Se prendete uno di quei vecchi maestri che viene dalla fotografia professionale, quelli che hanno contribuito al benessere culturale di questo Paese e gli spiegate cos’è il microstock chiedendogli di creare contenuti da vendere online:
- questa persona ci metterà anima e corpo nel cercare di farlo
- produrrà degli scatti ineccepibili dal punto di vista tecnico (molto migliori di quelli che saprei fare io)
- ma non venderà nulla.
Qualche ragazzino irriverente che tanti definiscono nativo digitale ma che in realtà passa le sue giornate a chattare e a fare commenti tamarri, potrebbe dire che quel fotografo vecchia maniera non vende perché non ha confidenza con il digitale.
In realtà quel finto nativo digitale ne capisce di fotografia tanto quanto il suo coetaneo con il cavallo dei pantaloni alle ginocchia ne capisce di stile. Il motivo dell’incapacità di generare royalties dei gloriosi fotografi di una volta è legato semplicemente alla scelta sbagliata dei contenuti da riprendere. Il microstock è infatti un mondo completamente diverso da quello da cui vengono, pur manifestandosi sempre con la fotografia.
Il mio punto di vista a riguardo

Come dico più volte in questo sito senza nasconderlo, io non vengo dalla fotografia professionale. Nella scala della professionalità sono un ottimo montatore di video, sono stato un regista di cortometraggi sperimentali che ha avuto il suo perché, ma ho iniziato a creare foto e video da vendere online soprattutto perché amo viaggiare.
Se sono arrivato a guadagnare con il microstock non è stato per la tecnica, ma per:
- la capacità di creare procedure di lavoro efficienti
- aver capito come sapere cosa cercano i compratori.
Ho passato i miei momenti professionali migliori in giro per una qualche Capitale Europea con la reflex al collo e il cavalletto in mano. In vita mia ho fatto degli ottimi lavori, ma viaggiare per riprendere è il modo migliore per conoscere il mondo e arricchirsi. Se penso a quei Capi che si alzano con la luna sbagliata o a quei colleghi invidiosi che fanno di tutto per rovinarti la giornata sono solo felice di aver intrapreso questa strada.
Fotografare la natura
C’è un genere di viaggio, alternativo alla grande città, che è piacevole per tutti. Stare in mezzo alla natura, all’aria buona e senza la scocciatura, una volta tanto, del traffico o del poliziotto di turno che ti chiede se hai l’autorizzazione a riprendere, è quanto di meglio esista per un fotografo. Almeno se il contesto si può praticare una volta ogni tanto, come la creazione di microstock perfettamente consente.
Io abito in una zona d’Italia dove il mare è ben attrezzato per il turismo, ma non è esteticamente cinematografico, però conosco benissimo la Sardegna e quindi esistono, relativamente ad alcuni anni fa, ovvero agli anni d’oro della vendita di foto e video online, numerosi miei esperimenti in riva ad un mare cristallino abbinato magari ad una spiaggia bianca. Purtroppo la resa a livello di royalties, che all’epoca era abbastanza soddisfacente, oggi tende ad essere vicina allo zero e comunque non è in grado di giustificare:
- lo sforzo produttivo
- la scocciatura d interrompere la vacanza per montare il cavalletto e registrare.
Magari è solo un problema di location?
Per un discorso analogo, e questa volta mi avvicino a casa, anche la montagna non è esattamente un luogo richiesto dai compratori di microstock. Ve lo dico perché abito ad un paio d’ore dalle Dolomiti, ovvero dalle più belle montagne del mondo.
Io le conosco, le ho fotografate e soprattutto riprese in video, le ho testate sui siti di microstock come:
ma a livello di royalties non rendono. Quindi, se vi piacciono, fatevi una vacanza e vi garantisco che, sia d’estate che d’inverno ne vale sicuramente la pena, ma non aspettatevi di ripagarvi il viaggio con il microstock.
Non in questi anni!
So che è una brutta notizia per tanti fotografi che con il microstock fiutano il business e vogliono mettere la loro professionalità in gioco sul web, ma internet ha le sue regole, e queste sono diverse da quelle del lavoro tradizionale. Quindi traslare la propria attività da offline ad online senza adattarla pesantemente è sinonimo di fiasco.
A tanti piace riprendere la natura, sia essa paesaggi o animali selvatici, ma conoscendo sia lo sforzo produttivo che necessitano tali soggetti, sia la resa a livello di vendite, so che perdereste il vostro tempo se decideste di farlo.
I soggetti sbagliati
Il fotografo vecchia scuola, se ascolta a grandi linee cos’è il microstock e inizia a fare da solo, torna dopo un mese con una ventina di foto ineccepibili che hanno come soggetti i tipici contenuti che fanno da sfondo ai puzzle:
- la foresta coi colori d’autunno
- il capriolo che beve sul laghetto in mezzo ai prati
- il gabbiano che pesca un pesce a pelo d’acqua
e così via.
Il creatore di microstock mio allievo, invece:
- Dopo un mese non torna con 20 foto ma almeno con 500 video. Anche imperfetti ma che sulla quantità possono generare numeri che lo ripagano dello sforzo.
- In montagna ci va a farsi le passeggiate e al mare ci va per prendere il sole.
- Se deve lavorare va o in una grande città molto frequentata da turisti o molto frequentata da businessmen.
In quest’ultima ottica voi non avete nemmeno idea di quanto Francoforte sia molto più brutta e invivibile di Vienna ma sia anche molto più redditizia da riprendere. Guardate qui sotto (tratto dalla mia area utente Pond5 – il 50% dell’importo indicato è la mia parte di royalty) se non ci credete:

Eventualmente il mio allievo, come insegno a fare nel mio corso, si procura un ufficio con delle grandi vetrate, ci chiude dentro 5 amici vestiti, come si diceva quando ero piccolo io, da Yuppies, e ne esce 4 ore dopo con decine di scene relative, in maniera diretta o metaforica, a quello che capita normalmente in un ufficio:
- colloquio di lavoro
- rispondere al telefono
- discorsi davanti alla macchinetta da caffè
- collega che ti pugnala alle spalle,
- riunioni
e a quanto avete già capito a cosa mi riferisco.
Dalle parole ai fatti!
Ora do un esercizio per casa a tutti quelli che vengono dalla fotografia professionale e, pur avendo letto parole poco piacevoli, sono arrivati fin qui (che è di per sé un elemento che ben fa sperare in chiave business):
Se andate su Pond5, che è l’Agenzia che alla gran parte dei produttori, me per primo, garantisce i maggiori guadagni, e digitate nella stringa di ricerca un qualsiasi termine:

avete la possibilità di ordinare i risultati non per:
- Best Match
che è l’ordinamento di default, ma per:
- Popular

In quel caso vi esce l’ordine delle clip in base alle vendite.
Sono sicuro che rimarrete stupiti.
Tenetevi la tecnica, ma dimenticate il business che avete conosciuto
A breve farò un’affermazione sconvolgente per chi ama la fotografia (e magari la pratica dopo aver speso anni ad acquisire la tecnica). Il microstock esiste da decenni, però ha avuto un esplosione grazie ad internet, che ha reso:
- immediati i tempi di consegna
- più facile la ricerca dei contenuti
- bassi i prezzi.
Di conseguenza queste premesse sono sfociate in un cambiamento delle condizioni in vendita e in un conseguente cambiamento dei produttori. Il punto di forza di noi fotografi e videomaker con 1500 euro di reflex al collo è essere flessibili nei confronti del mercato. Quindi siamo perfetti per fare questo lavoro.
Parlo di NOI, intesi come quarantenni, trentenni e, tolto l’esempio del tamarro con il cavallo dei pantaloni all’altezza delle ginocchia, anche ventenni. Il fotografo vecchia maniera fa invece fatica ad adattarsi al cambiamento, perché il suo passato non gli consente di fare un reset che deve partire dalla frase sconvolgente e per lui inaccettabile:
Tutto quello che hai imparato fino ad ora sulla fotografia non vale. Devi ricominciare da zero.
In altre parole, caro fotografo vecchia scuola: tieniti la tecnica, ma il business su internet è tutt’altra cosa rispetto a quello che conosci.
Concetti come:
- scalabilità
- automazione
- rendita passiva
non sono compatibili con la mentalità di una volta.
Purtroppo la realtà è triste ed io sono quello che di solito si becca gli improperi quando la rivelo. A volte mi scambiano addirittura per quello che fa le foto alle Comunioni per 20 euro a servizio o il video industriale a 50 euro. Io invece non sopporto lo scarso rispetto per le professionalità nel mondo della fotografia. Gli sposi che spendono 150 euro a persona per un pranzo di nozze, ma sul video del matrimonio tirano il prezzo come se fossero al mercato di Marrakech.
Il microstock non è il negozio di fotografia
Vi sto solo dicendo come va il mondo lì fuori. Lo faccio dall’alto dei 3 mila dollari al mese che porto a casa con il microstock. Quei soldi lì continuerei a portare a casa anche se decidessi da domani di prendermi un anno sabbatico (rendita passiva). Se cominciate a caricare oggi, però, è facile che passino mesi prima che vediate le prime vendite. O finiate come decine di altri fotografi che, forti del loro passato, si affidano al loro intuito e non combinano nulla.
Se riuscite a professionalizzare la vostra produzione, le vendite che vi daranno più soddisfazione saranno quelle che arriveranno mentre ve ne state d’estate in spiaggia a prendere il sole o la domenica a passeggiare con la vostra famiglia.
Il microstock è questo. Potete pensare, un po’ all’Italiana, che i compratori non capiscano nulla e che voi siate dei geni incompresi. In realtà siete solo degli incapaci che, comprese le regole, non le sanno applicare. O magari sono superati da un ragazzino di 20 anni con una reflex economica, ma che ha fame di emergere e ha capito il metodo per farlo.
Scusate, ma un po’ di cattiveria ci vuole, altrimenti si rimane sempre nel limbo della politica. Hai ragione tu, ma anche un po’ lui, veniamoci incontro. E che alla fine sfocia sempre nel “non cambia mai nulla”. In un mondo globalizzato che fuori dai nostri confini cambia invece ogni secondo, potrebbe essere un problema molto più grave di quanto immaginiate.
Daniele Carrer

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