
Istockphoto è stata la prima Agenzia seria a reclutare videomaker amatoriali per contribuire alla sua collezione. Era il 2006, anno in cui nascevano anche Pond5, Shutterstock e Revostock, che erano ben lontane da raggiungerla. Io, come tutti a quei tempi, iniziai producendo foto, perché era nettamente più facile farlo e le reflex che registravano video al tempo non esistevano. Nel mio caso, iniziai da Bigstockphoto e Dreamstime, che non avevano una selezione in ingresso, per poi bussare alla porta di Istockphoto. Dico bussare alla porta perché al tempo (in realtà non so se oggi è ancora così) per entrare bisognava spedire i propri 10 migliori scatti, che poi puntualmente i selezionatori mi rifiutarono per scarsa qualità della macchina fotografica (lavoravo in jpg e con la Sony Cybershot F828, una delle camere dalla forma più strana della storia, ma che mi dava un’aria da ultra-professionista in un’epoca in cui la maggior parte dei fotografi lavorava ancora a pellicola). Come sempre succede in quei casi, quella che in un primo momento sembrava una sfortuna in realtà mi cambiò la vita, non solo professionale, perché fu il passo decisivo per passare ai video e decuplicare i miei guadagni, come spiego nei video che possono vedere gli iscritti alla newsletter.
Riciclai quindi delle riprese a mano libera di Parigi vecchie di qualche anno e mi registrai. Considerate che da un po’ di tempo non vengono nemmeno più accettate le clip registrate senza cavalletto, ma se io oggi ordino la mia collezione istockphoto per data di caricamento, verifico che i primi 20 lavori che ho spedito hanno venduto tutti almeno una volta. Altri tempi: poco dopo Istock fu acquisita da Getty e cambiò modello di business. Inizialmente copiando quello che facevano con le immagini e puntando quindi molto in alto, poi accortasi che in quei tempi la cosa non pagava più, sotto la spinta della forte concorrenza delle altre Agenzie, virando in ultima istanza verso la vendita di abbonamenti, ovvero la morte dei guadagni per i videomaker.

Come dico nel corso, da due anni a questa parte contribuisco solo a Pond5, Shutterstock e Videoblocks ma, a differenza di altri produttori che quando si arrabbiano rimuovono la loro intera collezione dai siti, su Istockphoto ho ancora un migliaio di clip caricate negli anni passati che mi fruttano un centinaio di dollari al mese con un trend negativo. Mi capita però frequentemente di dialogare con i colleghi del settore e parrebbe che la decadenza di quell’Agenzia fosse inesorabile. Vi spiego un concetto di business: quando copi qualcuno che già esiste, devi anche dare un motivo ai tuoi clienti per scegliere te invece di quell’altro.
Pond5 ha un modello producer-friendly perché storicamente ha sempre avuto le royalty share più alte per chi i contenuti li produce, e una bassissima percentuale di rifiuto, quindi ha il suo perché. Shutterstock, che è l’Agenzia più simile ad istockphoto, è riuscita nel tempo a creare un equilibrio migliore dei suoi concorrenti nella categoria collezione/boutique, senza dover mai abbassare o aumentare i prezzi, e mantenendo una linea editoriale coerente nel tempo. Videoblocks nel maggio del 2015 è entrata a gamba tesa in un mercato che sembrava saturo, creando il marketplace e garantendo il 100% dei guadagni ai produttori (sperando di guadagnare con gli abbonamenti, ma in realtà credo che nel complesso ci stiano perdendo). Scusate la citazione, ma capirete che il microstock, oltre che per i produttori, anche per le Agenzie sembra un po’ una guerra spietata tra bande stile “1997: fuga da New York”.
In principio fu Videoblocks, agenzia oggi in crescita esponenziale, che creò il pacchetto “all you can download” a 99 dollari l’anno, meno di quello che al tempo si pagava un singolo video altrove. Poi venne Fotolia con 150 dollari per 5 clip al giorno di risoluzione web per un mese, ed essendo quest’ultima molto frequentata dai videomaker, creò una sollevazione popolare nelle comunity di produttori. L’anno scorso toccò a Bigstockphoto (Società posseduta da Shutterstock), che lanciò la sua collezione video con un abbonamento da 150 download al mese per 49 euro. Poi, appunto, fu la volta di Istockphoto e, anteprima assoluta per non dire scoop, dal primo marzo 2016 arriverà l’ora di Pond5. Non so i prezzi a cui uscirà (almeno quelli per chi compra, per quanto riguarda i videomaker potrei averne un’idea), ma butto questa notizia alla fine, consapevole che la cosa per il momento la sanno in pochi, ma di sicuro non passerà inosservata e non darà effetti marginali sull’intero mercato.
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