Fotografia professionale e microstock
La produzione di stock images oramai è un elemento molto importante della fotografia professionale. In quanto lavoro ha delle sue logiche, ma non è detto che le persone creino contenuti con l’unico scopo di guadagnare.
Ci sono infatti diversi modi per affrontare la produzione di microstock. Quello più diffuso prevede che si carichino online le stesse foto che si farebbero in gita, e questo è anche il motivo perché le collezioni di stock images di:
sono piene di Colossei e di torri Eiffel che, vista la concorrenza spietata, sono oramai anni che sono impossibili da vendere, causando nella tipologia di fotografo che le carica l’errata convinzione che oggi nessuno riesca più a vendere foto online.
C’è poi il modo serio di affrontare il microstock, ed è quello di pensare alle stock images come alla fotografia professionale. Il produttore con questa mentalità, lo farà iniziando da una ricerca sui soggetti più richiesti dal mercato, utilizzando strumenti come dropstock.io, che Simone Scalise spiega in questo tutorial, affiancando alle stock images lo stock footage, che è molto più pagato e meno soggetto a concorrenza, come insegno a fare con i 4 video gratuiti che mando a chi si iscrive alla mia newsletter, e utilizzando infine delle strategie per aumentare la produttività, come spiega qui sotto l’ottimo Luca Lorenzelli che di stock images ne vende tante ogni mese.
Daniele Carrer
Come ottimizzare la produzione di stock images
di Luca Lorenzelli

C’è chi dice che il microstock sia solo una questione di quantità, ovvero:
- più stock images
- più stock footage
si hanno e più si vende.
Questo non è completamente falso: i numeri sono fondamentali, ma lo è molto di più l’ottimizzazione dei processi che portano al contenuto definitivo:
- Fotografare (riprendere);
- ritoccare (montare);
- inviare alle agenzie;
- indicizzare.
Più efficienti si è in queste 4 fasi, e più si guadagna, e nella fotografia professionale se non si guadagna è meglio cambiare lavoro.
Morire di perfezionismo
Per essere sicuri di avere lo scatto o la ripresa giusta, fotografi e videomaker tendono a riprendere infinite volte la stessa scena.
Capita anche a me di farlo, perché è una malattia/istinto di tutti noi nell’epoca del digitale e delle foto a costo zero. Questo tic nervoso crea problemi e rallentamenti in post-produzione, e se si parla di microstock è qualcosa di totalmente agli antipodi di quello serve per guadagnare bene vendendo foto online.
Se valuto come potenzialmente redditizio un soggetto, e mi metto a fotografarlo o filmarlo da:
- ogni angolazione
- ogni distanza
- con ogni apertura possibile
mi ritroverò in fase di editing ad avere una marea di file raw sul PC, difficili da gestire a livello hardware e in gran parte inutili per il mio obiettivo, che è sempre e solo uno:
- vendere e guadagnare.
Per questo, da un pò di tempo mi sforzo di essere selettivo sin dalla fase di scatto.
Quello che i fotografi (anche bravi) sbagliano
Noi produttori di microstock non siamo matrimonialisti, fotografi sportivi o naturalistici:
non dobbiamo cogliere l’attimo, ma programmare e produrre immagini per la vendita a scopi commerciali ed editoriali a compratori che nel mondo offline non avremmo mai come clienti.
In funzione di questo lavoro, in fase di post-produzione:
- mi guardo gli scatti distinguendoli per angolazione, e per ognuna di queste scelgo solo il migliore, cancellando gli altri.
- Faccio la stessa cosa per le inquadrature (primo piano, campo lungo…), finendo a volte per scartarne completamente alcune quando mi accorgo che sono già presenti in quantità nelle agenzie.
Qualcuno potrebbe dire:
visto che hai già fatto le foto, perché non lavorarle in velocità e inviare sempre tutte le varianti? Magari ci guadagni di più!
Secondo me no. Primo perché lavorarle in velocità significa non valorizzarle e quindi tanto vale buttarle via, visto che ho deciso che altre simili che ho fatto sono migliori. Secondo perché includere tutto equivale a:
- sviluppare una mole sconsiderata di file;
- indicizzarli uno ad uno, magari facendo un copia incolla dozzinale delle tag;
- perdere tempo sottraendolo a mansioni più redditizie.
Personalmente cerco sempre di apporre la massima attenzione al keywording e cerco di differenziarlo tra file, anche se riguarda gli stessi soggetti. Nell’indicizzare cerco di cambiare titoli e descrizioni immaginandomi i diversi utilizzi commerciali che se ne possono fare. Si deve tirare fuori la fantasia!
Conclusioni
Riassumendo i miei consigli per ottimizzare la produzione sono 5:
- non scattare compulsivamente.
- Tenere una foto (o un video) per inquadratura.
- Escludere certi piani di ripresa (perché far finire sul proprio portfolio dei contenuti che non aggiungono nulla alla vostra sessione di ripresa?).
- post-produrre al meglio per cercare di differenziarsi dalla concorrenza.
- Differenziare le keyword, anche quando i file si assomigliano.
In questo modo ci metterete senz’altro più tempo ad aumentare i contenuti del vostro portfolio, ma vi troverete con delle singole immagini e video con più visualizzazioni e vendite, e di conseguenza meglio indicizzate dalle agenzie, rispetto a quelle create dai tipici improvvisatori del microstock che:
- fanno 100 foto ad inquadratura.
- Post-producono male.
- Fanno il keywording con il copia e incolla.
- Non vendono.
- Danno la colpa a qualcuno o qualcosa del loro insuccesso, mentre il problema sono solo loro.
State sicuri che a livello di vendite, nel medio e lungo periodo, i numeri saranno dalla vostra parte e le stock images saranno per voi un modo per guadagnare attraverso la fotografia professionale.
Luca Lorenzelli
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