Microstock come Adobe Stock e Shutterstock hanno nelle loro collezioni:

  • centinaia di milioni di foto
  • decine di milioni di video

Il bello di produrre stock images e stock footage è che tutti possono farlo, gratis.

Basta:

  1. una fotocamera, o anche solo lo smartphone che abbiamo tutto in tasca
  2. iscriversi gratuitamente in un quarto d’ora alle agenzie

Il giorno dopo si possono già vendere i propri contenuti, in un mercato che vale oramai diversi miliardi di dollari l’anno.

Il microstock, da questo punto di vista, è una perfetta rappresentazione della democrazia digitale: partiamo tutti dallo stesso livello. Non conta chi siamo, quanti soldi abbiamo o se siamo raccomandati. L’unica cosa che determina i guadagni è la nostra bravura. Non necessariamente solo dal punto di vista tecnico, anzi. La conoscenza del mercato e la capacità di organizzare il lavoro sono ben più importanti della tecnica di fotografo o videomaker.

Questo scenario da Paradiso Terrestre della meritocrazia ha però delle controindicazioni, e qui torniamo a quello ho detto all’inizio:

la troppa concorrenza è il principale problema con cui i principianti del microstock devono confrontarsi

Per differenziarsi bisogna quindi alzare l’asticella dell’accesso al contenuto che si vuole pubblicare.

Le foto della Torre Eiffel sono semplicissime da realizzare, perché è un soggetto a cui possono accedere i milioni di turisti che vanno in vacanza a Parigi. Il numero di quelle immagini nelle collezioni dei microstock è talmente alto che non si può nemmeno più sperare di svettare in quel mare inventandosi una foto/ripresa alternativa, o puntando su una tecnica, auspicabilmente, di gran lunga superiore alla media.

Se parliamo di contenuti con persone allora il discorso cambia, perché il fatto di immortalare qualcuno (non un passante, ma una persona con la quale ci si è accordati prima di scattare) lascia fuori dalla porta il 99% dei contributor. Questi, ovvero la totalità di quelli che combinano poco o niente nei microstock, sono per loro natura pigri quanto basta per evitare la scocciatura di interagire con qualcuno e, relativamente al business sul web, credono che il successo dipenda dalla fantomatica formula magica fatta di fortuna e viralità di cui parlano i media, non avendo capito che la regola base di ogni business, ovvero che le cose si ottengono con la fatica e il sudore, si applica anche a internet.

Francesco Carniani ci racconta qui sotto come si è mosso in questo scenario.

Chi ha scritto l’introduzione

Mi chiamo Daniele Carrer e da diversi anni insegno a fotografi e videomaker a vendere le loro foto e i loro video online nei microstock.

Lo faccio grazie al mio podcast, al mio corso e ai miei libri. Per farlo mi avvalgo del gradito apporto di produttori che hanno ottenuto risultati, come appunto Francesco Carniani che scrive qui sotto.

Chi è il produttore che racconta la sua esperienza

Francesco Carniani è un fotografo e videomaker non professionista di Firenze.

Ha costruito il suo portfolio su contenuti che lo hanno differenziato dagli altri contributor, come appunto soggetti del genere lifestyle, vale a dire immagini e riprese create con modelli, ma anche contenuti che richiedono tempo e tecnica per essere realizzati, come i time-lapse da notte a giorno della sua città.

Sono Francesco Carniani e lavoro da anni come produttore per i microstock. Grazie a quello che imparato in dei corsi che ho frequentato, ho iniziato a creare contenuti usando dei modelli.

Farlo bene è infatti una cosa molto complicata. Come lo è il lavoro di chi vende stock footage, se si vuole guadagnare seriamente. Ed è anche un grande impegno.

Ci sono fotografi e videomaker che fanno i contributor a tempo pieno, organizzando gli shooting costantemente per tre giorni a settimana e riservandosi il resto del tempo per post-produrre.

Il principio di fondo che tanti, incredibilmente, non valutano come realtà è che guadagnare soldi richiede sempre uno sforzo non indifferente, anche nel web.

Nel microstock, oltre ai contributor a tempo pieno, che quindi lavorano 8/10 ore al giorno per creare contenuti, ci sono quelli che producono stock images e stock footage nelle ore che avanzano dal loro lavoro principale, come me. Quest’ultimi sono la netta maggioranza che, così facendo, usano questo business per racimolare una seconda rendita.

Tale rendita può diventare passiva. Oggi la mia strada ha preso una direzione diversa dalla produzione: ho poco tempo a disposizione e creo cose nuove molto raramente, ma continuo a guadagnare lo stesso.

Sia chiaro, il microstock è una tra le opportunità migliori che ci sono per chi vuole fare soldi online:

  1. è meritocratico
  2. se ci si impegna si migliora giorno dopo giorno
  3. vince solo chi lavora bene.

Lavorare con i modelli

Gran parte del mio portfolio l’ho creato fotografando e riprendendo persone. Riuscirci non è stato facile e per questo voglio condividere con gli altri produttori la mia esperienza.

Escludendo la parte legale, ovvero la necessità di farsi firmare una liberatoria e, se le persone riprese non sono parenti stretti stretti o amici fraterni, di pagare chi partecipa allo shooting (in eventuale sede di contenzioso senza che ci sia stata una remunerazione potreste aver dei grossi problemi), la cosa da cui bisogna partire è il budget.

Voglio uno shooting low cost con un singolo modello? O preferisco uno shooting di gruppo, magari con modelli professionisti per provare a diventare nel tempo un top seller?

Optando per lo shooting low cost si rischia poco, perché se va male e non si vende nulla si perdono pochi soldi e poco tempo. Magari l’esperienza che si guadagna dall’errore vale da sola quello che si è speso.

Se invece si pensa in grande, ovvero si affitta una location anziché sfruttare luoghi a cui si ha libero accesso, si pagano quattro o più modelli, ci si procura gli accessori per allestire il set, un pomeriggio di riprese può costare più di 500 euro e non è facile riprenderseli vendendo stock footage, specie all’inizio. Se questo succede diventa un grande problema, perché il ritorno dei soldi investiti è fondamentale per continuare a essere un produttore.

Il successo, comunque, non è solo una questione di organizzazione, perché la creatività è fondamentale per creare video e foto vendibili.

Per quanto riguarda la scelta del modello/modella oltre che valutarne la fisionomia, bisogna trovare persone nelle quali avere fiducia, perché se si sceglie chi non ha esperienza, o non si è chiari nello spiegare come funziona il microstock, c’è sempre la possibilità che questi cambino idea, specie dopo aver visto online il lavoro a cui hanno partecipato. Anche in presenza di una liberatoria firmata in quei casi non si è tranquilli al 100%, visto che in Italia c’è sempre un cavillo a cui aggrapparsi.

Consigli per chi parte da zero

Il motivo per cui conviene fare un corso specifico sul microstock all’inizio è che, lavorando con modelli, si spendono dei soldi, molti di più di quelli che un buon corso online costa. Nello sceglierlo il mio consiglio è di affidarsi a chi veramente vende stock images e stock footage, facendo molta attenzione a stare alla larga dai falsi fenomeni dello stock.

Il lifestyle è quella categoria di contenuti con protagonisti le persone che rappresentano stili di vita. Se si produce bene con quei soggetti si vende tanto, ma visto che è costoso partire e che gli algoritmi delle agenzie premiano chi pubblica contenuti costantemente, non si può pensare di produrre sporadicamente se si vogliono ottenere buoni risultati.

I miei guadagni dimostrano che non sono un top microstocker, ma quello che ho prodotto ha sempre venduto. Ho sempre applicato un principio che consiglio a tutti di valutare: la parte fondamentale per avere successo si svolge prima del set. Il giorno degli scatti, se si è lavorato bene e si conosce il business, viene tutto di conseguenza.

Il concept della foto e del video

Per organizzare il lavoro, sempre che si desideri portare avanti con costanza la produzione di stock footage e stock images, bisogna trovare tanti ambienti dove scattare. Bisogna avere attrezzatura di buon livello e bisogna perdere tempo a ideare i concept più commerciabili.

Cos’è un concept?

Il concept è l’argomento che le stock images e lo stock footage vogliono rappresentare. Bisogna sempre mettersi nei panni di chi acquista il contenuto. Poniamo che il cliente dei vari Shutterstock, Adobe Stock o Istockphoto sia un Quotidiano. Se pubblica un articolo in cui parla, per esempio, della bassa natalità, argomento interessante su cui produrre stock images perché riguarda tutti i Paesi Occidentali, ovvero i principali clienti dei microstock, avrà bisogno di una foto generica per accompagnare il testo.

La domanda da porsi, da produttori, è come rappresentare il concetto per vendere il più possibile, e qui entra in gioco il budget, e di conseguenza l’organizzazione del lavoro, e la creatività.

Si può mettere un cuscino sotto la maglia di un’amica per simulare la gravidanza e fare le cose più semplici possibili. Tutto legittimo e, se si ha un po’ di fantasia, si possono tirare fuori degli scatti che possono dire la loro nel mercato, o meglio ancora dei video che sono pagati molto di più.

Altrimenti si possono ingaggiare due modelli, simulando una coppia che aspetta un bambino. In questo secondo scenario, che è più complesso del primo, bisogna considerare altre variabili.

Che modelli ingaggio in quel caso?

La comunicazione inclusiva di quest’epoca implica che almeno uno dei due non sia caucasico. Ma posso spingermi ben più in là nelle varianti da produrre. Per esempio ideando uno shooting di nicchia: scelgo due modelli visibilmente al limite o oltre l’età della gravidanza, perché un altro trend relativo alle nascite è che le donne partoriscono sempre più in là negli anni.

Se poi decidessi di aumentare il numero dei modelli da ingaggiare aprirei pressoché infiniti scenari, includendo nonni, fratelli e via dicendo. Solo la creatività e il budget sono un limite a quello che fate.

Se si fanno le cose difficili si riduce la concorrenza e si rende più vendibile il lavoro che si pubblica.

Ovviamente in presenza di tante persone il set diventa difficile da gestire. Quindi non si tratta solo di spendere di più, ma anche di essere capaci di tenere le redini della situazione, aumentando esponenzialmente i propri rischi.

La remunerazione del rischio è data dal fatto che anticipare gli altri è una miniera d’oro nel web. Chiedetelo a quelli che hanno fatto foto e video sul concept coronavirus il giorno dopo che è stata dichiarata la pandemia.

Capire la concorrenza

Dopo che si ha capito su che concept lavorare, si cerca nei motori di ricerca delle agenzie quali sono i contenuti più venduti su quell’argomento e quanta concorrenza c’è. Se tutto è favorevole, allora si può organizzare lo shooting, immaginando la location e capendo se la si può ottenere.

Muoversi con sicurezza in questa fase è una questione di esperienza e di studio. Su stockfootage.it ci sono una miriade di informazioni per imparare le cose: quali sono i concept più convenienti, quando concentrarsi su una nicchia o quando invece provare a produrre contenuti su soggetti più inflazionati e via dicendo.

Scegliendo una nicchia si può anche lavorare a basso budget, ma se si decide di rappresentare un soggetto molto presente nelle collezioni delle agenzie, bisogna accettare di spendere. Per capire fino a che cifra arrivare si deve sviluppare una sensibilità che permetta di prevedere quanto si può guadagnare.

Ecco perché all’inizio bisogna spendere poco, usando quindi:

  • amici
  • parenti
  • sé stessi

come modelli.

Qui sopra ci sono io (sulla sinistra) in un set low cost insieme a un altro contributor. Se avessi creato sullo stesso concept (i mondiali di calcio: la nicchia di guardare le partite alla TV) uno shooting con un gruppo di ragazzi e ragazze avrei fatto più colpo sul mercato. Però avrei speso di più e non è detto che alla fine mi sarebbe convenuto.

Alla fine, purtroppo, è fondamentale fare delle prove testando il proprio metodo di lavoro. In quel contesto sarà facilissimo sbagliare, ma non è per niente un problema farlo.

Trovare modelli gratis con il TFP (time for print): attenzione

Ho già parlato del fatto che pagare i modelli è sempre garanzia di sicurezza, nel caso quegli stessi modelli, a foto e video pubblicati, comincino a fare scherzi. Salvo che non ci si fidi al 100% della persona con cui si lavora.

Qualche mese fa ho conosciuto Orlando, un maestro di yoga che aveva bisogno di foto per la sua Attività. Così, dialogando, abbiamo deciso di fare uno scambio alla pari.

Io gli ho fatto decine di foto che ha usato per promuovere il suo lavoro e lui, alla fine della sessione, si è prestato per farmi da modello per dello stock footage sul concept del vaccino e del corona virus.

Quella sessione di lavoro, costata solo il mio tempo, visto che l’attrezzatura ce l’avevo già e il modello era gratuito, mi ha reso fino ad ora 150 euro. Magari fra 5 anni saranno 5 volte tanto, chi può dirlo.

L’idea, anche nel micrsotock, è importante e senza creatività non si può pensare di superare gli altri.

Il metodo di lavoro

E’ fondamentale creare una scaletta per non perdere tempo sul set. Bisogna essere precisi dicendo ai modelli come vestirsi. Bisogna essere chiari spiegando in anticipo che genere di concept verranno rappresentati sul set, evitando in partenza, almeno all’inizio della propria carriera, di pianificare situazioni che possono mettere i modelli in imbarazzo.

L’ultimo shooting con modelli che ho fatto è stato multi etnico. La parte più difficile è stata trovare 4 persone di 4 etnie diverse, cosa ancora ardua in Italia, ma alla fine ho ottenuto delle foto che possono essere usate dai media di tutto il mondo, e che possono vendere anche fra 10 anni.

Adesso che avete capito da dove cominciare, ricordate solo una cosa prima di scoprirla da soli:

nei giorni successivi alla pubblicazione delle foto e dei video non venderete nulla.

Serve qualche shooting per ottenere visibilità scalando i ranking delle liste mostrate dalle agenzie ai potenziali clienti. Per vedere guadagni seri ci vuole tempo e, nel frattempo, bisogna essere bravi a crederci e non mollare.

Francesco Carniani