Per obiettivo fotografico si intende la lente da cui passa la luce che poi entra nella fotocamera e va a colpire il sensore (o la pellicola). Può essere fisso, quindi non separabile dalla macchina fotografica, come nelle macchine compatte, o intercambiabile, come nelle:
Dalla qualità dell’obiettivo dipende la qualità della foto. Per certi aspetti l’obiettivo influenza quest’ultima anche più della qualità stessa della fotocamera.
Semplifico (molto): se decidete di comprare una macchina fotografica reflex, prodotto che a volte viene proposto in kit con la lente e a volte viene proposto nella versione solo corpo, è probabile che i risultati migliori, a livello di immagine, gli otterrete con:
piuttosto che con:
Vado ancora più sul concreto, facendovi un esempio con la marca di macchine fotografiche più diffusa in assoluto, e anche quella che utilizzo io:
Se decidete di acquistare una:
le vostre verranno meglio di quanto verrebbero se aveste optato per una scelta diversa, più o meno allo stesso prezzo:
Ovviamente quelli di Canon ne capiscono a sufficienza sia dal punto di vista tecnico che dal punto di vista commerciale da non prevedere kit del II tipo già fatti. Solo volendo, qualcuno può (sciaguratamente) comporre il suo kit in quel modo, ma sarebbe come mettere benzina agricola nel serbatoio di una Ferrari.
Attenzione ad una cosa che non riguarda la fotografia ma la semantica. Il vocabolario italiano prevede che siano corrette entrambe le versioni:
sia che si parli del sinonimo di lenti fotografiche (lens in inglese), sia che si parli del sinonimo di scòpo o del sinonimo di non influenzato da preconcetti.
Lo spiega molto meglio di quanto possa fare io il dizionario Garzanti.
Nella consuetudine però si è imposta una regola per la quale:
è sinonimo di lente fotografica, e:
è sinonimo di scòpo o di non influenzabile da preconcetti.
In questo blog però io parlo solo di argomenti legati alla fotografia (in particolare modo di come guadagnare vendendo foto e video online), perché ne ho piena cognizione di causa, quindi, fatta questa premessa, lascio ai professori di Italiano l’onere di spiegare come si scrivono correttamente le parole.
La classica domanda del principiante, compreso che le marche di reflex sono diverse e che un loro amico che se ne intende sostiene che o le Nikon o le Canon sono nettamente migliori delle altre (e chi sostiene una tesi diversa non capisce nulla di fotografia), è:
sono meglio le Nikon o le Canon?
Ho venduto macchine fotografiche per una decina d’anni, e non passava settimana senza sentirmelo chiedere almeno una volta, insieme all’altrettanto intelligente quesito:
ma questa macchina fotografica fa belle foto?
che, in quest’ultimo caso, equivale più o meno a chiedere:
ma la Punto va bene?
Sì, meglio della Fiat Uno usata del 1986 che ho avuto io una ventina di anni fa da neo-patentanto, ma un pochino peggio di una Ferrari (la risposta da tecnico). La risposta da venditore, passibile di licenziamento nel caso di cattivi risultati, era invece:
Sì è buona, ma se cerca qualcosa di meglio avrei anche questa.
Sull’eterna battaglia Nikon/Canon ho scritto un’altra pagina nella quale spiego tutto quello che c’è da sapere. Il mio riassunto qui è semplice:
Logicamente Panasonic e Sony lo sanno, e per evitare di sparire dal mercato, a parità di prezzo, danno ai clienti caratteristiche maggiori, quindi, Panasonic e Sony, non sono scelte del tutto insensate tra le macchine fotografiche con obiettivi intercambiabili.
A proposito, mi presento. Mi chiamo Daniele Carrer. Fotografo da quando avevo 18 anni, ovvero da metà degli anni 90. Epoca in cui per un ragazzo di quell’età era molto difficile possedere un apparecchio in grado di fare foto (gli smartphone li hanno inventati molto dopo).
Nel mio caso, la mia prima reflex Pentax era il frutto di un’estate passata a piegare lamiere in una fabbrichetta del miracolo del Nordest. Quindi non era esattamente un regalo piovuto dal cielo, ma implicava una certa convinzione per essere acquistata.
Vendendo foto e video online ho guadagnato negli ultimi 10 anni più di 100 mila euro, come testimonia lo screenshot qui sotto, tratto dal pannello di controllo di Shutterstock, una delle agenzie che più mi fa guadagnare.
Il mio percorso di produttore di:
è partito nel 2006, e la prima foto che ho venduto mi ha fatto incassare solo un dollaro, grazie a Dreamstime un’agenzia alla quale oggi non invio più niente. In questo contenuto però, non parlerò dei miei guadagni, perché spiego tutto molto meglio:
Ritengo di essere uno dei pochi Italiani che con il microstock ci campano, e i numeri, che sono per definizione incontestabili, lo dimostrano. Magari dal punto di vista strettamente tecnico c’è chi è più bravo di me, ma essere stilisticamente perfetti, in questo settore, non significa vendere.
Creare immagini stock che vendeno non è facile, perché nessuno nasce microstocker e nemmeno i fotografi che scattano per lavoro sono esenti dalla possibilità di perdere il loro tempo cercando fortuna su:
Semplicemente perché quello offline è un mercato completamente diverso da quello delle agenzie online e adattarsi non viene naturale, ma serve qualcuno che spieghi come fare.
Lo spiego bene in questo video:
Lo dico in ognuna delle pagine del mio libro (guardalo su Amazon), visto che ci ho sbattuto la testa più di 10 anni per portare a casa dei risultati degni di nota.
Qui comunque voglio parlare però del modo migliore per iniziare a fotografare: imparare le basi della fotografia.
Fare il fotografo dopo il virus racconta di come una qualsiasi persona con la fotografia nel cuore, amatore e professionista, può usare la sua passione per guadagnare.
Anche nel mondo moderno dove i ricchi sono sempre più ricci e i poveri sono sempre più poveri.
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Le reflex costano sempre meno e quindi è facile averne una. Vedendo il tipo di foto che girano in rete e lo stile di alcuni che le portano al collo che incontro durante i miei viaggi, mi viene spontaneo pensare che bisognerebbe fare una Legge per obbligare la gente, prima di scattare, a perdere qualche pomeriggio per imparare la tecnica.
Non sto cercando di salvare il mondo, ma da fotografo/videomaker che ha iniziato in un’epoca tecnologica dove tutto era più difficile e soprattutto ha, come prima cosa, perso del tempo a studiare, e solo in seguito ha iniziato a divertirsi mettendo in pratica quello che aveva imparato, ritengo che la vecchia scuola, in questo caso, sia la migliore e, comunque, come diceva un mio vecchio maestro:
“le regole vanno conosciute. Poi si possono anche non applicare, ma lo si deve fare per espressione artistica, non per ignoranza”.
Il mio obiettivo principale, come ho detto, è il:
Prime domande:
Cosa vuol dire 17-40?
Cosa vuol dire f/4.0?
Gli obiettivi si identificano con determinati valori. Due in particolare:
F/4.0 è il diaframma più aperto che può aere il mio obiettivo (quello minimo è 22). Più il numero è basso (in questo 4.0) e più la lente è luminosa. Fermo restando che esistono anche altri fattori che determinano la quantità di luce che questa trasmette al sensore.
Un obiettivo di medio livello, di solito, ha un valore che si ferma a:
Un obiettivo luminoso arriva a 2,8. Un obiettivo molto luminoso è da considerare tale se ha un diaframma 1,8 o inferiore (arrivano al massimo a 1,2 e, in via del tutto eccezionale, anche a 1,0).
In più, oltre che sulla luminosità, il diaframma influisce anche sul campo di messa a fuoco: se devo fare un ritratto, che per essere fatto bene deve isolare la persona dallo sfondo, devo utilizzare un diaframma più aperto (basso) possibile.
Così facendo otterrò il risultato che vedete qui sotto:
Quindi, se quel numero fosse ancora più basso di 17, vedrei anche la parte posteriore dell’auto bianca che c’è sulla destra e l’inizio del muretto a sinistra.
Quella che segue, invece, è l’inquadratura al massimo dello zoom, ovvero a 40 mm, scattata dallo stesso punto in cui ho fatto la foto precedente:
Se anziché un 17-40 il mio fosse stato un 17-80, riuscirei ad arrivare più o meno a questo punto:
Attenzione però alla differenza tra:
Quest’ultimo non altera i rapporti di grandezza tra soggetti, a differenza di quello che avviene zoomando con l’obiettivo, quando cioè avviene uno schiacciamento dei piani di inquadratura. Guardate l’esempio qui sotto:
A parità di dimensione di Pluto, il peluche sullo sfondo appare (leggermente) più piccolo a destra rispetto a sinistra. Confrontando poi l’armadio, si vede ancor meglio che tutto quello che è in secondo piano è più ravvicinato quando è ingrandito otticamente anziché digitalmente. Nell’immagine di destra è visibile, a sinistra, la fessura tra le due ante, che nell’immagine scattata con il 40 mm non c’è perché è uscita dal quadro (a parità di limite destro: guardate l’oggetto verde nell’angolo).
Parliamo comunque di spazi contenuti, se la foto fosse stata fatta in un esterno e lo sfondo fosse stato un paesaggio allora il fenomeno sarebbe molto più evidente.
Questa è la regola per capire gli zoom. Dall’avvento del digitale però esiste un elemento che complica le cose. Quei numeri (17-40) che abbiamo detto, infatti, sono da rapportare alla grandezza:
per capire l’inquadratura che produrranno.
Ai tempi dei rullini c’era uno standard usato nel 99% dei casi che si chiamava 35 mm (misura precisa del fotogramma: 24 mm di altezza e 36 di larghezza). Quindi sostanzialmente la scala era sempre la stessa, anche perché lo stesso obiettivo non funzionava su macchine fotografiche che adottavano altri formati di pellicola.
Nel digitale esistono invece macchine che si rifanno a quello stesso formato, le full frame (leggi questa pagina per approfondire), nelle quali la lunghezza focale è la stessa. Ma anche macchine con il sensore più piccolo, le APS-c che quasi sempre possono montare gli stessi obiettivi. A causa della dimensione più contenuta del sensore APS-c della mia reflex, quindi il:
che uso, diventa un:
Ovvero i numeri originari vengono moltiplicati per 1,6. Questo avviene nelle Canon. Nelle Nikon la moltiplicazione è 1,5.
A seconda della capacità dell’obiettivo di ingrandire quello che si inquadra, esistono:
I grandangoli sono particolarmente indicati per soggetti ravvicinati:
o in ambienti piccoli (come le camere d’hotel, che nei siti sembrano grandissime e arrivati a destinazione sono poco più grandi di uno sgabuzzino):
All’opposto del grandangolo c’è il teleobiettivo, da alcuni detto, sbagliando, zoom. Dico sbagliando, perché tecnicamente uno zoom è un obiettivo che non ha l’ottica fissa, quindi può allargare ed ingrandire quello che inquadra. Il mio grandangolo 17-40 è infatti uno zoom, perché inquadra a:
Per quanto riguarda il teleobiettivo, volendo semplificare un’altra volta, questo serve per ingrandire i soggetti e, anche se non c’è un numero preciso oltre il quale l’obiettivo viene considerato tele, la consuetudine è che oltre i 70 mm si cominci a parlare di teleobiettivo.
Normalmente questo è più lungo e pesa di più dei grandangoli, perché per ottenere inquadrature ravvicinate senza che la qualità crolli, c’è bisogno di una struttura costruttiva come quella qui sotto:
Il risultato fotografico che si ottiene con un teleobiettivo è invece quello visibile qui sotto: soggetto principale (tempio) ravvicinato, anche se fotografato da molto lontano. Soggetti secondari (collina sullo sfondo, statue) schiacciati.
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La fotografia, nell’epoca di internet è la nuova scrittura.
La fotografia racconta una storia. Lo ha sempre fatto, ma se vent’anni per far vedere le proprie foto a cento persone bisognava fare tutta la trafila che serviva per ottenere una mostra, cosa che poteva durare anche anni, oggi basta pubblicare uno scatto su Instagram. Ovvero in una piazza frequentata ogni giorno da centinaia di milioni di persone.
In questo presupposto saper creare le immagini giuste, e saper comunicare con un linguaggio adatto ad internet (che è completamente diverso da tutti gli altri) può permettere a chiunque di trovare:
Se si studia il metodo per farlo, si può cambiare la propria vita in meglio.
Lo spiego in questo video:
Io ci sono riuscito.
Nel mio podcast, intitolato:
rispondo regolarmente alle domande sul tema microstock, settore con il quale migliaia di fotografi in tutto il mondo guadagnano coltivando la loro passione. Alcune di queste, nelle decine di episodi che ho prodotto, hanno riguardato la scelta dell’obiettivo. Le riporto di seguito:
Vedo nei tuoi video che usi un Canon 50 mm f/1.8. Non è più pratico usare il 35 mm f/1.8? O forse lo preferisci perché la focale più lunga ti offre maggior sfocato?
Il mio 50mm Canon è il tipico obiettivo che si usa per avere:
Come sai, visto che le reflex come la mia montano il sensore APS-c che è più piccolo della pellicola, il 50 mm nelle Canon APS-c diventa un 80mm se rapportato alla scala tradizionale. Mentre il 35 mm diventa un 56 mm. Almeno per il tipo di riprese che piace fare a me preferisco di certo il mio.
Non credo che il maggiore sfuocato sia invece determinante.
A proposito, per voi che avete letto questa pagina:
Tutto chiaro?
So che non lo è, ma vedrete comunque che con la pratica sarà tutto più facile.