Umberto Andreini è una delle prime persone che ha creduto in questo sito e nel mio corso contribuendo, insieme a tanti altri lettori, al miglioramento dei contenuti che pubblico. Come per la maggior parte dei produttori di microstock la ripresa per lui è solo un hobby, ma non per questo il livello di qualità messo in campo non è elevato: troverete molti consigbeli su strumenti, spesso gratuiti, per produrre video e immagini migliori e attraverso l’intervista ripercorrerete uno spaccato di questo mondo, che parte da 50 anni fa con l’utilizzo di attrezzatura che ha fatto la storia della fotografia, passando attraverso il casuale incontro con il microstock, fino ad arrivare alle App che tracciano la posizione del sole per avere un’illuminazione sempre impeccabile sul soggetto che si sta per riprendere.
Permettetemi di dire che tra le tante cose interessanti che vengono fuori, quella che più mi colpisce è relativa all’opinione che ha sulla grande qualità di ripresa degli smartphone, perché si tratta del parere competente di una persona tecnicamente informata e che ha utilizzato alcune tra le migliori reflex della storia della fotografia. Le sue parole non possono far altro che confermarmi che, a breve, nel microstock ci sarà una rivoluzione che in pochi si immaginano e restarne fuori, per una persona che ha talento con la ripresa, è davvero un peccato.
Quando hai iniziato a fotografare?
Ora ho 64 anni e mi interesso di fotografia da quando ne avevo dodici. Ho iniziato con la mitica Vitomatic II della Voigtländer e poi sono passato alla Nikkormat, famosa reflex della Nikon. Con quest’ultima ho percorso tutte le tappe della fotografia con pellicola dall’imbobinamento dei rullini allo sviluppo dei negativi e alla stampa in camera oscura.
Ovviamente ho scattato anche moltissime diapositive e ho fatto anche dei filmetti amatoriali in 8 mm.
Poi è iniziata l’era del digitale…
Stanco di portare il pesante borsone con obiettivi e attrezzatura in giro per il mondo, sono passato alle supercompatte Coolpix della Nikon, cercando di seguire un mercato che trovava sempre nuove innovazioni per allettare i fotoamatori. Tuttavia quando i limiti tecnici delle macchinette da taschino hanno prevalso sulla comodità di trasportare mezzi poco ingombranti, ho aumentato il formato passando prima ad una Nikon 1 mirrorless e poi alla Nikon D5300 DX
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Poiché, si sa, l’appetito vien mangiando, sono finalmente approdato alle Full Frame ed oggi uso una Nikon D750.

Come hai scoperto il mondo del microstock?
Tra i vantaggi del digitale c’è il costo praticamente zero di ogni scatto. Il conseguente aumento vertiginoso delle foto scattate è però inversamente proporzionale al numero di amici disposti a guardare centinaia e centinaia di foto dell’ultimo viaggio. Fatto sta che le foto, anche se molto belle e tecnicamente perfette grazie alla post-produzione, restavano relegate su un CD e non c’era alcuna possibilità di sentirsi dire da qualcuno “quanto sei bravo come fotografo”!
Finché un giorno, era il 2014, ho letto su facebook il post di un amico che si dice contento di aver venduto un certo numero di fotografie. Venduto?! Incuriosito, lo contatto immediatamente e lui mi dice di cercare su google “microstock”.
Mi si è aperto un mondo! E così sono approdato, sempre su consiglio dell’amico Gianni, al sito di Fotolia.
Grazie agli avvertimenti letti in rete, mi sono iscritto come collaboratore “non esclusivista” e finalmente ho iniziato ad inviare le mie migliori foto scegliendo quelle che rientravano nei criteri imposti dall’Agenzia.
Gli inizi sono duri per tutti, ma in questo campo sono stati durissimi. Quando ho sottoposto all’esame dei selezionatori una foto che ritenevo stupenda e me la sono vista rifiutare con una spiegazione che, essendo in inglese, neanche riuscivo a capire fino in fondo, è stato come se mi avessero tirato un pugno nello stomaco. All’inizio ho avuto voglia di andare a Fotoliopoli e cantargliene quattro a tutti quegli incompetenti ma un po’ alla volta nella mia mente si è fatta strada una domanda: “E se fossi io che non sono capace?”. Allora ho mostrato la foto all’amico “esperto” che, con una semplice occhiata, ha trovato nell’immagine molti ma molti più errori di quanti ne avesse già trovati il selezionatore di Fotolia. E a quel punto la tragica verità mi si è rivelata in tutta la sua crudezza… dovevo assolutamente migliorare la mia tecnica, cercare di raggiungere la perfezione nei particolari, studiare i software di post-produzione, ecc.
Dopo qualche mese di studio sui siti specializzati e molte immagini rifiutate dai selezionatori, sono riuscito a capire meglio cosa fare e cosa evitare e ho raggiunto una buona percentuale di foto accettate (circa l’80%).
A questo punto mi sono guardato in giro e ho scoperto che Fotolia non è l’unica agenzia di microstock (l’ingenuità dei neofiti è pari solo alla loro incompetenza). Ho iniziato a caricare foto anche su:
Ma i risultati in termini di vendite erano alquanto deludenti, anche perché il mio tempo libero veniva speso più per editare e indicizzare che per produrre! E questo è un errore che consiglio a tutti di evitare.
Infine, un bel giorno, ho dato retta a chi mi diceva che il futuro del microstock sta nei video ed ho iniziato ad informarmi in giro sulla rete. Così sono approdato a Stockfootage.it ed ho seguito con attenzione il corso sul microstock.
Il passaggio da fotoamatore a videomaker è stato forse ancora più sconvolgente dell’avvento del digitale.
Oltre a procurarmi l’attrezzatura indispensabile per girare i video con la reflex (treppiedi di tutti i tipi, testa fluida, steadycam, slider, dolly, lampade, basi motorizzate, ecc… ma forse in questo sono stato un po’ esagerato…) ho dovuto iniziare a studiare la tecnica di ripresa dei video e soprattutto le impostazioni da dare alla reflex per ottenere dei risultati almeno accettabili. La post-produzione e l’esportazione ha richiesto uno studio supplementare che tra codec e fps non ho ancora del tutto concluso, anzi.
In qualche modo ho iniziato a fare footage e a pubblicarli su tre agenzie Shutterstock, Videoblocks e Pond5. I video non editoriali li pubblico anche su Fotolia. Al momento il mio portafoglio di immagini è ancora limitato e quindi le vendite non sono esaltanti ma, per fortuna, è solo un hobby.

Il microstock è solo un hobby o un lavoro a tempo pieno?
Ho una mia professione e un lavoro ormai alle soglie della pensione. La fotografia è uno dei tanti hobby che pratico con passione. Gli altri sono principalmente la pesca, i viaggi, il bricolage e il modellismo. Però da quando sono nel mondo del microstock la fotografia occupa la maggior parte del mio tempo libero. Mi piace organizzare in modo logico le attività e ho subito capito che il microstock richiede un rigoroso rispetto delle priorità lungo un percorso che inizia con la progettazione delle riprese e termina con l’invio del file alle agenzie.
Come ormai si è capito, ho la grande fortuna di dedicarmi al microstock senza l’assillo di doverne ricavare quanto mi serve per vivere. Questo però non vuol dire che il mio impegno sia superficiale e sporadico. Penso che per ottenere dei buoni risultati occorre, come per tutte le cose, dedicarsi seriamente allo studio della tecnica, conoscere bene il mercato, avere una buona dose di fantasia e di voglia di sperimentare. La gioia che provo quando qualcuno sceglie un mio lavoro mi ripaga ampiamente del tempo impiegato e mi dà una grande soddisfazione anche se tutto sommato ne ricavo pochi centesimi.
Il plus-valore che il microstock ha dato alla mia passione per la fotografia è senz’altro la spinta a migliorare la qualità delle immagini che produco. Il desiderio di riuscire a fare video e foto migliori degli altri per ottenere la preferenza dagli acquirenti è molto stimolante e mi spinge a migliorare sia l’attrezzatura che la tecnica.
Un altro pregio del microstock è di interagire perfettamente con gli altri miei interessi. Per quanto riguarda i viaggi è naturale che non parto mai senza la mia attrezzatura fotografica, ma da quando faccio microstock sono molto più attento a programmare gli itinerari in maniera tale da riuscire a ottenere le immagini migliori. In questo, a dire la verità, ho avuto un grande aiuto dal tuo corso che dedica molto spazio a questi aspetti. Ultimamente mi viene voglia di tornare anche nei posti già visitati per fare riprese migliori utilizzando le tecniche acquisite di recente e l’attrezzatura che ora ho a disposizione.
Altro hobby che convive con la fotografia è il modellismo dinamico. Sto parlando delle riprese effettuate con i droni radiocomandati la cui realizzazione comporta l’acquisizione sia di abilità nel pilotaggio del drone che della tecnica di ripresa con la camera di bordo. Purtroppo le limitazioni recentemente imposte dalla legge al volo dei droni rendono ormai difficoltose se non impossibili per i “piloti non professionisti” molte delle riprese più interessanti per il microstock.

Ci sono dei siti online che usi per tenerti informato sul mondo delle immagini e dei filmati stock?
Per le recensioni sull’attrezzatura fotografica trovo insostituibile il sito JuzaPhoto.
Per il microstock seguo i siti delle agenzie dove pubblico le mie immagini e, ovviamente, non mi perdo niente del sito “Stockfootage.it” del quale leggo con attenzione tutti gli articoli. Seguo poco i forum ai quali ricorro soltanto quando ho quesiti tecnici specifici da proporre, riuscendo ad ottenere in qualche caso dei validi consigli. Per conoscere le ore migliori in cui effettuare le riprese è eccezionale il sito “Sun Calc”. Infine, da bravo Nikonista, seguo il sito Nikon per utilizzare al meglio la mia attrezzatura. Particolarmente utile infine è il sito http://imaging.nikon.com/lineup/lens/simulator/ che consente di vedere esattamente quale immagine si ottiene con le varie associazioni di camera e obiettivi.
Quali sono gli errori che hai fatto all’inizio e che non faresti oggi con il microstock?
L’errore più grande che ho commesso all’inizio di questa avventura del microstock è stato quello di dedicarmi esclusivamente alle foto da pubblicare su Fotolia, agenzia che notoriamente non accetta immagini editoriali. Mi ero convinto che tutto il mondo microstock fosse basato unicamente su immagini ad uso commerciale. Quindi, girando per il mondo in cerca di immagini, evitavo di fotografare tutto quello che ritraeva persone alle quali non potevo chiedere la liberatoria, loghi, edifici recenti, ecc. ecc. In pratica la mia produzione era fortemente condizionata dalla previsione di un uso commerciale delle immagini.
Poi, un gran bel giorno, ho finalmente letto su questo sito che esisteva qualcosa di molto diverso da Fotolia, agenzie di microstock che accettano anche immagini editoriali! In queste agenzie è sufficiente segnalare l’uso che si pensa si possa legalmente fare con la tua immagine spuntando o meno la casella “editoriale” quando si invia il proprio lavoro. Videoblocks, addirittura, non richiede nessun tipo di scelta sulle immagini (editoriale/commerciale) e lascia all’acquirente la valutazione dell’uso consentito. Questa mi sembra la strada più giusta ed intelligente perché si basa su un semplice concetto: le cose possono essere utilissime o dannose, dipende dall’uso che si sceglie di farne. È come se si chiedesse a chi vende coltelli di specificare se un coltello deve servire per tagliare la bistecca oppure per uccidere qualcuno: soltanto chi compra il coltello è responsabile dell’uso, lecito o meno, che se ne fa. Per alcune immagini, tipo i ritratti, continuo a pubblicare immagini commerciali allegando la liberatoria del modello, ma per il resto mi sono liberato delle scartoffie (ogni agenzia vuole il suo modello di liberatoria, spesso in inglese, quindi si perde un sacco di tempo a farsi firmare un documento per ogni agenzia, scansirlo ed allegarlo alla foto, ecc.).
Un altro errore che ho commesso all’inizio è stato quello di scegliere le immagini da pubblicare con il cuore anziché con la testa. Mi spiego: ci sono foto e video che ci ricordano un momento particolare della nostra vita e per noi hanno un gran valore. Non è detto però che quella foto abbia i requisiti tecnici per la pubblicazione oppure che interessi a chi compra microstock. Bisogna invece cercare di entrare nella psicologia degli acquirenti, studiare il mercato, tenere sotto controllo le nuove tendenze, in sintesi offrire quello che gli acquirenti cercano e non quello che noi soltanto consideriamo valido.
Per il resto penso di essere riuscito, grazie anche ai consigli degli amici nei quali mi fa piacere includere Daniele Carrer, ad individuare subito un workflow efficace per il mio livello di microstock.
Che attrezzature utilizzi per produrre?
Ho già raccontato prima con quale attrezzatura ho iniziato la mia attività di fotoamatore, ma oggi le cose si sono abbastanza complicate. Infatti a me piace soprattutto sperimentare nuove tecniche e attrezzature, quindi vengo attratto dalle novità che il mercato ci mette continuamente a disposizione. Alla mia cara reflex:
si sono affiancati gli smartphone e le action-camera. La reflex la uso quando voglio fare “belle foto” (ritratti, foto in studio, still-life, panorami, ecc.) cercando di utilizzare la tecnica fotografica nel migliore dei modi oppure quando i video richiedono inquadrature o accorgimenti particolari tipo l’uso di filtri neutri. La mia dotazione di obiettivi, poiché sono amante degli zoom, è limitata a:
entrambi Nikkor di ottima qualità.
Le action camera tipo go-pro le uso in situazioni dinamiche (per esempio sott’acqua o in velocità) ma non mi piace troppo l’effetto fish-eye prodotto dal grandangolo fisso. Ultimamente sto utilizzando molto spesso gli smartphone per girare i video perché le ultime generazioni di questi “telefonini” hanno ottiche eccezionali e risoluzioni fino a 4k. Inoltre l’obiettivo ha una focale adatta a moltissime inquadrature dei footage, senza l’effetto grandangolo spinto delle action-camera. Altro punto a favore degli smartphone è che li hai sempre con te e sappiamo bene che la migliore macchina fotografica è quella che hai con te e non quella che hai lasciato a casa. Inoltre questi gioiellini della tecnica hanno mille applicazioni che facilitano sia la progettazione delle riprese (tipo Mappe e Sun Calc) che l’utilizzo di impostazioni speciali (slow motion o time lapse) nonchè l’editing dei video.
Hai scelto una Nikon e non una Canon o un’altra marca perché la ritieni superiore o semplicemente perché avevi già gli obiettivi e quindi era più naturale continuare con Nikon?
Sono un Nikonista: quando ho cominciato a fotografare cinquanta anni fa la Nikon era nettamente superiore a tutte le altre marche in termini di qualità e di innovazioni, oggi come oggi le differenze tra le varie marche si sono del tutto appianate. Resta un’affezione, un qualcosa nel cuore che ti fa scegliere Nikon o Canon con la stessa logica con la quale si sceglie la squadra di calcio del cuore. È una fede … e come tale non si discute!

Quali sono state le più grandi difficoltà che hai incontrato nell’iniziare a registrare video?
Dal punto di vista della programmazione del lavoro e della tecnica di ripresa non ho avuto particolari problemi. Navigando su internet si trovano tanti tutorial ed i punti di contatto con la fotografia sono numerosi. Le differenze maggiori tra foto e video sono la necessità di tenere la camera ferma durante le riprese video e ricordarsi di pulire perfettamente l’obiettivo. Quest’ultima avvertenza può far sorridere ma vi assicuro che mentre con le foto basta un attimo di Photoshop per togliere una macchia dall’immagine, la cosa risulta quasi impossibile in un video e ci costringe a rifare la ripresa dall’inizio. Molto più difficile è stato capire i criteri di impostazione della camera da ripresa e sapersi orientare tra FPS, Mbps, velocità dell’otturatore e mille altri parametri. In verità dovrò studiare ancora molto l’argomento prima di comprenderlo a fondo.
Se poi parliamo di post-produzione, non è troppo difficile imparare gli intuitivi comandi di software tipo Premiere ma occorre sapersi orientare tra centinaia di differenti formati, codec, risoluzioni, livelli di qualità, progressioni e interlacciamenti e a volte non ci si raccapezza più. Molto utile per capire dove si sbaglia risultano le spiegazioni che le agenzie forniscono per i video rifiutati.
Che dimensioni ha il tuo portfolio online?
Ho iniziato il microstock da appena due anni e dedicandomi a questo hobby nel tempo libero il mio portfolio di foto è abbastanza ridotto e non arrivo neanche all’agognata meta di un migliaio di foto. Con i video ho iniziato da pochissimo tempo e ne ho pubblicati circa duecento.
Le foto le vendo principalmente su Fotolia a un ritmo di una trentina al mese (sono pochissime lo so ma datemi tempo), i video sono talmente pochi che sono stato felice di averne venduto uno su Videoblocks dopo un paio di mesi che avevo iniziato con i footage.
Hai incontrato particolari difficoltà a farti accettare i filmati dalle Agenzie?
Per i filmati molti lavori vengono rifiutati per errori banali di editing o di esportazione come succedeva all’inizio per le fotografie quando commettevo errori in post-produzione.
Su:
ho una media di accettazione dei video che è salita rapidamente e ormai si è attestata oltre l’80%.
Su:
sono passato dal vedere accettare tutti i video inviati a delle medie intorno al 60%. Questa diminuzione è stata causata probabilmente da un netto cambio di politica dell’agenzia avvenuto ultimamente. Fotolia, alla quale invio solo filmati non editoriali, accetta quasi tutto quello che invio.
Ho l’impressione che, mentre per le foto le agenzie controllano attentamente la composizione, i dati tecnici e l’offerta già esistente per quel soggetto, per i video rifiutano decisamente i mossi e quelli con errori di editing ed esportazione ma in generale sul contenuto del filmato sono meno esigenti.
Tu sei di Roma, che è una città molto richiesta dai compratori ma anche molto satura di contenuto per quanto riguarda i soggetti principali. Esistono secondo te dei luoghi meno ovvi ma che hanno potenzialmente un buon mercato nel microstock?
Mi sono fatto questa domanda diverse volte dopo aver constatato la grande offerta di foto e footage su Roma disponibile nelle agenzie di microstock. I milioni di turisti che visitano la capitale probabilmente contribuiscono ad incrementare questa abbondante offerta. Dopo aver girato molti video dei posti più caratteristici della “città eterna” ho anche studiato attentamente gli itinerari turistici proposti dalle agenzie di viaggio con la speranza di trovare nuove ispirazioni. Ma evidentemente, alla mia età, la città la conosco bene e non ho trovato spunti particolarmente interessanti. Ultimamente mi sono dedicato all’architettura moderna dell’EUR, quartiere dove lavoro, ma sembra che questo genere di video non risvegli molto interesse negli acquirenti.
Comunque, tutto sommato, Roma è una fonte quasi inesauribile di idee e di situazioni e basta passeggiare in centro per riprendere buon materiale da microstock.
Quali sono i prossimi tuoi progetti nel campo del microstock?
Il prossimo obiettivo che vorrei raggiungere è quello di avere un portfolio di almeno un migliaio di foto e altrettanti footage sulle quattro agenzie cui sono più affezionato (Shutterstock, Fotolia, Videoblocks e Pond5). So che per raggiungerlo l’unica strada è passare molto tempo a riprendere tutto quello di interessante che viene a tiro di obiettivo e che questo comporta essere sempre pronti col dito sul pulsante di scatto.
Ovviamente appena posso vado in giro per il mondo e sono sempre più orientato a curare attentamente la programmazione delle riprese per ottimizzare i tempi e raccogliere buon materiale per il microstock.
Un altro obiettivo che mi sono prefissatbo è quello di dedicare parte del mio tempo libero a imparare il migliore utilizzo dell’attrezzatura che già possiedo. Molto spesso infatti mi entusiasmo leggendo le potenzialità di una certa attrezzatura e l’acquisto, ma poi non dedico abbastanza tempo ad imparare come usarla al meglio. Vorrei migliorare la conoscenza delle potenzialità della mia reflex, delle tecniche di ripresa consentite dall’attrezzatura che possiedo e dei software di editing video.
Però, poiché per me il microstock è soltanto un hobby, non ho eccessiva fretta di realizzare questi progetti e potrò realizzarli con calma nei prossimi anni.
Le foto pubblicate nell’articolo sono di Umberto Andreini. Potete vedere il suo portfolio su Fotolia cliccando il seguente il link:
https://it.fotolia.com/p/204580528
e su Shuttertock cliccando su:
https://www.shutterstock.com/it/video/gallery/Tuombre-2632060/