pond5 vende pochissimo.
Questo si ripercuote anche nel rapporto con fotografi e videomaker che vendono i loro contenuti e ai quali Pond5 garantisce royalty decisamente maggiori e un rapporto di lavoro più improntato alla correttezza.
I guadagni del microstock rappresentano una rendita passiva, quindi permettono a fotografi e videomaker di guadagnare anche mentre fanno altro.
Questo, ovviamente, può avvenire solo se si professionalizza la produzione: creando delle procedure di lavoro, usando gli strumenti che permettono di capire quali sono i soggetti più redditizi e migliorando la qualità del keywording.
La Legge di Pareto prevede che dal 20% del lavoro provenga l’80% dei risultati. Questo riguarda ogni imprenditore digitale, fotografi e videomaker che vendono contenuti nei microstock compresi.
Con lo stesso principio, una teoria sostiene che Shutterstock abbia ridotto le sue royalty per cercare di svantaggiare l’80% dei produttori, quelli più infruttuosi, a vantaggio degli altri che, essendo le nuove commissioni assegnate in base alla quantità di vendite, possono invece aumentare i loro guadagni.
La posizione lavorativa migliore in cui si può mettere un fotografo è quella di non essere in balia delle decisioni degli altri, siano questi le agenzie di microstock o la concorrenza low cost che svaluta la loro professionalità.
Riuscirci non è per niente facile, perché richiede investimenti in termini di studio, ore lavorate e soldi.
Molti fotografi e videomaker si stanno mobilitando per boicottare Shutterstock, dopo la rimodulazione delle royalty che ha stabilito. In realtà, boicottaggi, proteste e scioperi, nell’epoca del business digitale non servono a nulla, se non a far credere importanti i promotori di questi.
Togliendo il proprio portfolio da Shutterstock si aggiunge alla perdita dei guadagni derivanti dal taglio delle commissione, anche la perdita di tutto il resto.
Shutterstock rimodula le commissioni che paga ai fotografi e ai videomaker sulle vendite di stock images e stock footage, creando degli scaglioni che penalizzano i produttori.
La tendenza generale del mondo del microstock si conferma essere quella di abbassare i guadagni di chi crea i contenuti, visto anche il venire meno della concorrenza tra agenzie nell’accaparrarsi i migliori contributor.
Il microstock è un business che fotografi e videomaker possono usare anche per trovare nuovi clienti.
Un produttore che carica le sue immagini su Shutterstock ci spiega come, grazie a un’impostazione della sua area utente, sia riuscito a lavorare per una multinazionale israeliana che commecializza cosmetici e che aveva apprezzato gli scatti che aveva fatto a quel genere di soggetto.
Istockphoto negli anni è diventata un’agenzia talmente irrispettosa dei fotografi e dei videomaker che oramai vende immagini e filmati ad un prezzo irrisorio.
Un ascoltatore del podcast in un anno ha venduto 1450 foto che gli sono state pagate solo 21 dollari a causa di partnership che la stessa Istockphoto ha con servizi online low cost che, tra quanto propongono ai loro clienti, hanno anche immagini stock e stock footage.
Nell’ultimo periodo, a causa delle limitazioni al movimento, molte Aziende che producono contenuti, in particolare modo giornali e produzione televisive, sono passate dal creare contenuti in casa all’acquistarli nei microstock.
Quindi chi pubblica stock images e stock footage, specie quelli legati al corona-virus ha ottenuto un notevole aumento delle vendite, in particolar modo di licenze estese.
Lo strumento di grafica Canva ha appena incluso nel suo abbonamento la possibilità di scaricare illimitatamente milioni di immagini stock per solo 12 euro al mese.
La storia di un fotografo che, mentre faceva una cosa che fa tutti i giorni, ha pensato di creare un’immagine stock ed è riuscito a venderla subito.
L’equivoco a cui molti credono è che per guadagnare con internet si debba diventare influencer. Di fatto però ci sono mille modi migliori per riuscirci, molti dei quali hanno basi solide e sono conseguenza di una comunicazione basata su fotografie e riprese video.
La storia di un’appassionata di fotografia che ha venduto la sua prima immagine stock solo 4 giorni dopo averla caricata su Adobe Stock, cosa non semplicissima al giorno d’oggi in un mercato come quello delle stock images in cui alcune agenzie hanno già più di 300 milioni di foto in vendita.
Il microstock, ovvero la vendita di foto e video online, si divide tra notizie che danno grande speranza a fotografi e videomaker, come i continui aumenti dei fatturati delle agenzie, ed eventi che fanno preoccupare, come l’introduzione di politiche commerciali aggressive di certi siti e il lancio di strumenti che sembrano essere in grado di sostituire una parte del lavoro degli stessi fotografi, come generated.photos.
Grazie al microstock migliaia di fotografi e videomaker guadagnano online. Tanti però ottengono meno di quello che potenzialmente potrebbero incassare perché, nella scelta dei soggetti, fanno l’errore di voler credere che i compratori vogliano il genere di foto e video che a loro piace creare.
La stessa cosa accade con tutti gli altri aspetti della produzione (keywording, scelta delle agenzie, prezzi, ecc.).
I risultati per chi inizia a vendere stock images e stock footage si vedono dopo mesi, ma per quelli che, nonostante questo, continuano a produrre, se studiano e lavorano con metodo, alla fine le vendite arrivano.
Adobe Stock regala, fino a fine anno, ai produttori di stock images o di stock footage che riescono a farsi selezionare almeno 300 foto o 300 video, l’intera Creative Cloud, o alcuni software di questa.
Adobe Stock regala, fino a fine anno, ai produttori di stock images o di stock footage che riescono a farsi selezionare almeno 300 foto o 300 video, l’intera Creative Cloud, o alcuni software di questa.
Saper fotografare e saper far riprese video è la chiave per avere successo nel business, in un mondo che comunica sempre più con le immagini e i filmati. E il microstock è la palestra migliore per capire i meccanismi con cui avere successo nel web.
Con il lancio dell’area abbonamenti di Storyblocks molti sostengono che i guadagni di fotografi e video maker potrebbero scendere. In realtà, indipendentemente da quello che succederà, imparare a vendere stock images e stock footage, che è un’attività il cui successo non è solo legato alla qualità tecnica di quello che si produce, è il primo passo di un business che può permettere a tantissimi fotografi di vivere facendo quello che amano.
Storyblocks sta cambiando profondamente il suo sito. Dopo aver reso disponibile per la vendita in abbonamento una quantità maggiore di contenuti, ha deciso di chiudere il Marketplace, sia delle stock images che dello stock footage.
Così molti produttori che avevano investito il loro tempo per costruirsi un portfolio su Storyblocks vanificheranno i loro sforzi.
Il modello di business dei microstock si sta evolvendo verso gli abbonamenti che, in cambio di una quota mensile, prevedono lo scarico illimitato di contenuti.
In questo episodio si parla di quanto questo sia conveniente per le stesse agenzie, i compratori o i contributor di stock images e stock footage.
Shutterstock ha nella sua collezione foto scaricate da siti di immagini gratuite, rivendute senza il consenso del fotografo che le ha scattate. In più, non si sa come, pubblica in alcuni casi la stessa foto su più account, a riprova che ci sono produttori che fanno i furbi e la stessa Shutterstock non se ne accorge.
Black Box permette ai videomaker di caricare dei video grezzi che poi il servizio monta ed esporta sotto forma di stock footage, curando anche la descrizione e la distribuzione di questi su più agenzie.
Pond5 fa ha precisato che i produttori possono caricare solo una parte dei loro contenuti in esclusiva, mettendo però dei paletti abbastanza stretti nel caso qualcuno opti per quell’opzione.
Sono usciti due strumenti per aumentare le vendite nei microstock: un tracciatore che dà la traiettoria del sole sulla mappa in qualsiasi giorno dell’anno e un sito che compila automaticamente i titoli di foto e video sfruttando l’intelligenza artificiale.
Shutterstock ha pubblicato i trend dell’anno e ha lanciato una nuova collezione low cost di stock footage, dedicata a clienti che usano i video in un’unica piattaforma, adeguandosi a quanto già fatto da Pond5 e altre agenzie.
Flat tax e regime forfettario sono due novità fiscali che possono aiutare fotografi e videomaker, non solo produttori di microstock, a lavorare meglio.
In un Paese che poco ci ha abituati a provvedimenti favorevoli a chi si dà da fare, finalmente calano la burocrazia e la tassazione che, per chi crea stock images e stock footage, spesso in passato hanno avuto come conseguenza la mancata dichiarazione delle royalty ricevute.
La storia di una fotografa non professionista che, nelle pause del suo lavoro precario da impiegata, occupa il tempo per produrre microstock e studiare il business digitale, con il sogno di diventare una produttrice a tempo pieno.
La storia di una fotografa non professionista che, nelle pause del suo lavoro precario da impiegata, occupa il tempo per produrre microstock e studiare il business digitale, con il sogno di diventare una produttrice a tempo pieno.
Arcangel Images e Trevillion sono agenzie che vendono foto e illustrazioni a prezzi alti e con modalità diverse dai loro concorrenti.
Un ascoltatore le ha scoperte e le ha testate, condividendo la sua esperienza.
Le agenzie di microstock hanno abbassato il livello delle selezioni dei contenuti che accettano, ma questo non vuol dire che sia più facile vendere, perché la quantità di stock images e stock footage presente online, implica che chi non appare in cima ai risultati che vengono mostrati ai compratori, non ha possibilità di guadagnare.
L’episodio parte con la storia di un produttore che ha sperimentato sulla sua pelle questo cambiamento.
Il microstock è un ottimo modo per monetizzare la passione per la fotografia e la ripresa video. Per riuscirci però non basta comportarsi da amatori, ma serve professionalizzare la produzione. Se non lo si fa non si ottiene nulla.
La puntata inizia con la storia di un produttore che ha creato una discreta quantità di stock images e stock footage ma in 6 mesi non ha portato a casa (quasi) nessuna royalty.
L’unico modo per guadagnare con il microstock, in un’epoca di concorrenza crescente come succede oggi, è non improvvisare e comportarsi come professionisti che hanno le idee chiare e costruiscono un progetto per realizzarle nella maniera più efficiente possibile.
Questo deve partire dalla scelta dei soggetti, dalla creazione di procedure di lavoro strutturate e dalla velocizzazione della fase di keywording grazie agli strumenti digitali che possono fare quel lavoro al posto del fotografo.
Il microstock è composto da 4 fasi: pianificazione, produzione, post-produzione e keywording. Il segreto per guadagnare è capire subito cosa non vende. Per farlo non serve l’intuito, ma basta usare uno strumento gratuito che se si digita una parola chiave dice quante possibilità di vendere ha il soggetto che la contiene.
Nonostante da tempo si dica che il mercato delle stock images sia saturo, in questo episodio Daniele Carrer racconta la storia di un’architetto con la passione per la fotografia che ha iniziato con il microstock un paio d’anni fa e, ritagliandosi spazio in una nicchia, è riuscita ad arrivare a guadagnare due mila euro al mese vendendo foto online: molti più di quelli a cui può puntare oggi con la sua professione.
I guadagni derivanti dalla vendita di stock images e stock footage sono, almeno inizialmente, modesti rispetto a un normale stipendio.
Pur essendo una grande tentazione cambiare vita partendo dalla lettera di dimissioni dal lavoro che non si sopporta, se si fa così sperando di vivere di microstock si rischia nei mesi successivi alla scelta di pentirsi di quello che si è fatto.
Vendere online foto di montagna e preoccuparsi degli scarsi guadagni è il tipico errore che fa il principiante che prova a guadagnare con le stock images e la sua passione per la fotografia, ma sbaglia completamente i soggetti.
Dreamstime è sempre stata un’agenzia di medio livello per i produttori di foto e video, ma con i recenti cambiamenti dell’interfaccia utente è migliorata sia per dal punto di vista di chi acquista sia da quello di chi vende contenuti.
La concorrenza nella vendita di foto e video online è aumentata talmente tanto, che alcuni produttori, pur caricando nuovi contenuti, non riescono a guadagnare di più, il microstock però, nel giro di qualche anno, diventerà l’unico business possibile per la gran parte dei fotografi e dei videomaker.
Google ha appena lanciato uno strumento che, attraverso l’intelligenza artificiale, riconosce le keyword da associare alle foto. Un’utilità che permette a chi vende stock images e stock footage di risparmiare tempo per spedire i propri contenti ai microstock.
Il mondo del microstock è in continua evoluzione, con agenzie che si espandono come Videoblocks/Storyblocks, altre che chiudono come Artbeats e le classiche Pond5 e Shutterstock che continuano a vendere.
Ho guadagnato più di 100 mila euro vendendo foto e video online. Oggi la gran parte dei produttori storici sostiene che sia impossibile vendere come una volta. In realtà le cose non stanno proprio così.
E’ uscito uno strumento che permette con una precisione mai raggiunta prima di interpretare le foto ed associare a queste le parole chiave relative ai soggetti ritratti: ore di lavoro risparmiate per chi vende stock photography.
Shutterstock, Pond5, Videoblocks e le altre agenzie pagano i produttori con Paypal senza addebitare nessuna spesa d’incasso. Il problema è che Paypal fa la cresta sul cambio dollaro/euro, ma c’è un modo per evitarlo.
La storia di un ex fotografo professionista, che poi ha scelto altre strade professionali, ma un giorno si è ritrovato disoccupato perché la sua Azienda ha “ristrutturato” ed è rinato grazie alla fotografia stock.
La concorrenza tra microstock e tra produttori ha portato ad un aumento enorme dei fatturati totali delle agenzie, ma anche ad un abbassamento dei prezzi di vendita delle stock images e dello stock footage. Anche per questo oggi Shutterstock paga spesso pochi centesimi a vendita.