Ritratto del fotografo Fabio Pagani

Fabio Pagani lavora a La7 come responsabile della redazione del palinsesto. Nell’intervista però non gli chiederò notizie sul suo lavoro (che è probabilmente il motivo per cui la gente arriva in questa pagina dopo aver cercato il suo nome su Google), ma sulla sua passione per la fotografia e  sulla sua attività di produttore di immagini stock (leggi cosa sono).

La passione per la fotografia

Il genere di fotografie che crei è quello che ti piace o devi scendere a compromessi per portare i soldi a casa?

I compromessi credo siano sempre necessari quando si parla di lavoro, eppure in fotografia si possono unire le cose che piacciono alle cose che vendono. Sono convinto che sia così. In questo senso il microstock è certamente una bella lezione che ti insegna ad adeguare i due aspetti.

Com’è l’ambiente della fotografia a Roma?

Non me ne sono mai preoccupato troppo. Le pubbliche relazioni contano sicuramente: chi è bravo a vendersi lavora di più e probabilmente guadagna di più.
Certamente vivere in una città con molta offerta fotografica, più o meno professionale, ha fatto abbassare i prezzi, ma questo è naturale per il mercato. Di fotografi bravissimi ce ne sono davvero molti.
Ho detto che non me ne sono mai preoccupato, ma forse è meglio dire che non me ne sono mai DOVUTO preoccupare, perché come già detto ho la fortuna di avere un lavoro che mi sostiene economicamente: sarei molto presuntuoso a giudicare la situazione commerciale dei fotografi professionisti a Roma…
Mi permetto solo di dire che con il tempo e l’impegno i margini si trovano. Ne sono convinto. Ci vuole pazienza, costanza, e molto lavoro.
Diciamo che se domani (cosa che può capitare a chiunque) perdessi il mio lavoro principale, sarei abbastanza fiducioso di poterlo rimpiazzare con la fotografia.

L’utilizzo di modelli nelle foto

Nei tuoi lavori di fotografo collabori molto con modelle. Sono rapporti professionali amichevoli, del tipo “ti faccio il book in cambio dell’autorizzazione a pubblicare gli scatti” o le paghi?

Come tutte le interazioni fra umani può funzionare in tanti modi!
Punto di vista del fotografo: collaborazioni di tutti i tipi: dal TF* (“time for… stampe, file digitali…), che significa che ti metti d’accordo con la modella che vuole essere fotografata e si fa uno scambio alla pari in avanti.
Ma se vuoi una modella in gamba, professionista, la paghi, esattamente come paghi un fotografo professionista ed in gamba. Per il microstock in particolare pago sempre le modelle, visto che cedono la loro immagine.

A proposito di quello che mi chiedevi circa l’unire piacere e passione per la fotografia al lavoro ho trovato un sistema che conviene ad entrambe le parti:

Il risultato è che al minimo mi ripago il costo di brave fotomodelle. Certo, se dovessi pensare di guadagnarci abbastanza, il sistema andrebbe rivisto, ma in linea di massima per me funziona.

Proteggere le proprie foto da utilizzi non autorizzati

Hai un sito internet dove pubblichi le tue foto. Non hai paura che qualcuno te le rubi, magari senza nemmeno citare il tuo nome?

Credo che volendo usare un mezzo si debbano accettare i suoi vantaggi ed i suoi rischi. Il “furto” dell’immagine su internet, semplicemente, non è evitabile.
L’unica contromisura che penso si possa adottare è rendere le tue foto il più diffuse possibili: se sono già viste e conosciute è più difficile che qualcuno le usi come proprie.
Detto questo certamente evito di mettere foto online in alta risoluzione e ci metto in un angolino il mio nome, ma evito anche di mettere watermark invadenti che hanno il solo effetto di rovinare la foto.
Per il microstock il discorso è un po’ diverso, visto che si tratta di immagini, foto e video, spesso meno caratterizzate. Purtroppo alla protezione della proprietà dovrebbero pensarci le agenzie, ma non mi pare che se ne occupino molto. Dovrebbero farlo.

Avere un sito internet proprietario è necessario per farsi conoscere come fotografo?

Avere un sito internet è senz’altro necessario, ma non sufficiente a farsi conoscere. Infatti io che investo poco tempo ed energie all’auto promozione ho pochissime visite. Tuttavia non aver un sito web almeno accettabile sarebbe un errore, basta che tu dica ad una sola persona che ti ha contattato per lavoro di visitare il tuo sito per farsi un’idea… E quello diventa il tuo biglietto da visita.

I social network per farsi conoscere

Tra le piattaforme web utilizzate dai fotografi, per la tua esperienza, qual è quella che ti dà la maggiore visibilità?

Credo che valga lo stesso ragionamento del sito internet personale: magari sul tuo account:

non ti segue nessuno, ma devi comunque avere almeno uno di questi canali funzionante se vuoi far vedere le tue foto e dire a qualcuno dove guardare.
Facebook è diverso, credo che abbia un’altra utilità: almeno nella mia esperienza è stato molto più importante contattare ed essere contattati attraverso questo social. Certo che se guardi la mia pagina da fotografo ho pochissimi follower 🙂 ma è solo colpa mia e della mia pigrizia! Anziché fare marketing pubblico man mano le mie foto, e poco alla volta, molto lentamente, le visite crescono.
Non sono esattamente un esempio di come vadano curati i contatti social 🙂 ma almeno sono costante!

Sleeping Beauties

Donna che dorme in Via dei Condotti a Roma. Foto di Fabio Pagani.

Foto tratta dal progetto Sleeping Beauties. Maggiori informazioni in questa pagina.

Nel tuo progetto “sleeping beauties” ci sono delle donne che dormono su delle strade affollate di Roma. Tanti dei lettori del mio sito, mi scrivono dicendomi che non iniziano a creare video perché si vergognano ad usare il cavalletto in un luogo pubblico. Ci racconti il dietro le quinte di quegli scatti, giusto per dare un po’ di coraggio a chi si fa troppi problemi quando deve fare riprese in città?

Tu fai video Daniele, e probabilmente fare un video di questa immagine sarebbe stato molto più complicato.
La fotografia ha questa semplicità. Abbiamo provato tutto prima con le modelle:

poi siamo andati sul posto. Niente cavalletto, un po’ di coraggio e qualche risata, fra distendersi nel posto giusto e scattare a mano libera passano pochi secondi, due tre scatti.
La fotografia offre questa possibilità di “istantanea”, che è credo quello che la differenzia dal cinema e che le ha permesso di sopravvivere: una immagine statica dice a volte più di quanto possa dire una immagine in movimento, ed è anche relativamente più semplice da cogliere. E spesso più semplice da fare.
Comunque ho avuto esperienza diretta anche nel video, realizzando dei cortometraggi. Con un po’ di discrezione e accorciando i tempi allo stretto necessario ho sempre usato anche il cavalletto e non ho mai avuto problemi.

Perché hai mollato con i video?

Realizzare un corto è molto più impegnativo dal punto di vista mentale, organizzativo ed economico. Quando sei più giovane hai più tempo, energie, ed amici che collaborano gratuitamente. Poi quel tempo passa e se non lo trasformi in un lavoro non ce la fai. O almeno io non ce l’ho fatta. La fotografia è meno impegnativa, nel senso che puoi organizzarla da solo.

Il microstock

Come hai scoperto il microstock?

Diversi anni fa avevo fatto qualche tentativo, ma non ero stato costante ed ho dimenticato la cosa finchè non sono capitato su fotoguadagnare.com, il blog di Paolo Gallo, che con il suo approccio facile ed onesto mi ha convinto a percorrere questa via. Ho iniziato come tutti con le maggiori agenzie, shutterstock, fotolia, istock e poi via via ho aggiunto le altre.

Hai iniziato caricando scatti del portfolio che già avevi?

Si, le primissime foto inviate erano scatti che già avevo e che mi sembravano adatte, ma quasi immediatamente ho iniziato a produrre immagini fatte appositamente. Al portfolio ci sono tornato in seguito, dopo che mi ero chiarito cosa fosse vendibile, ed è stato più semplice selezionare.
La prima foto credo di averla venduta dopo qualche settimana, ma per avere un ritmo regolare di vendite ho dovuto aspettare di avere una dimensione di portfolio accettabile, diciamo almeno 500 scatti, e per avere quelli non avrei mai potuto basarmi solo sul mio portfolio precedente.

Qual è l’agenzia nella quale hai i migliori riscontri a livello di vendite?

A livello assoluto Shutterstock è nettamente in testa, mentre vedo molto in crescita nell’ultimo anno Fotolia, da quando è stata acquisita da Adobe. Istock, nonostante ne abbia letto peste e corna, si comporta bene ma non è in crescita.
Dopo un anno senza vendite mi pare di aver eliminato solo Yaymicro e Crestock.

Qual è secondo te il segreto per vendere microstock?

Capire cosa chiede il mercato penso sia la cosa più importante: mi pare di aver capito che se soddisfi la richiesta vendi anche foto tecnicamente non ineccepibili. Sul keywording ovviamente è necessario spendere tempo perché le immagini vengano trovate.

La stock image più venduta

Pellicola cinematografica con un ciak sullo sfondo. Foto di Fabio Pagani

Questo è il tuo bestseller su diversi siti di microstock. Puoi dirci quante volte l’hai venduto e quanto ti ha fatto guadagnare? Secondo te per quale motivo ha avuto una resa così alta?

E’ stata venduta più di 300 volte nell’ultimo anno e oltre 400 se consideriamo anche l’anno precedente.
Credo che funzioni perché esprime bene un concetto di cinema vintage, ma a parte questo devo pensare che sia anche questione di fortuna: non credo che sia lo scatto migliore che ho nel portfolio, eppure è finito ai primissimi posti nei risultati di ricerca

in Adobe stock (ovvero fotolia) e questo ha sicuramente aiutato.
A questi numeri poi manca istock che ha deciso proprio questo mese di eliminare le vecchie statistiche… penso che nel complesso arriveremo a 500 download.
Non sono certamente numeri da campione, ma considerando che carico foto da solo due anni sono soddisfatto. Mi sono ripagato nuovi strumenti e le spese per le foto, come il costo delle modelle per i miei progetti.

Attualmente quali sono i tuoi numeri nel microstock?

Ho circa 3000 scatti nel portfolio delle varie agenzie, che diventano quasi 4000 per quelle che accettano anche editoriali. Adesso ho parecchio diminuito la frequenza di caricamento, sono su 50 foto al mese circa.
Le vendite sono circa 350 al mese fra tutte le agenzie, e sono assolutamente in crescita, ma mi aspetto un periodo più stazionario prima o poi, è troppo breve il lasso di tempo considerato.

Il passaggio allo stock footage

Per un fotografo, secondo te, è tanto difficile passare a produrre anche stock footage?

Sicuramente è diverso, e dipende da quello che vuoi realizzare: ad esempio se fai video in studio, con modelli o oggetti, ti serve un set di luci ben più corposo e difficile da gestire di quello che occorre alla fotografia. La post-produzione è più complessa, almeno all’inizio. Niente che non sia superabile, ma ci vuole un certo impegno e del tempo, soprattutto per gli aspetti tecnici.

Piazza San Pietro con la neve, fotografata da Fabio Pagani.

Roma è una città già molto presente nelle collezioni di microstock, soprattutto nei luoghi più frequentati dai turisti. Secondo te ci sono posti alternativi che hanno un potenziale proprio perché sono meno conosciuti?

Come tu per primo ben sai la richiesta del mercato se vuole una foto di Roma è quasi inevitabile che contenga i suoi simboli. Più che angoli nascosti o quartieri meno conosciuti probabilmente possono funzionare viste originali dei luoghi già famosi: oppure, se si ha la fortuna di vivere a Roma, non perdere occasioni speciali o uniche di riprenderla.

Secondo te come sarà il futuro del microstock per noi produttori?

Francamente non lo so. Credo che la concorrenza che viene da Paesi meno ricchi del nostro mondo occidentale, dove la produzione si fa a minor costo, sarà pressante. Se si vuole continuare su questa strada bisognerà sempre più specializzarsi in specifici contenuti unici e non replicabili. Non vedo altro modo di farsi strada. Non pensare che questo sia pessimismo, anzi: saremo costretti a pensare, a lavorare ed in ultima analisi ad essere più creativi. E’ questo è assolutamente un bene.

Grazie a Fabio Pagani per la sua disponibilità a condividere le informazioni. A proposito di televisione, in questo sito potete vedere il format sui viaggi che ho prodotto.

Daniele Carrer

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