Revostock era un agenzia di microstock che vendeva:

Ha chiuso il 31 ottobre 2015 , senza saldare a decine di produttori, me compreso, le royalties che aveva in sospeso.

Nella mia carriera ho guadagnato più di 100 mila dollari vendendo contenuti in agenzie come Revostock, in particolar modo da:

Questa qui sotto:

La mia dashboard su Shutterstock

è la mia dashboard di Shutterstock. Certifica che solo con il loro sito ho portato a casa più di 35 mila dollari. Per riuscirci ho adottato una strategia molto pragmatica. Ho eliminato:

Sono oramai anni infatti che non carico su siti diversi dai 3 sopra elencatati. Visto che credo in tale razionalizzazione della produzione, e che i risultati dimostrano che ho ragione, non sono qui a lamentarmi dei soldi che Revostock mi deve e che non vedrò mai. E tanto meno per rendervi partecipi di una notizia, la chiusura di Revostock, che non ha nessuna importanza, se il vostro scopo è guadagnare.

Voglio solo dimostrarvi perché non conviene caricare contenuti dappertutto.

Quelli di Revostock mi stanno ancora simpatici

Premetto che quelli che furono i proprietari di Revostock mi stanno tutt’ora molto simpatici e, quando già navigavano in cattive acque, continuavo ad essere loro cliente acquistando templates After Effects, visto che costavano un po’ meno di quelli di Pond5 e il livello era comunque buono.

In più, c’è da dire che, oltre che all’incapacità imprenditoriale, il loro allimento è da imputare a quello che in inglese si chiama:

ovvero una causa legale che si sono visti intentare qualche anno fa senza un vero motivo, ma con il solo di spillare loro un po’ di soldi. Sono quindi vittime di un sistema che non tutela chi prova a mettere in piedi un business sano.

Mi dà fastidio il tempo perso, non i soldi che mi devono

Venendo al lato business, l’unica cosa che mi lascia con un po’ di amarezza è il tempo che ho buttato tra il 2009 e il 2013 per compilare le schede delle clip che ho inviato a Revostock. Il caso comunque deve fare scuola perché non è fine a sé stesso, e a breve si ripeterà con altre Agenzie in un mercato dove i giochi sono quasi fatti.

Il punto è che è sì vero che il footage si produce una volta sola, quindi a rigor di logica si dovrebbe mettere in vendita ovunque questo possa generare introiti attraverso il meccanismo della rendita passiva, ma essendo il keywording una procedura che impiega ben più tempo di quello che si dedica alle riprese, se non si selezionano i siti giusti si sbaglia strategia, anche se si utilizzano servizi come quello di stocksubmitter.

I prossimi Revostock

In passato Clipcanvas non ha pagato i produttori. Fortunatamente poi ha trovato degli investitori e ha saldato i suoi debiti promettendo una nuova fase, che comunque vi confermo che non è mai arrivata. Quando inizi a fare così, i videomaker più bravi ti mollano. Alcuni lo fanno smettendo di inviarti nuovo materiale come faccio io, altri addirittura cancellando la loro intera collezione. Così facendo il portfolio dell’Agenzia si impoverisce e comincia un circolo vizioso che porta alla chiusura.

Un altro sito indiziato di fallimento è Clipdealer, l’unico che ha provato ad entrare nel business con base nell’Unione Europea. Lo so perché l’ultima volta mi ha pagato dopo più di un anno.

Artbeats ha già chiuso. Corbis è stata venduta ai Cinesi. Poi ci sono quelle Agenzie che sono partite dalle foto e in seguito hanno introdotto i video:

Succede probabilmente per lo stesso motivo per cui la gente non è mai passata da Facebook a Google+.

Mi riferisco a:

ed altre che non ho nemmeno mai praticato, ma di cui conosco i risultati grazie al feedback dei lettori del sito.

Ma il consiglio principale che non smetterò mai dare a chi crea solo stock images, è di passare al video, perché il dollaro e meno a vendita che garantiscono oggi le foto non vale la pena. E Videoblocks paga 43 dollari a vendita per il Full HD.

Uomo arrabbiato di fronte al computer perché Revostock ha chiuso

La mia carriera all’inizio

Ho iniziato a produrre microstock nel 2006, caricando su Istockphoto. Erano i tempi in cui avevo a disposizione solo un’ADSL, quindi ero in qualche modo obbligato a considerare solo un’Agenzia, e lo feci ovviamente con quella che al tempo era di gran lunga la più redditizia.

Un anno e mezzo dopo il posto dove lavoravo fu raggiunto dalla fibra ottica, così passai le mie serate su internet cercando tutti coloro che vendevano footage. Contattai non solo siti seri e riconosciuti, ma anche siti che erano più il frutto di un dopolavoro di qualche filmaker che start up destinate ad avere successo. Questa seconda categoria mi generò zero vendite, facendomi perdere un sacco di tempo sottratto alla produzione, quindi:

per favore non fate mai il mio stesso errore

Quello era il 2009. Oggi il fenomeno è ancora più evidente, e soprattutto il mercato del microstock, che ai tempi era giovane, sta finendo di trarre le sue conclusioni, eliminando i deboli e portando milioni di investimenti ai migliori. Purtroppo Revostock faceva parte della prima categoria.
Daniele Carrer

Daniele Carrer durante un tutorial su come vendere le proprie foto

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