Detta in termini spicci, l’effetto Ken Burns non è altro che uno zoom (o una panoramica) su una foto.
In tempi di editing digitale, ottenerlo è quanto di più semplice esista, perché qualsiasi programma di montaggio, da Adobe Premiere a Final Cut Pro passando attraverso i software più amatoriali, ha quella funzione. Magari non viene chiamata effetto Ken Burns, ma lo zoom sugli elementi grafici che si importano nella timeline è una funzione talmente elementare che non può mancare nei programmi di editing video. Così semplice, che attribuire l’effetto al documentarista Ken Burns (come fa Wikipedia) è un po’ esagerato.

Ken Burns effect: a cosa serve
In un’epoca in cui va sempre più di moda il documentario storico, l’effetto Ken Burns serve per ravvivare il racconto per immagini. Quando si parla di un argomento antecedente al 1895, anno di invenzione del cinema, significa che non esistono filmati contemporanei alla situazione di cui si sta parlando.
Per la narrazione, si possono quindi usare:
- interviste;
- ricostruzioni;
- filmati odierni nei luoghi dove la storia è ambientata;
- fotografie (o immagini in generale, quadri inclusi).
Per quanto riguarda quest’ultime, se si vuole dare ritmo al racconto bisogna animarle ed è qui che entra in gioco l’effetto Ken Burns (dal nome del documentarista che ha iniziato ad usarlo massicciamente).
I due tipi di effetto Ken Burns
Se l’effetto Ken Burns tradizionale, ovvero:
- zoom o panoramica su un’immagine statica
appare troppo elementare in un’epoca di effetti speciali, con l’evoluzione dei software di montaggio è nata una variante più complessa:
- si dividono le immagini in livelli separandoli in base alla distanza degli elementi dall’obiettivo e usando un software che simula la camera virtuale (Adobe After Effects va benissimo, ma ce ne sono anche di open source) si usa lo zoom ricreando un effetto realistico, ovvero con i livelli che, all’avvicinarsi dell’inquadratura, si spostano diversamente a seconda della lontananza dall’obiettivo.
In quest’ultimo caso si impiega una vita a separare i livelli (ma si può appaltare quel lavoro per pochi dollari su Fiverr) ma si ottiene tutt’altro risultato.
Rende l’effetto Ken Burns nello stock footage?
Nella vita vendo stock footage (leggi di cosa si tratta). E’ iniziato tutto come un hobby, poi è diventato un secondo lavoro, poi un’occupazione a tempo pieno e, nel tempo, quest’attività mi ha permesso di imparare i meccanismi di internet e di arrivare a fare una vita che si avvicinava a quella che avevo sempre sognato.
Usare l’effetto Ken Burns nel microstock però non rende. Trattandosi di un’animazione usata nei documentari su specifici contenuti (come le foto storiche di quella specifica persona in quella specifica situazione) non funziona. Lo stock footage, infatti, richiede contenuti generici per dare buoni risultati a livello di vendite.
L’unico caso in cui l’effetto Ken Burns potrebbe valere la pena sono i time lapse (guarda il mio tutorial per imparare a farli). Creandoli con software come Adobe After Effects c’è la possibilità di abbinare alla versione statica una variante con lo zoom (ed eventualmente con la panoramica), caricando nelle agenzie le tre versioni (statica, zoomanta, con panoramica.
Per un certo periodo io l’ho fatto ma, a dire il vero:
- perdevo un sacco di tempo;
- guadagnavo poco.
Fatto salvo per lo stock footage qui sotto girato a Roma, che su Shutterstock ha venduto bene:

Daniele Carrer

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