Nel settembre 2013 finii allo zoo di Vienna mentre mi trovavo lì per girare stock footage della città.
L’antefatto era che da un po’ di tempo avevo in progetto di produrre un format sulle Capitali europee perché, un po’ ingenuamente, pensavo che le televisioni non fossero un ambiente governato da logiche clienteliste, come capii invece qualche mese dopo quando iniziai a peregrinare per le Redazioni cercando di vendere il programma.
Da persona abituata a faticare per portare a casa il risultato e che pensava che anche il mondo circostante fosse così, contavo sulla possibilità che la mia esperienza di viaggiatore low cost unita a quella di filmaker potevano aprirmi le porte del piccolo schermo.
Avevo stabilito che la fase produttiva si doveva svolgere in due tempi:
- la ripresa della città, con una tecnica pienamente sovrapponibile a quella della creazione di stock footage
- il racconto di viaggio dei protagonisti.
Al tempo, un po’ “hungry and foolish” alla Steve Jobs, e un po’ superbo, sfruttai l’ultima settimana prima che le foglie ingiallissero per pianificare in fretta e furia le riprese nella Capitale austriaca, senza troppo preoccuparmi delle previsioni del tempo avverse. L’idea era che nella peggiore delle ipotesi quei giorni di lavoro me li avrebbe ripagati la vendita di contenuti su:
come puntualmente avvenne.
I miei incassi riprendendo Vienna
Qui sotto c’è quanto ho portato a casa da Pond5 (l’incasso effettivo è la metà di quello riportato):

Qui da Videoblocks (l’importo indicato, 43,39 dollari a vendita, è il mio incasso effettivo):

Poi ci sarebbe anche Shutterstock, ma perdonatemi se non riporto i guadagni, visto che è un po’ più complicato rintracciarli in quell’agenzia.
Per quanto riguarda il format, il finale fu che ebbi la forza di portarlo avanti fino a raggiungere i 30 episodi da 12 minuti, senza che però nessuna televisione lo comprasse. Se vi interessa potete vedere una puntata qui sotto e il resto della serie su uno dei miei Canali Youtube:
Consigli per guadagnare riprendendo una Capitale Europea
Se volete riprendere una grande città, prenotate il volo un paio di giorni prima, anche se costa molto di più, perché così siete sicuri di girare con il sole. Creare microstock con il cielo grigio, in tempi di pesante concorrenza come quelli che viviamo adesso, significa buttare:
- il proprio tempo
- i propri soldi
- il piacere di vivere il viaggio in piena libertà
perché le vendite saranno molto vicine allo zero e a quel punto tanto vale fare i turisti.
La pioggia e lo zoo
Al secondo giorno bagnato di Vienna puntai su Schönbrunn che, oltre ad essere l’ex palazzo reale e uno dei simboli della città, è la sede di un celebre zoo. Ovviamente nessun posto è bello da riprendere con la pioggia, ma il grigiore di un tempo incerto su un animale dà, dal punto di vista estetico, un effetto meno sgradevole di quello che dà su un palazzo o su un monumento.
Sottolineo: come accade in quasi tutti i bioparchi dell’Europa occidentale, gli animali in quel posto vengono trattati con il giusto rispetto, perlomeno il fatto che i simboli di tante associazioni ambientaliste trovino dimora al suo interno mi fa pensare che sia così.
Venendo a discorsi più tecnici e che interessano chi si occupa di microstock, faccio una premessa che risponde alla domanda più importante:
con lo stock footage di zoo e acquari mi sono sempre ripagato il biglietto di ingresso, e in alcuni casi, compreso quello di cui sto parlando, ho ricevuto anche una remunerazione adeguata alle ore impiegate.
Chiedete al bigliettaio l’autorizzazione a riprendere
Prima di entrate in uno zoo, ma il discorso è lo stesso per qualsiasi luogo a cui si accede pagando, vi consiglio di chiedere se sono consentite le riprese con il cavalletto. Per chi non ha mai avuto il grande piacere di andarci, sottolineo che l’Austria garantisce assoluta libertà a tutti, anche perché il senso civico di chi la abita è nettamente migliore di quello delle persone che vivono nel nostro Paese, quindi a precisa domanda dall’altra parte ho trovato una Signora che mi ha guardato con una faccia che sembrava voler rispondere:
E per quale strano motivo dovrei dirti di no?
Questi sono i miei guadagni su Pond5 (l’importo riportato è la metà):

Questi su Videoblocks (43,39 dollari incassati):

Questi su Shutterstock (l’importo riportato è il mio incasso, ma mancano alcune vendite difficilmente rintracciabili:


Sono circa 250 dollari in tutto per 5 ore di lavoro tra:
- riprese
- montaggio
- keywording
Se ne è valsa la pena o meno lo potete valutare solo voi. Io, c’è da dire, allo zoo mi diverto sempre, quindi si tratta di una fatica parzialmente mitigata dal piacere della visita del luogo.
Quale soggetto dello zoo vende?
Da notare che entrambe le Agenzie, su 30 clip caricate, hanno venduto lo stock footage:
- dell’orso (su Shutterstock non l’ho trovato ma sono sicuro che c’è tra le vendite)
- dell’asino
Visti i numeri, è oggettivo pensare che ciò non sia il frutto di un caso.
Se ci pensate: l’orso è ritratto in una situazione in cui non si vede che la ripresa è stata effettuata in cattività. In più, essendo un’inquadratura molto ravvicinata, in natura è molto difficile riprodurre le stesse condizioni. A tal proposito, nella descrizione della clip nelle agenzie, in casi analoghi vi consiglio fortemente di omettere la parola zoo.
Per quanto riguarda l’asino invece, la chiave di vendita è che si tratta di un soggetto fortemente simbolico ripreso, pur con i limiti di un’inquadratura che lo ritrae di spalle, mentre raglia.
Fatte queste considerazioni, se volete passare un weekend alternativo tra gli animali, dovreste avere qualche elemento in più per essere chirurgici nelle vostre riprese. Considerate comunque che:
- giraffe
- scimmie
- bisonti
- pinguini
e tanti altri non hanno prodotto un solo euro, probabilmente non per lo scarso appeal dell’animale in sé, ma perché non si sono verificate le condizioni giuste. In parte per un mio errore, visto che al tempo ero privo di esperienza in materia, in parte perché non si può aspettare un’ora di fronte ad un recinto sperando che il leone ruggisca.

L’acquario di Valencia
Nel 2008, all’alba della mia attività di produttore di stock footage, andai in viaggio di piacere a Valencia. Città magnifica da visitare, ma che dal punto di vista del microstock non vale tantissimo: giusto un paio di inquadrature alla piazza principale e alla Cittadella delle Arti e delle Scienze (che è quella che vedete sopra e che è protetta da copyright che ne impedisce la vendita con licenza commerciale).
Una delle tappe obbligate, se ci andate, è la visita all’acquario, che è uno dei più grandi e curati che vi capiterà mai di vedere, e come tale ha un costo del biglietto non indifferente (una quarantina di euro). Come ho detto, si trattava di una vacanza, e giravo video in real time con una Panasonic mini-DV:
- in definizione standard
- 4/3
ovvero riprese invendibili al giorno d’oggi. Giusto per curiosità, scrivendo l’articolo, sono andato su istockphoto a vedermi l’incasso della singola clip più redditizia effettuata lì:

- 88,65$
che rappresentano sicuramente un bell’affare per chi al tempo considerava lo stock footage solo come un’attività (molto) secondaria rispetto al viaggio.
La concorrenza
Fiutato il business, con l’acquisto della Canon Eos 550d nel 2010, mi recai in un altro acquario fiondandomi sulle meduse, ma senza nemmeno avvicinare l’exploit di vendite avuto in terra di Spagna. Tutto questo per il solito motivo:
la gente si era accorta di quanto facile fosse fare soldi riprendendo acquari e zoo e si era buttata a testa bassa sulla stessa ripresa.
La conclusione è che con gli acquari si guadagna molto meno che con gli zoo, vista la poca varietà di soggetti e la saturazione di contenuti nelle Agenzie. Magari se il vostro obiettivo è ripagarvi il ticket di ingresso allora le speranze ce le avete, sempre se producete anche footage e non solo foto (mettendo in vendita le clip a 39$ su Pond5, con il 50% che vi spetta come produttori, basterebbe una singola vendita per riuscirci, Genova a parte).
Riprendere gli animali in natura
Un ultimo paragrafo lo dedico alla ripresa degli animali nel loro habitat.
Ricordate la pagina che ho scritto sui paesaggi?
Le logiche sono simili: è il sogno di tutti passare un giorno in mezzo alla natura e ripagare il proprio tempo con una ripresa che magari si sarebbe fatta anche senza lo stimolo della vendita. In realtà nel mondo del microstock di questi anni non è più possibile, perché per ottenere un video di:
- una marmotta a tutto schermo
- un martin pescatore che agguanta un pesce a pelo d’acqua
ci vogliono giorni di appostamenti e i soggetti indicati, come tutti gli altri presenti nella fauna italiana, non pagano. Piuttosto, visto che sopra ho parlato di asini redditizi, è meglio piazzarsi fuori da una stalla o da un maneggio, dove se non altro ci sono meno sorprese. In altre parole: il microstock non è arte, è business.
Daniele Carrer

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