Il campo della produzione video è immenso e va dai filmati matrimoniali, che oramai partono da poche centinaia di euro a lavoro, ai filmati aziendali e spot pubblicitari che, spesso, costano più di un’utilitaria (quando non anche molto più di un SUV).
Il settore, a causa della tecnologia, è stato rivoluzionato. La maggior parte di quelli che ha iniziato 20 anni fa, a causa della concorrenza a basso costo e, problema principalmente italiano, della difficoltà di farsi pagare, sta attraversando un periodo di grosse difficoltà, anche perché rinnovarsi non è facile, nemmeno in un mondo che cambia con la velocità di oggi.
Nel campo della produzione video in questo momento stanno continuando a far soldi solo le aziende che, grazie al portfolio clienti che si sono create a fatica, continuano a vendere filmati a prezzi elevati. Purtroppo, temo che in futuro per loro sarà sempre più difficile continuare con quel passo.
Produzione video: consigli per chi vuole provarci
Se siete dei novizi e state cercando un modo per farvi pagare facendo quello che vi piace, i filmati aziendali non sono il prodotto su cui dovete puntare. Perdereste metà del vostro tempo tra:
- redigere preventivi infruttuosi;
- inseguire clienti insolventi.
In più, essendo YouTube il mezzo di espressione più diffuso (e che di conseguenza influenza tutti gli altri), se uscite da una scuola di cinema o da qualsiasi altro tipo di scuola che vi insegna la produzione video, non pensiate che conoscere la tecnica di montaggio e quella di ripresa sia il modo per farvi emergere in un mondo in cui tutti vogliono fare i registi.
Oggi contano altre cose, perché la qualità di un filmato non viene più stabilita da un manipolo di intellettuali occhialuti e politicizzati, ma dagli algoritmi, in particolar modo quello di YouTube, che non ordina i contenuti che mostra ai due miliardi di persone che lo visitano ogni giorno in base alle regole del Dogma 95 di Lars Von Trier.

Discorsi molto complicati, che se volete approfondire spiego più nel dettaglio nel mio libro (guarda di cosa si tratta).
Ripresa video: qual è il futuro del business?
La società è sempre più digitale. Aprire un’impresa completamente slegata ad internet, al giorno d’oggi, è una follia, perché, ve lo dico perché l’ho fatto, solo con un computer portatile da 300 euro e una connessione al web potete guadagnare quanto vi basta per vivere felici, senza bisogno di:
- chiedere prestiti in banca;
- spaccarvi la schiena per cercare clienti;
- assumere dipendenti.
La mia storia di imprenditore liquido, che tutt’oggi è contraddistinta felicemente da questi tre elementi, è partita più di 10 anni dalla ripresa video. Non però da quella di filmati aziendali, riprese di cerimonie o spot pubblicitari per televisioni locali, ma dal microstock, ovvero dalla vendita su internet di spezzoni, generalmente di una durata da 5 a 10 secondi, a disposizione di produzioni internazionali che le acquistano su siti come:
- Shutterstock (leggi la guida completa);
- Pond5 (leggi la guida completa);
- Storyblocks (leggi la guida completa);
La prima differenza tra fare le cose come le ho fatte io e aprire uno studio tradizionale è fondamentale da capire:
- chi fa filmati aziendali, se vuole venderne due, banalmente, ne deve creare due.
- chi produce microstock, che si chiama stock footage nel caso dei video o stock images delle fotografie, se vuole vendere due volte (ma anche mille) non deve muovere un dito, perché ci pensano le agenzie a farlo per lui e un singolo contenuto può essere acquistato da chiunque senza limiti di numero.
Per avere successo in questo secondo scenario c’entrano sempre gli algoritmi, perché il segreto non è creare un video perfetto (basta un video buono). Bisogna fare in modo che le agenzie mostrino ai loro clienti il vostro lavoro, e non i milioni di altri pubblicati.
Se vi chiedete come farlo, non troverete il metodo da seguire in questa pagina, perché è una cosa molto complicata e non basta il mio intero sito per spiegarlo.
E’ difficile comprenderlo soprattutto per coloro che sono cresciuti con il mito della nouvelle vague francese o del cinema indipendentemente americano. Farà anche schifo il mondo che ci troviamo oggi per le mani, ma al di là della mia opinione e della vostra, al giorno d’oggi (torniamo sempre lì) comandano gli algoritmi. Quindi il potere ce l’hanno la matematica e gli ingegneri, non gli intellettuali o tutto quello che si insegna nella facoltà umanistiche.
Le tecniche di ripresa video per il microstock

Nelle agenzie che vendono stock footage si possono caricare normali video:
- Full HD;
- 4k.
Tra i filmati a questa risoluzione si può scegliere tra:
- slow motion;
- real time;
- time lapse.
I filmati a rallentatore (slow motion) sono i meno diffusi, semplicemente perché ci sono poche reflex che li registrano, anche se ultimamente sempre di più implementano quella funzione. Proprio per questo motivo, ovvero la relativamente scarsa concorrenza, a un nuovo arrivato, in un settore molto competitivo come negli ultimi anni è diventato il microstock, consiglierei di partire proprio da lì, con lo slow motion.
Per farlo senza svenarsi, basta acquistare macchine come la Sony DSC-RX100M4, che non è esattamente un apparecchio professionale, ma è sufficiente per lo stock footage. Arriva fino a 1000 fps (leggi cosa si intende per fps), vale a dire che è in grado di creare video 40 volte più lenti del normale. Lo fa al costo di meno di 700 euro (controlla il prezzo attuale su Amazon).
Altrimenti potete buttarvi nel marasma dei video a velocità normale o di quelli velocizzati, anche detti time-lapse. Guarda il video qui sotto per capire di cosa si tratta:
Se poi volete vedere altri 4 video che vi insegnano a guadagnare vendendo foto e video online collegatevi a questa pagina.
Con i video real time e i time-lapse, se volete guadagnare, l’unico modo per differenziarsi dall’enorme concorrenza che c’è, è puntare su soggetti alternativi.
I soggetti da riprendere: le città
Parto da un dato concreto. Questi qui sotto sono i miei incassi di stock footage, generalmente dai 5 ai 10 secondi l’uno, che ho venduto su Shutterstock:

Sono tutte città: Parigi, Berlino, Londra e Roma per l’esattezza.
Per anni la mia produzione video si è svolta in giro per l’Europa, con la reflex al collo, riprendendo le grandi Capitali. I guadagni che ho ottenuto dimostrano che avevo ragione a fare così e, detta tra noi, mi sono anche divertito un sacco.
Purtroppo nel frattempo il mercato è cambiato.
Lo stock footage delle grandi città è oggi ultra-inflazionato e se volete crearlo improvvisando vi conviene ripensarci, perché ci perdereste un sacco di tempo e finireste per non godervi le vacanze e, probabilmente, non portare a casa un euro.
Dieci anni fa, magari ci avreste fatto migliaia di euro riprendendo Parigi, come è successo a me, ma oggi se si fanno le cose a caso non ci si ripaga nemmeno il biglietto dall’aeroporto alla città.
Proprio per questi motivi, nel mio corso insegno le tecniche per battere la concorrenza di chi punta sulla produzione video creando microstock:
- tracciare la traiettoria del sole;
- calcolare su quali keywords conviene focalizzarsi;
- creare hyperlapse;
- fare un lavoro sui soggetti meno da cartolina ma comunque richiesti dai compratori
e così via.
Quindi, per guadagnare battendo quelli che ci provano con il microstock, a Milano non dovete riprendere Galleria Vittorio Emanuele e basta, ma riprendete Galleria Vittorio Emanuele con una vostra amica con le borse dello shopping:

Nel farlo, considerate anche le policy sulle licenze, in particolar modo quella che distingue:
- licenza editoriale;
- licenza commerciale
come spiego bene in questa pagina.
Reflex per video professionali da vendere nei microstock
La maggior parte dei fotografi seri usa tutt’oggi:
- Nikon;
- Canon.
Questo accade perché l’obiettivo (lente), che determina la qualità finale dell’immagine quanto l’apparecchio se non di più, è specifico per marca. Quindi su una Canon si possono montare solo obiettivi con l’attacco Canon e su una Nikon solo obiettivi con l’attacco Nikon.
Essendo queste storicamente le due case produttrici più diffuse, sono anche quelle con più lenti disponibili, quindi i professionisti sono portati a sceglierle. a scapito di Sony e Panasonic, anche se quest’ultime, spesso, hanno caratteristiche più allettanti a parità di prezzo.
Reflex o telecamera (o bridge)?

Questa è una pagina che parla di produzione video. I più attenti, avranno quindi notato la stranezza che, in tema di ripresa, non parlo di:
- telecamere
ma di:
- reflex che registrano video.
Da una decina d’anni a questa parte infatti, quest’ultime, salvo esigenze particolari (che per chi crea microstock non ci sono) sono più convenienti delle prime, senza sacrificare la qualità finale dei filmati.
Quindi, se state iniziando, potete stare addirittura su quella che tecnicamente è una sorella minore della reflex: la bridge.
Un buon apparecchio è la Panasonic DMC-FZ2000 che, completa, costa intorno ai 900 euro (controlla il prezzo attuale su Amazon).
Ve la consiglio per una serie di motivi. Il principale è che registra video in 4k (approfondisci di cosa si tratta), che è pagato molto di più sia su Videoblocks che su Shutterstock, ovvero rispettivamente:
- 199 dollari;
- 149 dollari,
contro i 79 del Full HD. In più il 4k è uno standard, per quanto ancora meno diffuso del Full HD, che rappresenta il futuro del video.
Da questa tabella:

Si vede quanto oggi incidono le vendite Full HD e 4k sul totale delle vendite in uno dei principali microstock, Pond5. La ripartizione è ancora nettamente a favore del Full HD, ma la tendenza è tutta verso il 4k.
Volendo allargare il quadro, per dare più di una scelta sulla reflex o telecamera da adottare abbiamo detto che la Panasonic FZ2000 costa meno di 1000 euro. Il passo in avanti, optando anche per uno dei due marchi storici di cui parlavo sopra, lo fareste sulla:
- Canon 5d mark IV
che costa intorno ai 3 mila euro (controlla il prezzo attuale su Amazon). In quel caso avreste una reflex professionale a tutti gli effetti quindi:
- obiettivo intercambiabile;
- decine di lenti compatibili;
- corpo ultra resistente;
- impostazioni (anche) completamente manuali;
- impugnatura classica.
Il prezzo però è tre volte quello della FZ2000, quindi non sono prodotti paragonabili.
Prima consigliavo la Panasonic relativamente alla scelta di una persona che:
- si approccia al video per la prima volta;
- ha poco budget a disposizione.
Un’alternativa alla Panasonic FZ2000, per chi vuole buttarsi sulla produzione video rinunciando al 4k ma optando per una reflex, è la Canon Eos 800d, che nelle versioni con obiettivo base costa intorno ai 700 euro (controlla il prezzo attuale su Amazon).
Il montaggio di video 4k
L’unico problema che può darvi il video 4k è che se non avete un computer recente e studiato apposta per il montaggio, dovreste aggiornare anche tutto il sistema di editing, per lavorare bene.
Il montaggio che serve per esportare stock footage non è complesso, perché tendenzialmente basta togliere l’inizio e la fine dello spezzone, scegliendo i 10 secondi centrali. Non dovendo unire diverse scene (lo stock footage richiesto dalle agenzie è tassativamente formato da un’inquadratura unica), vengono a mancare tante complicazioni.
Se siete a corto di budget anche sul computer, ho la soluzione per voi: un mio amico esperto di assemblaggio è riuscito a trovare una configurazione testata per il video 4k spendendo meno di 500 euro (leggi la guida).
In bocca al lupo.
Daniele Carrer

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