SEO significa ottimizzazione per i motori di ricerca, ed è quell’attività che i creatori di siti svolgono per arrivare più in alto possibile quando qualcuno cerca qualche parola chiave su Google, Bing o Yahoo.

L’algoritmo di Google

Quando dico motori di ricerca in Italia, posso anche usare un sinonimo, ovvero Google, perché detiene circa il 90% del mercato.

L’algoritmo che usa per ordinare le sue pagine è quasi completamente segreto, salvo qualche dichiarazione in ordine sparso dei suoi tecnici e amministratori. Essendo però il web basato sui motori di ricerca, e quindi almeno in Occidente quasi esclusivamente su Google, da quell’algoritmo dipende un business che vale centinaia di miliardi di dollari l’anno.

Vi faccio un esempio. Query:

Secondo SEOzoom che è lo strumento che io uso per la SEO, ogni mese:

Screenshot di SEO zoom sulla query Case in Affitto

49.500 persone scrivono su Google:

Posizionarsi al primo posto nella SERP (pagina di ordinamento) di Google secondo calcoli effettuati da Società riconosciute che studiano la SEO significa avere una media del 59% di clic. Vale a dire: in questo caso più di 29 mila persone al mese che arrivano nella nostra pagina grazie al primo posto occupato da questa su Google. Il valore commerciale di un singolo clic di chi cerca case in affitto è 0,24 €. Vale a dire circa 7000 euro al mese (o molto di più se li si sa monetizzare meglio).

Questo solo per una pagina e per la ricerca case in affitto. Se la ricerca fosse invece case affitto i risultati non rientrano in quei 49.500, ma la classifica di Google sarà probabilmente molto simile. Quindi altri soldi potenziali che arrivano dalla stessa pagina.

Perché tanti si occupano di SEO

Essere in una buona posizione su Google, anche solo in un mercato di medie dimensioni come quello Italiano, su parole chiave che valgono commercialmente, può fare la differenza tra guadagnare migliaia e guadagnare milioni di euro l’anno.

Di conseguenza, dall’altra parte ci sono migliaia di persone pagate per capire i parametri di quell’algoritmo attraverso delle procedure di ingegneria inversa.

Quindi:

  1. scrivo una parola su Google
  2. analizzando la classifica che esce, posso capire a grandi linee quali sono gli elementi che determinano il posizionamento (link in entrata, lunghezza e qualità del contenuto, prestigio del sito e così via).

La SEO nel microstock

Il mercato del microstock, ovvero della vendita di foto e video online, vale “solo” centinaia di milioni di euro l’anno. Di conseguenza le analisi che vengono fatte per comprendere gli algoritmi di ordinamento delle agenzie sono minori, perché:

  1. sono analisi molto costose
  2. il business che c’è dietro allo scoprire i parametri che determinano la posizione delle clip e delle foto nelle pagine che le agenzie mostrano ai clienti vale meno.

In più, non c’è solo un algoritmo da “smascherare” come accade con Google. Ce ne sono diversi, visto che il mercato è più frammentato perché esistono tante agenzie, ognuna delle quali ha un algoritmo proprietario.

La mia esperienza con la SEO

Fatta questa lunga e noiosa premessa, dopo:

ho capito che ci sono degli elementi di privilegio nel determinare l’ordinamento di:

quando un compratore le cerca su siti come:

  1. Shutterstock
  2. Pond5
  3. Videoblocks

Ovviamente, non essendoci dichiarazioni ufficiali delle agenzie relativamente ai parametri che i loro algoritmi usano, alla fine quello che dico sono opinioni personali, figlie sicuramente di tanta pratica, ma che non possono avere un riscontro nella realtà perché solo le agenzie possono sapere queste informazioni e si guardano bene dal diffonderle, per lo stesso motivo per cui Google non lo fa.

Posizionamento sui microstock: di cosa si tratta

SERP di Shutterstock sulla query New York

Se una persona scrive:

su Shutterstock, come nell’esempio nella foto sopra, o su qualsiasi altra agenzia, il sito le fa vedere dei contenuti ordinati in un certo modo. Da quell’ordinamento dipende la quantità di vendite che il fotografo o il videomaker otterrà.

In altre parole: un primo posto su Shutterstock su una query molto frequente come New York vale migliaia di euro di guadagni l’anno. E’ quindi il caso di cercare di capire come fare a scalare quella classifica.

Elementi di posizionamento nei microstock

Un primo elemento di posizionamento sui microstock è l’anzianità contributiva del produttore che pubblica il contenuto. Dato su cui nessun nuovo arrivato può intervenire.

Su altri fattori SEO invece si può fare un buon lavoro, e chiunque volesse guadagnare vendendo le sue foto e i suoi video online è lì che deve puntare.

Ne nomino due in particolare.

  1. Quantità di keyword. Io consiglio di metterne 20 al massimo per contenuto, e di sceglierle molto precise. Anziché usare strumenti come mykeyworder.com e “spammarne” tante e poco attinenti con il soggetto della foto o del video caricato.
  2. Quantità dei contenuti pubblicati. Faccio un esempio per capire un concetto fondamentale: se con 100 clip pubblicate si ottiene una vendita al mese, con 1000 clip della stessa qualità non se ne otterranno 10 ma 20, perché le agenzie giudicano come maggiormente professionale l’attività di chi ha tanti contenuti online e di conseguenza favoriscono quest’ultimi negli ordinamenti. Salvo che non si pubblichi spazzatura che non vende.

Bisogna prima capire il mercato

Parto dalla domanda che mi è giunta poco tempo fa da un lettore del sito:

Per punto riguarda il keywording, secondo te, come potrebbe essere tradotto il titolo: “ripresa da drone al tramonto Cala Serraina Sardegna”.

Di fondo c’è il grandissimo errore di non capire in partenza che nessun compratore cerca un luogo così circoscritto come Cala Serraina. Lo stesso vale per la stragrande maggioranza delle città italiane che non siano:

Oggi il microstock non è un mercato a cui si rivolgono gli enti di promozione turistica locale quando devono fare un video per attrarre visitatori, quindi è inutile sprecare un titolo per inserire informazioni che non servono a vendere (Cala Serraina). In quel caso, scriverei:

Perché i compratori che si rivolgono ai microstock cercano un generico tramonto sul mare, e anche solo pensare che questi cerchino Sardegna (Sardinia), per quanto sia un posto bellissimo che tutti amiamo, è sbagliato.

Magari puoi geolocalizzare il tuo stock footage e le tue stock images nelle keyword, visto che hai più spazio a disposizione ma, caro amico che mi hai scritto, se lasci neutro il titolo ti rivolgi ad un target di potenziali clienti molto più ampio e vendi di più.

Le nicchie

Per vendere di più, e favorire di conseguenza il posizionamento dell’intera collezione che si propone (la quantità di vendite è un altro fattore SEO di posizionamento) oggi bisogna puntare sulle nicchie.

Sono finiti i tempi in cui mi capitava di riprendere Parigi e guadagnare migliaia di euro con un singolo time lapse di qualche secondo:

Vendite su Shutterstock di un time lapse girato a Parigi Vendite su Pond5 di un time lapse girato a Parigi

Oggi bisogna puntare sulle nicchie, ma bisogna farlo in un modo diverso da come si intendono le nicchie nella SEO legata a Google.

Per prima cosa bisogna fare un lavoro con dropstock.io (guarda questo tutorial) per capire se quella nicchia è redditizia. Torno all’esempio del gatto che faccio nel mio corso.

Gatto che guarda l'obiettivo

Se si pubblica la foto o il video un gatto, senza nessuna caratterizzazione, oggi si fa fatica a vendere.

Se invece si pubblica la foto o il video di quello stesso gatto in una situazione unica e che ha un senso commerciale allora si vende.

Gatto che si rilassa disteso sul letto

Questo non vuol dire che bisogna passare le giornate a riprendere gatti, sperando che questi facciano qualcosa di strano. Significa che, anche con altri soggetti che ci circondano, bisogna inventarsi una ripresa o una fotografia che abbiano un senso commerciale, facendo uscire dall’anonimato quel soggetto in un mercato che è saturo di contenuti.

Le nicchie su Google

Nella SEO per microstock, in tema di nicchie, la questione è un po’ diversa da come si applicano le regole per posizionarsi su Google.

Al giorno d’oggi nel business web non si può sperare di avere successo aprendo un blog che parla di gatti. C’è invece qualche possibilità in più se si apre un blog che parla di cuccioli di gatto siamese e si pubblicano contenuti monotematici su quell’argomento di nicchia.

Nel microstock, per avere successo, bisogna considerare la propria collezione per intero: quindi se si ha l’occasione di riprendere un gatto siamese cucciolo è ottimo. Se poi con quello stesso gatto si creano 20 altre situazioni commercialmente valide ancora meglio. Ma poi basta, perché non c’è tanta richiesta di quel contenuto.

La settimana successiva, se lo scopo della propria produzione di foto e video è guadagnare, bisogna trovarsi un altro soggetto di nicchia, che magari non c’entra nulla col gatto, e lavorare allo stesso modo per trovare situazioni che possono avere un senso commerciale e di conseguenze vendere.

Daniele Carrer

Daniele Carrer durante un tutorial su come vendere le proprie foto

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