Nel costruire una strategia per vendere foto e video online le ho provate tutte. Se oggi posso pretendere di insegnare agli altri come fare per guadagnare più soldi è per 2 motivi:
- ho guadagnato più di 100 mila dollari in carriera;
- le ho provate tutte, e so quindi le strategie che funzionano e quelle che sono una perdita di tempo.
Per quanto riguarda le mie stock images e il mio stock footage, questi sono i miei best seller su Shutterstock:

quanta gente che nei forum dà aria alla bocca può contare su numeri del genere?
Comunque, se non sapete cos’è un time lapse ho creato questo video che ve lo spiega:
Se poi volete vedere altri 4 video che vi insegnano a guadagnare vendendo foto e video online collegatevi a questa pagina.
Non spedite a tutte le agenzie, se volete vendere foto e guadagnare
Fino al 2013, oltre alle tre Agenzie a cui spedisco oggi:
- Shutterstock (leggi la mia guida);
- Pond5 (leggi la mia guida);
- Videoblocks (leggi la mia guida)
ho inviato i miei video (e saltuariamente le mie foto) anche a:
- Istockphoto;
- Fotolia (chiuso nel 2019);
- Clipcanvas;
- Clipdealer;
- 123RF ;
- Artbeats (chiuso nel 2017).
Fotolia aveva un sistema di selezione a dir poco comico. In quell’epoca optavo per scremare le clip esportate in base al sito a cui le spedivo:
- le mandavo tutte a Pond5, che aveva un tasso di accettazione vicinissimo al 100%
- Mandavo solo le migliori, selezionandone circa il 30%, alle altre Agenzie.
Fotolia operava con una sorta di algoritmo nello scegliere i file da inserire nella sua collezione:
- c’era un tasso fisso di bocciature.
Succedeva puntualmente che solo la metà di queste veniva accettata. Vi racconto la pratica con cognizione di causa perché, preso dai sospetti, un giorno spedii l’intero l’export, ricevendo una percentuale di rifiuto del tutto simile alle volte precedenti.
Da 600 dollari al mese a 3 mila.

Per la cronaca comunque, oggi spedisco lo stesso numero di clip alle tre Agenzie alle quali contribuisco, perché nel mio maniacale tentativo di ottimizzare i tempi, ho calcolato che quello è il metodo più produttivo, soprattutto dopo aver scoperto come trasferire descrizioni e keywords con i file .csv (insegno a farlo nel corso).
Sarà un “caso”, ma nel 2013 incassavo 600 dollari al mese, oggi ne incasso più di 3000.
Una persona si aspetta che Agenzie che fatturano decine di milioni di euro l’anno siano governate da logiche razionali. A dire il vero, è quasi sempre così nel relazionarsi con i clienti. Nel rapporto con i produttori, essendo la procedura di selezione parecchio costosa a causa del personale che bisogna assumere dopo averlo formato per settimane, spesso si scende a compromessi, scontentando qualcuno ma risparmiando sulle ore lavorate.
Mai farne una questione di principio
Alla fine abbandonai Fotolia
- per le scarse performance di vendita
- non per una ripicca per le bocciature ricevute.
Quando si provano a vendere foto e video online, non bisogna farne mai una questione di principio. Bisogna decidere solo in base al business.
La stessa Agenzia era stata boicottata da altri filmaker qualche anno prima, dopo l’introduzione degli abbonamenti. Questi erano arrivati a cancellare del tutti loro contenuti: anche a me non stava simpatica la loro politica commerciale, ma da lì ad intraprendere una sorta di battaglia per salvare il mondo buttando tutte le ore che avevo speso per compilare keywords e descrizioni, ne passava. Quindi la mia diffidenza si era limitata ad evitare di caricare nuovo materiale, senza togliere quello spedito in precedenza e che tutt’oggi mi genera qualche decina di euro di guadagni al mese.
Il valore del lavoro
Il principio generale che in altri casi seguo è questo che vi consiglio di imitare:
- se si impiegano 5 ore a “keywordare” dei contenuti su un sito
- si prevedono di guadagnare 50 euro
Significa che si sta valorizzando il proprio lavoro 10 euro l’ora. Non so voi, ma a quelle cifre io penso di togliere valore alla mia professionalità e alla mia vita, visto checonsidero il mio tempo molto più prezioso dei 10 euro l’ora che vengono fuori rapportando l’incasso alle ore lavorate.
Non si tratta di una giornata di riprese in città, che è di per sé piacevole quello che basta per andare oltre le sole logiche di guadagno. Sono:
- 5 ore davanti al computer
- digitando parole chiave sulla tastiera
Non credo esista nessuna persona sana di mente al mondo che possa considerarla un’esperienza che vale la pena di essere vissuta.
Istockphoto
Con Istockphoto mi successe invece una cosa leggermente diversa. “Business is business” si dice, ma essendo stati loro gli artefici della nascita del microstock, avevo comunque continuato ad inviare guardando anche al cuore e non solo al portafoglio.
Ad un certo punto però, con loro mi imputai su delle clip che mi avevano rifiutato, chiedendo spiegazioni e trovando dall’altra parte un selezionatore il cui livello tecnico era del tutto simile a quello che si trova quando si ha un problema al telefono e si chiama il 187:
Al modem non arriva il segnale.
Quanto è distante il modem dal computer?
Chiusi così i rapporti vista l’incompetenza messa in campo.
In caso di bocciature

In tanti mi scrivono per sapere cosa fare se foto o video vengono rifiutati per la selezione. Esistono diverse correnti di pensiero in materia. Una di quelle più comuni è riproporle, cosa che, non ci crederete, spesso funziona, per quanto alcune Agenzie abbiano un software in grado di riconoscere i file già rifiutati e di bocciarli in automatico.
Essendoci oramai degli strumenti che associano alle immagini dei metadata con incluse descrizioni e keywords, il lavoro di compilazione delle schede tecniche, grazie ad una recente apertura delle Agenzie in quella direzione, è diventato più leggero, quindi può avere effettivamente un senso muoversi in quel modo.
Come potete capire però mi muovo un po’ a tentoni in quest’ultima casistica, semplicemente perché non rappresenta la mia politica.
Io sono come il CEO di una multinazionale che a fine anno legge i bilanci e tira delle linee dove non vale più la pena insistere.
Vivo il mio vendere foto e video online come un’imprenditore. Se ricevo un rifiuto:
- per una valutazione artistica del contenuto
- non per una mancanza di conoscenza tecnica del selezionatore
me ne dimentico un secondo dopo ed inizio a pensare al prossimo video da produrre, perché fare così è l’unico modo per guadagnare.
Il tempo è denaro
Se optate per una strategia diversa, è matematico che vi capiterà di vendere foto o clip in un primo momento rifiutate, ma a quel punto la domanda da porsi è:
quanti soldi avete portato a casa e quanto ci avete messo in termini di lavoro per arrivare alla vendita?
Nel ragionarci, dovete considerare il tempo perso per:
- aprire il programma di FTP
- lanciare l’invio
- catalogarle
- adattare il .csv che già avete
- leggere la mail di selezione
- controllare le statistiche.
Tutte procedure che, nel caso dei singoli file possono essere commercialmente convenienti, ma che applicate anche a ciò che è stato ri-selezionato e poi è rimasto invenduto, secondo me influiranno negativamente sulla vostra produzione, sottraendo tempo prezioso ad altre pratiche che potrebbero essere ben più fruttuose.
La concorrenza che cresce
Nel mio podcast rispondo regolarmente alle domande di chi vuole vendere foto e video online, e cito le segnalazioni più interessanti che mi arrivano dagli altri produttori. Tempo fa me n’è arrivata una relativa al tasso di bocciatura che le agenzie applicano alle stock images e allo stock footage che ricevono. Questo è il messaggio, tradotto dall’inglese, che Pond5 ha mandato ad un produttore:
Grazie per i contenuti che hai inviato, ma stiamo diminuendo la quantità di clip di quel tipo, visto che ne abbiamo già molti simili nella nostra collezione.
Spiegava il rifiuto del 100% dei video spediti da un videomaker che, normalmente, aveva con loro un tasso di accettazione molto vicino alla perfezione.
Fermo restando che io sono generalmente dalla parte dei colleghi e lo sono ancor di più in questo caso, perché conosco la persona che me l’ha segnalato, la notizia più importante è che se Pond5, che è storicamente un’agenzia buonista nel valutare le stock images e lo stock footage che i produttori le mandano, inizia a comportarsi così, allora siamo giunti ad un momento di svolta nel microstock.
La svolta del 2006: l’aggiunta dello stock footage e dei contenuti editoriali
I punti di svolta nei business online sono fondamentali, perché chi li identifica e sa essere più veloce degli altri nell’interpretarli, può guadagnare un sacco di soldi.
Per i fotografi stock, ce ne fu per esempio uno nel 2006, quando molte Agenzie non si sono più limitate a vendere foto ma hanno iniziato a vendere anche video (stock footage). Chi in quel momento ha capito cosa stava succedendo ha decuplicato nel giro di un anno i suoi incassi, semplicemente aggiungendo un cavalletto e comprando una delle prime reflex digitali che registravano anche filmati in Full HD.

Più o meno nello stesso periodo le Agenzie hanno iniziato ad accettare i contenuti editoriali.
Quindi se qualcuno si trovava a New York e fotografava Times Square, quando tornava a casa non doveva più perdere le notti al computer per cancellare le pubblicità dalle insegne per poter vendere foto online. In quel contesto, che è durato qualche mese, c’è stata una forte richiesta di contenuti in un mercato dove quei contenuti non c’erano, e qualcuno ha saputo sfruttare a suo favore la situazione incassando un bel po’ di soldi.
Tutti possono vendere foto online
Oggi abbiamo interiorizzato tutti che vendere foto non è più come una volta. Da un po’ di anni è molto difficile prenotare una settimana a Londra sperando che, alla lunga, le immagini che si scattano lì e che poi si vendono nei microstock ripaghino il volo.
So che le immagini stock sono un’ottima scusa per girare il mondo e che una constatazione del genere fatta da uno come me può spezzare molti cuori. Ci sono però ancora degli spiragli per fare come in passato, ma solo se:
- si aggiunge alla reflex un cavalletto;
- si gira anche stock footage;
- si diventa i Leo Messi della redazione delle scalette di ripresa;
- ci si mette in una condizione fisica identica a quella di qualcuno che si prepara per fare la maratona, perché quando si è sul posto si deve correre e non c’è tempo per fare i turisti.
La cosa infastidisce e io lo so: se penso ai viaggi che ho fatto e ai momenti a fine serata quando avevo sonno e tanta voglia di starmene in hotel, per un attimo c’è sempre stato il rimpianto dei bei vecchi tempi, quando si caricava spazzatura e vendeva lo stesso perché i compratori crescevano molto più in fretta dei produttori.
Ma volete mettere quante cose mi sono rimaste di tutti i posti che ho visto per riuscire a creare professionalmente stock images e stock footage?
Non oso nemmeno immaginare quanto piccola sarebbe la mia vita se al posto di girare l’Europa con la reflex e il cavalletto me ne fossi stato a casa a buttare i miei anni migliori chattando su Whatsapp o passando l’inverno a confrontare le offerte per la mia unica settimana di vacanze estive.
Vendere foto e video online è sempre più difficile. Ma chi ha la forza di farlo meglio degli altri acquista il diritto di vivere una vita migliore.
Daniele Carrer

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