Vendere foto online, da quando le agenzie hanno iniziato ad accettare contenuti creati con lo smartphone, è alla portata di tutti. Iscriversi alle agenzie è completamente gratuito e si può fare in cinque minuti utilizzando i tutorial presenti in queste mie guide:

Il problema è che se si fa di testa propria non si vende nulla e, se non si portano i soldi a casa, si finisce per mollare e per perdere l’occasione di impiegare più tempo a praticare la propria passione.

Centinaia di milioni di euro all’anno pagati ai fotografi (anche amatori)

Il mondo del microstock è in continua evoluzione e se si vuole guadagnare bisogna rimanere aggiornati.

Fino al 2015 per esempio io non spedivo nulla a Videoblocks, mentre oggi è diventata la mia terza Agenzia più redditizia. Per entrare nel mercato, fino al 15 agosto 2018, ha pagato ai produttori che mettevano in vendita i loro video il 100% di commissioni sul prezzo pagato dai loro clienti.

Così mi è capitato centinaia di volte di vendere il mio stock footage di 5/10 secondi in quell’agenzia, incassando ogni volta $43,38 dollari. Questo è successo perché all’inizio non mi sono accontentato di vendere foto online, ma ho capito che il vero business nei microstock si faceva con i video.

Schermata di vendita di video online su Videoblocks

Oggi, con il suo programma Enterprise, Videoblocks vende:

La licenza estesa è un contratto che consente di utilizzare i contenuti senza limiti di distribuzione.

Shutterstock nel 2017 ha avuto:

Significa una media di 477 dollari incassati per ogni fotografo e videomaker.

Io per fortuna sono tra quelli che hanno guadagnato di più, come testimonia questa schermata che mostra gli incassi che ho ottenuto da quando sono registrato:

Guadagni ottenuti come fotografo su Shutterstock

Rimanere informati per vendere foto online

I cambiamenti sono all’ordine del giorno nei microstock e riguardano:

Per esempio Pond5, un’agenzia che è nata con lo stock footage ma che dopo poco ha iniziato anche a vendere foto online, solo nel 2017, più di 10 anni dopo che è nata, ha lanciato il suo:

In pratica ha chiesto a tutti i suoi produttori  il permesso di redistribuire a delle Agenzie/Aziende partner i contenuti che pubblicano (mantenendo inalterata la divisione delle royalties, che nel caso di Pond5 garantisce il 50% al produttore).

Questo ha cambiato molte cose, perché tra i siti partner c’è anche Adobe Stock, nel quale quindi non conviene più caricare contenuti a tutti i contributor di Pond5, perché se si aderisce al Global Partner Program, questi vengono redistribuite in automatico sull’altra piattaforma. Se lo si sa perché si rimane costantemente informati su quello che succede nel mondo della vendita di foto e video online si risparmia quindi un sacco di tempo.

Oggi per aderire a quel programma e guadagnare di più bisogna selezionare un’opzione nelle PREFERENCES della propria area utente in quell’agenzia. Come si vede nella schermata qui sotto:

Sezione delle preferenze della propria area utente su Pond5

Oltre al fattore tecnico è importante conoscere anche i trend relativi ai soggetti più richiesti e alle nuove tecniche, come l’hyperlapse. In questo video qui sotto vi faccio vedere come ne ho girati alcuni a Milano:

La stessa Pond5 sempre nel 2017, dopo aver sempre riconosciuto ai produttori il 50% del prezzo di listino dei contenuti che vendeva, ha cambiato il sistema di assegnazione delle commissioni.

Oggi, quando i contenuti sono venduti con uno sconto, come succede per esempio a quei compratori che sottoscrivono una delle proposte della loro membership area, l’importo di tale sconto viene diviso con il produttore che vede quindi abbassarsi la sua parte di royalty.

Nel mio caso parliamo di un 20/30% di vendite pagate al 45% anziché al 50% del prezzo di vendita che ho fissato, visto che Pond5 è l’unica agenzia seria che permette al produttore di impostare il prezzo dei contenuti che carica, con il limite minimo di:

L’arrivo di Adobe Stock

Adobe Stock è arrivata nel mercato dopo che Adobe nel 2014 aveva acquisito Fotolia per 800 milioni di dollari. Gradualmente ha spostato la vendita di foto e di video in quel sito, iniziando a diventare il mittente dei pagamenti che ricevevo a partire dal 2016.

Non è stata una novità da poco perché Adobe è Canadese e Fotolia era Americana, quindi dal punto di vista fiscale cambia qualcosa. ma di questo è meglio parlarne con uncommercialista.

Da quel momento in poi alcuni equilibri hanno cominciato a cambiare nel mondo del microstock. Per esempio nel 2016 la stessa Adobe Stock ha siglato un’intesa con l’Agenzia Reuters per mettere a disposizione dei suoi clienti anche le immagini e il footage di quest’ultima.

Questo prelude a molte evoluzioni che ci saranno nei prossimi anni e che noi produttori possiamo volgere a nostro favore se ci sbrighiamo.

La cantante Maria Carey in un'immagine stock che testimonia che chiunque può vendere foto online

Magari entro 5 anni i giornali online compreranno immagini quella qui sopra dai siti di microstock, facendo fare ai vari Ansa ed Associated Press la fine delle case discografiche ai tempi di Napster.

Reuters. quindi, accordandosi con Adobe è stata sufficientemente lungimirante da capire prima dei suoi concorrenti che direzione prendere per mettere a reddito un archivio che ha più di 100 anni.

Tutto questo testimonia, se ce n’era ancora bisogno, che per vendere foto online oggi c’è bisogno di rimanere informati e fare le scelte giuste, che non sono mai dettate dall’intuito, specie quando si è principianti, ma devono essere guidate dall’esperienza di chi lavora nel settore da tanti anni e ha lo spirito giusto per condividere quello che sa.

Daniele Carrer

Daniele Carrer durante un tutorial su come vendere le proprie foto

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