Shutterstock (visita il sito) è la classica agenzia che, come quasi tutti i suoi competitor che oggi vendono anche video, è partita vendendo solo foto. Ha iniziato nel 2003, l’epoca in cui stava nascendo quel business che prende il nome di microstock (approfondisci di cosa si tratta), ovvero il mercato della vendita a basso costo di:
Quando nel 2006 Shutterstock ha introdotto i video, la maggior parte dei fotografi non è riuscita ad uscire dalla propria zona di confort e pensare che il business stava cambiando. Quelli come me, invece, hanno capito subito che i guadagni si facevano con quel tipo di contenuti, per due motivi:
Io credo di aver avuto ragione, ma più della mia opinione conta il mio pannello di controllo su Shutterstock:

In un primo momento Shutterstock era solo un’agenzia di medio livello, sicuramente inferiore a:
e più o meno all’altezza di:
Sottolineo che dei 7 nomi citati, uno (Revostock) non esiste più, due (Clipdealer e Clipcanvas) rimangono a galla in attesa di essere acquisiti da un compratore che non arriverà mai e un altro (Fotolia) si è trasformato in Adobe Stock.
Nel 2011, quando non ero lontanissimo dalla scelta di abbandonarla, Shutterstock triplicò i miei incassi senza che io migliorassi significativamente la collezione che avevo caricato, diventando il secondo sito più redditizio dopo Pond5. Vi consiglio di guardare il video approfondito che ho creato sull’argomento per scoprire perché (e magari rifare quello che ho fatto io):
Come testimonia lo screenshot in cima alla pagina, oramai supero i 40 mila dollari di incasso su Shutterstock. In una decina d’anni non sono tantissimi, ma per capire se sono stato bravo o se ho lavorato alla paga oraria di un dipendente di Uber, bisogna valutare il tempo che ho dedicato alla produzione. Per quanto mi riguarda non è stato tantissimo.
La mia storia con il microstock è passata attraverso diversi periodi. Durante una parentesi di disoccupazione improvvisa è stato un lavoro a tempo pieno (durato qualche mese). Per il resto una seconda attività: prima nel tempo libero di un lavoro da adipendente, oggi nel tempo libero del mio business da imprenditoriale digitale.
Se siete anche voi dei produttori che provano a vendere:
per controllare i vostri guadagni dovete collegarvi a http://submit.shutterstock.com/ e cliccare prima su:
e poi su:
Alla voce Show statistics for:
cliccate:
Ci sono dati importanti nella schermata che trovate: 
Il primo vi dice il numero dei vostri file acquistati dai compratori, nel mio caso all’epoca era:
Il secondo è il totale che avete incassato:
Considerando che ai contributor danno il 30%, nel mio caso, il totale generato dalle vendite dei miei contenuti, solo in quell’agenzia, già anni fa era superiore ai $100.000. Gli altri 2 dati importanti vi dicono se chi ha acquistato le vostre stock images e il vostro stock footage lo ha fatto singolarmente:
o in abbonamento:
Numeri sulla quale la maggior parte dei produttori non possono contare. Difficile spiegare in un post come io ci sia riuscito. Tendenzialmente più:
che cercando la perfezione tecnica di foto e video.
Sai che descrivendo male le tue foto e i tuoi video stai perdendo soldi?
Hai l’hard disc pieno di stock images o stock footage che potresti mettere a reddito, ma non hai tempo e voglia di scrivere titoli e keyword?
Conosco chi può fare molto bene il lavoro che ti serve. Scopri di più
Rispondo alla domanda qui sopra in maniera molto approfondita in questo video di 6 minuti:
Riassumo, se non avete voglia di guardarlo. Shutterstock:
A proposito di guadagni vedrete infatti che, se puntate sul video, sarà facile trovare un sacco di 23.70 nella colonna Cart Sales (il 30% dei 79$ che costano i video Full HD).
Ci saranno invece importi molto variabili nella colonna Clip Packs, visto che i pacchetti hanno diversi formati e, a seconda di questi, diversi prezzi.
Cliccando su un giorno nella prima colonna della tabella Earning Summary, accedete al dettaglio delle vendite. Vi mostro un caso interessante:

E’ un po’ il sogno di tutti i contributor:
che è anche il motivo per cui continuo a chiedermi perché i fotografi non passano al video, ma si accontentano, a volte, di report di vendita da meno di un dollaro.
Le licenze estese servono ai compratori a utilizzare un contenuto che è identico a quello delle normali licenze (licenze standard), ma in progetti importanti. Shutterstock non le definisce nei particolari (bisogna contattarli per saperne di più).
Attenzione poi che a fine mese, prima di inviarvi quanto dovuto, se compilate il W8-BEN (approfondisci di cosa si tratta), dall’importo totale della tabella Shutterstock toglierà l’8% dai guadagni relativi ai video che avete venduto ai compratori registrati negli USA (circa il 35% del totale delle vendite). Su quello che rimane dovete pagare anche le tasse in Italia.
Sottolineo che Pond5 invece non trattiene nulla (misteri del mondo globalizzato).
Il successo del mio sito nasce dall’idea di dare una soluzione a tutti coloro che provano a vendere le loro foto online e portano a casa spiccioli.
Questo problema è dovuto a un atteggiamento sbagliato:
Chi crea immagini, da bravo artista, si concentra sul perfezionismo del contenuto, e non, da bravo imprenditore, sui meccanismi che bisogna mettere in atto per venderle.
Tali meccanismi sono principalmente:
Le sole parole mercato ed efficientamento mettono paura all’animo di gran parte dei fotografi e dei videomaker. Essendo il segreto del successo di qualsiasi business quello di battere la concorrenza, concentrarsi su quegli aspetti è invece il modo più facile per fare soldi.
Purtroppo la gran parte di quelli che ci provano con il microstock sono convinti che le loro vendite svolteranno:
Purtroppo nessuno nasce produttore di microstock e nemmeno i fotografi che scattano per lavoro sono esenti dalla possibilità di perdere il loro tempo provando a creare:
Semplicemente perché la fotografia professionale offline è un mercato completamente diverso dal microstock e adattarsi non viene naturale, ma ci vuole qualcuno che spieghi come fare. Lo dico in ognuna delle pagine del mio libro (guardalo su Amazon), visto che ci ho sbattuto la testa più di 10 anni per portare a casa dei risultati degni di nota.
Lo dico da antipatico:
sull’ignoranza dei miei concorrenti ho basato le mie fortune.
Sfruttare quello che gli altri non conoscono per creare una produzione adeguata a quello che cercano i compratori fa la differenza tra:
Come dimostra il documento che analizzo qui di seguito, i secondi sono oramai centinaia di migliaia e crescono come funghi dopo un acquazzone.
I fotografi abituati a lavorare con i vecchi metodi non combinano nulla con il microstock. Per guadagnare con stock images e stock footage non bisogna essere amici di qualcuno, come succede nel mondo dello spettacolo, che è interamente basato sulle caste. Bisogna semplicemente capire quali sono i contenuti da produrre.
Faccio ora un’affermazione che farà arrabbiare i grandi vecchi del settore, rovinati dalla diffusione di massa delle reflex provocata dal digitale:
il ragazzino che ha fatto un corso di fotografia in 10 lezioni, dal punto di vista tecnico, ha tutto quello che gli serve per creare microstock.
Questo fa schifo anche a me, però è la realtà e fare la rivoluzione per cambiarla è inutile.
Il 31 gennaio 2018 Shutterstock ha annunciato di aver venduto il suo miliardesimo contenuto, in un momento in cui aveva online :
Ci sono due dati fondamentali in questa informazione. Il primo dà speranza, ovvero il miliardesimo contenuto venduto, perché dimostra che il settore è in crescita e in piena salute. Alla faccia di tutti i produttori che improvvisano e che si rintanano nei forum a lamentarsi che:

Il secondo dato fa paura. Per capire la concorrenza odierna non bisogna solo guardare quelle 210 milioni di immagini e quei 9 milioni di video dichiarati in quel vecchio comunicato stampa. Oggi parliamo ogni giorno di:
con una crescita mai vista nella storia del microstock. Se non ci si sbriga presto diventerà pressoché impossibile vendere nuovi contenuti.
Il secondo documento del quale voglio parlare viene tenuto nascosto a noi produttori, perché è viene rilasciato a favore degli investitori. Shutterstock è una multinazionale quotata alla borsa di New York e ha entrate per centinaia di milioni di euro, quindi rilasciare quei dati è in qualche modo obbligatorio, e trovarli è parte del lavoro dei blogger seri come spero di essere io.
Il primo dato importante che emerge scommetto che non lo sapete. Quindi, se non siete soddisfatti di quello che portate a casa, può voler dire che avete dei margini di miglioramento:
i compratori che si rivolgono a Shutterstock dove vivono?
Provate a pensare se decidete che il vostro soggetto sia il cibo.

Sappiamo tutti la differenza tra quello che si mangia in Europa, in America e in Asia. Se volete fare soldi, dovete quanto meno sapere se i vostri potenziali clienti, per quanto il mondo abbia globalizzato anche la scelta culinaria, siano maggiormente predisposti a comprare cibo del genere:
Nel 2017 i clienti di Shutterstock, suddivisi per le entrate che hanno generato, erano:

Tra questi gli Stati Uniti rappresentavano da soli il 35% del totale e il Regno Unito il 10%. Dati come questi vanno innanzitutto incrociati con quelli che restituisce dropstock.io, che è al momento lo strumento più utile per capire i soggetti più convenienti da riprendere e che spiego in un tutorial nella versione digitale del mio libro (guarda di cosa si tratta). Saperli fa la differenza tra:
Per esempio, se siete solo fotografi e, sbagliando, non volete creare anche stock footage (che è quello che può far svoltare i vostri guadagni), forse non sapete che Nord America ed Europa hanno due sistemi televisivi diversi e, se si producono video da vendere nei microstock, si deve decidere prima di iniziare a registrare se farlo:
(sull’argomento, se non sai di cosa si tratta, leggi questa pagina che ho creato). Una tabella come quella sopra vi aiuta senz’altro a decidere, insieme alle considerazioni sul tipo di soggetti che volete riprendere, come spiego nel mio corso.
In generale, scelte del genere devono essere consapevoli e non devono mai essere fatte per ignoranza.
Se siete:
continuando a non agire non fate i geni incompresi, ma mi ricordate quella gente che passa le giornate su Facebook e si lamenta perché lo Stato non gli trova un lavoro.
Un altro dato importante dovrebbe far riflettere tutti quelli che:
Shutterstock nel 2017 ha incassato 557 milioni di dollari e ha speso 146 milioni in marketing.
Nel mio libro citavo il costo su Google Adwords delle parole chiave relative al microstock per spiegare a certi fotografi che l’idea di affrancarsi dalle agenzie non è realizzabile, non tanto per l’impossibilità di creare un sito che possa farlo, ma per il costo altissimo che bisogna sostenere per trovare clienti interessati ad acquistare.
Quei 146 milioni di dollari spesi in un anno da Shutterstock ne sono la dimostrazione, perché, giusto per fare un esempio nel mondo dei media e dimostrare come è cambiato il mondo, sono più dell’intero fatturato (fatturato non utile) di una televisione come La7 (fonte calcioefinanza.it).
L’ultimo dato disponibile rilasciato da Shutterstock per dire quanto ha pagato ai suoi contributor è quello del 31 dicembre 2016:

che porta il totale a 500 milioni, in costante crescita da quando nel 2004 pagarono solo 3 mila 900 dollari. Di quei 115 milioni:
Come certificato dal documento linkato qui sotto: https://www.shutterstock.com/blog/2017-infographic-contributor-earnings-payouts-report
Altra domanda che il produttore improvvisato non si fa perché ritiene (erroneamente) poco importante:

in quale trimestre dell’anno si vende di più?
La risposta, non ve l’aspettate, perché non è l’ultimo, cosa abbastanza scontata visto che il Natale è diventata una festa molto consumistica e le nostre immagini e video sostengono i consumi. La risposta è:

perché i profitti sono in continua espansione, come dimostra la tabella qui sopra creata con i dati dei trimestri di due anni consecutivi. Se notate, nel primo trimestre del 2017 ci sono stati più guadagni che nell’ultimo del 2016.
Quindi le differenze, oltre che alla stagionalità, sono dovute anche alla crescita continua dei profitti dell’agenzia e di conseguenza anche di noi produttori, alla faccia di quelli che il microstock è morto.
Termino questa analisi ritornando a un dato in qualche modo preoccupante.
Quanti sono i producer (fotografi e videomaker) su Shutterstock?
Al 31 dicembre 2017 erano 350 mila.

Ho detto preoccupante perché nel 2014 erano solo 60 mila. Vale a dire che:
in soli 3 anni di microstock, chi si spartisce la torta di quei 100 e passa milioni l’anno è più che quintuplicato rispetto alla totalità di quelli che si erano iscritti nei primi 10 anni.
Se tutti avessimo:
dopo un dato del genere dovrei chiudere il mio sito e smetterla di insegnare a fotografi e videomaker come guadagnare con il microstock. In realtà, vi ho appena regalato delle informazioni che vi mettono in mano una mappa del tesoro in un ambiente in cui i vostri concorrenti si muovono a tentoni. Se volete provarci seriamente, c’è però una cosa che scarseggia e sulla quale non posso aiutarvi:
Quindi sappiatelo:
O vi sbrigate a studiare o non rimarrà più niente per voi.