Amazon cloud è un servizio che serve (purtroppo)
Amazon Cloud, quando è uscito, mi ha fatto pensare di aver risolto tutti i problemi di backup dei file che avevo, ad un costo inaspettatamente basso. Non ritorno su quella parte della mia storia perché lo spiego già in un altro post che, se volete, potete leggere qui, anche se gli sviluppi di cui parlerò lo rendono obsoleto, purtroppo.
Faccio però un ulteriore passo indietro, perché tanti si chiedono:
cos’è il cloud?
Cercherò di spiegarlo in modo elementare e grossolano, visto che se ci si fa una domanda del genere non si è periti informatici.
Il cloud computing è la possibilità di effettuare in remoto, sfruttando la connessione internet, delle operazioni che (a livello di consumatori) si sono sempre svolte da casa. Queste operazioni sono sostanzialmente 2:
- archiviazione
- elaborazione
Quindi, i propri dati, anziché essere salvati sull’hard disc del proprio computer, interno o esterno che sia, si possono inviare tramite internet a delle Società che li archiviano, così da avere 2 vantaggi:
- sicurezza totale di non perderli (se la Società è seria e Amazon lo è)
- disponibilità di quei dati da qualsiasi luogo del mondo in cui ci si trovi.
Quando serve l’elaborazione del cloud
A livello di elaborazione, questa, nel mondo dei consumatori non è ancora molto utilizzata per quanto, per esempio, gli assistenti vocali per decodificare la nostra voce non utilizzino le risorse dell’apparecchio a cui parliamo (smartphone, computer o Google home) ma:
- acquisiscano il file sonoro della nostra voce
- lo spediscano dall’altra parte del mondo ad un computer molto potente che lo decodifica
- ricevano una risposta alle nostre domande eleaborata da quello stesso computer
- ce la dicano a voce
La tendenza del mercato è comunque quella di compiere calcolo sempre più in remoto e sempre nell’apparecchio dove inseriamo i comandi:
- computer
- smartphone
- tablet
- assistente vocale
- apparecchio connesso
Amazon Cloud per chi vende foto e video (e fa mille altre cose)
Il cloud è il compagno irrinunciabile per ogni produttore di microstock (che cos’è il microstock lo spiego qui). Questo c’è sia che:
- si vendono i propri contenuti (foto e video) direttamente
come faccio io con il mio sito footageforpro.com o anche, più semplicemente, se:
- si vuole un backup dei dati nel caso di disastri casalinghi (che prima o poi accadono a tutti)
- si vuole contare sulla possibilità di avere ovunque a disposizione il proprio stock footage e le proprie stock images.
Nel 2015 Amazon Cloud è uscita con un’offerta che ha ammazzato il mercato:
- 59,99$ all’anno per avere uno spazio (veramente) infinito
e senza limitazioni software.
Memorie di un videomaker/montatore
Qualche anno fa montavo un programma che andava in onda su una nota televisione nazionale. Ad un certo punto, grazie ad uno sponsor umanitario, girammo del materiale in Africa, muovendo una decina di persone con dei costi molto alti rispetto al resto del programma.
Ovviamente, ed uso un avverbio che chiunque abbia lavorato in televisione può confermare, la produzione era del tutto disorganizzata, quindi capitava di montare sull’unica copia di girato disponibile, il più delle volte su un Hard disk firewire, anche perché era tutto all’insegna del low cost e spesso non c’era dialogo tra i gruppi di colleghi impiegati nelle diverse fasi della produzione, quindi anche solo realizzare una copia di backup del girato diventava una cosa ingestibile.
All’inizio, il tecnico del gruppo aveva pensato di prevenire eventuali crash acquistando quelli che lui aveva definito degli Hard disk indistruttibili, ovvero la serie Quadra della Lacie:
- case in metallo
- sistema di raffreddamento professionale
- progettati da Neil Poulton
Belli da vedere e per vantarsi con gli amici, ma vi prego non comprateli mai. Affidarsi ad un designer per produrre un accessorio informatico è più o meno come ingaggiare Canova per creare una pagnotta: io scommetto che la fa meglio il panettiere.
Lacie Quadra
I Lacie Quadra sono infatti concepiti per lavorare stando in verticale ed io, per sbaglio, mentre parlo con un collega gli do accidentalmente una gomitata e il disco si siede in orizzontale, senza cadere dalla scrivania.

Montavamo con AVID. Appare la scritta
- MEDIA OFFLINE
Chiunque ha lavorato con quel software è abituato a vederla, però in quel caso non era indice di un errore del programma come accade quasi sempre quando comprare ma, molto peggio, della rottura del disco.
Fortunatamente quella volta ci fu un lieto fine. Avevamo girato in Mini-DV, quindi riuscimmo a riacquisire tutto sincronizzando il montato grazie al Timecode delle cassette. Oggi non sarebbe possibile farlo visto che si lavora su schede di memoria che vengono continuamente cancellate e riscritte.
Questa storiella è solo per farvi capire l’importanza di avere un abbonamento al Cloud, perché la scelta è:
- tra spendere qualche centianaio di euro all’anno, come con Amazon Cloud
- rischiare di perderne migliaia per un imprevisto.
Avere i file a disposizione ovunque
C’è un altro motivo per il quale serve sempre avere (o dare) accesso ai propri file, anche quando si è fuori ufficio.
Ero all’estero a produrre stock footage.
Quando si è fuori casa a fare riprese bisogna spegnere lo smartphone se si è nella location e controllare la mail solo quando si torna in Hotel. Una sera leggendo la posta trovo il messaggio disperato di una produzione che si era imbattuta in:
- uno dei miei video storici del mio canale Youtube e che era interessata con urgenza ad utilizzarlo.
Penso che non esista parola migliore di urgenza quando vi chiedono il copyright dei vostri lavori: credetemi, con quella vendita mi sono ripagato l’abbonamento ad Amazon Cloud per almeno un anno alle cifre attuali (per diversi anni alle cifre del tempo, vale a dire 60 euro per spazio illimitato).
So che è un attimo far salire il conto delle proprie spese, perché per mettere in piedi un progetto web professionale poi ci sarà anche da pagare:
- un buon hosting (mi raccomando non quelli da 12,90 tutto compreso)
- un template wordpress
- magari l’abbonamento a Vimeo pro
- dei software che vi fanno risparmiare tempo
e così via. Sono scelte imprenditoriali, quindi dovete avere un approccio diverso da quello che avreste se la produzione di stock footage (o video in generale) fosse solo un hobby improduttivo, perché basta un solo errore per farvi perdere vendite e causarvi in un colpo solo un danno che vale tutte le spese che non avete sostenuto.
I concorrenti: non ne valevano la pena
Altri cloud, lo dico dall’alto del fatto che prima di arrivare a Bezoslandia ne avevo provati 2, danno un unlimited storage, but. Questo significa che arrivati oltre il Tb cominciano a guardarti storto e dopo qualche settimana è probabile che ti mandino una mail in cui ti spiegano che nel contratto c’è un cavillo per il quale si ritengono nel diritto di chiuderti l’account, magari rimborsandoti anche, ma vanificando i mesi in cui hai utilizzato la tua banda in invio a costo di vedere Netflix a risoluzione Paperissima, in un Paese molto strano come l’Italia dove un’infrastruttura che porti la fibra ottica in maniera capillare è seconda solo alla Salerno/Reggio Calabria per tempi di esecuzione.
Gli altri servizi nelle loro limitazioni occulte, per esempio ti impediscono di spostare i file all’interno del tuo spazio online o di collegare un hard disc esterno per caricare i dati, dettagli che non hanno nessuna ragione tecnica di esistere, ma che rappresentano un modo per dare fastidio ai sottoscrittori del servizio ed evitare quindi di saturare lo spazio di memoria remoto.
Tutto questi giochetti con Amazon Cloud non esistevano fino a ieri, perché ad un costo inferiore a quello dei loro concorrenti con le suddette limitazioni, garantivano:
- Spazio veramente illimitato.
- Gestione della memoria senza intralci.
- Possibilità di backup dei dati provenienti da qualsiasi fonte (Multi-computer, hard disk esterni, ecc.)
Dropbox e G suite
Spendere 540 euro senza battere ciglio, almeno quando si ha ragione di pensare di essere stati oggetto di una pratica commerciale scorretta, non è facile, nemmeno per me.
Scoperto che il mio abbonamento passava da 60 euro a 600 mi sono lanciato alla ricerca di altri servizi cloud alternativi, cercandoli stavolta tra i grandi nomi del web:
- Dropbox;
- G suite di Google.
Sia Dropbox che Google hanno cloud con spazio illimitato nelle versioni business dei loro servizi, ma i costi sono analoghi a quelli di Amazon Cloud, anche se all’inizio, da quello che si vede scritto nelle loro pagine di vendita, sembra che costino solo 10/15 euro al mese.
La pratica è però che quei 10/15 euro al mese sono per un singolo utente e la richiesta è di un minimo di 3 utenti paganti. Alla fine si arriva vicini alle cifre che fa pagare Amazon, ma con la grande scocciatura di dover scaricare e ricaricare tutti contenuti già su cloud, ovvero 11 Tb nel mio caso, che con la velocità delle linee internet che abbiamo in Italia significa un anno e passa di tempo.
E’ anche per questo che mi lamento di Amazon Cloud:
siamo in un libero mercato, loro possono fare quello che vogliono, come io posso rivolgermi ad un loro concorrente.
Il problema è che con la mia connessione il passaggio ad un altro operatore non è così facile e Amazon doveva capirlo quando ha preso le sue decisioni. O forse le ha prese proprio perché l’aveva capito.
Perché mi di fidavo di Amazon
In più, essendo Amazon uno dei 5 giganti del web (gli altri, per chi non lo sa, sono Facebook, Google, Microsoft e Apple), con queste premesse non c’era motivo di optare per servizi a pagamento diversi dal loro. Eravamo quindi in presenza di un palese esempio di Killer App, che nel giro di poco avrebbe ucciso la concorrenza.
Amazon Cloud (e probabilmente anche i suoi concorrenti, visto che alla fine sono sopravvissuti) sapeva però di vendere un servizio ad un prezzo complessivo inferiore al costo che stava sostenendo per erogarlo, come spesso accade a chi vuole affermare un business ai tempi dei digitale. La cosa non è di per sé un problema, visto che è esattamente quello che è successo per diversi anni alla stessa Amazon quando ha cominciato a vendere prodotti online, e oggi macina guadagni come se non ci fosse un domani.
La brutta notizia
Ieri, nel salvare una lista di clip della mia sessione giornaliera sulla nuvola, ho aperto il loro programma e mi è apparsa, come non era mai successo fino a quel momento, un’allerta del tipo:
Abbiamo una novità, vieni a vedere di cosa si tratta.
In pratica: considerato che attualmente ho 11 Tb online, il mio abbonamento passerebbe da 59,99$ l’anno a 1.199,00$.
11 Tb sono un livello di dati medio per chi produce video da 20 anni. La mia serie sui viaggi low cost nelle Capitali Europee:
tra progetto ed export delle 30 puntate, pesa quasi la metà di quello spazio. Ovviamente, visto che da oggi salvare + dati su cloud non è più gratuito, cambia tutto, e io devo rivedere le mie procedure di lavoro per capire se vale la pena perdere tempo per razionalizzare quello che devo inviare alla nuvola. Banalmente, fino a ieri:
- caricavo il girato convertito in Apple Pro Res
perché chi me lo faceva fare di perdere tempo a selezionare i file, visto che non mi costava nulla salvare online tutte le cartelle. Da domani, invece, c’è la possibilità che io debba caricare solo gli originali in H264, che pensano 5 volte di meno.
Vatti invece a fidare di Amazon Cloud
Ora:
io non sono uno di quei fenomeni perditempo che firma le petizioni su change.org per chiedere ad Amazon di non consegnare più con Poste Italiane.
Amazon è un’Azienda privata e può attuare la politica commerciale che vuole. Da consumatore, in un libero mercato e non nell’Unione Sovietica ai tempi di Krusciov, posso acquistare le stesse cose che vende da altri soggetti. Il punto è che siamo in presenza di un prezzo che da un giorno all’altro diventa diverse volte più alto. Si tratta della tipica situazione in cui un cliente per risolvere il suo problema è portato a rivolgersi ad un concorrente, ma per farlo non basta semplicemente pagare, ma bisogna anche scaricare, nel mio caso, 11 Tb e ricaricarli , cosa che con la mia banda internet (la stessa che ha più di mezza Italia) è praticamente impossibile fare in meno di un anno e, non ultimo, senza buttare ore di lavoro.
Nella policy di cambio delle condizioni, che si trova a questo link, Amazon dà un periodo cuscinetto per permettere ai suoi clienti di adattarsi, ma è comunque una gran scocciatura quello che hanno deciso. Almeno per chi, come me, fa del web un business e ha capito che la bravura di un imprenditore sta nel trovare procedure di lavoro che gli permettono di fare più cose a parità di tempo impiegato.
Perché mi hanno deluso
Commercialmente parlando: valeva la pena fare un dispetto del genere ai propri clienti?
Il cloud non è il business principale di Amazon ma, nell’ottica aziendale, poteva avere la stessa funzione di Prime Video, per il quale l’Azienda sta spendendo centinaia di milioni di dollari in produzione di contenuti originali senza far pagare il servizio, ma solo perché la gente si iscriva a Prime e sia incentivata per questo ad acquistare nel sito (lo fa anche con chi deve salvare solo le foto, che in quel caso è gratuito e illimitato).
Chi carica 11 Tb nel cloud, è vero che qualche volta fa parte della categoria di sanguisuga del web:
- eternamente alla ricerca dell’offerta migliore.
Lo stesso che spesso utilizza servizi senza che questi gli servano, ma con la semplice soddisfazione di sapere di aver risparmiato.
Ma è anche vero che 11 Tb sono quasi sempre solo alla portata di gente che, come me, quando deve acquistare qualcosa non perde giornate a confrontare i prezzi. Quel tipo di cliente è, consapevole della qualità del servizio di Amazon e della velocità di esecuzione, quindi per questo si rivolge unicamente a loro. Bene, nel mio caso da oggi non sarà più così scontato. O meglio: se ci fossero dei concorrenti all’altezza sarebbe così, ma ho già spiegato che questi sono stati mandati fuori mercato dalla politica aggressiva che Amazon Cloud ha portato avanti nella fase di start up. Online le cose a volte sembrano non avere senso, ma in realtà ce l’hanno quasi sempre.
Daniele Carrer

Le altre pagine del sito che potrebbero interessarti (a proposito, io sono quello qui sopra):
- Vendere le tue foto e i tuoi video online: ti spiego tutto.
- Ho guadagnato 230 dollari la prima settimana di vendita di foto e video online.
