Paypal è il modo migliore per pagare online e soprattutto per farsi pagare quando si ha un business su internet. Il loro peccato più grande è che, non avendo concorrenti seri, possono fare quasi quello che vogliono, non ultimo essere poco trasparenti.

Paypal per chi ha un sito internet

Per quanto l'apertura del conto sia completamente gratuita, non essendo Paypal una onlus, ma una multinazionale che ha come unico scopo quello di fare soldi, è normale che trattenga una commissione sugli importi che i loro clienti ricevono.

In cambio di questa, Paypal:

  • mette il suo marchio a garanzia di chi paga;
  • trasferisce soldi in tempo reale;
  • permette di automatizzare i pagamenti.

Uno dei miei business online è vendere video a produzioni internazionali di documentari. Non spiego in questa pagina come ci riesco, perché approfondisco l'argomento altrove in questo stesso sito (leggi questo post). Vi racconto solo quanto è bello il finale:

  • il cliente arriva sul mio sito dove trova un tasto "buy now" di Paypal;
  • effettua il pagamento;
  • viene reindirizzato ad una pagina dove può scaricare il file che gli interessa.

Tutto questo senza il mio intervento, tanto che all'interno di un mese mi arrivano diverse notifiche come queste:

Guadagni relativi alla vendita di footage creato da pellicole amatoriali 8 mm e super 8

I nomi sulla sinistra, che ho in parte oscurato, sono degli illustri sconosciuti per me. Alcune notifiche mi arrivano mentre sto facendo tutt'altro, fosse anche prendere il sole in spiaggia, quindi quelle commissioni indicate:

  • 10,99 euro se il cliente paga con carta di credito tramite il sistema di pagamento di Paypal;
  • 7,05 euro se il cliente paga con il suo conto Paypal

valgono assolutamente la pena e, detto tra noi, anche se fossero il triplo le pagherei lo stesso, visto il servizio che ricevo.

Il mio business dove uso Paypal

Compreso che questo non è il solito post dello scappato di casa stile mi lamento se:

  • Spotify mi chiede 10 euro al mese per ascoltare musica;
  • mi chiedono 2 euro per scaricare un'App

quello che mi ha portato a scrivere di Paypal è l'assenza di chiarezza nelle commissioni che applicano.

Prima di spiegarle premetto che nella mia carriera, vendendo foto e video online, ho guadagnato più di 100 mila dollari. Dico dollari non a caso, perché le agenzie come:

sulle quali vendo i miei contenuti, pagano tutte in dollari. Vivendo io in Italia, ad un certo ho bisogno che quei dollari diventino euro. Proprio in quel momento Paypal si comporta in maniera scorretta, non perché applica una commissione per farlo (cosa del tutto legittima), ma perché non è chiaro che lo fa nella parte del loro sito dove si svolge quell'operazione.

Le alternative a Paypal

Non smetto comunque di sostenere che Paypal è tutt'ora il modo migliore per farsi pagare lo vendite online di foto e video (stock images e stock footage) e, quasi sempre, nel caso si decida di vendere un altro prodotto, fisico o digitale.

Tornando al mio business con le foto e i video, alcune Agenzie accettano di inviare il denaro anche tramite metodi alternativi, come per esempio:

ma sulla mia pelle ho visto che non ne vale la pena.

Una volta provai proprio Skrill, quando ancora si chiamava Moneybookers e, riscontrato un problema, scrissi all'assistenza ricevendo una risposta in un italiano stentato. Lo stesso che usano quei call center un po' loschi che chiamano con tono sgarbato per proporre:

  • assicurazioni;
  • contratti del gas

quando non anche Forex o altre cose tipiche di un web che aspetta solo che ti distrai un attimo per alleggerirti il conto in banca. Da lì decisi di depennarli, visto che se non avevano i soldi per pagare del personale all'altezza in Italia non dovevano nemmeno essere tanto affidabili per custodire i proventi del mio lavoro.

Ecco cosa fa Payoneer

L'alternativa Payonner che, scusate la battuta, non c'entra nulla con le autoradio, fa più o meno la stessa cosa.

Con loro ci sono 2 tipi di account:

  1. senza carta (si apre gratis);
  2. con carta Payoneer (costa 29$ all'anno e te la spediscono a casa).

Tale carta di credito ha tariffe molto alte. Addirittura 3$ addebitati per ogni prelievo da ATM (bancomat). Secondo alcuni utenti questi soldi vengono sottratti anche se sbagli il PIN e non ritiri nulla (quasi peggio dei gestori di telefonia mobile sugli extra...).

Per farsi accreditare i soldi sul conto le tariffe sono le seguenti (informazione presa tale e quale dal sito):

  • Payoneer Charges - $3;
  • Currency Conversion Charges - 3.75 %;
  • Service Tax, VAT - 12.5% on Currency conversion charges.

Io l'ho capita così:

  • ti inviano 100 dollari: devi darne subito 3 a Payoneer. Se converti la rimanenza in euro si tengono il 3,75%, e addirittura tassano questa loro trattenuta al 12,5%.

Trovate comunque il thread di discussione dove ho trovato l'informazione su questo forum, in particolar modo nel post #8 (se sapete l'inglese):
http://community.payoneer.com/en/discussion/24141/usd-to-local-currency-conversion-rate

Su un altro forum c'è un post scritto da un impiegato Payoneer che dice che le tariffe a volte cambiano a seconda del contratto che hanno con chi paga. Insomma, l'unica strada per essere certi, è provare a ricevere un pagamento da qualcuno che ha accordi con loro come, per quanto riguarda la vendita di foto e video online, Pond5 per esempio, e usare questo metodo per ricevere i soldi.

Ma onestamente mi sembra un po' troppo iscriversi e dare i propri dati fiscali solo per provare. Tanto più che è praticamente impossibile trovare qualcuno che dica che Payoneer è conveniente!

Voi che dite?

Per me, più che per le tariffe, è proprio la mancata trasparenza che preoccupa.

Perché Paypal è comunque meglio

Paypal, se uno sa come fare e la valuta con cui riceve il denaro è l'euro, ha la magnifica caratteristica di essere gratuito:

  • ci si iscrive senza costi;
  • una volta ricevuti i fondi, questi si possono trasferire al proprio conto corrente o alla propria carta ricaricabile senza commissioni, se l'invio supera i 100 euro.

C'è però un problema: tutte le Agenzie di microstock (il business della vendita di foto e video online), tranne:

che però hanno scarse performance a livello di guadagni, pagano in dollari.

Le commissioni occulte di PayPal

Se aprite un conto Paypal in Italia, essendo un Paese con un'altra valuta, non c'è modo di farvi arrivare i soldi senza la commissione occulta del 2,5% sul cambio. O meglio:

  1. prima arriva l'importo esatto in dollari che vi hanno mandato;
  2. quando decidete di convertirli in euro, fosse anche fra 10 anni se prima non cambiano le regole, pagherete sempre il balzello che vi ho detto.

Guardate la simulazione che ho fatto sotto che è ancora più chiara:

Se io converto 100 dollari in euro, mi accreditano 81,67 euro. Se io un secondo dopo converto quegli stessi 81,67 euro in dollari, non ottengo più i 100 dollari iniziali, ma 94,29. La differenza sono le commissioni sul cambio che Paypal applica, senza dichiarare apertamente in quella pagina che esistono, ma riportando solo il tasso di cambio che nelle 2 operazioni cambia.

Lo fanno apposta?

Ovviamente sì, perché non costerebbe niente dire apertamente:

se fai il cambio valuta ti addebitiamo questa cifra.

Tutto il diritto a Paypal di guadagnare col proprio lavoro, ma zero trasparenza.

So che i più smart di voi stanno già pensando a come fare per hackerare la cosa, ma vi garantisco che non ci si riesce perché ci ho già provato io in tutti i modi. Considerate che se guadagnate 10.000 dollari l'anno, quel 2,5% significa 250 dollari sacrificati sull'altare della quasi assenza di concorrenza tra metodi di pagamento (Skrill fa la stessa cosa).

Non c'è soluzione

Anche aprendo un Conto Corrente Fineco con l'opzione multicurrency, che permette di avere un IBAN in un'altra valuta, Paypal converte (con la commissione) i dollari in euro già in partenza, e poi trasferisce euro (non dollari).

Attenzione che la cosa non è scritta da nessuna parte e, a riprova di questo, prima di aprire Multicurrency Fineco, chiamai un operatore del call center Paypal che erroneamente mi diede la risposta più logica, ovvero che il trasferimento sarebbe stato dollari/dollari, così da permettermi di sfruttare in un secondo momento il cambio senza commissioni della Banca.

Constatato sulla mia pelle e sui miei soldi che non era così, scrissi loro una lettera infuocata. Il giorno dopo fui contattato da un supervisore che molto professionalmente mi chiese scusa del disguido, e vista la serietà dimostrata lasciai per il momento perdere la protesta.

Aprire un conto Paypal USA

Il mio ulteriore passo verso il raggiro della commissione fu quello di informarmi su come aprire un conto in USA, cosa per nulla facile perché è al di fuori delle classiche proposte accessorie del magnifico mondo delle Banche online gratuite. Compreso che per farlo avrei speso invece qualche centinaio di euro, quindi comunque meno del 2,5% sui pagamenti che ricevevo in dollari in un solo anno, chiamai di nuovo il call center Paypal:

  • il primo operatore mi disse che in quel caso le commissioni di cambio non le avrei pagate;
  • il secondo invece sostenne il contrario.

A quel punto desistetti, anche perché l'apertura di un conto all'estero non è quel genere di pratica che dà l'impressione al fisco italiano che sia tutto regolare intorno alla tua Partita Iva, per quanto in quel caso era facilmente dimostrabile da parte mia che il solo scopo dell'operazione fosse raggirare una pratica commerciale di un operatore privato, non evadere le tasse.

Un ulteriore via è aprire un conto Paypal negli Stati Uniti e farsi mandare lì i dollari, per poi trasferirli (da dollari a dollari) nel conto Multicurrency Fineco e risparmiare sulle commissioni, ma a quanto pare un residente italiano non può aprire un conto su Paypal USA. Almeno io non ci sono riuscito e, visto il pregresso dei tentativi andati male, a quel punto mi sono fermato e ho accettato definitivamente le commissioni sul cambio.

Un altro costo poco chiaro

Oltre che sul cambio, Paypal pecca di trasparenza in un'altra casistica che, per chi usa i suoi servizi per portare avanti il proprio business digitale, capita spesso. Vi faccio vedere una schermata dei pagamenti che ho ricevuto. Se volete fare altrettanto con il vostro conto, accedete alla homepage di Paypal e poi cliccate su:

  • Pagamenti inviati.

Arrivate in questa schermata:

che vi permette di visualizzare i soldi in entrata. Nel mio caso vedete 4 pagamenti che ho ricevuto dalle agenzie di microstock:

  • 2 di Pond5 (membership+royalty normali)
  • 1 di Shutterstock
  • 1 di Footage Firm, che sarebbe Videoblocks.

3146,66$ dollari inviati e 3146,66$ ricevuti (a dire il vero, al momento del prelievo, sarà il 2,5% in meno, come ho spiegato sopra, ovvero 78,66$ di commissione, che nemmeno negli anni 80 si pagavano alle banche per transazioni del genere).

Fin qui tutto bene, o meglio: non peggio di quanto già sapevo.

Il problema arriva se allargo la forbice di tempo e arrivo ad un mese prima, quando mi è arrivato un pagamento di un video che ho venduto direttamente grazie ad un altro mio sito:

Alla voce:

  • Miami History Channel

che è il nome del compratore, è facile vedere:

  • 100 dollari inviati;
  • incassati 95,80.

Lo ripeto: è normale pagare per un servizio. Il problema che mi fa imbestialire è che quella commissione di 4 dollari e 20 per anni non è stata mostrata nel mio estratto conto, per lo meno non nella visualizzazione di default dove appariva solo il lordo (100 dollari) facendomi pensare che le spese di incasso non fossero a mio carico.

Pinco Pallino ti ha inviato $100. Voi cosa pensate?

In più, e qui l'inghippo non è stato risolto, questo è lo screenshot della mail che mi è arrivata con la notizia del pagamento:

E' vero che dal punto di vista semantico è corretto dire che

  • quella persona/Azienda ti ha inviato 100 dollari

ma chi legge quella mail è quanto meno portato a supporre che siano arrivati altrettanti dollari, non 95,80 come è effettivamente successo, e come si può verificare solo loggandosi nel conto, cosa che non tutti hanno il tempo di fare.

Io che non sono uno che controlla questo genere di cose, sono andato avanti per molto tempo ricevendo meno soldi di quanti pensassi, evitando, quando possibile, di chiedere invece al compratore l'invio di un bonifico che, all'interno dell'Unione Europea (almeno con il mio conto bancario), è invece gratuito. Ingenuamente pensavo non ci fosse commissione, al pari di quanto succede se si prelevano soldi dal proprio conto Paypal per mandarli al conto corrente della propria banca (sempre che siano entrambi in Euro).

Non so se sia giusto arrabbiarsi per una cosa che è stata corretta, però non ho nemmeno il coraggio di guardare l'importo che il Signor Paypal si è trattenuto in 10 anni di mia onorata professione di imprenditore digitale, senza l'evidenza di dirmelo chiaramente.

La lista delle commissioni Paypal sui pagamenti

La lamentela da sola non serve a nulla.

Quindi ho approfondito l'argomento e ho scoperto, una volta per tutte, che pPaypal fa di tutto per non dichiarare il tasso di cambio applicato. Sfido chiunque a trovare più informazioni di quelle pubblicate su questa pagina:

Per vendere invece si pagano le tariffe riportate in questa pagina:

In altre parole, dei 100 dollari che mi ha mandato il mio caro amico di Miami History Channel, a cui ho venduto del footage storico di Miami nel 1965, mi dovrebbero aver dedotto 3,40$+0,35€ di commissione fissa. Il tutto, secondo me, dovrebbe fare, al cambio odierno visto che i 35 centesimi fissi sono euro, circa 3,80$, ma me ne ritrovo 4,20 in meno.

Sono i classici misteri che una persona come me che va in crisi nei 4 giorni all'anno che deve presentare le fatture alla sua Commercialista non ha molta voglia di approfondire.

Il fattaccio: 110 euro di commissione PayPal su 267 euro ricevuti (a lieto fine)

Il fattaccio peggiore che racconterò in questa pagina, l'ho subito però da consumatore, non da venditore.

Prenoto un appartamento con AirBnb. Per cause di forza maggiore dovute a motivi meteorologici disdico ed AirBnb, da azienda seria, mi rimborsa al 100% quello che avevo pagato: 267,34 euro. Lo fa in due pagamenti contemporanei di 133,67 euro l'uno.

Apro il mio conto PayPal e vedo la schermata qui sotto (ho lasciato anche il pagamento precedente e quello successivo per trasparenza):

Sarò stano io, ma da come l'ho trovato scritto nella schermata che appare appena apro il mio conto, non ho motivo di pensare che PayPal non mi abbia mandato interamente i soldi che AirBnb mi ha rimborsato. In realtà le cose non stanno così, perché, cliccando su:

  • Cronologia (inclusi saldo e tariffe):

arrivo su questa schermata:

che mi dice che PayPal, non si sa in base a cosa, si è tenuta 110,94 euro per indefinite spese di conversione valuta. In realtà, se andate fino in fondo alla storia capite che le cose non sono come sembrano, ma per arrivare a capirlo vi racconto cosa ho dovuto fare.

Scrivo all'assistenza spiegando il problema e chiedendo che, quanto meno, mi indicassero i motivi di quell'addebito.

Risposta garantita in un paio di giorni.

Silenzio totale.

Dopo una settimana mi rassegno all'oblio del primo messaggio e riscrivo.

Ancora silenzio.

Aspetto un mese.

Scrivo di nuovo.

Dopo due mesi dal primo messaggio chiamo al telefono.

Un quarto d'ora d'attesa e trovo un'operatrice che, al mio far notare che l'addebito è sproporzionato rispetto alle commissioni standard sul cambio (circa il 30% contro il normale 2,5%), sapete cosa fa?

Dice che mi sbaglio e mi legge l'articolo del regolamento PayPal in cui la sua Azienda dichiara che le commissioni sul cambio sono del... 2,5%.

Al ché le ripeto che lo so e che a me infatti, stando a quanto scritto sul conto, è stato addebitato il 30%.

L'operatrice rilegge un po' scocciata lo stesso articolo che termina sempre con la dichiarazione che la commissione è del 2,5%.

In quel momento rimpiango per un attimo gli impiegati allo sportello delle banche tradizionali negli anni 80 (quando ero piccolo).

Lo scocciato divento io, visto che per lavorare per PayPal quanto meno dovrebbe essere richiesta una buona conoscenza della matematica. Allora l'operatrice, compreso che sto per saltare in aria dopo aver atteso mezz'ora tra musichetta e conversazione, apre una pratica e mi promette che verrò richiamato da una sua collega.

Il giorno dopo arriva una telefonata da un numero irlandese. E' l'orario d'ufficio e io non riesco a rispondere. La sera guardo la mail e c'è un messaggio di PayPal che dice che:

  1. mi hanno chiamato,
  2. non ho risposto,
  3. per loro il caso è di conseguenza chiuso.

Rispondo alla mail dicendo che il caso è tutt'altro che chiuso e che non possono pretendere che un cliente risponda al primo colpo mentre è a lavoro, perdendo il diritto a ricevere spiegazioni sul suo legittimo problema. Anche perché ho già scritto tre mail senza risposta e sono stato mezz'ora al telefono con un'incompetente, quindi il loro atteggiamento mi sembra quanto meno sproporzionato.

Scrivo un messaggio in risposta alla mail spiegando le mie ragioni.

Quindici giorni di silenzio.

Richiamo al telefono. Stavolta mi dirottano al call center in Marocco. L'operatrice è un po' più sveglia dell'altra e capisce il mio problema.

Mi mette in attesa per parlare con le sue colleghe italiane e, non venendone fuori, apre una segnalazione. Sarò richiamato presto da una sua collega dall'Irlanda.

Il giorno dopo, grazie al cielo, riesco a rispondere. Mi viene detto che anche se è scritto così (guardate le schermate sopra) in realtà io i soldi del rimborso li ho ricevuti tutti e sono stati indicati in quel modo solo perché al momento del mio pagamento ad Air Bnb parte dell'importo è stato prelevato dal mio saldo in dollari e parte da quello in euro.

Tante mail, telefonate e tempo perso dopo cedo per esasperazione e non controbatto. La consolazione è che mi viene detto che alle mail non mi è stato risposto perché la specifica questione si può discutere solo per telefono.

Non le chiedo, in base al suo copione, chi è Calboni e chi è Filini tra noi due.

Il mio secondo libro è appena uscito

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Paypal è scorretta, ma purtroppo non se ne può fare a meno

Equivoci come quelli di cui ho parlato sono all'ordine del giorno quando si apre un'attività commerciale e cominciano a girare un po' di soldi.

Da imprenditori, la strategia migliore è non lasciarsi buttare troppo giù se i numeri non tornano, perché altrimenti non si arriva a fine giornata, tra servizi acquistati che si dimostrano diversi da come erano stati spiegati e clienti che non pagano.

PayPal consente dei vantaggi di cui forse non ce ne rendiamo conto, visto che da 15 anni a questa parte è diventata la normalità ricevere ed inviare soldi in tempo reale, senza:

  • cercare parcheggio;
  • aspettare di fronte ad un impiegato avanti con gli anni che usa due dita per scrivere sulla tastiera del computer.

In più PayPal, non ha concorrenti. Quindi, finché non arriverà qualcuno di migliore, temo che noi imprenditori digitali, oltre alle già fastidiosissime:

  • INPS;
  • IRPEF;
  • tasse varie

dovremo continuare a considerare anche le commissioni più o meno chiare che PayPal ci addebita per capire quanto abbiamo effettivamente guadagnato a fine mese. Purtroppo.

Daniele Carrer