
Ho iniziato a caricare foto e video online, nei microstock, nel 2006. Uno dei motivi che mi ha portato a guadagnare più di 100 mila euro con questa attività non è stato:
ma, molto più modestamente:
che per guadagnare bisognava produrre meno foto e più video.
Come in tutte le cose (chiedetelo a chi ha investito 100 euro in bitcoin nel 2012) una decisione giusta, controcorrente, può cambiare la vita. Anche se quando la prendi tutti credono che tu sia ingenuo.
Oggi, quelle stesse persone che hanno continuato a pretendere di guadagnare limitandosi a fotografare perché a loro piaceva così, passano le loro notti sui forum a lamentarsi che il microstock è un business finito, cercando altri sociopatici per giovarsi delle loro altrettante disgrazie.
Anche per questo motivo ho aperto questo sito e ho iniziato a rispondere alle domande di chi mi scriveva per avere dei consigli su come guadagnare di più vendendo foto e video online.
Confrontandomi con loro, dall’alto dei miei guadagni, ho capito dove molti sbagliano e, per evitare che succeda ad altri, ho creato questa pagina dove elenco i principali errori che fanno i produttori di microstock.
Ricevo tante domande. Molto di queste implicitamente mi comunicano che c’è chi:
Vedendo screenshot come quello qui sotto (i miei best seller su Pond5) e ascoltando il mio tono per niente intellettuale, il rischio di cadere in quel tranello è forte, ma vi consiglio, per il vostro bene, dal trattenervi dal farlo.

Ecco un esempio di domanda che ha come presupposto quella sequenza di azioni (sbagliate) che descrivevo sopra:
Da poco mi sono iscritto a Pond5 per provare a vendere i miei contenuti e realizzarne di nuovi; sono stato accettato e ho cominciato a caricare qualche video, impostando prezzi e scrivendo le keyword. Questi però non si trovano!
Anche copiando e incollando il titolo nel riquadro di ricerca non appare nulla. Come se non fosse attivo qualcosa. Brancolo totalmente nel buio.
Mi rivolgo a lei che sembra veramente uno dei maggiori esponenti del microstock in Italia.
Di solito Pond5 (leggi la mia guida su quell’agenzia) impiega qualche giorno per indicizzare i file, quindi non si tratta di un errore. Anche quando questi diventano visibili ai compratori ci vogliono mesi per ottenere le prime vendite.
Nel microstock non bisogna avere fretta, perché se si usano i tempi sbagliati:
Nella seconda fase della produzione, se si sopravvive alla prima, consiglio di non controllare compulsivamente il contatore delle royalties, perché fare così è il primo passo per buttare un sacco di tempo in attività inutili e controproducenti, quasi più controproducenti di quelli che perdono ore di vita su Facebook a controllare cosa ha mangiato il loro collega di lavoro di 10 anni fa.
Passate il tempo che decidete di dedicare al microstock a:
non a controllare le vostre statistiche nelle agenzie.
Sto mandando i miei primi video a Pond5. La procedura di approvazione del primo footage è stata rapida e veloce, ma subito dopo ho caricato altro stock footage e da più di 10 giorni questo è fermo nella sezione upload del mio profilo con la dicitura pending review.
Sono solo un po’ lenti i revisori o c’è la possibilità che io abbia sbagliato qualcosa durante la procedura di descrizione dei file?
È normale che dopo aver compilato le schede dello stock footage questi rimangano nello stato pending review per un periodo che può arrivare anche ad un mese. Il mio consiglio, una volta caricato il contenuto, è di dimenticarsene e lasciare che sia l’agenzia a preoccuparsi di:
A Pond5 noi produttori lasciamo il 60% di quello che i compratori pagano i nostri contenuti, quindi è quanto meno sensato lasciare certe preoccupazioni a loro e concentrarci sulla produzione.

Ti faccio una domanda molto semplice che sicuramente ti fanno tutti: è possibile vivere solamente vendendo foto nei microstock?
Quante immagini nuove produci al mese e quanto tempo ci dedichi?
Dopo quanto hai iniziato a guadagnare?
Chi inizia oggi a creare contenuti per i microstock non ce la può più fare a vivere solo di quello se si limita a proporre stock images.
A meno che il produttore non abbia un livello di qualità olimpico, dove per qualità non intendo solo tecnica di realizzazione delle foto, ma anche:
Tutt’altro discorso è se si aggiungono i video (stock footage) alla propria collezione. Cosa che per un fotografo non è poi così difficile.
Io ho iniziato creando foto, ma ho capito presto dove stava andando il microstock e sono passato ai video. Con lo stock footage sono arrivato a guadagnare 3 mila euro al mese, prima che questo sito mi obbligasse a sospendere la produzione per dedicarmi alla divulgazione a tempo pieno.
Al microstock ho dedicato una quantità di tempo variabile a seconda delle altre attività professionali che portavo avanti. Oggi con una collezione di oltre 10 mila clip e avendo iniziato a vendere nel 2006/2007, sono anche favorito dai motori di ricerca delle Agenzie rispetto ai nuovi arrivati.
E’ difficile sapere quanto tempo ci vuole per guadagnare bene: uno dei ragazzi che ha comprato il mio corso mi ha segnalato che ha venduto il primo footage su Pond5 dopo 15 giorni, ma credo sia un caso molto raro il suo.
Un altro, Domenico Fornas, di cui racconto la storia in questa pagina, ha impiegato due anni per portare a casa 1100 euro al mese.
Nella media, con i video, bisogna attendere almeno 3 mesi per incassare i primi soldi, ma solo se si fanno le scelte giuste.
Sai che descrivendo male le tue foto e i tuoi video stai perdendo soldi?
Hai l’hard disc pieno di stock images o stock footage che potresti mettere a reddito, ma non hai tempo e voglia di scrivere titoli e keyword?
Conosco chi può fare molto bene il lavoro che ti serve. Scopri di più
Il passaggio dalle sole stock images allo stock footage è uno dei segreti per guadagnare con il microstock al giorno d’oggi. A differenza delle foto, lo stock footage è molto cambiato nel tempo.
Se qualcuno ha scattato una foto della Torre Eiffel nel 2006, oggi quella stessa foto, se non fosse per gli algoritmi di ordinamento delle agenzie, sarebbe ancora vendibile, perché la tecnologia di scatto è ferma, salvo che per l’aumento (insensato) dei pixel.
Se qualcuno invece ha girato un video della Torre Eiffel nel 2006, probabilmente l’avrà fatto in:
Nei 7 anni successivi sono arrivati:

Senza contare il miglioramento di tecnologie e tecniche che hanno influenzato lo stile di ripresa:
Oggi con lo stock footage si può ancora guadagnare bene e i contenuti, per i motivi che ho appena spiegato, si rinnovano molto più velocemente di quanto avviene con le foto.
C’è però un problema per chi viene dalla fotografia.
Non è tanto una questione di imparare cose nuove troppo complicate, visto che il montaggio nello stock footage è assolutamente elementare (lo spiego bene in questa pagina), ma di parametri tecnici, che vanno studiati bene prima di girare.
Ecco sull’argomento una domanda che mi è arrivata e a cui ho risposto in uno degli episodi del mio podcast:
Mi prestano una GO PRO hero 5 Black che registra in 4k a 30fps.
Se poi con Adobe Premiere porto i fotogrammi a 25 al secondo, ci sono problemi nel video finale? O è meglio eventualmente caricarli sui siti di microstock a 30fps?
Chi lavora a 30 fps, deve continuare con quel numero di fotogrammi al secondo in tutte le fasi del montaggio. Quindi anche durante il montaggio deve lavorare con una timeline a 30 fps e poi esportare sempre a 30 fps.
E’ fondamentale mantenere lo stesso numero di fotogrammi al secondo nelle 3 fasi della produzione:
Come dico nel mio corso, per quanto riguarda la scelta tra PAL e NTSC .ci ho messo anni per capire qual era meglio tra i due a livello di vendite. Alla fine ho capito che se il contenuto è geolocalizzabile (come lo sono per esempio le città) è meglio girare nel sistema del Paese dove quel contenuto è situato.
La maggior parte dello stock footage di un certo luogo è comprato dalle persone che producono filmati in quello stesso Paese o area geografica, e che quindi hanno bisogno di materiale nello standard televisivo che utilizzano (il PAL per l’Italia e la gran parte dell’Europa).
La conversione da un sistema all’altro fa infatti perdere di fluidità la ripresa, dando un effetto spiacevole alle immagini.
Ci sono degli strumenti gratuiti che ci dicono quanta richiesta di determinati soggetti c’è sul mercato del microstock. Ne spiego uno in questa pagina del sito (e faccio un video-tutorial approfondito nel mio corso).
Posso anticipare però, che soggetti che tutti amiamo fotografare e riprendere:
in un mercato come il microstock, caratterizzato da logiche commerciali diverse da quello dell’editoria, non vendono niente. Quindi, se il nostro scopo è guadagnare, dobbiamo evitarli, nonostante la cosa possa non piacerci.
Io per primo adoro andare in montagna e se qualcuno mi pagasse per fotografare la cima innevata dopo due ore di camminata in mezzo alla natura, sarei il primo a gioire. Purtroppo però le cose non stanno così, perché Shutterstock non è la rivista National Geographic.
Questa non è una semplice opinione personale, ma un dato di fatto dimostrato da più di 10 anni di report di vendita che ho alle spalle.

Da qualche giorno ho deciso di provare a caricare qualche mio video su Fotolia, alla quale sono iscritta da tempo.
Poi sono incappata nel tuo sito. Mi verrebbe la tentazione di iscrivermi a Pond5, ma la mia perplessità è: i video di soggetti a tema prettamente naturalistico, in base alla tua esperienza, pensi che possano vendere o perdo solo il mio tempo?
Confermo che si rischia di perdere un sacco di tempo con soggetti a tema naturalistico.
Io per primo ho ripreso:
Quindi quanto di meglio esista al mondo, dal punto di vista estetico, sui soggetti:
Già nel 2008, in un periodo in cui bastavano 10 secondi di video del Big Ben per ripagarsi l’intero viaggio a Londra, questi si vendevano una o due volte al massimo.
Oggi è praticamente impossibile guadagnarci qualcosa.
Ho iniziato con il microstock mettendo un paio di foto in vendita su Istockphoto, Dreamstime e qualche altra agenzia, ma ancora non ho visto una vendita.
Purtroppo non posso più vendere su Shutterstock perché non mi accettano, a causa di un problema con il documento di identità.
Sai se acquistando il tuo corso posso imparare a vendere più foto? Ti linko il mio portfolio.
Ho dato un occhio al portfolio dell’amico che mi ha scritto. La situazione è quella tipica dei bravi fotografi che non hanno campito come funziona il microstock: le immagini sono buone tecnicamente. Personalmente mi piacciono anche.
Il punto è che hanno scarso valore commerciale.
E’ vero che nei best seller delle agenzie si trovano tante foto di:
Quelli però sono contenuti caricati da tempo ed è difficile scalzarli dal comparire in cima nei risultati di ricerca (nel web comandano gli algoritmi e questi favoriscono i contenuti che hanno dimostrato di portare nel tempo maggiori guadagni alle agenzie).
È piacevole scattare foto a soggetti del genere. Quindi tanti ci provano e c’è quindi saturazione per quel tipo di contenuto.
Il mio corso può far vendere di più solo se:
C’è una lezione dove spiego uno strumento all’interno del quale digitando una keyword relativa ad un soggetto che si vuole fotografare o riprendere dice in anticipo quanto è probabile che quella foto o quel video faccia guadagnare, misurando lo storico delle vendite delle agenzie e la quantità di materiale analogo già presente.

Il microstock è un business. In quanto tale ha delle logiche commerciali legate a:
che noi artisti della fotografia e della ripresa video facciamo fatica a capire.
Noi siamo i primi (lo sarei anch’io se 10 anni e passa di attività non mi avessero reso il cuore duro) a innamoraci dei nostri lavori e pensare che quando questi saranno online i clienti correranno a comprarli.
In realtà non è mai così e anzi, spesso, i nostri sogni si infrangono non contro il mercato, ma contro il parere negativo di un revisore.
Quando parlo di contenimento dei costi mi riferisco anche a quest’ultima categoria di lavoratori. Una delle spese maggiori per le agenzie è quella del personale, e la maggior parte del personale assunto è impegnato a revisionare le decine di migliaia di foto e i migliaia di video che ogni giorno vengono caricati da noi produttori.
Quindi, anche se a volte le bocciature che subiamo possono scoraggiare, perché le vediamo come un affronto personale alla nostra arte, in realtà queste sono frutto di una logica di business che dipende:
Il portfolio di un produttore vale se visto nella sua interezza. Il singolo contenuto non può cambiare le sorti commerciali della propria attività. Per questo motivo, qualora un revisore rifiuti il vostro contenuto, dovete semplicemente voltare pagina e pensare a produrne uno migliore.
Su Shutterstock mi è capitato di vedermi rifiutare le foto per:
- scarsa illuminazione;
- problemi di esposizione;
- condizioni di luce sfavorevoli;
- bilanciamento del bianco non corretto.
Non riesco a capire cosa vogliono.
Se riduci il rumore va a finire che lo riduci troppo o troppo poco, e via di questo passo.
Sarebbe possibile o dico un’eresia, secondo te, inviargli più immagini della stessa foto? Ognuna con regolazioni diverse, in modo da avvicinarsi il più possibile all’illuminazione/esposizione/bilanciamento che vogliono.
Come prima cosa consiglio di pensare meno alle stock images e più allo stock footage, se lo scopo è guadagnare.
Sconsiglio anche di deprimersi se non accettano un contenuto, che spesso è un rifiuto che è più il risultato dei momentanei stati d’umore del selezionatore che delle linee guida dell’agenzia.
Mandare più versioni dello stesso file è possibile, ma considerando i vantaggi economici che se ne trae non ne vale la pena. Conosco un sacco di persone che dopo un rifiuto spediscono il file tale e quale e magari vengono accettati e alla fine vendono anche.
Il punto è che ci si impiegai troppo tempo per il risultato che alla fine si porta a casa, quindi sconsiglio di farlo.

Purtroppo in quasi tutti i Paesi, Italia compresa, bisogna pagare le tasse su quello che si guadagna.
I soldi che incasserete vendendo stock images e stock footage sono a tutti gli effetti un guadagno e, come tale, è soggetto a tassazione se si vuole essere in regola (come purtroppo non fanno tutti i produttori di microstock).
Fin dall’iscrizione a:
entrerete in confidenza con termini come:
So perfettamente che il vostro primo pensiero sarà quello di mollare tutto, e il secondo, da bravi Italiani, sarà quello di trovare un modo per fregare le regole.
In realtà la soluzione non è né una né l’altra, e porta via pochi minuti all’anno di burocrazia per permettervi di fare, nel rispetto delle Leggi, il lavoro più bello del mondo, ovvero il produttore di microstock.
Sulle modalità per riuscirci vi consiglio di parlare con un commercialista visto che le tasse non sono il mio tema, ma vi garantisco che non è poi così difficile.
Mi sto iscrivendo a Shutterstock, ma sono insicuro per quanto riguarda la parte del Claim of Treaty Benefits. Non conosco bene le regole Italiane.
Volevo sapere se quella parte del modulo devo riempirla oppure lasciarla vuota.
I produttori non sono obbligati a compilare i documenti relativi alle tasse alla fonte di quelle agenzie che le applicano, ma se li si compila il Governo Americano tassa alla fonte i guadagni generati dallo stock footage all’8% anziché al 30%. Poi quell’8% che si paga lo si può detrarre dalle tasse che si pagano in Italia.
Sempre che il produttore dichiari al fisco italiano i guadagni generati dal microstock.
Su Pond5 non trovo il modulo w8-ben, come invece accade su Shutterstock.
Come mi devo comportare?
Basta che dichiari sul 730 eventuali introiti?
Pond5, nonostante sia una Società americana, ha la sedi legali in giro per il mondo. Quindi non applica le tasse alla fonte, come fa, per esempio, Shutterstock.
Mi sono appena iscritto ad iStockphoto.
Ho compilato una serie infinita di documenti in inglese. Alcuni li ho capiti molto poco.
Ho inserito le mie prime tre immagini che sono in attesa di approvazione. Francamente ho la sensazione di essere dentro un labirinto dove, se non conosci le regole, vieni subito emarginato.
Hai qualche consiglio da darmi per evitare di perdere tempo per niente?
Premetto che non ritengo una gran scelta quella di iscriversi ad Istockphoto in questi anni. Io, che creo quasi esclusivamente stock footage, li ho mollati da un po’ di anni.
Con loro ho incontrato un sacco di problemi:
e così via.
Si possono anche accettare tutte queste cose se a fine mese arrivano tanti soldi, ma il problema è proprio che per 50/100$ al mese, nel mio caso, non valeva più la pena perdere tutto quel tempo.
Quindi, un mio primo consiglio chiaro è mollare Istockphoto. E il secondo, ancora, è iniziare a vendere anche video, che pagano almeno 10 volte di più delle foto.
Per quanto riguarda la burocrazia questa c’è principalmente all’inizio e in fase di dichiarazione dei redditi. Abituati in Italia però dovremmo essere abbastanza scafati sull’argomento.
Quello che è fondamentale e da cuiconsiglio di partire per sopravvivere (lo scenario disegnato dall’amico mi sembra un po’ troppo tragico) è imparare nel migliore dei modi l’inglese, cosa che servirà ogni giorno di più non solo nel microstock, non solo nel business legato ad internet, ma in ogni angolo della vita che verrà.
Uber ed AirBnb hanno fatto i soldi sul web grazie ad un principio molto semplice:
Quello che facciamo non è esattamente legale, ma andiamo avanti fino a che non ci fermano, perché la tecnologia è molto più veloce della giustizia.
Quando le Leggi sono state pronte per fermarli, oramai Uber e AirBnb erano troppo grandi perché questo fosse possibile.
Nel microstock chi produce non deve farsi troppi problemi in tema di regole.
Non fraintendetemi: è quanto di più sbagliato esista fotografare di nascosto le persone e mettere in vendita quelle immagini nelle agenzie. E’ eticamente e legalmente un errore. Con in più la controindicazione che con quel tipo di soggetti rubati si guadagna poco o niente.
Esistono però delle Leggi assurde. Una di queste è quella che impedisce a chiunque di montare un cavalletto in un luogo pubblico senza autorizzazione (ne parlo in questo video). Se si dovessero rispettare alla lettera sarebbe impossibile diventare produttori di microstock.
Io ho costruito la mia collezione riprendendo le Capitali Europee, e so che il massimo che può capitare, se si monta un cavalletto, è che arrivi un poliziotto che gentilmente ti dice che non si può fare e ti chiede di interrompere la ripresa.

Ero a Liverpool street, Londra. Una delle migliori stazioni da riprendere perché c’è la possibilità di fare un’inquadratura dall’alto della hall piena di gente che transita.
Sapevo perfettamente che non si poteva usare il cavalletto e che se l’avessi fatto, complice le centinaia di telecamere che la sorvegliano per motivi di antiterrorismo, sarebbe arrivato in breve tempo qualcuno a dirmi di smettere.
Così effettivamente successe, ma nel frattempo riuscii a portare a casa il video. Questo è il mio incasso, solo su Shutterstock, di quei 10 secondi:

Con quello stock footage mi ripagai l’intero viaggio a Londra. Non fossi stato così sfacciato oggi avrei centinaia di dollari di meno in tasca. O decine di migliaia se guardiamo alla mia intera collezione che è stata creata con lo stesso metodo.
Per quanto riguarda la creazione di time lapse ti voglio chiedere un’informazione sull’uso del cavalletto. Dai tuoi video ho visto che lo hai montato in qualsiasi luogo.
Hai mai avuto problemi con le Autorità?
Specialmente di questi tempi credo sia praticamente impossibile riprendere certi luoghi come piazza S.Pietro o l’Altare della Patria.
L’Altare della Patria, giustamente, è sempre stato off-limits, anche 10 anni fa. Parlo del cavalletto da mettere a terra. Con uno tascabile appoggiato sul parapetto non mi hanno fatto storie.
Anche Piazza San Pietro è sempre stata proibita, ma prima di saperlo (nel 2009) ho fatto un time-lapse e non mi hanno detto niente.
La seconda volta che ci ho provato, in presenza di meno gente, è arrivata la volante e mi hanno detto di smettere. Ho chiesto scusa ed è finita lì.
Bisogna essere un po’ sfacciati quando si gira e umili (visto che la Legge è chiara) se qualcuno ti dice qualcosa.
Comunque ho girato l’Europa e non ho mai visto scene di cui aver paura: arriva qualcuno in divisa che, compreso che sei un turista e non un terrorista, ti dice che non si può fare. Chiedi scusa, te ne vai e, con tutto quello che succede nelle strade, nessuno un secondo dopo si ricorda più di te.

Vorrei fare dei video nel Duomo di Firenze, interni ed esterni, compreso il Battistero.
Mi sorge il dubbio che, una volta caricato lo stock footage sulle agenzie, mi venisse contestato di aver infranto il copyright da parte delle Autorità che ne detengono la proprietà intellettuale.
Dato che la mia intenzione futura sarebbe quella di fotografare e riprendere altri capolavori del genere, vorrei una tua opinione in merito.
Il tempo è la risorsa più importante che c’è in questo mondo. Lo è molto più dei soldi.
Se oggi buttiamo le nostre serate sul nulla:
quel tempo non ce lo ridarà mai più nessuno. A differenza dei soldi, che possono arrivare in qualsiasi momento della vita.
Per questo motivo, una delle cose che alcuni allievi del mio corso a volte non capiscono è il consiglio che dò di caricare stock footage solo su 3 siti. Il pensiero che fanno è che, non considerando altre agenzie, si perdono dei guadagni.
Il microstock è un business e in un business il tempo è denaro. Quindi, per esempio, per caricare contenuti in un’agenzia come Canstockphoto si perdono ore.
Perché questo convenga quelle ore devono essere retribuite con una certo guadagno. Se quel guadagno è inferiore rispetto alle proprie aspettative, il vero guadagno lo si ottiene non caricando in quel sito, ma facendo altro di più produttivo nel tempo che si risparmia evitandolo.
Allo stesso modo, l’analisi dei dati generati dal proprio portfolio è fondamentale per capire che direzione prendere quando si pianifica la creazione di nuovi contenuti, ma soffermarsi su dati inutili, come le statistiche che si generano nei primi mesi di produzione, è peggio che passare il proprio tempo libero su una bacheca social a commentare le vite degli altri.
Come è anche inutile confrontarsi con gli altri produttori nei forum e nei gruppi Facebook, perché il genere di produttore di microstock che frequenta quegli spazi non è della categoria di quelli che guadagnano ma di quelli che portano a casa 10 euro al mese e pretendono anche di insegnare agli altri come fare a guadagnare.

Per ora ho venduto 5 video in totale (che emozione ogni volta che vedo una vendita!).
Ho notato però che non ci sono visite alle singole clip, nonostante io ritenga di avere fatto una buona indicizzazione dei file a livello di:
- titoli;
- parole chiave.
Pensa che una delle clip è stata comprata alla prima visualizzazione! Tantissime mie clip hanno però zero visite.
Per aumentare le visite da parte di possibili compratori, cosa si può fare?
A parte produrre contenuti ottimi e interessanti, descriverli bene e ovviamente, produrre tanto e caricare con costanza nel tempo.
Può essere una soluzione crearsi un sito internet o un account Vimeo o Youtube con qualche montaggio di clip correlate che rimandino con un link alle tue pagine dei siti stock?
O ci sono altri metodi che non conosco?
Oppure l’unica soluzione è produrre, produrre e produrre?
Io non mi preoccuperei tanto delle poche visualizzazioni nelle agenzie, perché queste possono dipendere da una serie di motivi (provate a pubblicare la foto di una donna in costume, per esempio). Quello che conta sono i guadagni, se questi salgono la conseguenza principale è che salgano anche le visualizzazioni, perché le agenzie hanno tutto l’interesse a spingere i contenuti che vendono bene.
Il massimo che possiamo fare per far sì che gli stessi microstock credano nei nostri contenuti è compilare bene titoli e keyword, come d’altronde ha fatto il produttore che mi ha scritto, e, nel caso del footage, scegliere un buon fotogramma di anteprima.
Per quanto riguarda la pubblicazione di un sito, finché si hanno poche clip in vendita, non la vedo come una caso fondamentale, perché mettere in piedi un progetto serio in quel caso porterebbe via un sacco di tempo e la visibilità è molto difficile da ottenere.
E’ più facile, invece, puntare su un Canale Youtube, visto che è gratuito farlo e creare dei piccoli montaggi tematici dei contenuti che si producono non è così difficile e può permettere di trovare dei compratori diretti che pagano senza l’intermediazione delle Agenzie.
Come spiego in questo video:
Ho caricato su Adobe Stock lo stesso stock footage che avevo su Pond5.
Stranamente su Adobe Stock il numero di visualizzazioni delle clip è più alto che su Pond5, pur avendo inserito le stesse parole chiave.
Mi chiedo: è vero che Pond5 ha un archivio video più ampio o forse ho indicizzato male io?

Il problema è il modo in cui Pond5 calcola le visualizzazioni, che è anomalo.
Io stesso, come dimostra lo screenshot qui sopra: ho una clip che ha venduto senza visualizzazioni. Non è possibile che questo sia successo, quindi il contatore è sbagliato.
In generale, per fare un buon lavoro bisognerebbe analizzare scientificamente le visualizzazioni. Valutando anche il CTR che è un dato tecnico fondamentale nella SEO.
Se però non conoscete né la parola CTR né la parola SEO, anziché soffermarti adesso su cosa siano, consiglio di farlo solo nella fase avanzata della produzione, perché altrimenti si rischia di provare a imparare a guidare partendo da una Formula Uno e non dalla FIAT Panda.
Nelle scuole di cinema o nelle scuole d’arte in generale si insegna ai giovani a comportarsi come bisognava fare in un mondo che non esiste più.
Quel mondo era fatto di registi che lavoravano 3 mesi e passavano i successivi tre anni a crogiolarsi della propria posizione, tra salotti pieni di intellettuali e la pretesa di avere una vita comoda, quasi che l’essere un artista fosse per loro un diritto divino.
Il microstock, nonostante si manifesti con video e fotografie, è il contrario di quel mondo, perché non è governato da rapporti di parentela e raccomandazioni, ma dal merito.
Vendere foto e video online è una competizione dove chi prevale lo fa solo perché è migliore degli altri, non tanto dal punto di vista tecnico, che è importante ma non fondamentale per guadagnare ma, soprattutto, dal punto di vista della conoscenza del mercato e della capacità di lavorare con procedure di produzione efficienti.
In quest’ottica (essere migliore degli altri) non ha nessun senso passare il proprio tempo su internet a controllare se qualcuno ha scaricato abusivamente la propria foto o a pensare di ingaggiare un Avvocato perché un certo compratore ha acquistato una licenza d’utilizzo standard anziché un’estesa, pur avendo inserito il vostro contenuto in un progetto che richiedeva quest’ultima.
Lo dico, perché spesso mi invitano a parlare agli eventi, come questo che vedete qui sotto:
Una delle domande sempreverdi che mi fanno è quella che proviene dal tipico produttore di stock images che guadagna 20 dollari al mese e che, nonostante i suoi insuccessi, passa le notti a scandagliare il web per capire se qualcuno ha usato fraudolentemente le sue immagini (danno subìto: meno di un dollaro per ogni utilizzo fraudolento…).
Vorrei un tuo parere in base alla tua esperienza.
Questa mattina mi è venuta la curiosità di andare a vedere dove le foto che ho venduto nei microstock sono state utilizzate.
Facendo la ricerca con Google immagini ho scoperto che un file che ho venduto è presente su un sito senza che compaia il nome dell’autore e il nome dell’agenzia e, cosa peggiore, con la possibilità che qualcuno lo scarichi alla massima risoluzione.
Cosa ne pensi?
Per lo stock footage è la stessa cosa?
E’ una questione risaputa quella segnalata. Purtroppo nel firmare il contratto con Adobe Stock e con qualsiasi altra agenzia, si sottoscrive un documento che consente al compratore di usare le foto senza citare:
Quando poi le pubblicano su internet, come acquistano il diritto di fare, non sono obbligati a proteggerle.
Per lo stock footage è un po’ diverso, se non altro perché se lo acquista una TV c’è il logo del canale che un po’ fa da deterrente e se lo pubblicano su Youtube la compressione utilizzata per la riproduzione fa decadere molto la qualità del video.

Il microstock è un business che, in quanto tale, produce dei guadagni. Applicare ad un business la mentalità del consumatore è il primo passo per perdere un sacco di soldi.
La mentalità del consumatore è la stessa che, quando apre un fast food e il primo giorno regala da mangiare, fa mettere in fila le persone per ore, magari a metà del pomeriggio quando non si ha nemmeno fame.
La stessa che fa percorrere chilometri alle persone per fare 50 euro di benzina in un distributore conveniente, senza accorgersi che il costo del tragitto è superiore rispetto al risparmio che si ottiene (con in più il tempo che così facendo si perde).
C’è una App per smartphone che si chiama Microstockr che in una schermata permette di controllare i guadagni generati da tutte le agenzie a cui si contribuisce. La versione completa costa pochi dollari l’anno ed utilizzarla significa risparmiare ore che altrimenti si dovrebbero impiegare per entrare manualmente nella propria area utente di ogni agenzia e cercare i report di vendita.
Risparmiare quei soldi, ma perdere ore in un’attività per nulla piacevole come inserire nome utente e password in un computer è l’anticamera del fallimento, perché vuol dire non riuscire a scrollarsi di dosso una mentalità che, in un mondo molto competitivo come il microstock, non porta da nessuna parte.
Lo stesso discorso vale se si risparmia sull’acquisto delle attrezzature che servono per produrre, sull’acquisto del software, nonché sulla spesa necessaria per la propria formazione.
Non sapere approfonditamente come usare il microstock keyword tool di keyoword.io per capire cosa produrre in base alle richieste del mercato significa perdere migliaia di euro in termini di mancate royalty.
Non c’è nessuna formula magica. Serve solo essere razionali e impegnarsi seriamente, se l’obiettivo è guadagnare. Se invece si vuole solo giocare, probabilmente questo sito non è il più adatto per imparare a farlo.

Perché nel tuo corso consigli di usare Adobe After Effects per creare time lapse con l’effetto tilt shift?
Ho una Nikon D850 che ha nel menu la possibilità di creare l’effetto miniatura.
Con quella funzione la creazione del tilt shift viene fatta dalla camera.
L’effetto tilt shift che le Nikon producono in camera non si adatta a tutte le situazioni. Per esempio, se c’è un ostacolo in traiettoria con l’ellisse centrale che simula il campo di messa a fuoco (il parapetto della terrazza da cui stai riprendendo, nell’esempio qui sopra), la macchina non lo sfoca, rovinando la realisticità del filmato finale.
Quindi usare After Effects (come mostro in questo tutorial) è meglio, anche perché dà molte altre possibilità che i menu delle reflex non danno:
Il microstock è un business completamente diverso da tutti gli altri legati alla fotografia e alla ripresa video. Dall’alto delle centinaia di corsi che venduto, so per certo che la maggiore difficoltà che incontrano i fotografi e videomaker professionisti che vengono da anni di meritevole professione nel campo, per esempio:
è adattarsi al nuovo scenario lavorativo.
Questo perché per loro c’è bisogno di un reset totale per capire quali contenuti produrre e come fare a farlo nel miglior modo possibile. Riuscirci non è facile dopo tanti anni di onorata professione.
Quello che invece mi ha stupito da quando ho aperto questo sito e ho conosciuto centinaia di produttori alle prime armi, sono le storie di gente (senza offesa) scarsamente dotata dal punto di vista tecnico, ma che interpretando alla perfezione il mercato riesce a vendere.
Magari senza arricchirsi, ma evitando di buttare il proprio tempo come fanno certi fotografi della vecchia scuola che pretendono di avere ragione e fanno di testa loro, commettendo l’errore di traslare sul web le dinamiche del business offline.

Nel microstock:
vende molto di più del:
Per quanto magari il primo sia girato male e il secondo abbia richiesto un pomeriggio di appostamenti, migliaia di euro di attrezzature per essere realizzato e anni di esperienza per essere ineccepibile tecnicamente.
Il passo successivo per guadagnare, prendendo ad esempio sempre il video della donna che parla allo smartphone è, in un mercato molto concorrenziale, chiedersi:
Che cosa devo fare per rendere il mio video della donna che parla allo smartphone più attraente per i compratori?
Usare una tecnica particolare? Inserire un secondo soggetto nell’inquadratura? Scegliere una donna diversa?
E una volta compreso che quel video così modificato vende, chiedersi senza esitazioni:
Quale sarà il mio prossimo video della donna che parla allo smartphone?
Solo questo tipo di mentalità porta a qualcosa di buono.
Credetemi non è facile arrivarci, perché, come per tutte le cose a cui tanti ambiscono, ci saranno un sacco di imprevisti pronti a rovinarvi le giornate. Ma una volta che, dopo tanti sacrifici, si è giunti a destinazione, il microstock è senza dubbio il migliore lavoro del mondo.