Con la tecnologia odierna non è difficile creare un sito per vendere direttamente le vostre stock images e il vostro stock footage.

Potete, in relativamente poco tempo, imparare a usare WordPress e fare da soli o, senza spendere tantissimo, chiedere aiuto a un freelancer trovato su Fiverr o Upwork, a patto che riusciate a indirizzarlo nel modo giusto avendo un minimo di consapevolezza di come debbano essere strutturati i microstock: le pagine di vendita, il carrello, i prezzi, il contratto e via dicendo.

Parlo con cognizione di causa, perché ho due siti che fanno questo con la mia collezione di stock footage storico. Uno di questi, FootageForPro, vende più di quanto fanno per me i microstock.

Quello che non potete ancora fare è pensare di delegare tutto all’intelligenza artificiale, che già va benissimo per generare siti di vendita semplici, ma se i vostri prodotti sono le migliaia di foto e video che avete in archivio non è ancora pronta.

Il problema del tuo sito è il traffico

Facciamo finta quindi che abbiate pagato un freelance che, si spera su vostre competenti indicazioni, abbia creato il sito e l’abbia messo online. C’è ora una questione che non potete risolvere con la delega, perché succede quello che una persona poco esperta di internet non si aspetta: se non fate qualcosa, nessuno verrà nel vostro sito e tanto meno comprerà i vostri prodotti. Non è come aprire un negozio nella via principale della città, dove un po’ di gente entrerà comunque. Non c’è una sola ragione per cui qualcuno possa mai scrivere il nome del vostro dominio nella barra degli indirizzi, se non avete una strategia per indurlo a farlo.

Quindi, come dicevano in un noto film degli anni ‘90, il problema è il traffico.

Questo può arrivare sostanzialmente in due modi:

  1. a pagamento con la pubblicità
  2. in modo organico.
Grafico che spiega la provenienza del traffico internet distinguendo tra pubblicità e traffico organico

Acquisire clienti tramite pubblicità

Percorrere la prima strada, che è la più immediata, è quanto di più sbagliato potete fare, perché è esageratamente costoso visto che entrate in concorrenza con i microstock, i quali possono spendere tanto perché hanno centinaia di milioni di contenuti in vendita, e al cliente che arriva tramite la pubblicità hanno molte più possibilità di vendere altro, oltre alla prima foto che compra, rientrando così dell’investimento.

Faccio una premessa e un esempio concreto. Alphabet, vale a dire Google e YouTube, Meta, vale a dire Facebook e Instragram, e Amazon, quindi tre sole Aziende, hanno più della metà delle quote del mercato della pubblicità mondiale.

Amazon come sapete vende principalmente prodotti fisici e la pubblicità che raccoglie è legata a quello che si trova nel suo marketplace, quindi non c’entra con quello di cui stiamo parlando in questo video.

Lasciamo da parte anche Meta, perché mal si presta alla vendita di stock images e stock footage e facciamo quindi l’esempio di Google: decidete di portare traffico comprando le parole chiave sul motore di ricerca. Quindi, quando qualcuno scrive parole inerenti all’acquisto di stock images, pagate perché tra i risultati sponsorizzati ci sia un link al vostro sito. Andiamo ancora dipiù sul concreto. Se avete una collezione di stock images di New York, potete acquistare il posizionamento tra i link sponsorizzati della query stock images New York.

I click a pagamento hanno un costo che varia a seconda di chi quella ricerca la fa, perché Google sa tutto di noi:

  1. da dove ci colleghiamo
  2. la nostra fascia d’età
  3. le ricerche che abbiamo fatto
  4. quanto tempo siamo stati in quella pagina che parlava di quella cosa e via dicendo.

Un clic su una query del genere di un utente in linea con il target principale di Shutterstock che, come certifica il loro bilancio, nel 78% dei casi proviene da

  • Europa
  • Nord America

costa 20 euro. Anche se quel cliente che ha cliccato esce 30 secondi dopo senza comprare come, in un sito come quello che possiamo mettere in piedi io e voi, succede nel 99% dei casi.

La pubblicità su Google si acquista all’asta, in concorrenza quindi con i principali microstock, i quali possono spendere tanto perché, a differenza vostra, possono acquisire i clienti in perdita. Dall’analisi dei miliardi di dati che producono i loro siti, sanno infatti che molti non si limitano al primo acquisto, ma ne fanno altri nel corso del tempo, ammortizzando l’investimento pubblicitario iniziale.

In più hanno un algoritmo di ordinamento dei contenuti che è stato creato basandosi su talmente tanti dati che sa bene che immagine o che video mettere davanti agli occhi ai potenziali clienti che fanno una ricerca per fare in modo che le possibilità di acquisto aumentino.

In pratica, chi con un progetto personale vuole vendere i propri contenuti direttamente non ha nessuna possibilità di successo se vuole usare la pubblicità. È un po’ come se compraste una cerbottana e dichiaraste guerra all’esercito americano sperando di vincere.

Usare il traffico organico per trovare clienti

Descritto questo scenario, qualcuno di voi immagino si stia chiedendo come ho fatto io, con uno dei miei due siti, ad arrivare a guadagnare più di quanto mi pagano i microstock per gli stessi video.

La risposta breve è:

usando il traffico organico.

Vi spiego come.

Il traffico organico è quello che proviene dai risultati non sponsorizzati dei motori di ricerca, quindi in primo luogo:

  • Google
  • YouTube

per quanto quest’ultimo stia sempre più provando a diventare un social network.

Sapendo che la necessità di portare traffico è il primo presupposto che deve avere un progetto per sperare di avere successo, ancor prima di lanciare il sito ho messo in piedi un canale YouTube dove ho iniziato a pubblicare lo stesso stock footage storico che volevo vendere. Con molta fatica, negli anni questo è arrivato a:

Statistiche di un Canale YouTube sullo stock footage storico

circa 140 mila iscritti e centinaia di migliaia di visualizzazioni mensili, che si trasformano in un migliaio di visite al mio sito, nonché in qualche vendita completamente automatizzata da 597 euro.

Vi spiego nel dettaglio il meccanismo:

  1. Un qualsiasi utente YouTube fa una ricerca e gli viene proposto il mio video.
  2. Sperando che questo sia un ricercatore che sta procurando filmati a un documentario, in descrizione c’è un link che gli dice che, se vuole usare quel girato nella sua produzione, cliccando trova tutte le informazioni.
  3. Arriva nel mio sito dove c’è un player con lo stesso video e un tasto di acquisto tramite carta di credito o PayPal.
  4. Dopo aver pagato, parte in automatico lo scarico del file.

La cosa bella è che ci sono delle mattine in cui mi alzo e mi accorgo che mentre dormivo il sistema ha venduto per me e, per il meccanismo delle rendite passive, lo farebbe anche se smettessi di lavorare.

La cosa meno piacevole è che fare tutto ciò mi è costato molto più di quanta si possa immaginare in termini di fatica. In un mondo che porta le persone alla pigrizia e alla ricerca di fantomatiche formule magiche per guadagnare, questo significa che in pochi, alla prova dei fatti, non mollerebbero alla prima difficoltà.

Cosa fare e non fare se si vuole vendere contenuti senza le agenzie

Avendo io anche un secondo sito di vendita diretta che ha avuto meno successo, vi spiego ora cosa dovete fare e non fare per vendere.

Innanzitutto le possibilità di successo sono quasi zero se vendete stock images anziché stock footage. Questo perché del secondo c’è meno contenuto in giro e il prezzo di vendita è molto maggiore.

Detto questo, dovete vendere contenuti di nicchia, quindi dovete focalizzarvi su un tema preciso, che deve avere un mercato e non deve essere inflazionato.

Idee concrete di soggetti che funzionano

Se avete speso gli ultimi anni della vostra vita a girare il mondo per riprenderlo con un drone e oggi avete 100mila video di 1000 location, può essere una buona idea. Se, invece, avete solo 50 città che avete ripreso, magari anche bene, con il cavalletto, negli ultimi 10 anni durante i vostri viaggi, lasciate perdere.

Se, come ha fatto Yuri Arcurs con peopleimages.com, avete 300 mila video del genere lifestyle di livello professionale l’idea è buona. Se ne avete solo 1000 non lo è, perché i clienti, alla seconda ricerca in cui non trovano quello che cercano, vanno su Adobe Stock o Shutterstock. E non sarà l’eventuale prezzo aggressivo che avete in mente di mettere a convincerli, nell’epoca in cui i microstock vendono anche gli abbonamenti.

Se vi dilettate a riprendere il vostro gatto siamese, e visto che non fate altro tutto il giorno da quando è nato 10 anni fa, pensate di mettere in piedi un sito per vendere i 30mila video che gli avete fatto, cambiate idea, perché nel mondo non ci sono così tanti compratori di video di gatti siamesi.

Se siete una società di produzione che fa video di natura industriale e visto che è arrivato un giovane smanettone in Azienda volete metterlo alla prova dandogli in mano il vostro archivio degli ultimi 20 anni per generare migliaia di filmati a tema fabbrica, potrebbe essere interessante farlo. A patto che troviate un modo intelligente per differenziarvi dai principali microstock. Come ho fatto io che nel mio sito di successo dove vendo filmati storici da 30 secondi a 10 minuti, non entro i 40 secondi come fa Shutterstock.

Il concetto di nicchia, che spiego anche nel mio corso, essendo uno dei fondamenti del successo nel web, mi aspetto che lo conosciate già e non mi dilungo oltre.

La difficoltà di addestrare bene un algoritmo

Un motivo di insuccesso dell’altro mio sito, è la difficoltà di creare un algoritmo che soddisfi chi fa le ricerche. Questo perché con un sito personale potete puntare a mille visualizzazioni al mese e a 50 clienti l’anno, mentre l’algoritmo con cui Shutterstock e Adobe Stock ordinano i contenuti è più preciso perché studiato su numeri enormi di traffico, interazioni e clienti reali.

Nel sito dove riesco a vendere, la ricerca vera la fa l’algoritmo di YouTube, e i clienti arrivano da me già con l’idea di comprare quello specifico video. Al massimo, quando capita che ne comprano più di uno, succede che usano la mia barra di ricerca per trovare gli altri filmati storici partendo da parole chiave semplici, come il nome della città in cui vogliono che siano ambientati. Restituendo il mio sito al massimo una trentina di risultati per le location più presenti, come Parigi e New York, non è troppo faticoso per il cliente scegliere tra quello che gli propongo.

Gli strumenti usati per creare i miei microstock

Concludo con una panoramica sugli strumenti che ho usato, che sono gratuiti o poco costosi, quindi alla portata di chiunque voglia investire per portare avanti il suo progetto senza avere scuse per non farlo.

Per creare le pagine di entrambi i siti ho usato WordPress ed Elementor Pro. Per il sito di successo ho usato il tema consigliato da Elementor, ovvero Hello, mentre per l’altro ho usato Mayosis.

Per quanto riguarda il sistema per la gestione degli ordini, ho usato Snappycheckout su quello buono e WooCommerce su quello non ancora buono.

I file che vengono consegnati ai clienti sono salvati su Gdrive.

Il player dei video, attenzione a non sottovalutare questo aspetto, è esterno al sito, per non appesantirlo. Viene inserito nelle pagine tramite un codice di incorporamento. Una volta usavo Vimeo. Dopo che questo è diventato molto costoso ho optato per Bunny.

Come Hosting all’inizio usavo Siteground, e anche qui, da un po’ sono passato a Hostinger perché costava meno e, almeno per adesso, vi confermo che le prestazioni, per quello che devo fare io, sono le stesse.

Potremmo parlare per ore dell’argomento, ma non mi dilungo. Se volete approfondire altri aspetti credo che un modo per contattarmi riusciate a trovarlo.

Vendere direttamente è il sogno di tutti, perché a noi contributor non piace dare più della metà dei soldi che la gente paga per i nostri contenuti alle agenzie. Il problema che gli artisti del microstock non capiscono è che la gran parte del budget che spendono i vari Shutterstock e Adobe Stock se ne va in pubblicità e mantenimento del sito, quindi, credetemi, quella fetta della vendita che noi crediamo vada a loro, in realtà va quasi tutta a Meta e ad Alphabet.

C’è però un vero problema che è sensato provare a risolvere: se un cliente compra una vostra foto, nel momento in cui lo fa su una piattaforma esterna, quest’ultima, in futuro, farà di tutto per vendergliene un’altra. Purtroppo quell’altra non sarà la vostra ma quella di un qualsiasi contributor tra le centinaia di migliaia che vendono nel sito. Se l’avesse invece comprata direttamente da voi, questo non succederebbe e sarebbe molto più facile vendergli un altro vostro contenuto.

Vale la pena fare tutto quello che vi ho spiegato per evitarlo?

Secondo me nella media dei casi no, ma valutate voi se la vostra situazione è diversa.