Qualche settimana fa mi contatta lo IED di Milano, perché nel loro Open Day, ovvero il giorno in cui mostrano ai potenziali nuovi studenti in cosa consistono i loro corsi, vogliono organizzare una tavola rotonda sul tema:
Lavori del futuro
Voi che siete miei fedeli ascoltatori sapete che io non amo frequentare tali eventi, perché:
- Tra una puntata del podcast che è ascoltata da tante persone e rimane online fino alla fine del mondo;
- Una tavola rotonda dove ci sono, credevo, poche decine di spettatori e si conclude nel momento in cui il moderatore saluta e ringrazia, penso che in epoca moderna sia evidente quale dei due modi di comunicare sia più conveniente, però visto che si tratta dello IED accetto.
Perché è una scuola che rispetto, a differenza della gran parte delle sue concorrenti che sono delle immense fabbriche di disoccupazione che sfruttano i sogni dei giovani giocando con la sciagurata frase di Steve Jobs:
Ognuno ha il diritto di fare il lavoro che gli piace.
Spero che un giorno qualche sognatore mi sappia spiegare in quel mondo ideale chi pulisce i bagni degli autogrill o chi va a prendere le ordinazioni da McDonald’s, che non mi sembrano esattamente professioni che la gente sogna.
Accetto per 2 motivi:
- In tema di personal branding, che tra l’altro è uno degli argomenti che dovrebbe entrare nella tavola rotonda, è vedere accostato il mio nome a quello dello IED, della serie il Carrer è uno che ne sa perché lo IED lo invita;
- Il secondo è che chiedo e ottengo l’autorizzazione a riprendere l’evento, con 2 vantaggi:Moltiplicare il numero di persone che lo vedrà e, visto che il cameraman è pagato da me e il montaggio lo faccio io, dare un taglio a me favorevole a quello che succederà.
Prima che vi chiediate quando parlerò di microstock, premetto che questo è un episodio anomalo.
Un grande un dietro le quinte del mondo della comunicazione moderna.
Con cui cercherò di insegnarvi più cose di quelle che potete imparare in uno stage non retribuito in un’Agenzia creativa, dove sulla carta vi devono rendere dei professionisti con maggiore esperienza e nella realtà vi mettono a fare fotocopie.
Quindi, voi fotografi e videomaker, anche se non ve ne state accorgendo, siete di fronte alla puntata più utile della storia di questo podcast, perché visto che appartenete alla categoria di quelli che hanno capito che il mondo sta cambiando, che non è un mantra, ma è la consapevolezza che il fulcro del business del futuro sarà la comunicazione con:
- Video;
- Fotografia;
- Parole (lo dico da podcaster).
Avete un bazooka in mano e siete i più titolati tra quelli che, sacrificandosi, potranno dare una svolta alla loro vita.
Il microstock ed i suoi meccanismi vincenti
Il microstock è un ottimo modo per entrare nel mondo del digitale ma, partendo da quello, vi si aprono mille scenari e, anziché perdere il vostro preziosissimo tempo a correre dietro a:
- Clienti che non pagano;
- Clienti che a 50 euro vogliono farvi rifare il video che hanno in visto in televisione.
Mi auguro ascoltiate quello che ho da dirvi oggi, perché se fino a 2 anni fa io ero solo un buon autore di stock footage e stock images, negli ultimi 2 anni, partendo dal solo investimento di un computer e di una connessione internet, ho migliorato la mia vita grazie al digitale.
Come ne ho avuto prova due di settimane fa quando me ne stavo al mare e nelle pause accendevo lo smartphone e vedevo le notifiche dei pagamenti di Paypal che certificavano che anche mentre ero in acqua stavo diventando un po’ più ricco e di conseguenza più libero, attraverso meccanismi come, ascoltate bene le parole perché in quella tavola rotonda sul futuro del lavoro non sono state nemmeno nominate:
- Scalabilità;
- Rendita passiva.
Ok, voi non siete Daniele Carrer:
- Forse non avete la mia capacità di comunicare;
- La mia capacità, se serve, di mettermi a lavorare a mezzanotte quando gli occhi si chiudono perché ti sei alzato alle 5 di mattina per finire una cosa.
Ma non lo siete come come io non sono:
- Gary Vaynerchuk;
- Jeff Walker;
- Tim Ferriss.
Ascoltateli questi nomi che ho appena citato e imparate da loro, perché sono partiti da zero e hanno creato un impero, e quindi con i fatti e non con le chiacchiere dimostrano che sono in grado di insegnarvi le cose.
Volete degli esempi Italiani per capire dove dovete puntare se volete cercarvi il lavoro del futuro?
Fate come Salvatore Aranzulla, che non vuol dire iniziare a creare dei tutorial online per guadagnare con l’indotto che provocano una quantità per chi comincia oggi inarrivabile di visite alle pagine, perché lui è stato talmente bravo che se andate contro di lui non lo potete battere, ma significa mettere in piedi un progetto che può partire dalla cameretta di casa vostra e un po’ alla volta si può espandere:
- Se siete bravi;
- Se avete voglia di imparare;
- Se vi sacrificate.
Ne guadagnerete senz’altro in libertà, che è un concetto ampio, che va molto oltre i soldi.
Se invece il vostro punto di arrivo è sentirvi bene perché nel vostro profilo Facebook potete scrivere:
- Digital strategist;
- Un web designer.
E in realtà siete dei disoccupati 3.0 che possono ambire al massimo ad un ufficio pieno di gente che si parla alle spalle, o se magari il vostro godimento maggiore è andare su change.org e aprire una petizione online per alzare lo stipendio degli stagisti, allora frequentate pure alle tavole rotonde come quella a cui sono stato invitato io.
Tavole rotonde che pretendono di spiegare ai giovani come fare a curare il propri personal brand e la comunicazione, e sono talmente titolate a farlo che hanno 8 relatori e 5 spettatori, di cui 2 smanettato tutto il tempo con lo smartphone.
In tema di organizzazione di eventi erano molto meglio le convention del Partito Liberale dove pagavano la gente per partecipare ed applaudire.
Lo IED rappresenta pur sempre una grande opportunità
Credo che lo IED formi degli ottimi professionisti nel campo del video.
Di questa affermazione mi prendo la responsabilità, perché da quell’ambiente professionale vengo e ho lavorato più volte con gente uscita da lì.
Credo anche che formi degli ottimi professionisti nel campo della fotografia, visto che conosco il coordinatore dei corsi, Roberto Tomesani, e su di lui metto la mano sul fuoco.
Questa è la doverosa premessa e ora mi concentro sulla comunicazione.
Un evento esiste solo se la gente sa che esiste.
Non è lo svolgersi dell’evento che ne certifica l’esistenza, ma la consapevolezza delle persone che questo c’è stato; quello che che si sapeva dell’evento di cui sto per parlarvi è che:
- Il 14 settembre 2017 alle 20.15 c’era una tavola rotonda allo IED sul tema JOB Future, ma nessuno sapeva chi avrebbe partecipato, a parte i relatori stessi perché informati da una mail interna.
Allora perché gli invitati vanno a quegli eventi?
Perché sono eventi autoreferenziali dove non si parla al pubblico, ma si parla agli altri partecipanti allo scopo di tessere una rete di pubbliche relazioni.
In altre parole, alla tavola rotonda, JOB FUTURE, sottolineo Future,si interviene per scambiarsi il biglietto da visita alla fine, come si faceva 20 anni fa e come si faceva 100 anni fa.
Questo è il punto di vista medio e a questo punto arrivo io, che invece mi siedo più o meno come capita di fare quando si va in treno, ovvero con la consapevolezza che una volta arrivato a destinazione quelle persone non le vedrò mai più, perché lavorare con loro oggi è come chiedere a Facebook di comprare Myspace.

Io fondo il mio business è completamente sul digitale, e se nel digitale fai le cose come si deve ad un certo punto della tua carriera, come dice Jeff Walker non lo dice uno sfigato come Daniele Carrer, non devi essere bravo a trovarti le opportunità ma devi essere bravo a rifiutarle, perché ti si aprono talmente tanti scenari che devi concentrarti solo sui pochi che ti convengono.
- Sto raddoppiando il mio fatturato ogni anno;
- Non ho 2 clienti ma centinaia;
- Il mio destino non dipende dall’umore con cui una persona che non sono io e non controllo si alza la mattina;
- Ho continue proposte di partership…
… e se il relatore di un evento al quale sono invitato mi considera una persona impertinente, o uno sfigato, non mi cambia la vita e quindi cambia anche il mio modo di rapportarmi con lui.
Questa è la premessa per la quale, se quello stesso relatore dice una stupidaggine durante il suo intervento, io mi sento nel dovere di interromperlo, visto che non solo lì per essergli simpatico, ma sono lì per parlare a dei 19enni che devono decidere cosa fare della loro vita.
Se tu dici a questi 19enni, da presunto esperto di lavori del futuro quale ti hanno qualificato, che nel 2017, non nel 2008, vuoi imparare a scrivere App da vendere sull’App store, quando qualsiasi persona che si intende un minimo di digitale sa che quello è diventato un business impossibile da diversi anni a questa parte, io ti interrompo, perché quel 19enne che ascolta in seguito ad un’affermazione del genere può prendere una decisione sbagliata che gli costerà parecchio.
Qualcuno degli altri relatori, molti dei quali non erano degli sprovveduti, è intervenuto quando ha sentito una stupidaggine del genere?
No, l’ho fatto solo io, perché la mia etica si era preoccupata del 19enne che ascoltava, l’etica degli altri evidentemente era più interessata a non urtare il rapporto con una persona che poteva tornare utile un domani.
Voi ora direte, ti ammiriamo, ma sei sempre Davide contro Golia.
No cari amici, ed è qui che vi sbagliate, e qui vi spiego anche come il digitale sta cambiando il mondo.
Io ero uno contro 7 in quella sala con 5 spettatori, ma con me c’era una signorina che si chiama reflex, in un mondo che non è più come 20 anni fa quando il VHS l’avrei potuto far vedere solo ai miei familiari, perché esiste una cosa, non so se ne avete mai sentito parlare, che si chiama Youtube.
Quindi io piccolino, grazie alla mia amica reflex e al mio amico Youtube, divento molto più grosso di loro, perché il digitale cambia tutti gli equilibri, quando smette di essere un modo per riempirsi la bocca di termini che non si capiscono detti da gente che si finge esperta ma la cui massima espressione digitale:
- E’ mettere mi piace ad un video di gattini;
- Scrivere un articolo su un blog che leggono in 4, usando un linguaggio identico a quello che avrebbero usato 40 anni fa per proporre una articolo a “Oggi”.
Quindi, tu 19enne che ascolti, se mai ti inviteranno ad un evento del genere non andarci per scambiare i biglietti da visita, ma vacci per riprendere il video e per montarlo in un modo che dia più forza al tuo personal brand e che ti aiuti a convincere tutte le persone che entrano in contatto con la tua comunicazione fatta di post, video e podcast che hanno un motivo in più per comprare i tuoi prodotti.
Prima ho anticipato gli scenari dicendo 5 spettatori, però attenzione, quello è almeno un mezz’ora
dopo che la tavola rotonda è iniziata, perché alle tavole rotonde organizzate da chi insegna ad organizzare eventi non è come ai concerti degli U2 che la gente arriva 8 ore prima.
A questo punto del racconto sono le 20.15, ora del presunto inizio, e di spettatore vero ce n’è uno solo.
Comincia la tavola rotonda.
Non mi dilungo sui contenuti espressi, perché sarebbe un po’ come se in chiesa trasmettessero un concerto di Marlyn Manson.
Delle cose giuste le ho sentite, ma quello che mi ha dato fastidio è la mancanza di interazione, perché lo schema narrativo utilizzato, lo ricordo in una tavola rotonda intitolata JOB FUTURE, non sono i podcast di, segnatevi questo nome, Tim Ferriss ma, e in tema di JOB FUTURE questo dice tutto, le tribune politiche degli anni 70.
Si respira un clima:
- Da Belpietro che intervista Berlusconi;
- Da L’Unità che commenta un comizio di Renzi.
Interventi lunghi, pieni di frasi fatte tipo “inseguite i vostri sogni”, preamboli dove le persone prima di dire qualcosa di concreto devono sgocciolare mezzo curriculum per fingersi più grosse di quello che sono, ovvero cose che farebbero addormentare uno schizofrenico che si è appena bevuto una damigiana di caffè.
Allora ad un certo punto io, consapevole che i biglietti da visita non mi interessano, e che dormo poco la notte e che quindi sto per scivolare dal sonno perché mi sembra di trovarmi in una situazione onirica, in uno di quei sogni in cui affiorano ricordi lontani nel tempo:
- TeleMike;
- La Nazionale di Azeglio Vicini;
- I piccoli negozi di generi alimentari e inizio un po’ a combattere.
Del tipo: dici una cosa e anche se il tuo discorso non è concluso perché prima devi raccontare al 19enne interessato a decidere del suo futuro quali sono i sogni della tua vita, devi raccontarmi che sei una persona di successo e devi metterci in mezzo la campagna del Buondì Motta per farmi vedere che sei sul pezzo, io ti interrompo e ti faccio una domanda perché ho capito che non sai quello che dici e voglio che chi ascolta si accorga che forse non sai quello che dici e quindi non deve ascoltarti.
Secondo voi nell’epoca del digitale, degli algoritmi, della competizione, del mondo globalizzato, quanto dura il lavoro di una persona che fa comunicazione da 30 anni e che oggi lavora solo grazie alla rete di pubbliche relazioni che si è creata a colpi di bigliettini da visita?
Ve lo dico io: dura il tempo che i contati della sua rubrica telefonica vadano in pensione o perdano il lavoro.
Io penso che spesso voi sentiate parlare quelli che hanno paura del futuro.
Bene, io invece non vedo l’ora che il tempo passi, perché so che mi divertirò un sacco.
Se andate su Linkedin troverete un sacco di 50enni provenienti dai settori fortemente innovati dalla tecnologia, come appunto:
- La comunicazione;
- La televisione che fanno i consulenti.
Sapete perché?
Perché sono tutte persone che hanno avuto un buon lavoro per 20 anni e poi improvvisamente si sono trovati sulla strada, licenziati:
- Dalla crisi;
- Dal taglio dei costi;
- Dall’abbassamento dei budget dei brand;
- E quindi sono diventati consulenti sulla carta, ma in realtà sono semplicemente dei disoccupati che nessuno assumerebbe più.
Voi 19enni volete fare quella fine?
Perché prima vi ho spiegato il vostro inizio di stagisti e lavoratori sottopagati, e ora vi spiego il vostro finale professionale, che però non arriverà quando avrete 50 anni, ovvero in un momento della vostra vita a cui non state pensando, ma arriverà probabilmente prima di quanto pensiate, magari proprio in continuità con il vostro periodo da Fantozzi del digitale.
Secondo voi gentili ascoltatori, argomenti concreti come questi, che forse delineano un settore più della filosofia dei geni della comunicazione da 5 spettatori in sala, hanno trovato spazio nella tavola rotonda?
Intendo storie come:
- Esci dall’Università con un foglio dove c’è scritto che sei un web designer;
- Fai lo stagista;
- Stipendio da McDonald’s;
- Ristrutturazione aziendale;
- Ricominci dallo stage.
Se ti arrabbi perché a 30 anni con 700 euro al mese non vai da nessuna parte, sei su una strada e nessuno ti vuole più, anche se su Facebook ti vanti di essere un qualcosa che ha a che fare con il digital strategist.
Ti garantisco, amico 19enne, che ad un certo punto della tua vita diventerà una cosa molto meno importante scrivere su Facebook che presunto lavoro stai facendo rispetto all’essere costretto a vivere in una casa condivisa con persone che non conosci nella periferia di Roma o di Milano, nell’eterna speranza che qualcuno veda il tuo curriculum europeo e, chissà per quale motivo, ti assuma a 5 mila euro al mese.
Dico non a caso curriculum europeo, perché proprio il curriculum europeo era oggetto del dibattito.
Il curriculum europeo a Daniele Carrer ricorda quegli uffici pubblici con i quali nostro malgrado siamo tutti prima o poi obbligati a relazionarci, e che a un certo punto del dialogo ti dicono:
Allora, ci mandi un fax.
Il curriculum europeo è come il fax.
Il curriculum europeo è come vedere la pubblicità di un operatore telefonico che anziché parlare di fibra o di 4g, ti propone il nuovo fax Olivetti a carta chimica.
Questa è la vostra concorrenza ragazzi: le persone che vogliono vedere il curriculum europeo.
Se oggi decidete di buttarvi nel mondo della comunicazione:
Credetemi, non c’è cosa migliore di non avere mai comunicato e non avere mai frequentato una scuola, Italiana, dove si insegna a comunicare.
Vi ho spiegato quello che non dovete fare, anzi ve l’hanno spiegato i guru della comunicazione con 5 persone in sala e ora, visto che non sono uno di quelli che si lamenta e basta vi dico concretamente cosa dovete fare per iniziare.
Primo concetto:
Non dovete avere un sogno, ma dovete avere un progetto.
Al centro del progetto c’è un sito, attorno a cui gira una comunicazione basata principalmente su dei video costanti, come fa Marco Montemagno o su un podcast, che in questo momento è il mezzo che vi dà il miglior rapporto tra sforzo produttivo e benefici.
Se non riuscite a dire qualcosa di interessante tutti i giorni o almeno un paio di volte alla settimana per un anno che, so che è brutto da sopportare ma non potete farci nulla, è il lasso di tempo minimo che deve passare per vedere dei risultati economici, sapete che siete sulla cattiva strada.
Dovete alzarvi alle 6 di mattina e andare a dormire a mezzanotte chiudendovi in una stanza a pensare a come fare per risolvere quel problema, perché riuscire in questo mondo non è né facile né piacevole, quelle sono le fasi che arrivano dopo che avete svoltato, se mai ci riuscirete, perché il finale non è per nulla certo, si chiama rischio imprenditoriale: ne avete mai sentito parlare?
Sacrificio e disciplina sono due parole che fanno schifo, lo so, e anche per questo alle tavole rotonde con 5 persone in sala organizzate dagli esperti di organizzazione di eventi non vengono nominate, ma la dura realtà che vi spiega il Carrer purtroppo è la stessa che vi troverete di frontenella vita reale dove non tutti possono fare il lavoro che vorrebbero.
Sotto questo progetto di comunicazione, ricapitolo:
- Sito;
- Video;
- Podcast.
Se volete ritornare molto più velocemente dello sforzo che producete, ci deve essere un prodotto a pagamento:
- Un ebook;
- Un’opera del vostro ingegno;
- Un servizio;
- Una consulenza in un settore in cui dimostrate di essere competenti.
Vi faccio un esempio che nessuno vi dice e che vi fa capire molte cose:
Se avete un sito con 100 mila visualizzazioni al mese, cosa al giorno d’oggi impossibile per siti dietro cui non c’è una struttura produttiva complessa, e lo monetizzate con Google Adsense, fatturate 100 euro al mese con trend fortemente negativo.
Il mio sito stockfootage.it, è il secondo progetto digitale che lancio dopo il microstock, ha meno di 10 mila visualizzazioni al mese e fattura decine di volte quei 100 euro al mese, con trend fortemente positivo.
Se aprite un canale Youtube dove raccontate tutti i giorni:
- Cosa avete mangiato;
- Che avete litigato con la vostra amica del cuore;
- Che alla fine al mamma vi ha comprato una borsetta perché vi ha visto tristi.
Trovate magari una tribù di cerebrolesi che vi guarda, ma quei cerebrolesi, in quanto tali, non sono facilmente monetizzabili, quindi sono una perdita di tempo.
Se qualcuno ha fatto i soldi con quel metodo, ricordate che anche Leo Messi ha cominciato dal campetto da calcio, e non sapete quanti palloni ho bucato io negli anni 80 e oggi non faccio il calciatore.
Per vendere un prodotto la cosa migliore è costruirsi una lista di email.
- Imparate ad usare wordpress, che ci impiegate 3 giorni;
- Imparate a creare landing page;
- Imparate il copyrighting.
Mi fermo qui, perché non ho la pretesa di cambiarvi la vita in venti minuti di podcast, anche perché è impossibile farlo, ma vi consiglio di leggere, o ascoltare nei loro podcast gratuiti visto che l’asticella d’ingresso alla conoscenza in quest’epoca è bassissima, i grandi guru americani della comunicazione digitale, come Jeff Walker o come Gary Vynerchuck che, giusto per farvi capire di cosa parlo, è nato in Unione Sovietica negli anni 70, si è trasferito a New York da piccolo e ha cominciato la sua vita digitale una decina di anni fa, sapete come?
Registrando video giornalieri che parlavano dei liquori del negozio di suo padre.
E oggi fattura 100 milioni di dollari l’anno.
Chi meglio di lui può spiegarvi cosa fare?
Comunque ragazzi io adesso sarò anche piccolo e ad un commentatore un po’ superficiale posso sembrare semplicemente un uomo arrogante che mette in dubbio l’ordine precostituito ottimamente rappresentato in quella tavola rotonda di relatori che sembravano parlare durante un premio Nobel e in realtà si rivolgevano a 5 persone di cui 2 stavano smanettando sullo smartphone. Però,
Per finire questa storia, facciamo tutti insieme un esercizio di astrazione e per un attimo fingiamo di tornare a qualche anno fa al 2008 per esempio, quando esistono 2 aziende che fanno la stessa cosa: si occupano di film a noleggio.
Una si chiama Blockbuster, ha migliaia di punti vendita ed ha il mondo ai suoi piedi.
L’altra si chiama Netflix, è un progetto ambizioso e un po’ diverso da quello che è diventato oggi e se chiedi alla vecchietta se conosce qualcuno tra Blockbuster e Neflix, non ti dice di certo quest’ultimo.
Sapete tutti come è andata a finire.