Bologna è la tipica città italiana che, più o meno, ogni:
amatore o professionista ha visitato e, se è un vero appassionato, ha anche fotografato o ripreso. Forse non tutti quelli che l’hanno fatto però sanno che potevano guadagnare un po’ di soldi con le loro creazioni.
La buona notizia è che se si affrettano sono ancora in tempo per farlo.
Per quanto mi riguarda ho girato stock footage (scopri di cosa si tratta) in un’epoca ancora d’oro per il microstock. In quel periodo:
Quindi mi stavo guardando in giro per capire cosa fare (i sussidi statali non sono mai stata un’opzione).
Il microstock, fino a quel momento, era stato solo un secondo lavoro che mi permetteva di:
concentrandomi sulle Capitali Europee. Quindi, grazie alla possibilità di vendere gli spezzoni di video su siti come:
mi ero visto praticamente tutte le grandi città d’Europa. E l’avevo fatto con un occhio molto più consapevole del turista che si fa i selfie davanti alla Torre Eiffel o alla Porta di Brandeburgo.

Nella vita però si cresce e nel 2013 non avevo più tanta voglia di viaggiare in aereo. Quindi stavo sostituendo l’Europa con l’Italia.
Dovevo trovarmi a Bologna per altri motivi. Nello specifico: comprare un obiettivo usato per la mia macchina fotografica (lo storico 17-35 serie L della Canon, trovato ad un prezzo particolarmente vantaggioso).
Come succedeva spesso, se mi capitavano situazioni in cui dovevo andare da qualche parte per lavoro, svago o chissà per cos’altro, cercavo di approfittare per
Devo dire che quasi sempre questo mi riusciva, anche perché erano ancora i tempi d’oro del microstock, quelli in cui con i filmati girati in un weekend lungo a Parigi ti pagavi i successivi 10 viaggi. In Italia avevo già fatto toccate e fughe a:
Bologna però era un’altra storia, perché, pur magnifica, aveva meno della metà (e forse anche della metà della metà) dei turisti delle 4 città appena citate.
Premetto che il business del microstock oggi è cambiato completamente. Anche se si è bravi tecnicamente si guadagna solo se si fanno le cose professionalmente (dal punto di vista commerciale), come insegno a fare nel mio corso:

Si usa un qualsiasi software, o App per smartphone, o sito internet per tracciare la posizione del sole e fotografare sempre con quest’ultimo alle spalle.
Per esempio, Suncalc consente appunto di capire la traiettoria del sole sulla mappa, stabilendo a che ora è meglio fotografare qualsiasi luogo. Nell’esempio mostrato, si vede Palazzo del Podestà in Piazza Maggiore a Bologna.
E’ una regola del web: oggi si ha accesso a migliaia di volte la conoscenza su cui hanno studiato molti dei grandi geni della storia, formatisi prima di internet. Se non si dà la giusta disciplina, si finisce a passare le giornate a scrollare il feed del telefono, accontentandosi di quello che l’algoritmo vuole farci vedere che, credetemi, non è mai quello che ci fa più bene.
Quando ho ripreso Bologna, però facevo le cose un po’ a caso. Sbagliando, anche se, lo confesso, un po’ quei tempi mi mancano. Come mi manca quando in televisione davano “Il Pranzo è servito”, ma non è una questione di qualità dei programmi che facevano vedere quando ero bambino.
Ho mille difetti, però già all’epoca avevo la non scontata caratteristica di andare subito al dunque, ricordandomi che se volevo visitare altre città dovevo produrre stock footage nel modo più efficiente possibile.
Arrivato in stazione già nella prima parte della mattinata (Bologna è a due ore di treno da casa mia) mi diressi subito in Piazza Maggiore, il luogo più iconico di Bologna. Se volete un consiglio qualora, come spero, io vi abbia già dato l’ispirazione per rifare quello che ho fatto io, considerate che:
con le città italiane di medie dimensioni le vendite maggiori si fanno con le stesse immagini che una ventina di anni fa si trovavano sulle cartoline.
O meglio, ci sono strumenti che permettono di capire i soggetti più profittevoli in modo molto più preciso del ricordo sbiadito degli espositori girevoli dei negozi di souvenir. Ma in questa vostra (eventuale) prima parte di carriera non ha senso chiedervi troppo e suggerirli di impararli subito.
Cambiando soggetto, se invece riprendete o fotografate:
allora i soldi li fate con i luoghi secondari perché, in un mercato in cui le principali agenzie hanno in vendita almeno:
delle maggiori destinazioni turistiche, è un dato di fatto che con l’Arco di Trionfo, il Big Ben o la Statua della Libertà sia molto difficile guadagnare qualcosa. Dovevate pensarci 10 anni fa.
A due passi da Piazza Maggiore c’è la Torre degli Asinelli. In realtà di Torri importanti ce ne sono due, perché c’è anche la Garisenda, che è più bassa (48 metri contro 97,20). Dal punto di vista fotografico, però, il problema grosso non è l’altezza, ma il fatto che solo la cima della prima è normalmente visitabile.
Quindi con uni biglietto economico si ha un punto perfetto da cui riprendere tutta Bologna.
Considerato che il motivo della mia presenza non era l’arte, ma il vendere stock footage, un punto rialzato è quanto di meglio esista per riprendere. A conferma di questo bisogna avere la magica capacità di pensare sempre ai proprio clienti (lo so, agli artisti questa cosa non piace).
Chi usa il mio stock footage?
Non lo si può sapere con precisione. Ma a logica si tratta di registi (o pubblicitari) che devono parlare della città. In diversi modi:

Se fate caso alla normale narrazione presente in:
la ripresa dall’alto è perfetta per introdurre le situazioni. Da qui il bisogno importante di quel genere di stock footage.
Essendoci poi un biglietto di ingresso per accedere al luogo della ripresa, se avete voglia di:
sappiate che, con così poco, avete già battuto il 90% dei vostri concorrenti, visto che la gran parte dei produttori che provano la fortuna con il microstock sono improvvisati che si credono Cristiano Ronaldo, ma nella realtà giocherebbero in panchina alle partite di scapoli contro ammogliati.
Il bello delle città piccole è che le cose che bisogna riprendere per creare stock footoage sono al massimo a 10 minuti di cammino l’una dall’altra. Bologna non fa eccezione.
Il centro della città è Piazza Maggiore (Piazza Grande, nella canzone di Lucio Dalla). Lì ci sono, tra le tante cose:

Quando li avete ripresi, avete già il 99% dei soggetti rilevanti per lo stock footage. A dire il vero il mio discorso, volendo semplificare, potrebbe addirittura limitarsi anche solo alla fontana e alla Basilica. Ma visto che siete già in piazza e immagino non abitiate esattamente dietro l’angolo, tanto vale riprendere anche il resto.
Ai puristi della fotografia, che immagino stiano già iniziando ad odiarmi per queste affermazioni un po’ superficiali, ricordo che questa non è una guida su come fotografare e riprendere Bologna.
E non è nemmeno una guida sulla città. Di quest’ultima categoria ne esistono di stupende in rete, e ve le linko con piacere:
La mia è semplicemente una pagina che spiega a chiunque voglia riprendere o fotografare Bologna, come fare a guadagnare vendendo quello che crea. Io ci sono riuscito, in una giornata in cui mi trovavo lì per altri motivi. Solo per questo mi permetto di insegnarlo.
Come appena confermato, non parlerò di San Petronio dal punto di vista storico.
La brutta notizia fotografica è che, se vi interessa riprendere la facciata con il sole che la illumina, purtroppo non è possibile farlo. A meno che la vostra giornata di riprese non sia molto vicina al solstizio d’estate e non vi alziate all’alba:

La bella notizia è invece che c’è un altro punto panoramico accessibile proprio da San Petronio. Per farlo si pagano solo pochi euro, nella piena tradizione di Bologna e dei Bolognesi che a livello di prezzi proposti ai turisti sono molto onesti. In ogni caso quei soldi, ve lo dimostrerò alla fine quando parlerò dei miei guadagni, ve li ripagate ampiamente vendendo stock footage. E, visto l’importo esiguo, forse stavolta basterebbero anche le foto stock, che sono pagate molto meno.

Come ho detto prima, era la prima fase della mia produzione. Quella in cui il microstock era poco più che un gioco, per quanto stessi cercando di professionalizzarmi. Nei mesi successivi mi impegnai al ritmo di:
In due anni riuscii nel mio intento, tanto che poi ho fondato questo sito e il mio podcast per spiegare agli altri quello che avevo imparato (nel 99% lo faccio gratis, per il resto con il mio corso).
Da improvvisatore, più che guardare alla vendibilità dei soggetti con gli strumenti adeguati che esistono nel web, mi fidai invece delle canzoni di Lucio Dalla, che almeno una volta aveva celebrato il portico di San Luca.
Visto che mai nulla avviene per coincidenza, Luca Lorenzelli, un fotografo per passione che ottiene buoni risultati con il microstock, nella sua intervista mi ha certificato che anche lui l’aveva ritratto nelle sue stock images. La notizia interessante è che dopo aver pubblicato lo scatto se l’era visto rubare niente meno che da… il sito ufficiale della Basilica di San Luca (giusto per darvi anche qualche lato negativo del fare questo lavoro).
Da uomo tecnologico presi l’autobus davanti a Piazza Maggiore e, fidandomi del progresso anziché delle persone, non chiesi informazioni sulla fermata, ma mi limitai a seguire il percorso sullo smartphone, certo di individuare il punto in cui cambiare. Risultato finale: mi ritrovai, ancor prima di accorgermi dello sbaglio, a Casalecchio di Reno.
In altre parole: il mio tentativo di ottimizzare tutti i tempi per produrre di più e guadagnare di conseguenza, comprende un’ora persa dentro a un autobus, senza nemmeno scendere, perché, con tutto il rispetto per Casalecchio di Reno dove c’è un Palazzetto dello Sport che fa un sacco di eventi interessanti, quello non è esattamente un soggetto buono per il microstock. O meglio, l’esterno del Palazzetto potrebbe anche esserlo, ma l’autobus fermava solo in mezzo alle case popolari che sono ottime per un servizio di Formigli, ma non per vendere stock footage.
Credo, senza sbagliarmi di molto, che quella giornata e il giorno di montaggio ad essa collegato, mi abbiano fruttato un totale di 6/700 dollari. Che con l’andare del tempo potrebbero diventare mille, visto che questo lavoro genera una rendita passiva.
La domanda ora è:
ne vale la pena?
La mia risposta è: “No!”, se fossi dovuto andarci apposta. Almeno considerato quanto voglio che il mio lavoro sia pagato, che è molto più di quanto lo valutavo da giovane. Se fossi stato un ragazzino che viveva sotto il tetto dei genitori, o un disoccupato che si era accorto solo il giorno del licenziamento che le cose stavano precipitando, probabilmente la mia opinione sarebbe diversa.
In questa pagina vi ho spiegato come passare una giornata a Bologna e avere nei mesi successivi la soddisfazione di vendere le foto che avete scattato e i video che avete girato.
Non è più il microstock stile “sogno che si avvera” che c’era negli anni 2000, perché il mercato oggi è difficile: prezzi più bassi e tanta concorrenza, per quanto quest’ultima sia battibile usando gli strumenti che aiutano a capire i soggetti più vendibili, o quelli che aiutano a risparmiare tempo con la compilazione delle schede tecniche. Ce ne sono di molto precisi in entrambi i casi, basta solo avere la voglia di impararli.
L’elefante nella stanza è comunque l’IA, perché nessuno sa con certezza in che misura le foto e i video creati con un prompt sostituiranno le vendite di quelli veri. E’ già così in parte da tempo, chissà cosa sarà fra 10 anni.
Mi spiace dirlo, ma se si crede nel proprio intuito e si fa di testa propria, il microstock è tempo buttato. La mia casella di posta elettronica è piena di messaggi di ex fotografi professionisti lamentosi che non hanno l’umiltà di capire come funziona la vendita di stock images e stock footage, ma ci tengono a dirmi che secondo loro è tutto una fregatura. Voi potete essere molto meglio di chi si comporta così.
Se prima di leggere questa pagina non mi conoscevate, spero che quello che vi ho raccontato possa dare il via a un cambiamento. Per farlo non c’è bisogno di credere nelle formule magiche, ma solo di studiare e lavorare duro, come in qualsiasi altra professionae seria.
Il resto lo spiego in questo sito.
Daniele Carrer