Se vuoi investire sulla possibilità di guadagnare seriamente vendendo le tue foto e i tuoi video online, ti ricordo che:
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Pubblicare foto nei microstock è gratuito e richiede attrezzature che è probabile già abbiate. Il livello delle selezioni in alcune agenzie è così basso che anche un nuovo arrivato potrebbe facilmente vedere i propri contenuti accettati per la vendita.
Il vero problema è un altro: la maggior parte delle immagini presenti su siti come Shutterstock o Adobe Stock rimane invenduta. Questa percentuale arriva al 99,9% se si pubblica a caso, convincendosi che le foto che si preferisce scattare sono anche quelle che cerca il mercato.
La chiave del successo di un contributor è avere una strategia per far emergere i suoi contenuti in un mercato già saturo. Il primo passo per riuscirci è individuare i soggetti con il rapporto più favorevole tra domanda e offerta, che non corrispondono necessariamente a quelli più venduti. Per riuscirci bisogna studiare i motori di ricerca delle agenzie e, una volta che il proprio portfolio pubblicato raggiunge una dimensione degna di nota, analizzare le statistiche di vendita, massimizzando la produzione di quelli che hanno ottenuto i risultati migliori.
Ogni fotografo, infatti, ha i suoi punti di forza: c’è chi sa organizzare i set, chi può contare su modelli naturali come amici e parenti, chi lavora meglio con i software per la compilazione automatica di titoli e parole chiave. Se dopo 6 mesi metà del portfolio ha come soggetto le città che avete visitato, e metà quel gruppo di vostri conoscenti che va tutti i giorni a correre al parco, nel momento in cui vedete che il 90% delle vendite è generato da questa seconda tipologia di contenuti, perché siete bravi nel gestire le persone e nel trovare situazioni che hanno un valore commerciale, è chiaro che se il vostro scopo è guadagnare dovete puntare su quel soggetto e le Capitali Europee è meglio se le fotografate solo per i ricordi e non per il microstock.
Se da un pomeriggio di fotografia ottenete 100 immagini stock e poi capite che per descriverle ci impiegate due giorni perché il software di creazione automatica di titoli e parole chiave proprio non riuscite a usarlo, è evidente che le volte successive dovete essere più selettivi e mandare ai microstock meno fotografie per ogni sessione.
Solo analizzando e comprendendo queste dinamiche potrete ottimizzare la produzione, superare la concorrenza e guadagnare seriamente perché, credetemi, la media degli altri contributor fa le cose senza una strategia: scatta, pubblica le stesse immagini che metterebbe su Instagram e poi si lamenta.
Chi afferma che il microstock non permette di guadagnare confonde la propria pigrizia — ovvero la mancanza di volontà nel dedicarsi alle attività meno piacevoli — con un’analisi oggettiva del mercato. I dati, al contrario, certificano che le agenzie pagano centinaia di milioni di dollari l’anno a fotografi e videomaker, e che il settore è in costante crescita.
Quelli che passano il tempo a dire che il microstock è morto non sanno nemmeno come funzione un motore di ricerca, attribuendo alla fortuna l’ordinamento dei contenuti proposti dalle agenzie. In realtà, se un’azienda quotata alla Borsa di New York come Shutterstock, lasciasse al caso elementi fondamentali come i suoi algoritmi, avrebbe già chiuso da un pezzo.
Un’agenzia che gestisce centinaia di milioni di foto sa bene che, se non mostrasse in cima ai risultati il contenuto che il cliente cerca con maggiore probabilità, quest’ultimo si rivolgerebbe alla concorrenza. Per riuscirci, Shutterstock e gli altri microstock determinano l’ordine di visualizzazione, basandosi sulle miliardi di interazioni che i loro siti generano: acquisti, clic, caratteristiche degli acquirenti, tempo di permanenza sulla pagina del contenuto, trend di vendita e molto altro.
Se mi fingo cliente ed effettuo una ricerca per la parola “Paris” su Shutterstock.com, appaiono oltre un milione di foto. Qualora l’ordinamento si basasse solo sullo storico delle vendite, in cima ci sarebbero solo contenuti di vent’anni fa, dato il vantaggio competitivo di cui godono le immagini già posizionate. Nella realtà non funziona così ed esistono strategie specifiche per mandare le proprie foto più in alto.
Purtroppo però, il fotografo improvvisato si concentra esclusivamente sulla fase di scatto, trascurando gli aspetti tecnici che sono proprio quelli che fanno la differenza nelle vendite. Per questo non combina nulla e, anziché chiedersi dove sbaglia, arriva alla facile conclusione che con il microstock è impossibile guadagnare. Colpa delle agenzie, colpa degli algoritmi, colpa del mondo crudele.
Fare soldi è lo scopo dell’intera Umanità, quindi non esiste un sistema semplice per farlo. Dovete avere l’umiltà e la pazienza di partire impiegando settimane studiando il mercato e facendo prove. Dovete resistere alla tentazione di distrarvi dedicandovi ad attività piacevoli ma improduttive, come controllare compulsivamente le vendite. Solo liberandovi da questa mentalità otterrete le chiavi per migliorare la vostra vita.
Questo non ve lo dico solo io, ma ve lo confermano le storie dei produttori che racconto regolarmente sul mio sito: professionisti e amatori che, vendendo foto e video online, ottengono guadagni costanti, continuano a imparare e magari usano le conoscenze acquisite con il microstock per portare avanti altri business.
Oggi non ha più senso sedersi in un’aula davanti a un insegnante demotivato quando si può imparare online dai migliori esperti mondiali, senza nemmeno uscire di casa. È lo stesso genere di cambiamento inesorabile, per il quale nessuno di noi farebbe più chilometri per noleggiare un film o si metterebbe in fila allo sportello solo per sapere il saldo del suo conto in banca.
Anche nella fotografia è cambiato tutto: anni fa si pagavano migliaia di euro a un professionista per scattare le foto del sito aziendale. Oggi quelle immagini sono state sostituite da stock images acquistate per un dollaro. E’ una rivoluzione che deve spaventare solo chi non ha voglia di imparare e adattarsi: per tutti gli altri si aprono scenari infiniti che vanno ben oltre il microstock.
Ho iniziato vendendo immagini stock nel tempo libero, per poi passare al video quando ho compreso che offriva guadagni 10 volte superiori. A un certo punto della mia carriera, in seguito alla perdita del mio impiego principale, il microstock è diventata la mia unica fonte di reddito, costringendomi a professionalizzare la produzione. Quando il mercato si è fatto più complesso, mi sono adattato trovando la mia nicchia nello stock footage storico.
Grazie allo studio e all’impegno costante, i risultati sono arrivati e ho deciso di non limitarmi a fare il produttore. Ho ampliato le mie attività lanciando, tra le altre cose, un servizio online di digitalizzazione di vecchie pellicole amatoriali.
Chi usa il web solo per i social network, non comprende un concetto fondamentale: per lavorare grazie a un sito internet non basta metterlo online sperando che la gente arrivi da sola come nei negozi fisici. Bisogna anche saper portare traffico. Per farlo ci sono due strade: investire soldi in pubblicità o investire il proprio tempo per ottenere traffico organico, utenti che arrivano dai motori di ricerca.
Dopo aver scelto la seconda opzione, ho passato settimane 10 ore al giorno a scrivere pagine informative per il mio sito, aspettando mesi prima che arrivasse il primo visitatore, ma ho tenuto duro perché sapevo come funzionava internet e alla fine i risultati sono arrivati.
Senza l’esperienza maturata nella vendita di foto e video, non ce l’avrei mai fatta. Una volta acquisita la mentalità corretta grazie al microstock, sarete in grado di vendere qualsiasi prodotto, fisico o digitale: dal corso di fotografia online, alla creazione artigianale del vostro amico che cerca clienti in tutto il mondo, fino ai prodotti agroalimentari di un parente che, grazie al web, può finalmente saltare gli intermediari che si mangiano i suoi guadagni.
Ora che vi ho spiegato il potenziale di internet, ritorno al microstock per insegnarvi alcune tecniche di base per aumentare i vostri guadagni.
Una strategia efficace per iniziare a progettare foto che vendono è visitare peopleimages.com, un microstock specializzato nel genere “lifestyle”, ovvero la rappresentazione di momenti di vita quotidiana. Osservando i contenuti presenti, dovete immaginare come sostituire quei modelli con i vostri conoscenti, ricreando situazioni analoghe nei contesti a cui avete più facile accesso: il vostro ufficio, il bar dove andate spesso, il ristorante del vostro amico. Una volta immaginate le situazioni, la svolta è non limitarsi alle foto, ma realizzare anche video, perché il passaggio allo stock footage è fondamentale se volete guadagnare bene.
Nel sito ho pubblicato l’intervista a una fotografa che ha fatto il mio corso e ha ottenuto risultati eccellenti proprio con i video. Potete leggere la sua storia usando il link qui sotto.
Uno degli episodi più significativi che racconta riguarda un incasso di 600 dollari per una singola vendita su Pond5, ottenuta grazie a una “licenza estesa”, ovvero un contratto che autorizza il compratore a utilizzare il contenuto anche in produzioni ad altissimo budget.
In pratica, se un video di 10 secondi viene scelto per il prossimo film di Hollywood, alla produzione non basta acquistare la licenza standard, ma è legalmente obbligata ad acquistare una licenza estesa, in quel caso costata 1500 dollari, di cui il 40% è rimasto a Ludovica.
Ovviamente, quel genere di vendite sono una rarità, ma il passo decisivo per chi punta a guadagni seri è iniziare a produrre anche video, che è un passaggio più semplice di quanto possa sembrare: il montaggio è elementare perché gli spezzoni singoli vanno solo tagliati all’inizio e alla fine, senza la necessità di intrecciarli con gli altri e la dinamica dei soggetti è contenuta, quindi le regole di inquadratura sono identiche a quelle della fotografia statica.
Con lo stock footage i risultati tardano ad arrivare, ma la vendibilità del singolo contenuto scende molto più lentamente nel tempo. Le fotografie si possono vendere già durante la prima settimana di pubblicazione, ma se lo scatto non diventa un “best seller”, tende a scivolare rapidamente in fondo ai risultati di ricerca. Al contrario, con i video mi capita ancora oggi di vendere per la prima volta clip girate 15 anni fa.
Un’altra differenza riguarda i guadagni: per una singola foto si incassa una media di un dollaro, mentre un video venduto su Shutterstock o Adobe Stock genera dai 10 ai 20 dollari di royalty.
Purtroppo non esistono formule magiche per guadagnare senza fare fatica, ma è un dato di fatto incontestabile che ci sono migliaia di fotografi e videomaker che guadagnano con la vendita di contenuti online. Se più di 20 anni fa non avessi approfittato di una giornata libera per fotografare una spiaggia autunnale e, una volta tornato a casa, invece di buttarmi sul divano non avessi caricato quegli scatti su Dreamstime, oggi non sarei qui. Sarei probabilmente chiuso in un ufficio a fare un lavoro che non sopporto, circondato da colleghi frustranti, perdendo un’ora al giorno nel traffico insieme ad altri pendolari stressati. Se tre mesi dopo non avessi venduto quella prima foto, incassando il mio primo dollaro, non avrei capito che quella era la strada giusta per trasformare la mia passione in una fonte di guadagno. Da quel singolo dollaro, con il tempo e l’impegno, sono arrivato a crearmi un lavoro che è esattamente quello che desideravo fare.
Non arrendetevi se i risultati non arrivano subito. Ricordate sempre che il vostro successo dipende dal vostro impegno e dalla vostra bravura, non dalla fortuna, da presunti favoritismi delle agenzie o dalle attrezzatura migliori che hanno gli altri. Nel microstock i risultati dipendono solo da voi.
Nel prossimo video vi svelerò l’errore più grave che solitamente si commette all’inizio della propria carriera nel settore e non riguarda né la scelta dei contenuti né la compilazione di titoli e descrizioni, ma qualcosa che viene prima ancora di quello.