Tanti insegnano a riprendere...

...ma solo qui impari come si vendono le tue foto e i tuoi video!

Se ti va puoi anche vedere la prima parte di questo video.

Il dietro le quinte

Il testo seguente racconta il dietro le quinte dell'evento ed è tratto da uno dei miei podcast:

Se fossi Steve Jobs, che nelle sue presentazioni era sempre bravo a riassumere nella prima frase il concetto più importante, esordirei dicendo che:

è stato un successo strepitoso.

Non c'era un posto libero nell'aula magna. Tolti i primi 20 minuti in cui io e l'ottimo Roberto Tomesani di Tau Visual abbiamo parlato, da una certa soglia in poi sono stato bombardato di domande che, scusate se vi svelo un retroscena, mi hanno salvato la vita perché non mi ero assolutamente preparato nulla, in parte perché avevo deciso di fare così, anche se non in maniera assoluta come poi è successo, in parte perché gli ultimi giorni ero bloccato dall'influenza.

Parlare due ore di fila è dura

Ovviamente io l'argomento microstock lo conosco, ma parlare due ore di fila con un muro di silenzio dall'altra parte non è esattamente il mio format preferito. Ora vi dico una cosa che non sapete:

avevo deciso di partire molto presto da casa la mattina, visto che abito a tre ore di treno da Milano, per girare degli Hyperlapse, perché mi serviva capire quanto quello fosse un trend da cavalcare, e perché ovviamente Milano l'avevo già ripresa diverse volte, quindi non valeva la pena rifare le stesse cose, o andare a scovare nicchie che probabilmente non avrei trovato.

Il vizio di cogliere sempre l'occasione

Il produttore di microstock che guadagna è così:

  • quando si trova, per altri motivi, in un posto
  • coglie l'occasione.

Io il vizio di cogliere l'occasione per fortuna non l'ho perso. In più, volendo dare una documentazione del mio modo di girare, quella era l'occasione perfetta per farlo.

Perché essendo impeganto a produrre contenuti per questo sito, fatico a trovare il tempo per girare, e quindi ogni situazione va sfruttata.

Una settimana prima avevo messo un annuncio per trovare un cameraman con in quale poi mi ero accordato, e per la prima volta nella mia carriera passavo:

  • da dietro alla telecamera
  • a davanti alla telecamera.

In altre parole, nelle settimane precedenti all'evento, la mia attenzione era tutta:

  1. sugli Hyperlapse
  2. sul video che dovevo girare mentre li creavo.

E improvvisamente mi ricordo della conferenza...

Però, ad un certo punto della giornata, più o meno verso le 16.30, ritorno in hotel, contento per come sono andate le riprese, curioso per vedere sul portatile qualche anteprima, ma è quello il momento in cui comprendo una cosa che quasi mi ero scordato:

  • devo andare a parlare allo IED davanti ad almeno 100 persone, e io non ho preparato nulla.

Tra l'altro, dovevo ancora mangiare, perché quando crei microstock c'è sempre qualche imprevisto, e la prima cosa che salta per compensare gli imprevisti è il pranzo.

In più non so la strada che devo fare, perché Google Maps mi dice che lo IED è a 2,7 chilometri dall'hotel e le mappe dell'Iphone mi dicono 1,4 chilometri. La febbre non ce l'ho più, ma la voce mi è finita più o meno in Galleria Vittorio Emanuele, e se considerate che il primo Hyperlapse l'ho fatto in Piazza Duomo, potete immaginare quanta voce io abbia in corpo in quel momento.

Il microstock però mi ha dato un grandissimo aiuto in questi anni, perché ho imparato:

  1. a creare le procedure migliori di lavoro
  2. a risolvere i problemi
  3. ad adattarmi alla situazione.

Sulla strada verso lo IED mangio due palline di gelato al volo, che in un colpo solo:

  1. alleviano i miei problemi alla gola
  2. mi permettono di mettermi al sicuro dallo stomaco brontolante durante la conferenza
  3. velocizzano tutto (perché ho fatto l'Alpino e sono abituato a mangiare camminando mentre mi muovo verso il teatro della battaglia).

Quindi, con una sola decisione, già risolvo un po' di problemi. Ma in qualsiasi lavoro, sapete che per un problema che si risolve, ce ne sono due che appaiono.

Quindi, appena arrivo allo IED e parlo con le prime persone, mi rendo conto che queste sono convinte che io sia un grandissimo oratore, perché la mia dialettica nel podcast è notevole. Il punto è che non si sono accorti che il 90% di quello che dico nel podcast, è un testo letto e non improvvisato.

Quella lettura è per altro pesantemente aiutata dal computer, perché:

  • errori
  • pause di respirazione

e quant'altro possa rallentare il ritmo, li tolgo.

Non vorrei essere frainteso: quando guardate un comico, dovete sapere che lui interpreta un copione, che probabilmente non ha scritto in prima persona. Quindi, se qualche sua battuta rimane negli annali, dietro a questa è facile che ci sia una persona sconosciuta e non quello che l'ha pronunciata, che è sicuramente un ottimo interprete, ma non si scrive i testi.

Nel mio caso, le parole che mi sentite pronunciare nel podcast sono mie, solo che anziché dirle a ruota libera me le sono scritte il giorno prima. Tutto lì.

Quindi, se il gelato aveva fatto svoltare il mio ottimismo, il pensiero che qualcuno mi ritenesse un oratore da Ted Talk perché non aveva capito che nei podcast non improvviso, ma leggo un copione, un po' ha cominciato ad inquietarmi. Mi perdonerete se il resto non ve lo racconto, ma lo potete vedere nel filmato sopra, che ho montato io, o nel filmato integrale qui sotto che hanno pubblicato quelli di Tau Visual.

Da quella volta basta Facebook

Il giorno della conferenza, come ho scritto, ho lavorato insieme ad un cameraman. Ovviamente lui non poteva seguirmi in ogni attimo, anche perché il viaggio va raccontato dall'inizio e io abito a 300 chilometri da Milano, quindi ho supportato il suo lavoro con delle riprese fatte con il mio smartphone. Uno smartphone che non è uscito ieri, quindi con un hard disc un po' limitato se si vogliono fare molti video.

Per la classica storia degli imprevisti che capitano sempre e, per definizione, non si possono prevedere,  appena sono arrivato alla Stazione Centrale la memoria è finita e ho dovuto cancellare al volo un bel po' di App per registrare ancora. Tra quelle App c'era Facebook e credetemi da quel momento in poi la mia vita è migliorata tantissimo, liberandomi un sacco di tempo e permettendomi di essere molto più tranquillo.

Credetemi:

se anche voi togliete Facebook dallo smartphone, la vostra vita svolterà, almeno un pochino.

Il riassunto dell'evento

Questo è il riassunto del mio intervento del 7 febbraio 2017 all'evento "Possibilità concrete del microstock" organizzato da Tau Visual presso la sede dello IED di Milano. Ha moderato l'incontro Roberto Tomesani.

Il pregio e il difetto del microstock è che:

tutti possono vendere foto e video online

Per microstock si intende la vendita di:

  1. stock images (o immagini stock), che sono utilizzate da webmaster, ma anche da pubblicitari e freelancer in generale.
  2. stock footage (spezzoni di video) che sono utilizzati da documentaristi, youtubers o in generale gente che ha bisogno di montare un filmato.

Lo strumento che misura la vendibilità dei soggetti

Se io ora vi dicessi:

uscite da questo edificio e fotografate qualcosa di Milano. Che soggetti fotografereste per venderli nel mercato del microstock?

  1. Il Duomo
  2. Il Castello Sforzesco
  3. La gente che va a lavorare con la fretta di andarci
  4. La moda
  5. Il tram

Risposte classiche, ma c'è uno strumento online gratuito dove si posso inserire queste parole chiave e capire se vale la pena riprendere quei soggetti.

Lo strumento mi dice:

  • quanti file già esistono (Count)
  • quante visualizzazioni hanno (V/F)
  • quante volte sono stati venduti (D/F)

e, alla fine, dà un punteggio che crea con un algoritmo proprietario che mi dice quanto il soggetto sia profittevole.

Per esempio, il soggetto Milano, inteso come città ,ha un rating 1.2, che è bassisimo. Considerate che lo strumento dichiara che 20-25 è un buon rating, ma per avere l'ideale per vendere bisgonerebbe salire a 100-200.

Milano non vende

La prima informazione che se ne ricava è che:

fotografare Milano è la cosa più sbagliata che potete fare, se volete guadagnare.

Attenzione però:

  • il discorso cambia se invece otografate dei soggetti a Milano, ma questi vanno oltre la città, perché sono soggetti che non hanno una collocazione geografica.

Monza forse

Se adesso scrivo Monza, il rating che appare è 25 volte superiore, ovvero 48 e vedo che:

  • Ogni foto caricata con la keyword "Monza" nei siti di microstock di Monza ha venduto in media 1,8 volte.

Questo vuol dire che se andate a Monza un pomeriggio e fate 50 foto che poi vengono tutte accettate dalle Agenzie di microstock guadagnate grosso modo un centinaio di euro. Il motivo è semplice:

  • ci sono ogni anno migliaia di turisti che fotografano il Duomo di Milano. La qualità che esprimono è in un buona parte dei casi sufficiente per vendere contenuti nel mercato del microstock, anche se si tratta di ragazzini di 18 anni con la reflex da €400 al collo e che fotografano con il 18-55 in dotazione.

La domanda che vi faccio ora è un po' cattiva:

Questo strumento lo conoscevate?

Vi ho appena dimostrato perché la gran parte delle persone che iniziano a creare immagini stock non vende nulla.

La tecnica fotografica conta meno della conoscenza del mercato

Questo lavoro è una questione di approccio:

  • se si inizia a produrre puntando solo sul fattore tecnico i risultati sono deludenti, ci si arrabbia e alla fine si abbandona tutto, anche perché le vendite sono molto dilazionate.

Ogni file che viene pubblicato, soprattuotto se si tratta di video, viene venduto con mesi di ritardo. L'altra faccia della medaglia è che a me capita tutt'oggi di vendere per la prima volta stock footage caricato nel 2009, ovvero un contenuto che potenzialmente può generare incassi anche tra 10 anni.

Un'altra cosa da considerare è che se si diventa produttori affermati, i motori di ricerca delle Agenzie, che influiscono tantissimo sugli incassi, lavorano come l'algoritmo di Google:

  • se siete invece dei nuovi arrivati, tanto più se producete contenuti già molto presenti nelle collezioni, i vari Fotolia, Shutterstock e Pond5, quando un compratore cerca dei contenuti nei loro siti, li ordinano per un algoritmo proprietario che non ha parametri dichiarati e che vi fa apparire molto in fondo alla lista di file che compaiono.

Questo succede al diciottenne che fotografa con il 18/55 di cui ho parlato prima, ma anche al grande fotografo che fino a quel momento non ha mai prodotto microstock.

Qualsiasi sia il vostro passato di fotografi, non potete arrivare e pretendere di vendere subito, derubricando il microstock a un giochino per ragazzini qualora i vostri risultati siano scarsi.

U mercato che cresce a ritmi cinesi

Parliamo di un mercato enorme e in crescita a doppia cifra ogni anno. Fotolia, che è una buona agenzia ma non la più grande, nel 2014 è stata acquisita per 800 milioni di dollari da Adobe. Comprare un'agenzia non significa comprare le foto che vende, che rimangono di proprietà del fotografo che le può togliere in qualsiasi momento, ma comprare solo il suo sito internet.

Il microstock è un settore fortemente soggetto a concorrenza. Nel 2014 è arrivata sul mercato una nuova agenzia,  videoblocks.com che ha attuato una politica fortemente a favore dei produttori per accaparrarsi nuovi contenuti di qualità.

  • Videoblocks paga al produttore il 100% del prezzo a cui vende lo stock footage.

Invece un'agenzia come iStockphoto paga solo il 16%, e proprio per questo motivo è in forte decadenza. Il microstock è un settore meritocratico e questa meritocrazia premia i produttori più bravi.

Il W8-BEN

Visto che l'hai citato, cos'è il W8-BEN?

Rispondo alla domanda più comune che mi arriva nel sito... Il W-8BEN è un modulo che va compilato da ogni produttore per avere una tassazione alla fonte ad un'aliquota agevolata, che nel caso di chi è residente in Italia è dell'8%. Se non lo si compila si viene tassati alla fonte dal Governo Americano all'aliquota massima, che nel loro caso è il 30%.

La compilazione si fa completamente online in due minuti e richiede solo l'inserimento di un codice fiscale e dei propri dati di residenza.

La contraddizione è che pur essendo le princiapali Agenzie a cui contribuisco:

  1. Pond5.
  2. Shutterstock.
  3. Videoblocks.

Americane, in materia di tassazione alla fonte fanno 3 cose diverse:

  • Pond5 non applica la tassazione alla fonte.
  • Videoblocks applica la tassazione alla fonte a tutte le vendite.
  • Shutterstock applica la tassazione alla fonte solo alle vendite effettuate a clienti registrati negli USA.

Non siamo gli unici al mondo che hanno una normativa fiscale complicata.

L'importo che pagate alla fonte al Governo negli Stati Uniti lo potete portare a deduzione delle tasse che dovete pagare anche in Italia, ma vi consiglio di parlarne con un commercialista.

Faccio un'affermazione forte, e che non mi dà nessuna gioia:

il 99% dei produttori di microstock non paga le tasse.

Almeno se consideriamo tutti i produttori di microstock. Se parliamo invece di quella piccola percentuale di fotografi e videomaker che guadagna più di 500 dollari al mese allora voglio sperare che la percentuale salga.

Istockphoto

Cosa ne pensi di Istockphoto?

L'errore che hanno fatto è pagare ai produttori non esclusivi solo il 16% di royalties sulle vendite. Così facendo hanno perso contenuti e le altre agenzie gli hanno fatto le scarpe. In più, hanno un'interfaccia di caricamento che non è compatibile con gli strumenti per caricare più velocemente le schede tecniche, come i .csv. Nel mio caso ho capito nel 2013 che non ne valeva più la pena e li ho abbandonati.

La vita del produttore di microstock è questa :

  • devi prendere decisioni in continuazione. Ti consiglio di studiare l'andamento delle agenzie e ogni sei mesi sederti e tirare una riga sul foglio se il gioco non vale la candela.

Come caricare contenuti su più agenzie

E' giusto caricare contenuti diversi a seconda dell'agenzia?

Dipende dai contenuti che produci. Anni fa lo facevo, caricando per esempio tutti i miei file su Pond5 e solo i migliori su Shutterstock. Poi ho capito che per aumentare i miei guadagni avevo bisogno di essere veloce ed ho uniformato i caricamenti. Può essere che la cosa significhi, in termini relativi, qualche vendita in meno, ma così facendo ho liberato del tempo per fare cose che alla fine mi portano più incassi.

Il tasso di accettazione di Fotolia

Fotolia ho visto che adesso accetta di più rispetto al passato, almeno da quando è stata acquisita da Adobe. Ti risulta?

Sì, anche se pure su Fotolia non carico più. Considera che è una controtendenza rispetto al settore in generale, visto che gli altri stanno facendo il contrario, ovvero sono sempre più cattivi a selezionare i contenuti. In tante agenzie oramai siamo arrivati a circa 100 milioni di foto.

Dietro a queste decisioni c'è sempre un Amministratore delegato che porta avanti una strategia di business, quindi succede che ci sia qualcuno che punta su qualcosa di diverso dai suoi concorrenti.

Istockphoto e Getty

Istockphoto sta confluendo definitivamente verso Getty. E' un bene?

Secondo me no. Getty, con Corbis e Artbeats, nel primo periodo del microstock era una di quelle società che veniva dalla vendita di contenuti offline. Poi Pond5, Fotolia, Shutterstock e gli altri li hanno superati, perché erano nati con il web e avevano una struttura che chi vendeva foto e video già negli anni 90 non poteva copiare, quindi oggi i siti delle Società più giovani e le loro strutture aziendali sono nettamente migliori per come si è evoluto il mercato. Mi dispiace per Istockphoto ma non è una bella notizia che vadano definitivamente verso Getty.

Fotolia e Adobe

E il fatto che Fotolia sia stata comprata da Adobe è una bella notizia?

Secondo me sì, perché Adobe vende dei programmi molto utilizzati da clienti molto in target con l'acquisto di microstock, quindi potrebbe facilitare anche l'acquisto di immagini stock e stock footage da parte di quest'ultimi.

I contenuti che maggiormente vendono

Qual è il contenuto che consigli di creare in questo momento?

L'hyperlapse: creo una sequenza di 200 foto, intervallando gli scatti di una decina di secondi e, da una foto all'altra, mi sposto, continuando ad inquadrare lo stesso soggetto. Il nuovo stabilizzatore automatico di Adobe After Effects fa tutto il lavoro sporco, se si lavora nel modo giusto. Imparando bene la tecnica lo si può fare anche senza cavalletto.

A proposito: quando vedete che la televisione insiste molto su uno stile o su una tendenza, non è una questione artistica, ma di tecnologia. Se da 10 anni a questa parte siamo invasi dai time-lapse non è perché i registi vogliono descrivere la frenesia del mondo, ma semplicemente perché la tecnologia ha reso economico crearli.

Come girare stock footage per... Hillary Clinton

Nel sito citi un video della Campagna Elettorale di Hillary Clinton creato con molti contenuti acquistati su Pond5. Con cosa sono girati quei video?

La maggior parte delle clip erano Full HD, che è lo standard di qualsiasi reflex da da €400 in sù.

Singoli video o montaggi

Le Agenzie chiedono video montati?

Al contrario: vogliono spezzoni singoli.

La durata dei video

Quanto devono durare le clip?

Dipende dalle policy dell'agenzia. Si va dai 4 ai 60 secondi. Dieci secondi, di solito, è la durata perfetta.

Le liberatorie

Le liberatorie per i modelli o per i soggetti protetti da copyright sono le stesse delle foto?

Identiche. Considera che va compilata una liberatoria per ogni agenzia, quindi nel caso di modelli si deve fare la scansione della firma e appiccicarla digitalmente sui vari form.

L'esclusività

Conviene dare l'esclusività a qualche Agenzie?

Premesso che nel video quasi non esiste l'esclusività, non conviene. Per esclusività s'intende:

  • uno specifico produttore con uno specifico contenuto venduto in esclusiva in una specifica agenzia.

Ma quel contenuto l'Agenzia lo può vendere anche 1000 volte. E quel produttore può fare quello che vuole degli altri suoi contenuti.

Usare l'inglese o l'italiano

Conviene compilare le schede tecniche in inglese o in Italiano?

Al 100% in inglese, anche se non parlate benissimo la lingua, visto che siti come Shutterstock, che prevedono l'italiano, hanno dei grossi problemi di traduzione. Se fate la prova di andare sulle pagine in inglese di Shutterstock dopo che avete inserito i contenuti in Italiano sembra di leggere Google Traduttore del 1998.

La quantità di keyword

Meglio 15-20 parole chiave fatte bene o 50 un po' a caso?

Io propendo per 15-20 parole chiave fatte bene. Esistono degli strumenti che permettono di trasferire le descrizioni da un'agenzia all'altra e risparmiare ore, come l'utilizzo dei .csv di cui ho parlato prima, che vi consentono con un clic di trasferire migliaia di file, ma l'abuso di parole chiave secondo me vi fa scendere nei risultati di ricerca.

I tracciatori solari

Vi consiglio di fotografare con strumenti che vi consentono di tracciare il movimento del sole, per avere sempre la luce alle vostre spalle mentre inquadrate il soggetto. Così potete battere i vostri concorrenti che fotografano a casaccio.

A Berlino ho creato dello stock footage che mi ha permesso facilmente di ripagarmi il viaggio e il tempo che ho impiegato. Se dovete fotografare la porta di Brandeburgo dovete farlo la mattina presto. A quel punto il turista travestito da produttore, gira l'angolo e in 5 minuti si trova davanti al Reichstag che però è orientato dalla parte opposta, e quindi ha il sole nella posizione corretta verso sera.

Se volete guadagnare con il microstock voi dovete comportarvi diversamente, perché non servono contenuti che si perdono nelle migliaia che già esistono dello stesso soggetto.

25 o 50 fotogrammi al secondo

Conviene girare a 25 o a 50 fotogrammi al secondo?

A 25 perché è lo standard televisivo e le televisioni sono i clienti principali delle agenzie di stock footage. Altrimenti dovresti girare a 50 e poi fare lo slow motion a  25, che su certi soggetti è un ottimo motivo di differenziazione con la concorrenza.

I contenuti rifiutati dalle agenzie

Conviene ricaricare i contenuti che le agenzie rifiutano?

Io non lo faccio mai. Considera che c'è gente che ricarica e poi riesce anche a vendere. I revisori non sono persone infallibili: si tratta di gente che spesso abita in Paesi dove la manodopera costa poco e quindi è abbastanza demotivata. Se tu riproponessi contenuti che ti sono stati rifiutati probabilmente in alcuni casi li rivenderesti, ma a livello di tempo perso non ne varrebbe la pena.

La protezione dei contenuti rubati

Ho un amico a cui hanno comprato una foto con la licenza normale e che poi ha scoperto che quella foto è stata utilizzata per una produzione che richiedeva la licenza estesa. Tu cosa consigli di fare in quei casi?

La vedo molto dura per il tuo amico. Dovrebbe sentire l'agenzia, ma non so quante speranze abbia di guadagnarci.

- No la questione del mio amico è già stata risolta.

E come è andata a finire?

- Ha preso un sacco di soldi.

Fammi capire: si è preso un Avvocato, immagino. In che Paese?

- Negli Stati Uniti.

E quanto gli hanno dato?

- 20 mila dollari.

Era una campagna pubblicitaria con brand stile Coca-Cola?

- Era la copertina di Black Sails, la serie TV.

Gli altri fotografi mi odiano

Io sono molto avversato dai fotografi tradizionali, che mi vedono come la persona che con il microstock toglie loro lavoro. La cosa è sicuramente vera, come è vero che Amazon contribuisce a far chiudere i negozi a conduzione famigliare. Mi chiedo:

Come fai a fermare quello che sta venendo avanti?

Oscuri i siti delle agenzie? Blocchi i pagamenti Paypal?

I taxisti nel combattere UBER hanno una giustificazione legale per farlo. Con il microstock qual è questa motivazione?

Al pari sono anche odiato dai microstocker che hanno scoperto il settore prima di due anni fa e che mi rimproverano di portare concorrenza.

E' un atteggiamento provinciale questo e lo dicono i numeri. Io divulgo in Italiano, e la quantità di produttori Italiani sul totale del mercato globalizzato della vendita di stock footage e immagini stock è orientativamente solo dell'1/2%, quindi io aggiungo concorrenza solo a quella piccola percentuale. Il mondo è cambiato. Bisogna prenderne atto e cercare di adattarsi al cambiamento. Non si possono traslare le logiche del Paesello di 30 anni fa in un mercato globalizzato.

Lavorate con i modelli

Se posso consigliarvi un filone di contenuti che potrebbe essere molto interessante e meno soggetto a concorrenza è quello legato all'utilizzo di modelli. Scene come:

  • il gruppo dei ragazzini che gioca a pallone
  • la famiglia, padre, madre e due figli, che cammina sulla spiaggia
  • la cuoca che fa da mangiare

Lavorare in un interno, tra l'altro, non è una ripresa per tutti, a differenza della foto o dello stock footage del Duomo di Milano di cui abbiamo parlato prima. E' difficile lavorare bene con le luci e quindi l'esperienza, che immagino abbiate, può fare la differenza con i tanti produttori improvvisati che si trovano invece sui contenuti di genere “turistico”.

Ho detto modelli, ma ovviamente le capacità recitative richieste sono molto limitate, quindi potete tranquillamente utilizzare parenti e amici. In questo modo si può guadagnare parecchio, uscendo dalle logiche dei soggetti già molto presenti nelle collezioni.

Riciclare contenuti creati in altre situazioni

Ho un amico specializzato in video industriali di alto livello. Da quando ha scoperto il microstock, in coda alla seduta di registrazione, aggiunge sempre mezz'ora per creare una decina di inquadrature da rivendere come stock footage. In questo modo con un set che ha già pagato, o che gli ha pagato il suo committente, e con dei dipendenti già stipendiati integra il suo reddito con una rendita passiva che sopravviverà alla sua attività di produttore di video industriali. Se anche voi vi trovate spesso in situazioni del genere, vi consiglio di valutare di fare come il mio amico. In base a:

  • le vostre capacità
  • alla perseveranza che ci mettete
  • alla vendibilità dei soggetti che riprendete

si vedrà se questa nuova fase del vostro lavoro sarà il preludio di quella che diventerà un'attività a tempo pieno, o rimarrà una semplice integrazione ai vostri incassi normali.

La post produzione

Conviene fare post produzione allo stock footage?

Lo stock footage, a livello di editing, richiede solo il taglio. La color correction, salvo errori grossolani in fase di ripresa, non è necessaria, ma anzi è controproducente, perché i colori devono rimanere più neutri possibile.

Il 4k

Conviene girare in 4k?

Premetto che il Full HD su Shutterstock viene venduto a 79 dollari e il 4K a 199. Su Videoblocks rispettivamente a 49 dollari e 149. Detto questo non si sa se il 4k diventerà uno standard a livello di broadcasting. Lo è già sui televisori.

In fase di ripresa è del tutto semplice da ottenere, visto che oramai ci sono reflex entry level che registrano a quella risoluzione. Il problema lo si ha a livello di computer, che se non è nuovissimo fatica e, almeno in Italia, a livello di banda internet per inviare il footage alle agenzie.

Ho detto che non si sa se diventerà lo standard di trasmissione perché non è tecnicamente indolore per le televisioni mandare in onda un programma in 4k, soprattutto in Italia dove si trasmette col digitale terrestre e i vantaggi di visione per lo spettatore sono molto limitati, se la dimensione dello schermo è quella classica che si trova nelle case.

Se carico in 4k il cliente può comprare anche il file in Full HD?

Sì, perché le agenzie fanno quello che in gergo si chiama downscale. Anche se carichi in Full HD il cliente può comprare il video, per esempio, a risoluzione web: 640 x 360.

PAL o NTSC

Conviene registrare in PAL o in NTSC?

Conviene registrare nello standard di dove si sta creando il contenuto. In Italia, quindi, conviene registrare in PAL, perché i compratori di riferimento sono quelli dell'area intorno al Paese, ovvero l'Europa nel nostro caso.

Mi metto però nei panni di un Americano che vuole, per esempio, un video del nostro Duomo di Milano e lavora su una timeline NTSC. Non conviene girare nei due standard?

E' una perdita di tempo enorme. Se giri in un solo standard probabilmente perdi qualche vendita, ma risparmi giorni rispetto a lavorare con il doppio dei file sia in

  • ripresa
  • montaggio
  • invio
  • keywording.

Non l'abbiamo detto: la differenza principale tra i due standard è il numero di fotogrammi al secondo: 25 per il PAL e 29,97 per l'NTSC. La conversione da uno standard all'altro è possibile con dei limiti legati alla fluidità del filmato che a quel punto non è più perfetta.

L'audio nei video

L'audio va tenuto?

Ti consiglio di toglierlo se la qualità non è perfetta e se non è congruente con il video. Mi spiego: se riprendi la facciata del Castello Sforzesco da una mattonella a fianco alla fontana si sente il rumore dell'acqua ma non si vede la fontana. Se trovi un revisore severo ti rifiuta il contenuto dicendo che non c'è congruenza tra audio e video. A quel punto devi rientrare nel programma di editing, togliere l'audio, esportare, ricaricare, rifare il keywording. E' un rischio grosso a cui è contrapposto il rischio di avere un file che a livello di vendibilità risente pochissimo della mancanza del sonoro. Ecco perché io l'audio lo tolgo quasi sempre.

.mov

In che formato conviene caricare lo stock footage?

In .mov, con codec:

  • Apple Pro Res
  • Photo Jpeg

Ultimamente ho visto che anche l'H264 è accettato dalle Agenzie. L'H264 è lo standard video della maggior parte delle reflex.

L'editing

Quindi non serve nemmeno più fare editing?

L'editing va comunque fatto per tagliare la clip. I primi 2 secondi e gli ultimi 2 di solito si tolgono per eliminare le vibrazioni legate alla pressione del tasto REC.

Daniele Carrer

Daniele Carrer durante un tutorial su come vendere le proprie foto

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