In qualsiasi business il tempo è denaro.
Vendere foto e video online non è un hobby, visto che genera guadagni, e il fatto che per ogni scatto e per ogni ripresa che fate dobbiate trascorrere molto tempo al computer per la post produzione e la descrizione dei contenuti, implica che è necessario stabilire scientificamente quanto vale la pena immortalare certi soggetti.
Partiamo dalla situazione tipica del microstock, almeno per gli improvvisati che mi piacerebbe non fossero la media di chi mi guarda.
Il soggetto tipico di stock images e stock footage per fotografi e videomaker che credono di fare i soldi vendendo le stesse foto che pubblicherebbero su Facebook è il soggetto… improvvisato.
Ovvero quello che ci si trova davanti agli occhi per puro caso, si fotografa senza prima fare una ricerca per capire se il mercato lo vuole e, il finale ve lo dico io a costo di spezzarvi il cuore, non vi farà guadagnare nulla di buono.
Vado più nello specifico. Siete in vacanza in montagna. A un certo punto, in una di quelle magnifiche strade deserte nelle valli con un bel prato a destra e sinistra, vedete che ci sono delle mucche che sembrano uscite dalla pubblicità di una barretta di cioccolato.
Sai che descrivendo male le tue foto e i tuoi video stai perdendo soldi?
Hai l’hard disc pieno di stock images o stock footage che potresti mettere a reddito, ma non hai tempo e voglia di scrivere titoli e keyword?
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E’ vero che gli algoritmi di indicizzazione delle agenzie considerano la quantità di contenuti caricati come un parametro per giudicare il produttore, ma la quantità solo se è accompagnata da un buon indice di vendibilità vi aiuta.
Se si cominciano a caricare:
invendibili, si dice agli stessi algoritmi che quello che c’è nel proprio portfolio non genera guadagni all’agenzia, quindi quest’ultima non sarà propriamente portata a mostrare ai suoi potenziali clienti quei contenuti.
Da quello che vi sto dicendo, capirete che il microstock è molto diverso dal fotografare quello che vi piace, perché in quest’ultimo caso, dite la verità, fosse stato il vostro istinto di artisti a guidarvi almeno una cinquantina di scatti delle mucche li avreste portati a casa.
E’ vero che gli algoritmi di indicizzazione delle agenzie considerano la quantità di contenuti caricati come un parametro per giudicare il produttore, ma la quantità solo se è accompagnata da un buon indice di vendibilità vi aiuta.
Se si cominciano a caricare:
invendibili, si dice agli stessi algoritmi che quello che c’è nel proprio portfolio non genera guadagni all’agenzia, quindi quest’ultima non sarà propriamente portata a mostrare ai suoi potenziali clienti quei contenuti.
Da quello che vi sto dicendo, capirete che il microstock è molto diverso dal fotografare quello che vi piace, perché in quest’ultimo caso, dite la verità, fosse stato il vostro istinto di artisti a guidarvi almeno una cinquantina di scatti delle mucche li avreste portati a casa.
Quando dico di pianificare il più possibile, mi riferisco al fatto che se ingaggiate quattro attori, che visto il disastrato mercato di quella professione in Italia potete pagare anche abbastanza poco ma dubito meno di cento euro a testa, dovete arrivare lì avendo già in mente decine di situazioni nelle quali inserirli. In funzione di questo, l’ideale sarebbe portarvi dietro un aiutante con gli oggetti di scena per ottimizzare la produzione.
Il segreto per abbassare il costo di ogni contenuto, non sottopagando le persone ma creando più foto e video, è pianificare quanto vi serve per avere già le idee chiare quando scattate.
Per riuscire a farlo nel migliore dei modi, quando siete a casa andate sullo stock photo research tool di dropstock.io e iniziate scrivendo una parola molto generica come:
selezionate Video e schiacciate Search.
La prima informazione da cui potete prendere spunto per pianificare la scaletta, è che vanno molto forte a livello di vendite le donne sorridenti, vestite casual, che gli esperti di moda mi sapranno dire cosa significa visto che io mi vesto male e non lo so, e in primo piano.
Se poi il vostro set decidete che sia all’aria aperta, un altro po’ di informazioni interessanti le potete trarre scrivendo:
come termine di ricerca. Dopo averlo fatto potete capire, per esempio, che è meglio girare al parco piuttosto che in un contesto urbano, che i modelli devono fare qualcosa che fa pensare al tempo libero, e che è molto meglio girare in una giornata con un bel sole, quindi occhio al meteo.
Dopo aver capito che il tempo libero:
è un buon soggetto, scrivete quella parola nello strumento per trovare altre idee interessanti. Molte confermano i numeri già visti, cioè che i vostri modelli devono essere:
fare cose salutari ed essere immortalati in una bella giornata di sole.
Visto che non vengono fuori spunti per capire cosa far fare ai vostri modelli, andate voi a inserire nello strumento le attività che vi vengono in mente e vedete i punteggi che escono.
Tornando alle immagini dei modelli che vi ho mostrato prima, provate per esempio:
per capire se è il caso di fargliene mangiare uno, cosa non facilissima considerato che si scioglie, ma che può valer la pena. A questo punto c’è il colpo di scena: lo strumento dice che ice cream ha punteggi molto alti:
quindi avete imbroccato un ottimo soggetto e dovete pianificare le vostre scene di conseguenza, se volete guadagnare.
Se il vostro scopo è invece divertirvi, allora limitatevi a fermare la macchina quando vedete un gruppo di mucche che pascolano nei prati.
Quello che lo strumento, con la precisione dei dati che prende delle agenzie, vi dice, è che se:
in breve tempo ci si ripaga il lavoro, lo stipendio dei modelli, e si guadagna anche, considerando che lo stock footage di quella risoluzione viene venduto a circa 200 dollari a spezzone, con la possibilità, ovviamente, di vendere lo stesso spezzone tutte le volte che si vuole.
In 5 minuti, avete trasformato una seduta di registrazione che se improvvisata vi avrebbe portato a poco più di nulla, in una rendita passiva che produrrà guadagni continui per un bel po’ di tempo.
Ovviamente, tra le riprese improvvisate alle mucche e un set con quattro modelli stipendiati c’è il mondo in mezzo.
Ci sono le riprese alle grandi città turistiche, che vi consiglio ugualmente di pianificare quando siete a casa e nelle quali sarebbe bene non andare oltre le tre o quattro inquadrature a soggetto, e ci sono le riprese con modelli non pagati, ovvero fatte reclutando gratis amici e parenti.
In quest’ultimo caso, costandovi molto meno, potete avere meno fretta e meno precisione scientifica nel portare a casa il risultato, almeno le prime volte.
Mi raccomando:
ricordatevi di questo tutorial quando nella vostra prossima gita in montagna, girando l’angolo vedrete qualche mucca in un bel prato e, qualora vi succeda, ricordatevi che se non la fotografate e continuate a godervi la giornata non vi cambia nulla a livello di guadagni.