Vendere fotografie è il sogno di molti. Fino a una ventina di anni fa, per farlo, bisognava entrare nel giro delle agenzie. Queste erano degli intermediari che poi proponevano gli scatti a clienti che andavano dai giornali, alle agenzie pubblicitarie o, in generale, ai produttori di contenuti (cinema, televisione, ecc.).
Per far parte di quel mondo bisognava sicuramente essere bravi ma, altrettanto, bisognava tessere una rete importante di pubbliche relazioni. Se oggi un qualsiasi fotografo, mi duole dirlo, anche di quelli che scattano con lo smartphone, volesse vendere le sue immagini, gli basterebbe andare nei siti dei vari microstock (Shutterstock, Adobe Stock, Istockphoto) e :
- gratuitamente,
- in 5 minuti
iscriversi.
Il suo problema, a quel punto, diventerebbe non sapere cosa cerca il mercato. Quindi alla fine non venderebbe comunque nulla. Ma per mettersi nelle condizioni di guadagnare con la fotografia (o con il video), per sua fortuna, oggi non deve essere amico di qualcuno, ma deve:
- studiare cosa cercano i compratori;
- creare delle procedure di lavoro efficienti;
- appaltare le parti del lavoro meno importanti.
Tutte cose che non si imparano in mezza giornata e che spiego nelle centinaia di contenuti che ci sono in questo sito.
Vendere fotografie nei microstock è il futuro
Da questa introduzione capirete facilmente che il microstock vincerà la battaglia nel business del vendere fotografie. Sia perché può contare su una distribuzione molto più:
- veloce,
- capillare,
- economica,
- ricca di contenuti
delle agenzie tradizionali, sia perché il microstock non è fondato sull’inefficienza della selezione delle professionalità fatta alle feste e nei salotti (o anche in altri modi, come certe inchieste dimostrano), ma solo sulla capacità dei contenuti che si caricano, e di conseguenza di fotografi e videomaker che li hanno creati, di generare guadagni.
Perché le agenzie fotografiche offline muoiono
Le agenzie tradizionali faranno la fine dei negozianti nell’epoca di Amazon. Come questi, si laveranno la coscienza dicendo che è stata la crudele tecnologia a far perdere loro il lavoro. In realtà si stanno facendo del male da soli, come spiego ampiamente nel mio libro (guarda di cosa si tratta).
A riprova di quello che dico, prima di scrivere questa pagina ho fatto una ricerca per capire lo stato di salute delle agenzie fotografiche che hanno una storia che è iniziata prima della diffusione di massa del web.
A parte scoprire con un certo dispiacere che molti marchi altisonanti (almeno per chi ama la fotografia) sono defunti da un pezzo, quello che mi ha colpito è vedere la qualità dei siti internet di alcuni di quelli che rimangono.
Piove: colpa di Amazon!
Sono capitato in una homepage che aveva la grafica dei tempi di Windows Millennium. C’era un mosaico di foto, ovvero il prodotto che tiene in piedi il business dell’agenzia, dove ogni singolo scatto era distorto, come in un tunnel di specchi al Luna Park. Evidentemente perché il rapporto di forma originale, che nella fotografia di solito è 3/2, era stato mal-adattato al template del sito che hanno utilizzato, cosa che può succedere solo se l’obiettivo è assumere come webmaster il figlio dell’amico dell’amico (da quelle parti, evidentemente, non cambiano mai).
Contenti loro…
Per questo voglio essere, più che cattivo, realista:
la fine lenta e dolorosa verso cui stanno andando le agenzie fotografiche tradizionali se la meritano tutta.
Non mi riferisco a quello che hanno fatto all’apice del loro successo, ma al modo, fermo a vent’anni fa, che hanno di interpretare la loro professione.
In un mondo che cambia ogni giorno fare così non lascia speranze di vita. La chiamano Legge di Darwin.
Perché i fotografi devono passare dalle agenzie
La disintermediazione è un po’ l’utopia del web. Riuscire a vendere i propri contenuti da soli è assolutamente possibile già oggi, anche se si devono vendere fotografie.
C’è un plug in di WordPress che si chiama Symbiostock, che permette a tutti di fondare il proprio microstock e vendere direttamente ai clienti. Questo plug in è gratuito.
Se foste competenti in materia, vi chiedereste allora:
Come mai se un software a costo zero permette di fondare il proprio microstock, allora Adobe ha pagato Fotolia 800 milioni di dollari?
Semplicemente perché potete anche fondare gratis la vostra agenzia nel sottoscala di casa vostra, ma, anche se quel sito è ad URL di distanza dai miliardi di navigatori che vanno su internet ogni giorno, nella pratica nessuno lo vedrà mai.
E se decidete di acquistare traffico a pagamento, comprando le parole chiave su Google dovete pagare a quest’ultimo almeno 10 euro a clic per ogni query correlata alle parole inerenti alla vendita di foto. Sia che chi arriva nel vostro sito compri le foto, sia, come è molto più probabile, che esca dopo 3 secondi e vada a cercare immagini altrove (con tutto il rispetto, su Shutterstock ci sono 170 milioni di stock images pubblicate e, al confronto, la vostra collezione non credo possa avere degli argomenti di vendita).
E poi chiedetevi perché la seconda Società più capitalizzata al mondo è Google (la prima è Apple, la seconda è Microsoft e la quarta è Amazon. Alla faccia di chi ancora non crede nel web).
Un fotografo che ha lavorato con entrambi i tipi di agenzie

Avendo praticato solo il microstock, per parlare dell’argomento in questione ho chiesto aiuto a un amico fotografo che ha esperienza anche con la vendita di fotografie tramite altri canali. Al di là della mia avversione per i mondi fondati sulle raccomandazioni che (è un parere personale) sono magnificamente rappresentati da tutti i settori dello spettacolo che ci sono in Italia, volevo nel concreto capire se le agenzie fotografiche tradizionali hanno ancora senso in un mondo dove il business gira tutto intorno al web.
Lui si chiama Federico Meneghetti e, solo dopo anni di onorata professione è arrivato al microstock (anche per colpa mia, visto che ha comprato il mio corso).
Caro Federico, come è vendere fotografie nei microstock rispetto a farlo nei canali più tradizionali?
Nel mio piccolo posso fare un paragone con le vendite delle agenzie fotografiche perché da molti anni collaboro con diverse di queste:
- Daylight,
- Contrasto (guarda il sito),
- Grazia Neri (leggi la sua storia),
- Laura Ronchi,
- Granata,
- Sintesi (guarda il sito)
e altre.
Purtroppo alcune nel frattempo hanno chiuso bottega. Al di là di come si evolve il mercato, ritengo giusto che le eccellenze sopravvivano. Altrimenti sarebbe proprio la morte della professione (vedi Magnum, rappresentata in Italia da Contrasto). Tutti i fotografi ricordano il duro colpo al settore quando ha chiuso i battenti Grazia Neri, che in Italia era un riferimento.
Solo da poco ho iniziato anche con i microstock. Stock images su:
- Fotolia/Adobe Stock (guarda il sito),
- Shutterstock (guarda il sito)
e stock footage (ho seguito i consigli del tuo corso) su:
- Pond5 (leggi la guida),
- la stessa Shutterstock (leggi la guida),
- Videoblocks/Storyblocks (leggi la guida).
Quindi sono ancora piccolo nel settore.
Il calo delle vendite nelle agenzie tradizionali
Posso dirti però che pur avendo poche stock images e poco stock footage nei microstock (molte meno di quelle che ho sulle agenzie classiche, dove ho migliaia di contenuti) sto verificando un graduale e sistematico calo nelle vendite nelle agenzie classiche, sia nel numero di foto vendute che nelle tariffe della singola foto.
Quest’ultime rimangono più alte di quelle dei microstock, ma stanno calando vertiginosamente, avvicinandosi sempre più a quelle di Shuttersock e Adobe Stock!
Le agenzie classiche siano destinate a morire, se non per temi e settori molto specifici come sport, attualità e gastronomia!
Il microstock in crescita
Per contro invece nei microstock, pur essendo i prezzi ridicoli, vedo un continuo aumento di:
- vendite;
- guadagni (per merito dalla quantità).
Quindi sto puntando sempre più a caricare lì i miei lavori.
Facendo un confronto fra:
- stock footage,
- stock images
non so ancora bene come pensarla a livello di resa economica.
Shutterstock
Ti faccio un esempio specifico che riguarda Shutterstock, visto che vende bene sia foto che video. Lì dentro ho solo:
- 100 video;
- 300 foto.
Ho incassato un totale di 170 dollari:
- 62 dollari con lo stock footage (4 vendite),
- 108 dollari con le stock images (oltre 300 vendite).
Il dato di fatto è che io ottengo di più con le foto. Anche se andando a vedere nel dettaglio le singole vendite, vedo che quest’ultime vengono pagate anche solo 0,25 dollari l’una. Per fortuna i video hanno prezzi più ragionevoli.
Quindi sono propenso a confermare il tuo pensiero che il video rende di più, ma ci sono degli elementi che mi fanno pensare che la cosa non sia così netta.
Per esempio nella mia collezione c’è una foto (fra l’altro tecnicamente anche non perfetta) che nell’arco di circa 1 anno ho venduto per ben 119 volte per un totale di 41,22 dollari. Se ne avessi molte così certamente farei una bella concorrenza ai video.
Parlando del solo footage, sottolineo che Shutterstock, come per le foto, mi dà maggiori soddisfazioni delle altre agenzie. Su Pond5 infatti ho venduto un solo video, mentre su Videoblocks/Storyblocks ancora nulla.
Il futuro di chi vuole vendere fotografie
Anche i microstock sono solo degli intermediari (tanto quanto le vecchie agenzie).
L’unica differenza è che ora l’ingresso degli autori non è esclusiva dei professionisti (e permettimi di aggiungere “misurati e capaci”), ma aperto a tutti. E con prezzi di vendita più bassi, rendendo appetibile l’acquisto a chiunque.
Da che mondo è mondo sono sempre gli intermediari quelli che fanno i soldi, non certamente chi fa un mestiere con passione. E non dimentichiamo che le agenzie microstock trattengono il 70-80% del prezzo a cui vendono le fotografie, mentre le agenzie vecchio stampo trattenevano dal 30 al 40% (anche se negli ultimi anni si sono avvicinate portando il loro compenso al 50-60%!).
Penso che la vera rivoluzione avverrà quando l’autore riuscirà davvero ad avere un rapporto diretto col cliente, senza intermediari (questa sarebbe la vera globalizzazione).
Sono convinto che il futuro sia questo. Probabilmente utilizzando dei sistemi di gestione e vetrina che per il servizio potranno trattenere una piccola e giusta commissione, nell’ordine del 10-15%. Allora sì che l’autore sarà veramente libero.