Vendere foto online nei microstock, rispetto a vendere i propri servizi di fotografo nel mercato tradizionale, ha vantaggi e svantaggi.
Una foto pubblicata su Shutterstock o su qualsiasi altra agenzia, senza lavorare un secondo in più, una volta pubblicata la potete vendere anche un milione di volte, differenza che fa da contraltare al fatto che una singola vendita venga pagata spesso solo 25 centesimi.
L’esclusività in un mercato con distribuzione digitale non ha nessun senso a livello tecnico. Il motivo per cui alcune agenzie la propongono ai produttori è di carattere esclusivamente commerciale, ovvero dire ai propri clienti che non serve che perdano tempo a controllare se trovano la foto o il video che vogliono dalla concorrenza.
Quando nel 2007 ho iniziato a caricare i miei video online, all’alba della nascita del mercato dello stock footage, Istockphoto era di gran lunga il microstock più importante.
In quel momento c’era per me e per altri produttori un problema che optare per l’esclusività di Istockphoto risolveva: la banda internet che avevamo a disposizione non era sufficiente a spedire a più agenzie, quindi tanto valeva spedire a una sola e ottenere le percentuali maggiori sulle vendite che questo garantiva.
Un anno dopo, l’azienda per cui lavoravo fu raggiunta da fibra ottica e quindi cambiai strategia. Per il primo periodo adottandone una ancora peggiore, ovvero spedire a tutti quelli che vendevano stock footage, cosa che mi portò pochi guadagni e molte energie sottratte ad attività più redditizie.
Poco dopo, per fortuna, mi accorsi dell’errore e mi stabilizzai su un basso numero di agenzie, ovvero le poche che a livello di vendite di stock footage mi garantivano una retribuzione adeguata al tempo che impiegavo per farlo.
Il mercato dello stock footage è molto meno frammentato di quello delle immagini stock, dove esistono almeno una ventina di agenzie che possono essere considerate profittevoli, almeno se si usano servizi come:
che permettono di descrivere le foto una volta sola e venderle in diversi siti.
Al contrario i video, di fatto, oggi li vendono solo:
L’unica di queste agenzie che prevede l’esclusiva è Pond5, ma non credo vi convenga sottoscriverla.
Il motivo per cui pochi microstock vendono bene lo stock footage è il ritardo con cui sono arrivati nel mercato, a differenza dei loro concorrenti appena citati. Addirittura Pond5 ha iniziato direttamente dalla vendita di filmati, aggiungendo le foto solo in un secondo momento.
Quelli che invece oggi non combinano nulla, quindi i vari:
e via dicendo sono arrivati molti anni dopo il 2006, anno del lancio della collezione video di Shutterstock, quindi non sono riusciti a sfruttare la buona tradizione di vendita che avevano con le stock images, visto che il mercato era già ampiamente maturo.
Adobe Stock invece, in tempi brevi è riuscita ad imporsi, ma lo ha fatto acquistando Fotolia per 800 milioni di dollari, così da poter incorporare i suoi clienti e i suoi contributor.
Come detto, l’esclusività di Pond5 non conviene, sia perché si possono usare i file csv per trasferire in brevissimo tempo le descrizione tecniche da un’agenzia all’altra, sia perché, pur essendo Pond5 da sempre l’agenzia con la quale si guadagna di più con lo stock footage, il fatto che passando da non esclusivi a esclusivi vi permetta di guadagnare un terzo in più, non è sufficiente ad essere conveniente di fronte alla contemporanea rinuncia alle royalty di Shutterstock e Adobe Stock.
In altre parole:
i contributor esclusivi di Pond5 guadagnano il 40% del prezzo pagato dai clienti, contro il 30% dei non esclusivi.
Se un non esclusivo guadagna quindi mille dollari in un mese, qualora fosse stato esclusivo, avrebbe guadagnato 1333 dollari.
Quei 333 dollari sono molto meno di quanto lo stesso footage caricato in esclusiva su Pond5 potrebbe generare su Shutterstock e Adobe Stock, e il tempo che si perde per proporlo anche in queste due agenzie è pochissimo, almeno se lo si fa usando i file csv.
Detto ciò, se ascoltate forum e gruppi Facebook, trovate tutte le speculazioni del mondo sull’esclusività di Pond5, e quello che mi fa pensare che sia tutta suggestione è che quanto si dice va, come se niente fosse, da un estremo all’altro, annullandosi a vicenda.
La dichiarazione ufficiale di Pond5 è che:
non c’è nessun vantaggio nell’indicizzazione per i contenuti dei produttori esclusivi.
Quindi l’unica cosa realmente buona è la percentuale maggiore sulle vendite, insieme a una ben meno importante priorità superiore nella velocità di approvazione dei contenuti.
Se siete dei cospiratori di natura, considerate che la stessa Pond5 ha vantaggi e svantaggi con le due tipologie di produttori: vendendo i video esclusivi, per esempio, guadagna di meno (il 30% contro il 40), ma in quel caso non c’è la possibilità che un cliente interessato a quello stock footage vada a comprarlo su un altro sito rincorrendo il prezzo più basso.
La strategia che ogni contributor decide di adottare con le agenzie è fondamentale per passare dal guadagnare pochi dollari al mese, al fare del microstock, quanto meno, un secondo lavoro che migliora le cose.
Il fatto che nessuna agenzia a parte Pond5 chieda più l’esclusività è abbastanza emblematico del fatto che questo non porti a nulla di buono, sia all’agenzia stessa che ai contributor.
Quindi, per concludere, il vostro stock footage vi consiglio di spedirlo alle tre agenzie citate, mentre per le vostre stock images vi consiglio di sottoscrivere servizi come Stocksubmitter o Microstock Plus che vi permettono di inviarle a decine di agenzie senza perdere troppo tempo per farlo.