Cristiano Palazzini ha iniziato come fotografo di moda e di spettacolo, ed è uno dei tanti appassionati che ho incontrato grazie a questo sito. La sua esperienza professionale è particolarmente interessante per quanto riguarda i suoi trascorsi nel mondo dello spettacolo e per quanto riguarda la scelta delle attrezzature, legate ad un marchio non diffusissimo tra i colleghi.

Daniele Carrer

Il fotografo Cristiano Palazzini mentre fa il fotografo di moda in un set con una modella
Cristiano Palazzini in una foto di Gabriele RigonDa fotografo di moda a Quentin Tarantino

Da fotografo di moda a Quentin Tarantino

Qual è la tua storia di fotografo?

Ho iniziato la mia attività di fotografo nel 2008. Precedentemente mi sono sempre occupato di informatica. Sono stato per diversi anni un giovane manager, poi ho coltivato la mia passione di sempre per il taoismo e le arti marziali. Infine ho riscoperto una passione che avevo sempre avuto ma mai coltivato. La fotografia, appunto. Grazie ad un amico proprietario di un’importante agenzia di Milano ho anche sperimentato per qualche mese la vita del fotografo di moda, di eventi e dispettacolo, ma non faceva proprio per me.
Ormai da alcuni anni la mia professione è quella di fotografo di microstock e sviluppatore di App per dispositivi Apple.

Perché non faceva per te la vita di fotografo di moda e dello spettacolo?

Me lo sono chiesto tante volte anche io, cercando di andare oltre le sensazioni più evidenti e immediate.
Il primo aspetto ha certamente a che fare con il tipo di persone che incontri. Ne ho incontrate di stimolanti e piacevoli, ma il livello medio di tutto quello che ruota intorno al mondo dello spettacolo…beh, davvero non fa per me quando fai il fotografo di moda.

Quella vita non faceva per me

Poi c’era un aspetto legato al tipo di foto che sei costretto a scattare:

Correre dietro ad attori, documentare la starlette di turno che compra una borsa di marca in via Monte Napoleone, oppure trovarmi in mezzo ad altri trenta fotografi di moda per scattare le varie passerelle o photo walk non mi permetteva di concentrarmi sulla persona che avevo di fronte, per ritrarla come avrei voluto. Anzi, non avevo proprio il tempo nemmeno di capire come avrei voluto ritrarla. E questo mi portava a fare delle foto in cui non mi riconoscevo. E a vivere il tutto con uno stress insopportabile.

Infine, in parte collegato al punto precedente, c’era e c’è sicuramente un aspetto narcisistico importante. Mi piace condividere una episodio che ho capito solo recentemente, molti anni dopo che si è verificato.

Ero al festival del cinema di Venezia e avevo appena scattato alcune foto a Quentin Tarantino. Non dei ritratti ravvicinati ma i soliti scatti quasi rubati. Lui da lontano mi aveva fatto un cenno di saluto e ringraziamento.

Poco dopo lo vedo entrare in albergo al Lido. Lo seguo e, a pochi passi da lui….lo saluto e gli auguro buona giornata.
Per anni ho pensato che avesse avuto il sopravvento la mia riservatezza e la mia scarsissima attitudine a invadere la privacy delle persone (basterebbe questo a rendere questo tipo di fotografia impossibile). Oggi ho capito che c’era anche una componente del tipo:

“Caro Quentin, io dovrei fotografarti ma in effetti mi pare che potremmo anche solo sederci a bere un caffè e parlare”

Lascio a te leggerci le evidenti sfumature che potrebbero sfuggire a una prima lettura!

La scelta di Fuji

Che attrezzatura usi?

Ormai da circa 3 anni uso solo attrezzature Fuji. Sono sempre stato un utente Canon, ma gradualmente sono felicemente “migrato” verso la serie X di Fuji acquistando anni fa la prima x100.

Le macchine Fuji sono fantastiche, un vero piacere da usare e una grande soddisfazione in termini di qualità di immagine. Ora lavoro con una

dopo che mi hanno rubato la pur ottima X-Pro2. Per quanto riguarda gli obiettivi, a parte uno

che utilizzo per architettura e riprese urbane in cui voglio un ampio angolo di campo, utilizzo da tempo solo focali fisse.

Il mio corredo attuale vede:

  1. 27 f/2
  2. 35 f/2
  3. 90 f/2

oltre allo zoom.

Perché ti trovi meglio con le reflex Fuji rispetto alle Canon?

Le Canon sono a mio parere ottime: le ho per esempio sempre preferite alle Nikon. In particolare per la resa dei colori.
Ma le Fuji, sono fantastiche. Il primo aspetto?

Da quando uso Fuji ho quasi sempre la macchina con me. Quando me la porto in giro la gente mi guarda, ma non troppo. Non si vede quasi…e di certo sembro un turista e la gente non se ne cura. Oddio, adesso che giro spesso con il gimbal è vero tutto il contrario, ma per le foto è così.

Il raw

Io scatto quasi sempre in RAW, ma se anche non lo facessi, i jpg che escono dalla macchina con i vari profili sono….perfetti. Il rumore digitale ad alti ISO è eccezionalmente controllato/controllabile.

E infine scattare con una Fuji ti riporta il piacere che si aveva scattando a pellicola (anche se io ho avuto poca esperienza in quel campo). Nel senso che tieni in mano un oggetto con ghiere di controllo essenziali e di metallo, un peso ragionevole e un approccio old style che per me fa la differenza.

Oltre al microstock, che progetti stai portando avanti?

Da un paio di anni mi occupo solo di microstock. E da essere onesti, occupandomi dal 2014 quasi esclusivamente di sviluppo software per piattaforme mobili (ndr: vedi www.arsbox.com) avevo relegato la mia attività fotografica ai soli progetti personali.

Sei stato tu a risvegliarmi spingendomi verso il video che avevo sempre trascurato. Le tue spiegazioni e i tuoi esempi mi hanno convinto che forse valeva la pena tentare.

Avevo iniziato un progetto su Milano con il desiderio di documentare la città con un approccio un po’ old style ma ahimè l’ho abbandonato quando ho cominciato a farmi coinvolgere dai nuovi paesaggi moderni che l’hanno invasa….vedremo!

Una donna che si trucca gli occhi in un ritratto del fotografo Cristiano Palazzini

Da fotografo di moda a… lavoro con le modelle

Sei specializzato in ritratti di donna. Sembra il naturale proseguimento della tua carriera di fotografo di moda. Come trovi le modelle?

Sono affascinato dall’animo e dall’universo femminile. Sono fortunato perché la mia adorata e paziente moglie, che mi diceva da anni di piantarla di fotografare belle fanciulle e di fotografare le città che sarebbero state probabilmente più redditizie oltre a contribuire a non farla innervosire, ha sempre tollerato le mie escursioni nell’universo femminile tra ritratti, esperimenti di stock ed editoriali. Credo avesse ragione.

Ho infatti sempre pagato tutte le modelle con cui ho lavorato. Tranne rarissimi casi in cui ci siamo accordati per un semplice casting, oppure per un TFP (ndr: time for print). Ho sempre avuto un approccio molto professionale, anche quando ero proprio agli inizi. Sono sempre stato dell’idea che fosse indispensabile pagare il tempo delle persone che lavoravano con me:

e via dicendo. Sono sempre stato allergico agli approcci di tipo diverso.

Ma quando sostieni tutti questi costi è difficile, in particolare con le foto, riuscire a ripagarsi con il microstock. Ci sono diversi fotografi, certamente più bravi di me, che ci sono riusciti e ci riescono, ma è molto difficile e richiede una grande capacità di pianificazione e di marketing. Oltre al talento, si capisce.

Il microstock

In cristianopalazzini.it fai vedere il tuo portfolio di stock footage e stock images. Sei riuscito ad ottenere qualche contatto interessate tramite il tuo sito?

Ad essere onesti no. Almeno per il momento, il mio sito personale non è stato molto utile. Forse complice una strategia di SEO (ndr: ottimizzazione per i motori di ricerca) tutt’altro che ottimale. In questi ultimi due mesi ho seguito il tuo consiglio e ho pubblicato alcuni video di esempio su YouTube. Vedremo se la loro qualità sarà sufficiente per generare interesse e conseguenti vendite dirette.

Per quanto riguarda il microstock quali sono i soggetti che ti stanno dando maggiore soddisfazione a livello di vendite?

Nonostante alcuni scatti lifestyle di alcuni servizi abbiano venduto un pochino, parliamo di cifre troppo basse per essere interessanti. Le uniche foto che hanno venduto bene sono quelle nella categoria:

Quindi paesaggi, città e affini. Ad esempio su Shutterstock, questa è l’immagine che da sempre ha venduto di più:

Castel del Monte, foto di Cristiano Palazzini

e subito in coda:

Santa Caterina del Sasso famous Hermitage on Lake Maggiore in Italy, photo by Cristiano Palazzini

Lake of Como, photo by Cristiano Palazzini

Girare video con il gimbal

Come dimostra il video qui sotto, per quanto riguarda lo stock footage, ti sei specializzato nelle riprese con il gimbal. E’ stato facile imparare a creare soggettive così fluide?

In realtà mi sembra sempre che il risultato non sia ottimale. Ma è vero, ho fatto progressi. Utilizzo lo ZhiYun Crane.
Trovo sia un prodotto eccellente e abbordabile in termini di prezzo. Richiede un po’ di pratica, ma permette indiscutibilmente di fare delle riprese che sarebbero altrimenti molto difficili se non impossibili. Almeno desiderando ottenere un buon risultato.

Il mio attuale portfolio video su:

è di circa 350 filmati. Ho fatto un po’ di ricerca come suggerivi tu ma i primi video sono serviti per fare test e impratichirmi con una modalità di ripresa nuova: il video appunto.

Inizio ora con un’attività di ricerca più mirata perché certamente, come spieghi molto bene nel tuo corso, c’è una notevole differenza tra quello che ci piace girare e quello che dobbiamo girare se vogliamo rispondere alle esigenze di mercato e generare vendite.

La pianficazione di riprese e scatti

Come pianifichi le tue riprese?

Ahimè negli ultimi tempi sto trascurando le foto a favore dei video. Sono diventato un po’ integralista. Ma devo cercare di disciplinarmi anche in questo senso. Però si, l’obiettivo sarebbe quello di iniziare a pianificare il lavoro in modo meno “hobbystico”.

Al momento mi ritaglio del tempo e approfitto delle migliori occasioni durante viaggi e trasferte.

Pensi che iniziare a creare microstock sia un buon modo per entrare nel business della foto digitale? O, visti i tuoi trascorsi, meglio fare il fotografo di moda o di spettacolo?

Credo sia meglio il microstock. Per la mia indole, forse l’unico. Ho avuto l’idea di provare a vendere alle aziende di promozione turistica alcuni video montati con lo stock footage che ho girato in determinati luoghi, perché mi sono detto che forse aveva senso mandare almeno una mail.

Vedremo, ma purtroppo la penso come te. Soprattutto in Italia queste cose non funzionano. Probabilmente si compreranno qualche clip sui siti di stock direttamente. O ancora più probabilmente chiederanno al nipote del fratello del cugino che fa siti web se può andare con la sua reflex a fare delle riprese in cambio di un gelato al limone. Scherzi a parte (ma non troppo) non so cosa mi risponderanno gli uffici del turismo (se mai lo faranno) ma in Italia, molto più che all’estero, non c’è da farsi troppe illusioni.

Ritratto di una giovane donna del fotografo di moda Cristiano Palazzini

I libri per imparare la fotografia

Hai qualche libro/sito/app da consigliare a chi vuole migliorare le sue foto?

L’unico suggerimento intelligente, credo, potrebbe essere quello di leggere i grandi:

e via dicendo. Credo che l’unico modo per stimolare il cervello, e in questo caso anche gli occhi, sia di vedere cosa hanno fatto e continuano a fare i grandi.

Trovo che i testi (oltre che le sue splendide foto) di Ferdinando Scianna potrebbero essere davvero utili a tutti.

Infine, perché è stato difficile per me: suggerirei a tutti di cercare di capire con onestà cosa si vuole essere e cosa si vuole fotografare. E perché.

Domande di Daniele Carrer

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