In questo episodio parlo di:

  • un produttore di stock footage che ha cominciato sei anni fa e oggi guadagna 500 dollari al mese;
  • vantaggi e svantaggi di monetizzare i video su Wirestock.io;
  • problemi che insorgono se si usano servizi terzi per caricare contenuti nei microstock;
  • perché non conviene rifare titoli e keyword di immagini già caricate;
  • come Shutterstock modifica la licenza da commerciale a editoriale senza avvertire;
  • convenienza di diventare esclusivi su Pond5;
  • alcune idee per creare contenuti in una città turistica europea;
  • un progetto di business per guadagnare con un servizio di reclutamento di modelli e sale da posa.

Sai che descrivendo male le tue foto e i tuoi video stai perdendo soldi?

Hai l’hard disc pieno di stock images o stock footage che potresti mettere a reddito, ma non hai tempo e voglia di scrivere titoli e keyword?

Conosco chi può fare molto bene il lavoro che ti serve. Scopri di più

Ciao Daniele, sono Marco. Ho iniziato con il microstock nel 2020 partendo da zero, spinto dal tuo corso. All’inizio mi sono dedicato al footage live action (scorci del Lago di Como e la vendemmia in Valtellina), ottenendo i primi risultati dopo mesi di costanza. Visto che non viaggio molto, dopo un paio d’anni sono passato alla motion graphics per produrre tutto da casa, grazie a centinaia di ore di studio in autonomia. A fine 2024 ho aperto la Partita IVA, continuando a lavorare come operatore CNC in un’industria metalmeccanica. Nel 2025 mi sono fermato per circa 6 mesi con la produzione stock per dedicarmi a un altro progetto: nonostante questo le vendite e i guadagni hanno continuato a entrare regolarmente. Attualmente il mio portfolio conta circa 1900 video online, distribuiti su Adobe Stock, Shutterstock, Pond5, iStock e Motion Elements, per un fatturato di circa 500 $ al mese. Il mio best-seller su Adobe Stock è una grafica animata con 100 vendite, mentre su Shutterstock ho venduto di più le clip live action sull’uva (ti allego lo screenshot della dashboard: la prima clip da sola ha superato i 1450 $ netti).
Report di vendita di stock footage best seller su Shutterstock

Da pochi mesi sto riorganizzando la produzione per renderla più professionale e avvicinarmi all’obiettivo di vivere di microstock. Per quanto riguarda l’Intelligenza Artificiale, la considero un’opportunità: sono convinto che chi punta su standard qualitativi alti continuerà a distinguersi dalla massa di contenuti generici che invadono il mercato.

Dunque amici miei, dove eravamo rimasti?

Molte notizie in questo podcast, anche importanti e parleremo di tutto, ma prima è mio dovere ringraziare Marco (il cognome è meglio non dirlo per quello che dirò dopo), autore di questo splendido intro con un messaggio in cui c’è lo spirito che piace a me, ovvero impegno, costanza e, solo alla fine, risultati.

Ne sentiremo parlare ancora di questo autore, che ringrazio per la condivisione e per la forza che parole come le sue ci danno. Sappiatelo voi che il microstock è morto. O voi che l’intelligenza artificiale ci licenzierà tutti.

Parleremo ampiamente di intelligenza artificiale, perché l’episodio precedente era andato in onda prima di Chat GPT e nel frattempo il mondo è cambiato completamente.

Parleremo di tante cose:

  • Pond5 acquisita da Shutterstock
  • dropstock.io che non esiste più e, francamente, era un po’ di tempo che non funzionava in modo adeguato
  • Canstockphoto e EyeEm che hanno chiuso
  • strumenti molto più affidabili per generare titoli e keyword senza fare fatica e a costi irrisori, basati ovviamente sull’intelligenza artificiale che non è quindi solo una scusa per sedersi sul divano e scrollare i social media dicendo che il mondo sta per finire.

Perché il podcast è rimasto fermo per tanto tempo

Il motivo per cui non ho quasi parlato in questi quasi 5 anni è più semplice di quanto possiate immaginare, ovvero:

sono stato impegnato nella produzione di stock footage.

Come enunciato nei precedenti episodi del podcast ho comprato il magnifico apparecchio che chi sta guardando il video vede alle mie spalle, ovvero uno scanner professionale per pellicole 8 e 16mm. Compreso che i risultati arrivavano, non potevo evitare di battere il ferro finché era caldo.

Giusto per usare la stessa metafora, tutt’ora il ferro è bollente, soprattutto quello del mio sito personale di vendita di stock footage, ma grazie al meccanismo delle rendite passive i soldi arrivano lo stesso in una quantità che adesso è definibile adeguata, quindi posso ricominciare con la divulgazione. Anche perché, pur amando la storia, i filmati che la ritraggono e soprattutto i guadagni, fare solo quello, dopo anni, diventa veramente molto monotono e impegnativo. Mi rendo conto che c’è chi fa l’operaio di fronte a una macchina per tutta la vita, ma io ho lavorato tanto per non trovarmi mai in quella posizione e ora che sono entrato nel secondo tempo della vita non posso più permettermi di perdere tempo.

Data questa doverosa spiegazione, faccio già un’errata corrige, per altro non relativa al precedente episodio, ma a quello in corso, a testimonianza che i meccanismi sono un po’ da oliare, ma spero ugualmente di tenere bene la scena. Ho detto che non ho pubblicato dei nuovi contenuti, in realtà un paio di cose nuove all’anno sono riuscito a condividerle.

Come non pagare le commissioni sul cambio valuta di PayPal

Una di quelle che di sicuro vi possono interessare è che finalmente ho scoperto un modo per evitare di pagare le commissioni sul cambio valuta di PayPal. Credo che questo ritardo nella scoperta mi sia costato migliaia di euro in carriera, nonché giornate passate a tentare di scoprire come fare, condivise con altri valorosi ascoltatori. Alla fine ci siamo riusciti e qualche tempo fa ho condiviso un tutorial per permettere anche a voi di farlo. Se vi siete persi la mail scrivetemi o comprate il mio corso dove lo spiego anche in video.

Rifare un corso sul microstock

A proposito di corso, c’è un’altra notizia: sei mesi fa ho deciso di ricominciare con la divulgazione e la prima cosa che ho fatto è stata ristrutturare le lezioni. Per ringraziare tutti coloro che hanno creduto in me, ora che il corso è nuovo di zecca, tutti quelli che l’hanno comprato in passato possono accedervi, gratis naturalmente. Contattatemi se avete perso le credenziali.

Ci sono moltissime novità nelle quali vado molto a fondo, quindi perdervele significa perdere guadagni. Di conseguenza non sottovalutate la possibilità di guardarvi le lezioni, anche se pensate di sapere già tutto, perché non è così. Ve lo dice uno che cerca di imparare ogni giorno cose nuove, in un mondo che è tutto fuorché statico.

La ristrutturazione di un video-corso non è una cosa da poco. Ci sono corsi online registrati con la stessa modalità con cui si fa una storia su Instagram. Nel mio caso c’è:

  • un testo
  • registrazioni delle parti dove parlo guardando la telecamera
  • voce fuori campo
  • montaggio degli spezzoni con qualità televisiva, visto che da lì vengo
  • formattazione dei testi per il sito
  • inserimento dei contenuti extra.

Tutto questo non per dimostrare quanto bravo sono io e quanto furbacchioni sono quelli che si registrano il corso direttamente con la fotocamera dell’iPad, ma per dirvi che senza il metodo e la disciplina che ho imparato grazie al microstock non ce l’avrei mai fatta.

I tanti equivoci sul microstock

Quindi:

se siete fotografi o videomaker, e volete fare business digitale, ha tutt’oggi molto senso partire da stock images e stock footage.

Se poi non ottenete risultati, attenti che c’è anche la possibilità che non siate portati per questo lavoro, o per qualsiasi business completamente digitale.

C’è sempre la percezione sbagliata da parte di molti che chi usa lo smartphone da mattina a sera sia un esperto informatico. In realtà, quando l’uomo della strada parla del ragazzino 14enne che si guarda il feed di TikTok mentre va in bicicletta dice che i giovani hanno una mente adatta a capire il mondo digitale, che è un po’ la frase corrispondente digitale a “non esistono più le mezze stagioni”, non capisce che in realtà quel ragazzino del digitale non ne sa nulla e se gli metti davanti agli occhi una cosa a più di uno scroll di distanza non è in grado di farla. Quindi la possibilità che anche lui non sia in grado di guadagnare con il microstock o con qualsiasi altro business digitale è molto alta.

Il fatto che qualcuno non riesca a vendere le sue immagini non è automaticamente colpa delle agenzie, dell’intelligenza artificiale, della massoneria, delle case farmaceutiche, della terra piatta o alle scie chimiche. C’è un’ipotesi molto più semplice: non è capace.

Anche a me sarebbe piaciuto giocare a basket come Michael Jordan, guadagnare milioni per fare quello che mi piaceva venendo idolatrato da mezzo mondo. Il problema era non avevo la capacità per farlo quindi, accortomene, ho cambiato strada. Tanti di quelli che parlano di microstock a sproposito probabilmente dovrebbero fare lo stesso.

Ne riparliamo comunque più avanti, tanto ci aspetta una lunga stagione di podcast. Per ora volto pagina.

Monetizzare lo stock footage su Wirestock.io

Ti scrivo per segnalarti un sito che potrebbe cambiare la vita di noi contributor. Parlo di wirestock.io. È simile a BlackBox, è gratuito e si trattiene una percentuale di quanto arriva dalle vendite sulle agenzie. Attenzione però: da un sito come Shutterstock, avendo un portfolio molto grande, riceve il 40%, anziché, per esempio, il 25% che avrei io. In questo modo il guadagno per il contributor è maggiore nonostante la trattenuta.

Wirestock invia le foto e i video ai principali siti e scrive le keywords in modo, a quanto pare, molto efficace.

Ultimamente ha iniziato anche a vendere contenuti alle piattaforme che addestrano le intelligenze artificiali.

Grazie all’amico che ha condiviso questa segnalazione, se anche voi volete fare lo stesso il mio podcast è a completa disposizione per dare un microfono alla vostra voce.

Sinceramente non conosco bene wirestock, se non per essermi fatto un giro prima di iniziare a registrare, quindi vi chiedo se avete pareri diretti da condividere.

BlackBox e i suoi difetti

Quello che posso dire io è che il sito concorrente citato, BlackBox, a mio avviso ha un sacco di difetti. Non ultimo, quello che forse non sapete, ovvero che distribuisce contenuti anche su Magnific.com, ovvero un sito che per 16 dollari al mese vi permette di scaricare stock footage illimitato. Vale a dire che se uno degli abbonati usa un vostro video è già tanto se vi arriva un centesimo. A me non sembra cosa buona, mi direte voi se per i vostri standard invece lo è.

Per altro su Magnific.com ho scoperto con mio enorme che c’è anche Yuri Arcurs. Io sinceramente non credo che si sia accontentato della divisione delle royalty in base agli scarichi, ma si sia fatto dare un po’ di soldi per entrare, ma è solo un parere. In uno dei prossimi episodi magari vi racconto di un contatto avvenuto qualche tempo fa per fare lo stesso con i miei video storici, così capite un po’ di retroscena di quegli accordi.

Tornando al nostro discorso, il controllo che mantenete sui vostri contenuti una volta caricati su BlackBox è quasi nullo, quindi non vedo come possiate apprezzare quel sito, anche considerando che iIl problema di titoli e keyword, grazie all’intelligenza artificiale, si risolve quasi del tutto al giorno d’oggi grazie ai nuovi software.

L’amico poi cita un dato che secondo me non è completamente corretto, ovvero che Wirestock è nella fascia del 40% di Shutterstock.

Ricordo che quella fascia si raggiunge solo dopo aver venduto nell’anno 25mila video. Se il video numero 25001 lo vendete il primo novembre, solo le vendite fatte nei successivi due mesi sono pagate il 40%, quindi di fatto nessuno guadagna il 40% su Shutterstock, visto che all’inizio dell’anno si parte tutti dal 15 e poi mano a mano si sale.

Il training dell’intelligenza artificiale

Per quanto riguarda il training dell’IA, ne avevamo già parlato in passato nel podcast, relativamente a Pond5, quindi è tanto che esiste qualcosa di simile. Nel mio caso, il primo pagamento è stato talmente basso che mi sono tolto da quel programma.

Il secondo pagamento, mi hanno segnalato in tanti, è stato qualcosa di incredibilmente elevato, della serie più alto quello del resto dei soldi che erano arrivati durante l’anno, quindi sono tornato.

Il terzo pagamento e i successivi sono stati insufficienti per una pizza o poco più. Quindi, come capite, ho avuto la lungimiranza di perdermi solo il pagamento buono, a conferma che anche uno esperto come me non fa sempre la scelta giusta e non ho nessun problema ad ammetterlo, perché l’errore, quando non è cronico o, peggio ancora, fine a sé stesso, è sintomo di intraprendenza e quindi di successo.

Usate sempre la mentalità da videogioco per fare business:

decidere, decidere, decidere, senza disperarvi per gli errori che siete sempre in tempo a correggere.

Mentre se state fermi alla fine vi troverete a un punto meno avanzato di quello nel quale vi trovereste sbagliando e andando avanti.

Oramai ci sono tante piattaforme, anche alternative ai microstock, che fanno training dell’IA con lo stock footage. Io ne avevo provata una che si chiama Troveo e francamente non mi sono trovato bene. Naturalmente gli avevo mandato i miei vecchi video, quelli girati con la fotocamera prima del 2013, perché la mia collezione migliore, quella che mi dà da mangiare, col cavolo che gliela mando.

Attenzione a non dare agli altri il vostro contenuto, se non è strettamente necessario

Attenzione a un punto che non è da sottovalutare: voi date a una Società privata esterna un asset che genera una rendita costante. Vi fidate? Chi mi dice che quella Società, come è nata dal niente, non chiude e poco prima di farlo cambia le regole unilateralmente e usa in modo improprio i miei contenuti?

Il problema della tutela della proprietà delle vostre foto e dei vostri video non è una questione da poco e il discorso non vale solo per i microstock. Se usate un software per inoltrare le vostre foto e i vostri video alle agenzie, come Xpiks, Stocksubmitter o Microstock.plus è fondamentale valutare se, con questo software, i vostri contenuti direttamente dal vanno dal vostro hard disk a quello delle agenzie o se passano invece attraverso i server di chi il software lo rilascia. Perché in quest’ultimo caso siete in balia di quello che i proprietari del software decidono e, nel web, non c’è contratto che vi tuteli da politiche che poi cambiano, o anche da attacchi hacker.

Sapete tra Xpiks, Stocksubmitter o Microstock.plus chi fa passare i contenuti da un server intermedio e chi li manda direttamente?

Ve lo dico io: microstock.plus fa passare tutto per un server intermedio. Traete le vostre conclusioni.

Per altro, se avete riscontro, fatemi sapere come funzionano questi tre software appena citati, perché c’è qualcosa che non va. Guardavo prima di andare in onda Stocksubmitter e tra le agenzie che prevede c’è ancora CanStockPhoto che, come abbiamo detto, non esiste più.

Mi farete sapere e mi farete sapere anche di Wirestock.

Conviene rifare titoli e destrizioni di contenuti già pubblicati?

Chiacchierando con un utente, gli ho dato un consiglio sulla descrizione di un’immagine che aveva caricato su Shutterstock. Pochi minuti dopo mi ha contattato dicendo che aveva già effettuato una modifica entrando nel catalog manager.

Sono sincero, io ignoravo questa possibilità. Si possono modificare descrizione, parole chiave, categorie di contenuti già pubblicati.

Potrebbe essere una buona soluzione per rivalutare vecchie immagini che vendono poco, magari utilizzando anche il tuo servizio di indicizzazione per vendere di più.

Questa è una questione sempreverde tra i dilemmi del microstock.

Non credo che la strategia di riscrivere il titolo e le keyword di un contenuto sia vincente, considerato il tempo che impiegate a farlo. Per lo meno con i miei standard attuali non lo è, anche se sono consapevole che all’inizio ho fatto tanti errori. Comunque quelle keyword e quel titolo saranno sempre associate a una foto o un video che, magari, sono stati pubblicati da anni e non hanno mai venduto adeguatamente. Di conseguenza Shutterstock non sarà portata a suggerirli ai suoi compratori, nemmeno con una descrizione nuova.

Piuttosto la strategia alternativa, se la foto o il video hanno potenzialità di vendita e non sono invecchiati, quindi non una strada di una città 10 anni fa, potrebbe essere quella di cancellarli e reinserirli con titoli e keyword scritti più professionalmente. Magari facendovi aiutare da software come PhotoKeyworder, del quale parleremo ampiamente in questo podcast, oramai non nell’episodio in corso ma più avanti.

Se decidete di fare una cosa del genere, valutate prima le potenzialità commerciali del soggetto perché, se è un fiore, un cielo o un fuoco d’artificio, potete scrivere i titoli più ottimizzati SEO del mondo ma le potenzialità di vendita saranno sempre basse, vista l’ampia concorrenza.

Shutterstock modifica la licenza da commerciale a editoriale senza preavviso

Poi mi scrive un altro contributor che non si firma e che parla sempre di Shutterstock, agenzia che rimane protagonista e che, lo ricordo, ha acquisito non solo Pond5, ma anche Envato Elements e altri microstock di nicchia. A quanto mi risulta invece non è riuscita a fondersi con Getty, per motivi di antitrust. Vi chiedo conferma a riguardo, voi che sull’argomento magari siete più informati di me.

Mi giro per leggere la domanda, lo dico a beneficio di chi mi guarda in video su stockfootage.it o su YouTube:

Senza alcun tipo di comunicazione, Shutterstock periodicamente modifica alcune immagini spostandole da “commerciali” a “editoriali”. La mia sensazione è che questo incida negativamente sulle vendite. Ma la cosa assurda è che sono immagini che non hanno assolutamente nulla di protetto, come paesaggi o antichi monumenti, che infatti a suo tempo erano stati accettati come commerciali dalla stessa Shutterstock e da tutti gli altri microstock (Adobe Stock, Alamy, ecc.).

Trovo scorretto che sia io a dovermene accorgere perché Shutterstock non avvisa.

La seconda cosa, in parte collegata alla prima, è la polizza Asset Assurance che consentirebbe agli acquirenti di usare a scopo commerciale anche le immagini editoriali. E’ vero che l’operazione è sottoposta ad approvazione di Shutterstock, ma allora se basta una polizza per far cadere i vincoli, mi chiedo che senso abbia a questo punto dividere le immagini nelle due categorie classiche.

Chi mi segue, cari amici, sa che la lamentela e il sindacalismo non sono i miei argomenti preferiti, e anche con la ripresa del podcast le cose non cambiano.

Tornando alla domanda dell’amico, ci giro un po’ attorno per ampliare il ragionamento.

A un certo punto, qualche tempo fa, Shutterstock mi ha tenuto in sospeso qualche migliaio di dollari di pagamenti per, a detta loro, delle questioni legate al copyright dei miei film storici. Valutati i pro e i contro non ho applicato la mentalità del social-dipendente di raccontare un’ingiustizia per avere la solidarietà di altri sfigati come me e fare psicoterapia gratis.

L’opzione di esclusività su Pond5 per salutare Shutterstock

Ho fatto un ragionamento più semplice: compreso che quei soldi in quel momento non c’era modo di prenderli, ho fatto qualcosa per evitare che il problema si ripresentasse in futuro, quindi ho sospeso il mio account Shutterstock e sono diventato esclusivo di Pond5.

In tal modo le vendite perse me le ha ripagate Pond5 sotto forma di maggiori royalty. All’inizio garantiva ai produttori esclusivi il 60% del prezzo di vendita anziché il 40, quindi anziché 100 dollari ne incassavo 150. Ora sono passati al 40 e al 30, però, e qui fa un po’ ridere la cosa, non è più un’esclusività vera, perché ridistribuiscono i contenuti su… Shutterstock. Nel mio caso, senza considerare i presunti problemi di copyright del caricamento diretto.

Ovviamente nulla è per sempre. Bisogna sempre stare all’erta soprattutto quando ballano migliaia di dollari e la vendita di stock footage è la tua entrata principale.

Non ho nessun rancore e, se mi conviene, sono anche disposto a tornare su Shutterstock, dimenticandomi di quanto male si sono comportati. Il microstock è un business e lo si fa per soldi, quindi è l’unica cosa che conta. Poi nella vita di ognuno, grazie al cielo, non c’è solo il lavoro e mi auguro che tutti voi, una volta usciti dall’ufficio, consideriate i soldi solo come uno dei tanti elementi da valutare, e di sicuro non il principale.

Venendo al secondo dubbio dell’amico, lo spostamento da commerciale a editoriale è qualcosa che Shutterstock fa dalla notte dei tempi del microstock. Succede, in seguito a rivendicazioni sul copyright o a cause legali. È capitato:

  • a dei quadri, come la Guernica di Picasso
  • a dei monumenti, come la Torre Eiffel di notte
  • a dei luoghi, come la piramide del Louvre
  • ma anche con soggetti insospettabili come Monasteri.

Bisogna prenderne atto e andare avanti. Io una volta pubblicati i miei video, non più su Shutterstock come abbiamo detto ma su Pond5, me ne dimentico e sapere che sono passati da una licenza all’altra mi interessa quanto sapere chi è l’ultimo fidanzato di Kim Kardashian. Per come la vedo io, l’unica cosa che vale la pena analizzare del proprio portfolio già pubblicato sono le vendite, per capire il tipo di contenuti che hanno maggiori possibilità di portare guadagni e regolarsi per la produzione futura.

Se poi amico mio vuoi una spiegazione tecnica sulla polizza che, come dici tu, trasforma i contenuti editoriali in contenuti commerciali in realtà non è proprio così, ma non sono la persona adatta per parlarne. C’entra più che la Legge la statistica, ma questo è un discorso troppo tecnico e non è il caso che sia io a farlo, perché ognuno ha le sue competenze.

Riprendere Monaco di Baviera per il microstock

Posso riprendere Monaco e dintorni. Su cosa mi potrei soffermare come soggetti per rientrare nella categoria foto e video di nicchia, come quelli che spieghi nel corso?

Monaco, parliamo di Germania, non del Principato, come tutte le città europee turistiche, è un soggetto abbastanza inflazionato di contenuti, quindi ti conviene non tanto riprendere i luoghi iconici con inquadrature fisse, perché entri in concorrenza con quanto già ampiamente pubblicato. O meglio: lo puoi certamente fare per le 5 location principali, visto che sei lì e 5 video o foto in più, anche se invendute, non pregiudicano l’indicizzazione del tuo portfolio e non ti portano via troppo tempo.

La cosa migliore è però fare qualcosa di più originale, del tipo: lasci la fotocamera sul cavalletto e, se non riesci a reclutare qualche amico per farti da modello, ti metti davanti all’obiettivo a fare qualcosa:

  1. controlli lo smartphone
  2. guardi la mappa
  3. mangi un Kebab (sempre che tu non abbia paura del mal di stomaco).

Devi essere creativo e devi anche conoscere il mercato del microstock, studiando cosa appare quando scrivi Munich su Shutterstock o su termini di ricerca simile, prendendo ispirazione dai risultati.

Puoi anche usare Monaco come sfondo generico non in quanto Monaco, ma in quanto grande città europea.

Il mio video dei cassonetti a Francoforte

Io qualche anno fa ero sempre in Germania, ma un po’ più a nord, vale a dire a Francoforte. A casa mi ero creato una scaletta di ferro, organizzandomi per riprendere i soggetti migliori sempre con il sole alle spalle, però uno dei best seller alla fine è diventato il video di tre cassonetti della spazzatura con i simboli del riciclo, incontrati per caso muovendomi da un luogo all’altro.

Faccio presente, per l’equivalente degli allenatori della nazionale che siedono in ogni bar quando ci sono i Mondiali, che di fronte a un soggetto del genere non è facile muoversi, perché ci sono tante variabili da considerare:

  • le scritte in tedesco le fai vedere o le eviti perché così il contenuto lo puoi vendere anche a chi cerca quel video per contestualizzandolo fuori dalla Germania?
  • Quanta importanza dai nell’inquadratura al cassonetto e quanta alla strada?
  • Riprendi solo il cassonetto o ti improvvisi modello e ci butti dentro qualcosa lasciando la fotocamera sul cavalletto?

Il problema del microstock è che uno degli elementi che fanno la differenza nelle vendite è la velocità con cui produci e sui soggetti che decidi di riprendere non puoi riflettere e portare a casa 20 inquadrature/situazioni e poi scegliere quando torni a casa qual è la migliore, perché poi i tempi si moltiplicano e, nel momento in cui dello stesso soggetto carichi troppo materiale, aumenterai la quantità di invenduti nel tuo portfolio, con tutto quello che comporta in tema di indicizzazione.

Lo sapevate voi che Shutterstock è la causa dei mali del mondo?

Shutterstock blocca l’account a chi condivide i report di vendita

Non so se sai che a tante persone che pubblicano i compensi ottenuti su Shutterstock hanno bloccato l’account perché non si può fare, almeno così dicono. Anche su Youtube alcuni creatori che seguo hanno smesso di nominare Shutterstock e i compensi nei loro video. Cosa ne pensi?

In altri mi hanno segnalato lo stesso. Fortuna che non carico più niente lì mi viene da dire, perché sarei il primo a cadere, visto che ho rivelato i miei dati di vendita in decine di pagine del mio sito e in tanti video YouTube, in italiano e in inglese.

Dal punto di vista legale non sono un esperto, ma è un po’ come quando i giornali divulgano documenti riservati di un processo. Nessuno si permette chi pubblica. Quando non sei potente e sindacalizzato come gli editori, spesso il diritto di cronaca soccombe ai vincoli di un contratto. Ce lo diranno gli Avvocati all’ascolto se ciò è corretto.

Quello che noto più modestamente io è che Shutterstock ha intrapreso un percorso che la sta portando verso la convinzione di essere onnipotente, anche perché la concorrenza è sempre più sottile, il che non è mai bene sia per i clienti che per noi contributor.

Io che credo nella libertà di parola, se minacciassero di escludermi dalla loro controllata Pond5 perché parlo troppo, non cambierei di una virgola, anche perché la vendita diretta di stock footage dal mio sito vale 5 volte quello che mi bonifica Pond5.

Ho lavorato anni per arrivare a questo punto e mi è costato parecchio, a partire dal non avere più il tempo per aggiornare il podcast, il sito e gli altri progetti. Mi rendo conto, però, che in pochi al mondo possono fare lo stesso ragionamento, quindi caro amico fai le tue considerazioni. Se hai piacere di condividere le tue statistiche di vendita su Shutterstock sappi che da questi microfoni sei libero di farlo, io non mi faccio nessun problema.

Il perfezionismo è deleterio nel business

Cari amici, non so a livello di durata se sto andando troppo lungo e troppo corto. Una qualsiasi persona normale sarebbe andata in onda una settimana dopo per fare le cose meglio. Io sto semplicemente applicando la teoria di ogni business digitale:

vai in onda il prima possibile, e dalla volta successiva comincia a correggere.

Anche con il microstock vale la stessa regola.

Ci sono persone che non cominciano mai con il microstock, perché hanno paura di non essere perfette. Se siete tra loro e volete un consiglio, lasciate il senso di inadeguatezza fuori dalla porta. Creare immagini e filmati stock specificamente, magari dopo aver fatto il mio corso così avete più possibilità di guadagnare. Non riciclate le foto delle vacanze, perché non le venderete mai, se mirate a più di due dollari al mese di incassi.

Poi analizzate i vostri errori e dalla volta successiva correggerete. Dopo 20 anni di produzione anch’io sono ancora qui a correggere e migliorare, perché il perfezionismo è quanto di più dannoso esista in un progetto imprenditoriale.

Un’idea per guadagnare vendendo servizi ai produttori

Concludo con un’ultima citazione utile a tutti noi e che porta ispirazione e discussioni proficue, non lamentele o terapia di gruppo per portare il mondo verso il fondo a cui quel genere di terapia livella chi vi partecipa.

Volevo condividere un’idea, mentre sto cercando di capire se può valerne la pena.

Mi piacerebbe mettere in piedi un portale che faccia incontrare domanda e offerta di fotografi e modelli, focalizzata solo su chi fa microstock (principalmente lifestyle). Pensavo di lasciare il servizio gratuito, mettendo a pagamento soltanto la messaggistica.

Ti ho pensato perché vorrei prevedere anche la possibilità di iscriversi a servizi collaterali come l’inserimento dei metadati.

Avevo pensato anche di noleggiare studi fotografici e locali che possano essere affittati come location per i set. A questi si potrebbe chiedere una piccola quota di abbonamento mensile.

Pian piano sto dando forma al tutto, resta solo da capire quanto possa funzionare.

Grazie, caro amico. Il microstock è un business talmente ampio che i soldi possono arrivare non solo se si è contributor, ma anche mettendo in piedi dei progetti collaterali come quello che hai in mente tu.

Le potenzialità sono infinite e vi invito a farvi venire in mente qualcosa di utile agli altri con l’obiettivo di trovare una sostenibilità economica alla vostra idea. Ci vuole un secondo per dirlo e anni di lavoro intenso per riuscirci, quindi valutatelo anche questo se volete partire, perché non esistono formule magiche per guadagnare.

Detto questo, andando nel dettaglio di quanto detto dall’amico che mi ha scritto tramite il modulo contatti di stockfootage.it, io che parlo con i contributor e che insegno come si guadagna di più, percepisco che la reperibilità dei modelli da parte dei fotografi è un grosso problema, nel senso che non esistono portali fatti bene che mettono in contatto domanda e offerta.

Quindi dove c’è un problema c’è anche una soluzione e quindi un potenziale business.

Uno dei vantaggi di chi fa il fotografo o il videomaker per il microstock è che non deve lavorare solo quando qualcuno lo ingaggia. Quindi può produrre in continuazione o se, oltre ad essere un contrinutor è anche un fotografo professionista in altri settori della fotografia, può produrre nei tanti ritagli di tempo, monetizzando la sua esperienza.

Un portale dove trovare modelli per il microstock

Poter contare su dei modelli facilmente reperibili può aprire nuove opportunità a livello di soggetti e quindi la richiesta teorica del servizio c’è. Da qui a farne un business che non mangia soldi, ne passa, perché dipende molto non dall’idea, ma dalla capacità di realizzazione del progetto che, anche in questo caso, non è alla portata di tutti, perché non tutti hanno le capacità che servono.

Per partire, caro amico che mi hai scritto, puoi iniziare dall’Italia che ha dei numeri che rappresentano un buon test, e poi magari, se hai successo, aprire anche all’estero, quindi creare un portale in lingua inglese. Non hai nemmeno bisogno di grandi investimenti, a parte il tuo tempo, perché metti solo in contatto domanda e offerta, come fanno Airbnb e Uber, quindi è il miglior scenario possibile dal punto di vista imprenditoriale.

Sul modello di business che dici tu non mi pronuncio, perché bisognerebbe fare una ricerca approfondita e non mi piace fare la parte del panettiere che crede di essere un chirurgo dopo essersi letto una pagina su Wikipedia.

Dovessi darti un’opinione, con la premessa che non è basata sui dati, più che guadagnare con il servizio di messaggistica, io metterei una percentuale sulle transazioni, un po’ come fa Fiverr.

Il modello di business

In questo senso vi consiglio sempre di guardare cosa fanno quelli che hanno avuto successo, ho già citato Fiverr, Uber e Airbnb, e replicare quello che hanno fatto sulla scala infinitamente più piccola alla quale potete puntare all’inizio.

Sulle sponsorizzazioni ci credo davvero poco, perché si perde un sacco di tempo per mettersi nelle condizioni di ottenerle e non è nemmeno detto che le si ottenga, anzi.

Molto più della metà del mercato pubblicitario su internet è in mano a tre Aziende: Alphabet, Meta e Amazon che hanno capacità di profilazione molto migliori di quella che può avere il tuo portale. Quindi, se io avessi una sala di posa e volessi noleggiarla, non c’è un solo motivo per cui debba investire i miei soldi nel tuo portale anziché comprarmi la query “noleggio sala di posa + nome della città” su Google.

Tu parli di abbonamento, che è un desiderio molto diffuso di chi partorisce un’idea che crede vincente. Il problema che non consideri è che prima che qualcuno sia disposto a darti soldi per apparire nel tuo sito devi ingrandire molto il progetto.

L’idea delle sale da posa è buona, perché quelle che ci sono sono sfruttate pochissimo e quindi sono una risorsa non produttiva per chi le possiede e, dal punto di vista della domanda, ci saranno sempre più fotografi e videomaker senza studio che avranno bisogno di noleggiarle.

Per quanto riguarda il servizio dei metadati, ne so qualcosa perché da un po’ di anni ho il mio. Non è difficile capire che per i contributor la più grande scocciatura è proprio scrivere titoli e parole chiave, quindi avere qualcuno che risolve il problema è qualcosa per cui molti sono disposti a pagare. Devi considerare che software come PhotoKeyworder, oggi, ti tolgono il 90% delle scocciature, quindi andare a fargli concorrenza non è facile. Dico 90% non a caso, perché ho testato che in determinate situazioni non sono ancora precisi, quindi i titoli e le keyword che producono vanno ancora controllati da una persona, purtroppo.

Se voi, cari amici che avete ascoltato, avete qualche buona idea da condividere sull’argomento, o su altri argomenti analoghi, scrivetemi pure che magari la condivido nei prossimi episodi. E’ molto più sano parlare di queste cose che di Shutterstock che non capisce nulla.

Direi che per oggi siamo in dirittura di arrivo. Non so nemmeno a che minuto siamo arrivati. L’ideale una volta era 20 minuti, poi ho iniziato a sforare verso i 30 e anche i 40, mettendo a dura prova la voce che, come sapete se mi seguite, è il mio punto debole. Spero che abbiate gradito l’episodio e che quello che ho detto vi abbia arricchito e possa contribuire a farvi guadagnare di più.

O, e va bene lo stesso, che abbiate passato qualche decina di minuti piacevole ascoltandomi, come faccio io con altri podcast.

Il 108esimo episodio di “vendere foto e video online” termina qui e io vi ricordo che nella vita l’importante non è divertirsi ma essere felici. Ciao.